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L’amnistia della discordia

Sono circa 62 mila i detenuti “stipati” nei 207 istituti di pena italiani. Tra questi cresce la percentuale straniera che è passata dal 31,4% del dicembre 2004 al 33,3% del dicembre 2005...

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 7 giugno 2006 - 2891 letture

Sono circa 62 mila i detenuti “stipati” nei 207 istituti di pena italiani. Tra questi cresce la percentuale straniera che è passata dal 31,4% del dicembre 2004 al 33,3% del dicembre 2005. Solo lo scorso anno sono stati 13.654 gli stranieri che hanno varcato le soglie della galera per aver violato (nell’84% dei casi) le norme sull’espulsione.

E ancora: lo scorso anno 15.917 italiani e 10.144 stranieri sono entrati in carcere per violazione delle “norme in materia di stupefacenti”.Sono questi i dati che hanno spinto il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a parlare di amnistia in occasione della sua visita a Regina Coeli.

Ma la reazione dei partiti non è stata unanime come forse il guardasigilli sperava. La Margherita non nasconde alcune perplessità; Antonio Di Pietro parla dell’amnistia come di “un palliativo e non di una soluzione”; l’ex Pm di Mani pulite individua il problema nel cattivo funzionamento dei tribunali che è causa di un’alta percentuale di detenuti in attesa di giudizio. Per il diessino Luigi Manconi un “provvedimento congiunto di amnistia e indulto non risolve il problema delle carceri”; in assenza di una riforme radicali, infatti, la questione del “ sovraffollamento” assume la valenza di un provvedimento tampone.

L’amnistia deve essere la premessa per una riforma della giustizia che possa contare su un consenso bipartisan”, dice il capogruppo della Rosa nel Pugno a Montecitorio, Roberto Villetti che invita i colleghi a “calendarizzare” l’argomento prima delle vacanze estive. “Sull’amnistia si passi subito alla fase operativa - afferma il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli-perché di parole e polemiche cene sono state già a sufficienza. Il parlamento calendarizzi al più presto la discussione su un provvedimento che è sempre più urgente per l’esplosiva situazione nelle carceri italiane”. Favorevole anche Daniele Capezzone, segretario dei radicali Italiani. “L’amnistia -afferma - offrirebbe un decongestionamento, e quindi una finestra temporale per incardinare le riforme strutturali, a partire dal tema della carcerazione preventiva, di alcune depenalizzazioni, e di un intervento che modifichi la legislazione in materia di droga”.

Ed è la paura di uno stravolgimento della normativa esistente che frena i rappresentanti della Casa delle Libertà. Per Forza Italia non è possibile chiedere l’appoggio del centro destra su alcune questioni riservandosi, poi, di distruggere le riforme approvate nella passata legislatura. Contrari anche i rappresentanti di Alleanza Nazionale e della Lega.

La strada per l’approvazione dell’amnistia pare, quindi, irta di ostacoli anche perché necessità del consenso dei due terzi del Parlamento.

Non mancano i distinguo anche nel centro destra. Elementi che il Ministro Mastella dovrà utilizzare come grimaldello per scardinare le obiezioni dei vertici della CdL. “Dopo la fulminea grazia concessa a Bompressi - dichiara Alessandra Mussolini - bisogna mettere tutti sullo stesso piano” e concedere “l’amnistia” che “va fatta” subito.

Per i socialisti di De Michelis “occorre aministiare i reati minori e non certo quelli compiuti da chi si è macchiato di gravi atti di sangue e di appartenenza alla criminalità organizzata”.

D’accordo anche il democristiano Gianfranco Rotondi che conferma “il proprio si forte e convinto all’amnistia” ricordando che non si tratta di “perdonismo” ma di una “risposta politica alla questione posta al Parlamento, riunito in seduta congiunta, da Giovanni Paolo II”. Il provvedimento, che l’Italia non adotta dal 1989 (quando venne amnistiano il reato di finanziamento illecito, N.d.R.), potrebbe, quindi diventare una merce di scambio tra destra e sinistra; essere il punto di convergenza di interessi diversi.

Per ora la proposta non riguarda la pedofilia ed il crimine organizzato. Quelli giudicati più violenti e rivoltanti. Ma come definire lo stupro?


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