Sei all'interno di >> :.: Culture | Libri e idee |

L’arte di esordire. Un dialogo con Claudio Gajo

L’arte di tramontare / di Claudio Gajo. - Viterbo : Dialoghi, 2025. - 134 p. - (Sogni). - ISBN 978-88-9279-627-0.

di Alessandra Calanchi - giovedì 26 marzo 2026 - 434 letture

Ho trovato questo romanzo, dal titolo molto interessante, all’ultima edizione di Science Fiction Universe, un festival-congresso che si tiene ogni anno a Peschiera del Garda dedicato all’assortita e informatissima fandom della fantascienza nelle sue varie ramificazioni (distopia, serie tv, steam punk, ecc.) Mi ha intrigata anche l’età dell’autore – 24 anni – in mezzo a tanti scrittori e scrittrici boomer o poco meno.

Leggendolo, poi, ho innanzitutto apprezzato il bellissimo incipit, poi una convincente caratterizzazione dei personaggi principali, infine un ottimo intreccio dal ritmo serrato e incalzante. Ma non finisce qui. La retorica della famiglia perfetta e la cupa ironia sulla forma crudele di “eutanasia” utilizzata paradossalmente per consentire alle giovani coppie di fare figli sono una chiara denuncia di una società dell’immediato futuro che non ha saputo superare le paure legittimamente paventate dai romanzi di Orwell, Huxley e Bradbury e che ha portato la pulsione di morte alle sue estreme conseguenze, rendendo i “vitalisti” pericolosi eversivi.

Ho deciso quindi di recuperare i contatti di Claudio e di porgli qualche domanda.

Claudio, la prima domanda è un po’ scherzosa… ma davvero hai solo 24 anni? Scusa la curiosità, ma al festival ci siamo visti solo un attimo, e il tuo libro mi pare molto maturo e consapevole per la tua età…

Innanzitutto ti ringrazio per la bellissima e-mail, mi ha fatto molto piacere. E per la mia età sì, temo proprio di sì, ho da poco fatto ventiquattro anni, e spero di riuscire a costruirmi una vita dove la scrittura abbia il giusto spazio…

D’accordo. Te lo auguro davvero! Senti, tu hai studiato filosofia (e infatti citi Nietzsche), e conosci bene anche la letteratura (citi Pascoli e Asimov), così mi sono chiesta: quanto del tuo libro è TUO e quanto deriva dagli scrittori che citi ed evidentemente ami? E magari – non volermene – anche dalla AI? di sicuro ci sono echi della fantascienza e distopia recente, e a me pare anche che ci sia molto Lynch, molto Nolan, anche se la tua voce si sente comunque.

Inizio subito col dirti che di AI non c’è assolutamente nulla, ho finito il libro poco prima del boom di Chat GPT e, prima di iniziare ad avvicinarmi all’AI ci ho messo un po’. Inoltre, non penso che utilizzerò l’AI nemmeno per i prossimi lavori, un po’ per principio e un po’ per necessità. Se scrivo è perché ne sento il bisogno, farlo fare a qualcun (qualcos’) altro sarebbe del tutto insensato per quel che mi riguarda. Dal punto di vista della letteratura, invece, riprendo sicuramente alcune espressioni dagli autori che leggo, ma penso che l’influenza maggiore derivi dal cinema. Gli autori che hai menzionato mi sembrano più che azzeccati. Per quanto riguarda il mio contributo personale, devo dire che sicuramente molti autori mi hanno influenzato, ma questo libro lo sento molto mio. L’idea è nata da un insieme di esperienze e di studi personali, e scrivere questa storia mi è servito per affrontare alcuni passaggi esistenziali e sentimenti personali che rivedo nitidamente tra le pagine.

JPEG - 228.1 Kb
Copertina di L’arte di tramontare, di Claudio Gajo

Sei un filosofo ma hai anche un diploma in regia e sceneggiatura… ti piacerebbe che il tuo romanzo diventasse un film, o una serie tv? Che fosse tradotto all’estero?

