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L’allegra gestione AMAM Messina ai tempi di Leonardo Termini, Emilia Barrile & C.

Di tutto questo ha parlato all’ultima udienza del processo il vicequestore Fabio Ettaro (attuale dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina), che ha coordinato le attività investigative sull’azienda che sovrintende alla fornitura idrica nella città capoluogo dello Stretto
di Antonio Mazzeo - mercoledì 5 giugno 2019 - 1108 letture

Un’inchiesta sulla presunta malagestione degli affidamenti lavori e servizi dell’Amam - Azienda Meridionale Acque Messina poi confluita nel processo al cosiddetto Terzo livello che vede imputato anche l’allora presidente del Consiglio di amministrazione Leonardo Termini (un tempo vicino agli ambenti della destra peloritana poi però professionista di fiducia dell’amministrazione guidata dal sindaco Renato Accorinti). Al centro dell’indagine innanzitutto il modus operandi di una piccola “cooperativa” di pulizie controllata da un’altra imputata eccellente del processo, l’ex Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile (già Pd, poi Forza Italia) e i cui soci e dipendenti sono stretti congiunti dell’esponente politica. E poi i continui pressing della Barrile sul presidente Termini per sbloccare i pagamenti Amam a favore di alcune ditte “amiche”, sempre le stesse ad essere beneficiarie di cottimi fiduciari.

Di tutto questo ha parlato all’ultima udienza del processo il vicequestore Fabio Ettaro (attuale dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Taormina), che ha coordinato le attività investigative sull’azienda che sovrintende alla fornitura idrica nella città capoluogo dello Stretto. Un’inchiesta scaturita da due esposti: il primo fu presentato dall’allora sindaco Accorinti insieme al Movimento Cambiamo Messina dal Basso; il secondo, qualche giorno dopo, dall’ingegnere Sergio De Cola, assessore comunale all’Urbanistica. I due esposti erano del tutto simili nei contenuti tranne per un particolare di non poco conto: in quello dell’assessore non c’era infatti alcun riferimento alla cooperativa di Emilia Barrile & family. Al contrario, il dossier del sindaco e del gruppo politico di riferimento riservava alla coop un ampio capitolo. E nel presentarsi in Procura per depositare l’esposto, l’ingegnere Sergio De Cola si era fatto accompagnare da Leonardo Termini, il cui operato da presidente Amam era stato stigmatizzato proprio dal Movimento pro-amministrazione.

Quei bandi fotocopie per le ditte dei soliti amici

“L’attività di indagine svolta dalla sezione di polizia giudiziaria all’epoca in cui io mi trovavo a dirigerla, si colloca temporalmente nel 2016-2017 e prendeva l’avvio da una delega della Procura della Repubblica di Messina a seguito di una denuncia presentata autonomamente nell’estate 2016 dall’allora assessore comunale Sergio De Cola che recepiva un dossier riguardante il sistema di appalti dell’Amam presentato dal Movimento Cambiamo Messina dal Basso”, ha esordito il vicequestore Fabio Ettaro. “A seguito di questa denuncia ci si affidava l’acquisizione di tutta una serie di atti riguardanti affidamenti di appalti e servizi da parte dell’Amam nel periodo dal 2014 al 2016. Essenzialmente per verificare se vi fossero alcune delle anomalie segnalate nel dossier presentato in Procura e che riguardavano la gestione esclusiva di alcuni servizi da parte di alcune ditte… Si procedeva quindi a fare dapprima uno screening di tutta la documentazione sentendo preliminarmente naturalmente il dirigente generale facente funzioni pro tempore che era l’ingegnere Francesco Cardile e il consigliere pro tempore Leonardo Termini”.

“Nella prima fase d’indagine l’attività è stata appunto l’escussione di testi”, ha aggiunto l’inquirente. “E’ stata fatta inoltre un’analisi molto particolareggiata di tutti gli affidamenti nel periodo 2014-2016 sia per quanto riguarda i servizi tradizionali gestiti dall’Amam e quindi mi riferisco soprattutto alla manutenzione dell’acquedotto e della condotta fognaria, e sia per alcuni servizi che nel corso del tempo sono stati gestiti da fornitori aventi peculiari caratteristiche, come per esempio la pulizia, servizi complementari e quello di riscossione dei crediti da parte della Fire Group. Insomma, un’attività ad ampio spettro che riguardava in generale le procedure di scelta del contraente da parte dell’Amam. Sostanzialmente quello che si è riscontrato è stato un aspetto già segnalato nell’esposto, cioè l’eccessiva frammentazione dei servizi, nonché le modalità di affidamento che in genere andavano da quello diretto al cottimo fiduciario e, in misura minore, alla somma urgenza e alla procedura negoziale, mentre raramente si è proceduto a pubblico incanto”.

La coop targata Emilia Barrile

Nel corso della sua deposizione, il vicequestore Ettaro si è poi soffermato sui rapporti tra l’Azienda Meridionale Acque Messina e la cooperativa Universo e Ambiente di Emilia Barrile. “Si è riscontrato che dal 2013 al 2016 sono state affidate ad essa sei servizi dall’azienda”, ha dichiarato. “In particolare nel 2013 la Universo e Ambiente ha avuto affidato il servizio denominato 361 CA, di manutenzione ordinaria e straordinaria delle fontane monumentali di Messina. Sempre nel 2013 c’è l’affidamento 370 AD, lavori di scerbatura e pitturazione degli impianti idrici e fognari del comune di Messina, zona sud. Nell’anno 2014 l’affidamento 416 CA: servizio di pulizia degli immobili dell’Azienda Meridionale Acque Messina S.p.A. (biennio 2014-2015). A partire dal 2014 fino al 2016 è stato svolto in modo ininterrotto il servizio di pulizia; allo scadere di questo, abbiamo l’affidamento 485 CA che riguarda appunto il medesimo servizio relativo agli anni 2016-2017”.

“Per quanto riguarda le procedure di scelta della cooperativa Universo e Ambiente abbiamo riscontrato che si è trattato sempre di affidamenti diretti e di cottimi fiduciari”, ha aggiunto Fabio Ettaro. “In alcune circostanze veniva prorogato un servizio che le era stato già affidato. In altre invece c’erano delle procedure di gara in cui veniva invitato un certo numero di ditte. Per quanto riguarda gli accertamenti fatti sulla cooperativa si è riscontrato altresì che nel periodo di interesse essa aveva sede a Messina in via Francesco Todaro, 11. Questi affidamenti erano stati stigmatizzati anche nel dossier a cui ho fatto riferimento e vi erano state anche notizie di stampa che riguardavano queste vicende. In pratica, le notizie riguardavano la riferibilità della cooperativa in questione all’allora Presidente del Consiglio Comunale Emilia Barrile. In particolare questa notizia era comparsa il 4 agosto 2016 sul quotidiano online Stampalibera.it (l’articolo, dal titolo Messina, il ‘sistema’ Amam. Ecco le ditte degli appalti milionari, riportava in verità quanto pubblicato dalla Gazzetta del Sud sull’esposto presentato in Procura da Cambiamo Messina dal Basso in cui si documentava il “condizionamento politico” di Emilia Barrile sulla cooperativa NdA). Si faceva appunto riferimento alla composizione societaria della cooperativa e ai rapporti di parentela esistenti tra i suoi componenti ed Emilia Barrile. Abbiamo verificato la veridicità delle notizie contenute in questo articolo, sia sulla composizione societaria e sia effettuando dei riscontri circa i rapporti di parentela tra i componenti della cooperativa e il presidente Barrile. Per quanto riguarda la composizione societaria, amministratore unico all’epoca risultava Giovanni Luciano, responsabile tecnico Adamo Margherita. Emergeva in particolare la sussistenza di rapporti di parentela tra la Barrile e Giacomo Crupi che era stato amministratore unico della Universo e Ambiente dal 18 giugno 2012 all’11 gennaio 2016. Da questi accertamenti emergeva peraltro che Giacomo Crupi è coniugato con Carmela Ciraolo che è cugina della Barrile per parte di madre, infatti le rispettive madri sono sorelle. Inoltre si accertava che per brevi periodi, le due figlie della Barrile, Rosaria Triolo e Stefania Triolo, avevano saltuariamente prestato servizio per la cooperativa. Questa notizia è stata riscontrata tramite accertamenti sulle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, per quanto riguarda Rosaria Triolo risulta aver lavorato per quarantadue giorni dal maggio al luglio del 2011 con una retribuzione complessiva di 3.412 euro e cinque giorni nell’agosto del 2010 per 245 euro. Stefania Triolo ha lavorato sei giorni nel marzo del 2010 per euro 73 e ottantacinque giorni da settembre a dicembre 2011 per un totale di euro 3.782. Infine 208 giorni da gennaio ad agosto del 2012 per euro 11.136”.

