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L’anfora dell’UDI da Niscemi a Catania

L’anfora delle donne dell’Udi riprende il mito per cambiarlo di segno: è oggi la denuncia di un crimine specifico contro le donne, ma anche la speranza di un nuovo patto fra donne e uomini.
di Pina La Villa - mercoledì 3 dicembre 2008 - 3049 letture

«Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all’uomo la morte; (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono.) Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell’orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell’egioco Zeus, adunatore dei nembi. E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini. » (Esiodo, Le opere e i giorni)

Il famoso vaso di Pandora è stato a lungo il simbolo dei mali che gli uomini soffrono.

L’anfora delle donne dell’Udi riprende il mito per cambiarlo di segno: è oggi la denuncia di un crimine specifico contro le donne, ma anche la speranza di un nuovo patto fra donne e uomini.

25 novembre 2008. Da Niscemi, comune di circa 26.000 abitanti in provincia di Caltanissetta, parte l’anfora simbolo della campagna dell’Unione Donne in Italia contro la violenza alle donne: "stop al femminicidio".

Di fronte agli studenti del liceo Leonardo da Vinci e alle donne accorse da Catania e dai paesi vicini l’anfora è pronta ad accogliere i messaggi delle donne nel suo percorso dalla città - Niscemi - che ha visto la tragica vicenda di Lorena Cultraro, uccisa da suoi coetanei, a Brescia, la città di Hiina Salem, uccisa da suo padre.

Vicende per le quali fino a questo momento non c’era un nome. Il nome lo hanno trovato le donne del’Udi: si tratta di femminicidio. Solo così possiamo capire cosa lega questi due delitti ai numerosi altri di cui troppo spesso abbiamo notizia. Corpi violentati, percossi, uccisi: corpi di donne.

L’anfora sta lì a far riflettere.

Pina Nuzzo ricorda che "solo cambiando i rapporti tra le giovani donne e i giovani uomini si possono cambiare le cose".

Da lei, responsabile nazionale dell’Udi, l’anfora passa quindi ad altre generazioni di donne a Fabiola Pala ed Enza Miceli, e a Laura Galesi e Valeria Indovina dell’Udi di Niscemi.

Ma l’anfora è anche il simbolo di nuove relazioni.

Partita da Niscemi è approdata il primo dicembre a Catania, dove fino al 6 dicembre 2008 accompagnerà le numerose iniziative di solidarietà delle donne del mondo della scuola (Professionale di Stato per i Servizi Sociali "Lucia Mangano", Liceo Classico Spedalieri e Liceo Classico Cutelli), dell’associazionismo (Città felice), della cultura, dello spettacolo e della comunicazione ( Facoltà di Lingue e Letterature straniere, Centro Sperimentale Kerè, La Tecnica della Scuola, girodivite).

Nella serata conclusiva - Sabato 6 dicembre 2008, alle ore 17:00, all’Auditorium del Monastero dei Benedettini sarà presentata la mostra fotografica "Stop al femminicidio" (slide fotografico di Giusanna DiStefano). Chiuderà la tappa catanese della staffetta Lucia Sardo con lo Spettacolo teatrale "La madre dei ragazzi".


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