Questo per me sarebbe proprio un sogno, più il libro circola più sono felice, una traduzione sarebbe fantastica! Quando ho iniziato a studiare filosofia avevo un obiettivo, un po’ ingenuo forse, ma nonostante questo devo dire che ancora non l’ho abbandonato: vorrei aiutare gli altri a essere felici, e certe riflessioni penso siano imprescindibili. Alcuni degli spunti che ritengo più importanti li ho messi nel libro, e spero davvero di poter lasciare qualcosa a chiunque lo legga. Poterlo trasformare in un film o una serie sarebbe andare oltre alle mie più rosee aspettative. Se qualcuno fosse interessato, non penso che avrei problemi a trasformarlo in una sceneggiatura… il mio stile di scrittura è fortemente influenzato dalla mia passione per il cinema e dagli studi che ho condotto in questo ambito, e scrivere un copione partendo da L’arte di tramontare non richiederebbe troppa fatica.

Perché hai scelto questo genere (la fantascienza, la distopia) per esprimere quello che provi e che vuoi raccontare?

In realtà più che una scelta è stata una necessaria conseguenza. Sono partito da alcuni temi che volevo trattare, ce n’erano di esistenziali e di sociali. Quelli esistenziali si possono calare pressoché in qualunque epoca, quelli sociali invece avevano bisogno di un contesto specifico. Essendo questioni radicate nel nostro presente (crisi climatica e sovrappopolazione) mi serviva un futuro in cui questi problemi fossero portati all’estremo, e, oltretutto, in questo futuro ho voluto immaginare una commistione tra utopia e distopia. Da un lato tante crisi contemporanee sono risolte, c’è la pace nel mondo, nessuno è più costretto a lavorare e nessuno patisce più la fame. Ciò nonostante, la crisi climatica e la sovrappopolazione hanno condotto l’umanità a cercare soluzioni discutibili, penso che queste scelte, sia per quanto riguarda il genere che l’accostamento dei due opposti, abbiano permesso di porre la giusta attenzione su questi temi, sono infatti proprio scaturite da essi.

Come ti vedi nel futuro? Docente di filosofia, docente di cinema, regista, scrittore… o altro?

A dir la verità, è stato proprio cercando di rispondere a questa domanda che ho scritto L’arte di tramontare. Non voglio precludermi nulla, voglio restare aperto alle possibilità, vedere cosa la vita avrà da offrirmi e cosa potrò costruire. Sicuramente tutte le opzioni che hai elencato mi stuzzicano, ma, se dovessi proprio sognare a occhi aperti, mi piacerebbe scrivere un libro, farlo diventare un film realizzandone almeno la sceneggiatura, e riuscire a vivere a cavallo dei tre mondi che mi animano di più: letteratura, cinema e filosofia.

Cosa vuoi dire ai tuoi lettori e alle tue lettrici?

Abbiate fiducia. So che detto da me (l’autore) farà un po’ ridere, ma penso che io stesso, da lettore, diffiderei di un emergente di cui non ho mai letto nulla. Sempre pensandomi da lettore, io amo ciò che mi pungola, che mi fa riflettere, che mi lascia qualcosa, ed è ciò che ho tentato di inserire nel romanzo. Ognuno è liberissimo di trattarlo come preferisce: se ci si vuole lasciar toccare da una provocazione ci si può soffermare su un passaggio, se invece ci si vuole godere la storia senza fermarsi, si può benissimo andare avanti. Ma dietro alla storia c’è dell’altro, c’è qualcosa che (almeno spero) non può lasciare indifferenti. Per questo dico “Abbiate fiducia”, c’è più di quanto non possa sembrare.

Stai già scrivendo altre storie?

Sì, sto scrivendo un altro romanzo, ma non c’entra nulla con quello appena pubblicato. Sarà una sorta di giallo e vorrei ambientarlo a Edimburgo. Al momento sto scrivendo la tesi di magistrale, quindi questo progetto sta andando a rilento. Per ora credo molto nel materiale che ho raccolto, cercherò di dargli la forma migliore e di valorizzarlo come merita.

Grazie Claudio e tanti tantissimi auguri per una luminosa carriera. E… ci vediamo a Edimburgo.


Notizie sull’autore

Claudio Gajo è nato a Vittorio Veneto (TV) nel 2002 ed è cresciuto a Conegliano (TV), dove si è diplomato al liceo scientifico. Successivamente si è trasferito a Bologna e ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e il diploma in Regia e sceneggiatura all’Accademia Nazionale del Cinema. Attualmente è iscritto al corso di studi magi­strale di Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Padova. L’arte di tramontare è il suo primo romanzo.

Liceo Marconi Conegliano

Una recensione di Ida Daneri

Pagina Instagram



- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -