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L’attacco alla Moschea Rossa di Islamabad

"La nostra azione è rallentata perché gli islamici utilizzano le donne ed i bambini come scudi umani. La zona è piena di mine e dobbiamo fare fronte ad una forte resistenza "

di Thierry Abdon AVI - sabato 21 luglio 2007 - 2612 letture

Sei ore dopo l’attacco lanciato dalle forze armate pakistane, i combattimenti sono continuati martedì 10 Luglio nel recinto della Moschea rossa di Islamabad dove gli islamici in trincea hanno opposto una forte resistenza. Sempre martedì, un bilancio provvisorio dell’esercito parlava di 58 morti, di cui 50 militanti ed otto soldati, e di numerosi feriti nelle file degli estremisti; le forze di sicurezza avrebbero perso tre uomini.

Secondo il generale Waheed Arshad, portavoce dell’esercito, la Moschea è stata messa al sicuro, ma erano rimaste alcune sacche di resistenza all’interno della “madrassa”, nei dintorni della Moschea rossa, in cui centinaia di donne e bambini sarebbero ancora rintanati. "La nostra azione è rallentata perché gli islamici utilizzano le donne ed i bambini come scudi umani. La zona è piena di mine e dobbiamo fare fronte ad una forte resistenza ", affermava il generale già nelle prime ore dell’attacco.

Alle 9.30 (04.30 GMT), cinque ore e mezzo dopo l’inizio dell’attacco, nuove esplosioni sono rimbombate nel centro di Islamabad e una trentina di scoppi sono stati sentiti nell’ora successiva. Invece, nessuna sparatoria è scoppiata. "E’ ora il momento decisivo", ha detto un responsabile delle forze pakistane. L’esercito ha precisato che i bilanci erano ancora provvisori e che, sei ore dopo il suo inizio, l’attacco era ancora in corso.

Cinture di esplosivi: L’operazione, sostenuta da forze paramilitari, è cominciata dopo il fallimento di un ultimo tentativo di negoziato, condotto da degli “oulémas” che hanno tentato di ottenere lo sgombero dei morti e dei feriti, e delle donne e dei bambini; ciò è accaduto all’indomani di un "ultimo avvertimento" lanciato dalle autorità. Prima di quest’attacco almeno 21 persone avevano perso la vita durante l’assedio della Moschea rossa (Lal Masjid). Domenica, Abdul Rashid Ghazi, capofila degli insorti, aveva ribadito la sua volontà di morire da "martire" piuttosto che arrendersi. In un comunicato pubblicato nei giornali pakistani, il capo religioso diceva di sperare che in caso d’attacco, la morte dei suoi fedeli provocasse una rivoluzione nel paese.

Ufficialmente, l’esercito ha riportato di non avere alcuna informazione sulla sua sorte. Ma un alto responsabile delle forze di sicurezza ha affermato che egli era stato catturato. Governo ed esercito stimano in 50 / 60 gli estremisti armati che dirigevano i combattimenti nell’edificio , gli altri presenti all’interno, erano donne e bambini. Circa 1.200 studenti hanno lasciato il complesso religioso all’inizio dei combattimenti, ma il numero delle persone che si sono arrese è molto diminuito successivamente. Secondo fonti dell’esercito, gli insorti hanno distribuito cinture di esplosivi ed hanno anche ucciso studenti che tentavano di arrendersi.

Il Lal Masjid è una roccaforte di attivisti conosciuta da anni per il suo sostegno ai taleban afgani e per la sua opposizione all’adesione del presidente Pervez Musharraf alla guerra condotta dagli Stati Uniti contro il terrorismo.

Epilogo tragico: Due giorni dopo aver lanciato l’assalto, l’esercito pakistano è riuscito a sloggiare gli ultimi radicali islamici rintanati. Il bilancio è pesante. Le forze speciali pakistane hanno messo un punto finale all’attacco della Moschea rossa di Islamabad, prendendo il controllo totale di questo rifugio di islamici, mercoledì 11 Luglio. "La prima fase che mirava a ripulire la zona dei militanti è terminata", ha dichiarato il portavoce militare, il generale di divisione Waheed Arshad. "La seconda fase, che mira a perlustrare la zona e sbarazzarsi delle granate non esplose, degli ordigni da combattimento e dell’artiglieria, è in corso. I corpi devono essere raccolti e portati via ", ha aggiunto.

Mercoledì, al termine dell’attacco, l’esercito pakistano ha segnalato che almeno 73 islamici sono stati uccisi, come del resto nove dei suoi soldati. Altre fonti, ad esempio il quotidiano francese Le Monde, riferiscono più di cento uccisi.


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