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L’autobiografia di una nazione

A partire da una citazione.

di Sergej - mercoledì 18 febbraio 2026 - 319 letture

Il fascismo vuol guarire gli italiani dalla lotta politica, giungere a un punto in cui, fatto l’appello nominale dei cittadini, tutti abbiano dichiarato di credere alla patria. Il fascismo in Italia è una catastrofe, è un’indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini: colpe di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione.

Piero Gobetti


Partiamo da questa citazione [1] per dire dell’attuale fase: non tanto né solo della marginalissima e risibilissima Italia, ma dell’Europa divenuta propaggine di una Gran Bretagna che dopo la brexit ha deciso di "fare da sola": eliminare gli ingombranti Stati europei (a partire dalla rivale da sempre Germania) e cercare di mettere le mani sulle risorse della Russia - su questo ci prova da qualche secolo a questa parte. In ciò teleguidando quei bonaccioni di Stati Uniti, già teleguidati da Israele, che fanno da front-end e addetto alle vendite (un po’ come il papa con la sua chiesa cattolica).

Il fascismo e il colonialismo diventano così l’autobiografia dell’Europa, e del suo travestimento quale "Occidente". L’oligarchia può finalmente abbandonare la maschera della democrazia - che doveva indossare quando aveva bisogno di masse da mandare in guerra (nelle guerre "mondiali" scatenate dall’Europa e che hanno quale terreno privilegiato di svolgimento proprio l’Europa), e riprendere il proprio volto reale. Che non è proprio bello a vedersi. Ma almeno è quello il volto reale.

Nella fase attuale il problema dell’oligarchia è: impedire che i popoli del 99% del mondo possano rivendicare non solo di non essere più colonie, ma che il colonialismo è stato un crimine e dunque andrebbe punito. La paura del "resto del mondo" è ciò che sta spingendo l’oligarchia alla guerra contro il mondo. Solo con la guerra possono evitare la punizione per i crimini commessi. Basta andare in un qualunque Paese extraeuropeo o in qualunque banlieue, per sentire, forte, sotterraneo, questo odio: odio contro di noi.

Di tutto questo si parla in un commento de Il Simplicissimus (Alberto Capece Minutolo), si intitola "L’Europa desnuda", che voglio riportare:

Non ho notizia che il Re Sole o Filippo II o Elisabetta I abbiano mai parlato specificamente di conquiste coloniali. Noi siamo portati a pensarlo perché l’Italia è entrata in questo gioco quando si stava distribuendo l’ultima mano e le cose erano più chiare, anche se i pretesti rimanevano gli stessi: portare la civiltà, convertire i nativi o gli infedeli eccetera eccetera. Oggi però il re dei re che siede a Washington parla esplicitamente, per bocca dei suoi esponenti, Marco Rubio e il senatore Lindsey Graham, di una nuova colonizzazione mondiale a cui si dovrà dedicare l’Occidente. Niente di nuovo sotto il sole, si potrebbe dire, anche se il rendere manifeste le intenzioni è un segno di debolezza e non di forza, ma con due importanti novità: la prima è che l’Europa è ufficialmente fuori dai giochi, anzi è essa stessa una colonia, come è stato specificamente detto alla conferenza per la sicurezza di Monaco, un ennesimo evento liturgico dei quali vive l’oligarchia, quando non si dedica a ritualità più private, anch’esse espressione di una voglia di dominio che si manifesta sui singoli corpi. A dire la verità questo status di sudditanza che oggi viene proclamato è in atto ormai da oltre un secolo, durante il quale abbiamo potuto assistere a un’americanizzazione dell’Europa che ha riguardato tutti gli aspetti, da quelli materiali a quelli ideali e mentali, dagli stili di vita alla cultura. Lo choc è semmai quello di essere oggi rifiutata dall’America dopo averle venduto l’anima ed essersi così passivamente adagiata su ciò che essa esprimeva da non riuscire a comprendere più nulla, nemmeno il fenomeno trumpiano che è al tempo stesso un tentativo di ritorno al passato e un modo confuso di trovare un nuovo futuro. Ma questo è naturale: gli imitatori, ancorché ormai del tutto compresi nella parte, non hanno alcuna vitalità come invece nello stampo originario, cioè negli Usa.

La seconda novità è invece che questa nuova colonizzazione è di fatto impossibile perché non esiste più quella momentanea superiorità tecnica che dal ‘600 in poi ha determinato la prevalenza occidentale. Ieri per esempio l’Iran con le sue navi e i suoi sistemi missilistici ha chiuso per qualche ora lo stretto di Hormuz come prova generale della guerra che Trump vuole fare o promette a Netanyahu di fare, pur rendendosi conto delle difficoltà e dei rischi di questa ennesima avventura. E all’operazione hanno partecipato pure navi russe e cinesi, come monito per l’imperatore. È fin troppo evidente anche a coloro che non sono proprio irrimediabilmente ottusi e immersi nella favola americana, che le forze Usa potrebbero andare incontro a gravi perdite in caso di attacco, mettendo a nudo il bluff militare statunitense e provocando così un conflitto generalizzato. Sul piano storico ciò a cui stiamo assistendo non è altro che la riproposizione della vecchia diplomazia delle cannoniere con cui si costringevano le popolazioni e i loro governi a cedere potere e sovranità fin dai tempi della Compagnia delle Indie. Le cannoniere sono state sostituire dalle portaerei, ma il fatto principale è che, al contrario di quanto accadeva in passato, adesso gli avversari possono affondarle con una certa facilità. E in effetti la minaccia al mondo portata dall’inquilino della Casa Bianca al resto del mondo è proprio questa: so che potete colpirmi, ma se lo fate sarò costretto a iniziare la guerra nucleare.

Anche qui il fatto nuovo non è tanto la pretesa che l’Iran rinunci alla propria sovranità sotto una minaccia militare in atto, quanto il fatto che ciò venga espresso in termini così chiari e al tempo stesso così scioccanti per ciò che rimane dell’idea di un diritto internazionale. Il genocidio a Gaza e l’operazione fallimentare in Ucraina, hanno letteralmente cambiato il mondo per vari motivi. Innanzitutto sono entrambi bipartisan e quindi privi di quella valenza politica che invece i servi sciocchi di diverse livree, ma al servizio del medesimo padrone, tentano di immettervi. Ma soprattutto hanno indotto a squadernare la vera natura dell’impero durante gli ultimi 80 anni con tutte le guerre, i ricatti, il sangue e la distruzione di vite che hanno prodotto. Su questo desolante panorama si è abbattuta la vicenda Epstein che ha mostrato le intime viscere di un potere immorale da qualsiasi parte lo si guardi È dunque comprensibile che in Europa si cerchi di esorcizzare l’insieme di queste evidenze: siamo stati i complici di tutto questo pensando di ricavarne una giusta mercede e invece abbiamo provocato la nostra stessa rovina economica, la distruzione di ogni lotta sociale e infine la messa a nudo della condizione servile che abbiamo accettato. Forse Dio non paga il sabato, ma il potere non lo fa mai.

Non ha importanza se intellettuali in debito d’ossigeno e informazione venduta tentino ancora di coprire la voragine di violenza, ipocrisia e idiozia sociale e cognitiva dalla quale siamo stati travolti, ciò che davvero conta è che molti cominciano a sentire di aver tradito se stessi, ma che invece di ravvedersi e raddrizzare la schiena, cercano disperatamente di non guardarsi nello specchio. [2]

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Statuetta raffigurante il mito del ratto di Europa ad opera di Zeus-toro

Forse servirebbe davvero una forte decolonizzazione mentale europea [3]. Nel frattempo...

Si sente nell’aria un forte odore di guerra (e di morte). Non a caso gli Stati Uniti mandano avanti le portaerei contro l’Iran, sperando che almeno una venga affondata, per poter usare "finalmente" l’unica arma di cui veramente dispongono, ovvero le bombe nucleari. Nella "dottrina militare" che si sono inventati, le loro portaerei sono intoccabili e chi le sfiora va sonoramente punito con il beneplacito della propria opinione pubblica: come quando furono attaccate le Hawaii. La guerra come ultima risorsa dell’incapace, per parafrasare Isaak Asimov [4]. Sulla e con la nostra pelle, naturalmente.

[1] La ripropone il "colonnino", rubrica di Strisciarossa.

[2] Il Simplicissimus, L’Europa desnuda, su: IlSimplicissimus2.

[3] Su questo si legga l’intervista di Simone Paliaga a Yuk Hui, "Solo meno Europa salverà l’Europa: la provocazione di Yuk Hui", su: L’Avvenire, 18 febbraio 2026.

[4] "La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci", come Asimov faceva dire al personaggio di Salvor Hardin in uno dei romanzi del ciclo delle Fondazioni.


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