Una manina per la riscossione crediti

Secondo il vicequestore Ettaro, non sarebbe stata solo la cooperativa Universo e Ambiente a beneficiare di certa sospetta benevolenza da parte della direzione Amam. “Abbiamo accertato che anche tutta una serie di altre ditte nel periodo 2014-2016 avevano ottenuto l’affidamento di numerosi servizi e mi riferisco in particolare alla ditta Celesti, alle ditte riferibili a Barillà, alla ditta Sottile, alla ditta riferibile ai fratelli Micali”, ha riferito Ettaro. “Uno schema si è ripetuto sistematicamente nel tempo cioè la proroga dei servizi alla scadenza del termine previsto per l’affidamento, il che provocava in genere l’effetto di utilizzare completamente le somme a disposizione dell’amministrazione che corrispondevano alle percentuali di detrazione sull’importo di gara che le ditte stesse avevano presentato e che avevano consentito di vincere le rispettive gare e ottenere gli affidamenti. Dalla documentazione esaminata non sono emerse delle motivazioni precise che inducevano di volta in volta l’ente a non bandire per tempo le gare. Anzi talvolta abbiamo riscontrato che dei bandi di gara venivano annullati senza alcuna motivazione esplicita”.

“Per quanto riguarda i rapporti dell’Amam con la società Fire, quest’ultima ha gestito ininterrottamente il servizio di recupero crediti per conto dell’azienda dal 2004 sino al 2015 allorché si è poi deciso di interrompere questo rapporto e internalizzare il servizio stesso”, ha aggiunto il teste. “Il primo contratto venne sottoscritto tra il legale rappresentante della Fire, Sergio Bommarito, e l’ingegnere Luigi La Rosa che era all’epoca direttore generale e lo è stato fino al 2015. In fase di indagine abbiamo riscontrato che a seguito dell’interruzione dei rapporti è stato avviato un contenzioso con reciproche rivendicazioni e in particolare da parte della Fire che vantava un credito di circa un milione e duecentomila euro. Ovviamente effettuava delle pressioni per ottenere il pagamento delle fatture in particolare sul presidente Leonardo Termini. Questa circostanza emerge soprattutto dall’acquisizione di tutta la documentazione contabile e fiscale presso Amam che dimostra l’effettività di questa situazione e inoltre dalle stesse dichiarazioni di Termini. Tra l’altro anche in questo caso sono stati effettuati dei riscontri per verificare alcune propalazioni del Termini riguardanti un’ingerenza del Presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. Questo spunto emerge dalla documentazione consegnataci dal Termini il 16 settembre 2017. In particolare si tratta degli atti inerenti la gara n. 446. Con questa delibera del 5 giugno 2014, l’Amam aveva deciso di avviare le procedure di gara per un nuovo affidamento del servizio di riscossione volontaria, concordata e coattiva dei canoni per consumi idrici nei confronti degli utenti morosi. In relazione a tale gara, il 12 ottobre 2014 l’avvocato Carmelo Pietro Russo, in nome e per conto di Assoservizi S.r.l., società a supporto della pubblica amministrazione che poi si è verificata essere una delle partecipanti alla procedura di gara, trasmetteva alla Amam, all’Urega, al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di Messina copia del quesito del precontenzioso depositato all’Anac, richiedendo contestualmente all’azienda di astenersi dalla prosecuzione di una procedura di gara sulla quale si rilevano perspicue questioni di illegittimità. La nota veniva inviata all’amministrazione comunale con la seguente motivazione: Atteso che l’Amam è una società in house del Comune di Messina, la stessa amministrazione è tenuta, nell’esercizio dei poteri di controllo, ad intervenire direttamente per porre rimedio all’illegittimità eventualmente posta in essere dalla controllata Amam. A seguito di tale nota, pervenuta al Comune di Messina il 13 ottobre 2014, il Presidente pro tempore del Consiglio Comunale, appunto Emilia Barrile, con nota n. 237553 dello stesso 13 ottobre 2014, invitava l’Amam - a tutela dell’amministrazione comunale - ad adoperarsi per la sospensione della procedura di gara in attesa del parere dell’autorità competente. Su questo intervento è stato posto uno specifico quesito al Segretario generale del Comune di Messina (al tempo il dottore Antonio Le Donne, Nda) il quale specificava che esso esulava dai poteri del Presidente del Consiglio comunale. Amam acquisiva dei pareri legali, in particolare quello dell’avvocato Mario Caldarera del 13 novembre 2014 e quello dell’avvocato Alessia Giorgianni del 12 dicembre 2014. Entrambi si pronunciavano a favore della prosecuzione della procedura di gara confermando la legittimità e correttezza del bando. Nonostante fossero intervenuti questi pareri, l’Amam decideva di sospendere la procedura con deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 26 del 21 agosto 2015 e con la stessa veniva prorogato il servizio alla Fire fino al 31 dicembre 2015. I componenti del CdA del tempo erano Leonardo Termini, Grazia Antonella De Tuzza e Anna Spinelli Francalanci (il nuovo Cda era stato nominato il 15 giugno 2015 con decreto n. 15 del sindaco Renato Accorinti “riconosciute le competenze e le professionalità desunte dai rispettivi curricula vitae” - NdA)”.

Il vicequestore Fabio Ettaro ha poi esposto le modalità con cui sono state svolte le indagini per accertare la veridicità di quanto verbalizzato da Leonardo Termini nel corso degli interrogatori sostenuti nel periodo compreso tra il dicembre 2016 e il luglio 2017. “Al fine di riscontrare tutta una serie di circostanze indicate dal Termini, è stato acquisito lo smartphone dello stesso Termini ed è stata conferita una consulenza informatica all’ingegnere Daniele Muscarella il quale ha realizzato una copia di backup del contenuto dello smartphone, successivamente analizzato dal personale della sezione”, ha riferito il teste. “Dall’audizione di Leonardo Termini emergono alcuni spunti investigativi. Ci concentriamo in particolare su una serie di interventi indebiti che, stando alle dichiarazioni dello stesso Termini, sarebbero stati effettuati dal presidente Barrile. I riscontri riguardavano la serie di ditte che sarebbero state favorite nell’affidamento di alcuni servizi o nel pagamento di crediti vantati nei confronti di Amam. Abbiamo riscontrato l’esistenza di questi crediti e, dall’esame del contenuto del cellulare di Termini, l’esistenza di tutta una serie di rapporti e interventi per favorire alcune ditte. Un riscontro secondo noi di assoluto rilievo riguarda l’affidamento di un servizio di manutenzione del depuratore della zona di Santo Saba alla ditta Gullifa. Per questa gara di appalto ci sono una serie di chat e registrazioni vocali intervenute tra soggetti come Gaetano Celesti detto Tiberio e Barillà, titolari di ditte fornitrici di Amam; di dipendenti di Amam, in particolare Antonino Cardile, e alcune conversazioni in cui interveniva Emilia Barrile e si faceva riferimento ad un interessamento da parte della stessa in favore della ditta Gullifa. Nella cartella di messaggistica Apple, noi troviamo il contatto email di Barrile e una serie di messaggi intercorsi con Leonardo Termini, in particolare quelli dell’1 febbraio 2016 e dell’8 novembre 2016. In quello del primo febbraio, la Barrile scrive a Termini: Sei stato una delusione. In quello dell’8 novembre: Vedo e capisco, ti ringrazio della grande considerazione che hai nei miei confronti, stai sicuro che non ti cerco più e gradirei se cancelli il mio numero. Da adesso in avanti per me ci saranno solo ed esclusivamente rapporti istituzionali se saranno necessari altrimenti neanche più quelli. Ti auguro buona fortuna presidente. Dopodiché intervengono tutta una serie di contatti, per esempio con Cardile e ancora con Celesti che sono evidentemente altrettanti tentativi di ricomposizione della situazione di attrito tra Barrile e Termini. Questa situazione si verifica nel novembre 2016 e si suppone sia riferibile appunto all’affidamento del servizio di manutenzione del depuratore di Santo Saba. Sostanzialmente, come emerge da altre registrazioni che sono state trovate sul telefonino, ci sarebbe stato un intervento della Barrile volto a favorire la ditta Gullifa che doveva ottenere l’affidamento di questo servizio. La procedura di gara doveva prevedere che l’invito fosse inoltrato esclusivamente a nove ditte, ma in realtà esso veniva esteso a ben venti ditte il che, alla fine, comportava sì l’affidamento alla ditta Gullifa ma con un ribasso sull’importo di gara molto superiore, per esempio, rispetto a quello dell’anno precedente, quando sempre la stessa ditta si era aggiudicata il medesimo appalto”.

