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L’altra città che noi vogliamo conoscere

Nasce un nuovo giornale a Siracusa. Un’altra voce per la città

di Emanuele G. - giovedì 11 ottobre 2007 - 3377 letture

È con grande piacere che ospitiamo un’intervista a Luciana Bedogni direttore dell’Altra Città in quanto la nostra provincia presenta un pericoloso deficit di comunicazione e informazione. Un’altra voce è un miglioramento complessivo della democrazia e della vivibilità del nostro territorio.

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Siracusa

Da quali esigenze nasce il lancio di un nuovo giornale nella nostra provincia?

In provincia di Siracusa esistono tre diversi prodotti giornalistici legati alla carta stampata: le cronache locali dei quotidiani che si concentrano prevalentemente sulle notizie di breve periodo; i settimanali o i mensili a diffusione locale, dietro i quali spesso ci sono personaggi politici, partiti o aree politiche; infine l’informazione che si connota come satira politica o civile (es. Isola dei cani). Ritenevamo che a Siracusa mancasse un’informazione di approfondimento dei problemi della città e della gente che vi abita. Con “Laltracittà” ci proponiamo, di colmare questo spazio, lasciato in gran parte libero. Non solo. Si parla spesso di informazione indipendente. Con “Laltracittà” vorremmo provare a garantire l’indipendenza dell’informazione. Come lo faremo? Attraverso la proprietà del giornale che è dell’Associazione “Curitiba, la città possibile”, creata dai fondatori del mensile che sono anche coloro che lo scrivono, e proponendo un’informazione basata soprattutto sull’analisi di dati quantitativi e sulla pubblicazione di informazioni il più possibile oggettive. L’unico neo è rappresentato dal fatto che non percepiamo alcuni retribuzione e che la realizzazione del giornale può contare solo sul lavoro volontario.

Qualche informazione sul suo taglio?

Come ho già scritto, l’uscita del giornale sarà mensile, una periodicità che obbliga a dare un tipo di informazione molta diversa da quella che generalmente si ritrova su un quotidiano o un settimanale. Nella prima pagina verrà proposta un’inchiesta o un approfondimento, a più voci, di un tema. Nella seconda, invece, cercheremo di dare spazio a contributi esterni, che però avranno sempre un carattere di approfondimento.

La nostra provincia soffre, purtroppo, di molte emergenze. In che modo il vostro giornale le affronterà?

Essendo emiliana, uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito della realtà siracusana, e che comunque si ritrova anche in altre realtà del Sud, è la scarsa concretezza, la difficoltà a tradurre le parole in fatti. Dovendo poi approfondire problemi attraverso la raccolta di dati mi ha sorpreso il fatto che molte istituzioni non dispongano di dati statistici. Questo significa che non c’è l’abitudine ad analizzare i cambiamenti e i bisogni in modo oggettivo. Quindi, viene da chiedersi, sulla base di quali criteri si fanno scelte di investimento, o si definiscono le priorità, sia nell’impresa pubblica che in quella privata? E questo modo di decidere quanto contribuisce a creare nuove e a perpetuare vecchie emergenze?

Cos’è che non va nella nostra provincia?

Questa è un domanda troppo difficile a cui una persona che non è nata in questa città, in questa regione, non ha il diritto di rispondere. Sarebbe troppo facile fare un elenco infinito di cose che non funzionano a Siracusa. Penso che al Sud tutte le cose accadano in modo sotterraneo, quelle negative come quelle positive, e non siano visibili immediatamente, e lo siano ancora meno per chi viene da fuori. Occorrerà tempo e pazienza per riuscire “a vedere” una città molto diversa da quella che oggi prevale, una città più etica e più civile.

Non credi che uno dei problemi sia anche la mancanza di una stampa realmente libera?

Il problema della stampa libera non riguarda solo Siracusa, riguarda tutta l’Italia, gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti e tutti gli altri paesi del mondo. Se il sindacato nazionale dei giornalisti non riesce da anni a firmare un contratto ci saranno delle ragioni. L’unico modo per garantire una stampa libera è che i giornali siano di proprietà dei giornalisti e dei lettori. Una sorta di azionariato diffuso. Poi esiste un altro problema individuale, che riguarda ogni giornalista. Quanto siamo capaci di andare verso le persone e i fatti con umiltà, con la capacità di accogliere anche quello che non ci piace e che è contrario alle nostre convinzioni? Essere giornalista dà un grande potere nei confronti della gente comune, ma ti espone a molte pressioni, anche se si lavora in provincia.

La gente della nostra provincia è stufa, indifferente o parte attiva nel processo di degrado in corso?

Tutte queste cose insieme, ma chi può dire che non sia giusto così. A Siracusa ci sono anche persone che si adoperano con fatica per costruire delle alternative e riescono in questo obiettivo. Sul giornale daremo spazio proprio a queste persone. Vorremmo ristabilire una sorta di equilibrio, facendo cioè conoscere non solo il degrado, l’indifferenza o la disillusione, ma anche le novità, la speranza e la voglia di cambiare.

Qualche anticipazione sul prossimo numero?

Nel prossimo numero de “Laltracittà” si parlerà di lavoro. Al lavoro e all’economia, alla scuola e all’Università vorremmo dedicare molto spazio.

Quale il tuo auspicio per il giornale e per l’intera nostra provincia?

Che riusciamo ad uscire puntualmente e ad avere tempo e voglia di continuare a proporre approfondimenti che richiedono un impegno non indifferente. Che il giornale sappia cambiare ed evolversi pur non perdendo per strada l’obiettivo di mantenere un forte contatto con la realtà. Vorremmo poi che la gente lo aspettasse e lo cercasse, perché significa che riesce a dare qualcosa a chi lo legge. Per quanto riguarda le sorti della provincia di Siracusa, sarà quel che sarà.


Aggiornamento (20220219): Su Girodivite l’indice e tutti i numeri de l’AltraCittà liberamente consultabili.



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