Ripicche, stoccate e minacce di sfiducia al sindaco

Ettaro ha riferito che in una conversazione registrata da Leonardo Termini come file audio denominato 06cardilecelesti per gara Santo Saba ed altro e dallo stesso consegnato agli inquirenti il 14 luglio 2017, sono stati rilevati dei “passaggi molto espliciti” in cui gli interlocutori evidenziano il disappunto di Emilia Barrile per queste modifiche della procedura di gara. “Si parla di un esplicito accordo che la stessa Barrile aveva raggiunto con Francesco Gullifa”, ha riferito il vicequestore. “Ci sono state inoltre delle indicazioni date dal Termini sui rapporti esistenti tra Emilia Barrile e Gaetano Celesti, così come anche con altri titolari di ditte che forniscono servizi all’Amam. Ma ci sono anche delle tracce trovate sul cellulare di incontri o interventi volti ad una ricomposizione tra Barrile e Termini a seguito della rottura che si era verificata nel mese di novembre 2016 da parte del Celesti. Abbiamo un messaggio del 20 novembre 2016 di Antonio Cardile, un dipendente dell’Amam, che scrive a Termini: Non vuole parlare con te e poi tu sai come incontrarla. Questo mi ha detto. Questo messaggio è di due giorni successivi al messaggio della Barrile con cui la stessa rappresentava di non voler più rapporti con Termini. Poi abbiamo un messaggio del 19 novembre 2016 in cui Celesti scrive a Termini chiedendo se l’indomani potevano prendere un caffè insieme e sempre nella mattina del 19 novembre abbiamo un altro messaggio di Barillà che propone una ricomposizione con la Barrile. Sempre lo stesso giorno il Celesti scrive a Termini, invitandolo a raggiungerlo perché si trova in compagnia di Emilia. I due si scambiano altri messaggi dopodiché Celesti informa Termini di essere sotto la sua abitazione e Termini dice che sarebbe sceso. Successivamente Termini scriveva un messaggio alla compagna Elisa Ardizzone dicendo: Golpe e poco dopo Emilia e Celesti per il fatto che fossero sotto casa. C’è poi il file denominato 12 Celesti e Barrile: si tratta di un’altra conversazione registrata da Leonardo Termini il quale precisa che i suoi interlocutori sarebbero Emilia Barrile e Celesti. Anche in questa conversazione si ha modo di ascoltare questa voce femminile che parla della gara di Santo Saba. Dice espressamente: Come quella di Santo Saba, l’hai bloccata quella di Santo Saba? E Termini risponde: Gli ho detto che ci vogliono le… Che voglio tutte le ditte e cose varie. La donna: Non si può fare, gliela devi annullare di fatto. Uomo – dovrebbe essere il Celesti: Sì, però vedi che là è una patata bollente Santo Saba. La donna rivolgendosi a Termini: Sei consumato. Lui: Perché? Donna: Sei consumato, senti a me. Termini: E perché sarei consumato in tutti i sensi? Dimmi perché. E la donna: Stiamo facendo la sfiducia però tienitelo per te. Termini: Vero? Però io al posto tuo non lo farei. E la donna: Lo sto facendo io, la faccio firmare però a livello oggi lo dico e domani lo faccio. Termini: Io rifletterei. La donna: E su cosa? Che mi arriva un altro avviso di garanzia? Termini: Brava!”.

“In un’altra conversazione con Antonino Cardile, ad un certo punto Termini dice: Non sto dormendo, poi l’ho chiamato e basta, gli ho detto: Ora vedo se c’è Emilia. Dormo. Cardile domanda: Lei che vuole fare? (…) Lei non è d’accordo di farlo. Micali non faccia niente e gli dà una bella batosta, noi domani chiudiamo Santo Saba con il 40%. Lei fa così, gli dimostra…. Dice Termini: Io auguro, io sono sempre Leonardo Termini. Cardile: Allora, quando lei si avvale di queste persone, io sono d’accordo, bisogna favorirle, bisogna. Termini: Quali persone? Emilia. Cardile: Sono d’accordo, perché per me è mia sorella, però lei le sta dando dimostrazione oggi che domani chiude Santo Saba. E Termini: Sì, ma tu lo sai che quello che noi vogliamo fare è in contrasto con quello che vuole Emilia (…) Sempre per quanto riguarda i rapporti tra Leonardo Termini e Gaetano Celesti, in data 2 agosto 2017 c’è una conversazione autoregistrata da Termini, in cui ad un certo punto Celesti dice a Termini: Io dico è una proposta un po’ indecente, lo so, però siccome mi fido di te, te la sto facendo. E Termini: I soldi i tuoi sono, sono soldi tuoi. Celesti: Sì, però… scusa, scusa, io…. E Termini: Lo so, ma voi come ve li scambiate, gli fate le fatture…”.

Il vicequestore Fabio Ettaro si è poi soffermato su alcune conversazioni che proverebbero le “cautele” adottate dall’allora Presidente del consiglio comunale per evitare possibili intercettazioni telefoniche. “C’è una registrazione che abbiamo rinvenuto nella casella memo vocali che conteneva sessantasette file audio, la numero 17, in cui si ascolta una registrazione tra Leonardo Termini ed Emilia Barrile. I due in un primo momento parlano di Elisa Ardizzone, successivamente Emilia Barrile dice che deve chiedergli una cosa e di lasciare il telefono. Poi si sentono i due scendere dall’autovettura, parlano all’esterno di essa e vi risalgono dopo cinque minuti. Prima che Emilia Barrile chieda di lasciare il telefono, Termini dice che sta facendo l’invito a tutti…”.

A domanda del Pubblico ministero se nel corso dell’attività investigativa fosse emerso l’eventuale pagamento di somme di denaro per ottenere gli appalti dell’Amam o per accelerare il pagamento delle fatture già presentate dalle ditte fornitrici, il vicequestore Fabio Ettaro ha risposto che questo aspetto, in particolare, è risultato con riferimento alla Fire. “In merito ad una propalazione del Termini è stata effettuata un’attività di indagine che riguarda sempre la Fire Group”, ha aggiunto. “Allora si è riscontrato che la figlia della Barrile, stiamo parlando di Stefania Triolo, è stata assunta per un certo periodo dalla Banca di Credito Peloritano di Messina, in particolare vi ha svolto servizio dal 26 gennaio 2015 al 27 aprile 2015 con un tirocinio formativo in convenzione con l’Università degli Studi di Messina. Dopodiché dal 4 maggio 2015 al 30 ottobre 2015 è stata assunta con contratto di lavoro a tempo determinato a seguito di esigenze collegate con l’assenza dal servizio per maternità di una dipendente della banca. Dalla documentazione consegnataci dalla banca si evince che nel primo periodo, ovvero in occasione del periodo formativo, la Triolo ha percepito 300 euro lordi mensili mentre nel periodo successivo ha percepito 2.196 euro mensili. Giova sottolineare che tra i soci azionisti del Credito Peloritano figura la Fire Group e inoltre in quel periodo nel CdA di questa banca figura come consigliere Sergio Bommarito. Noi abbiamo potuto riscontrare un rapporto di amicizia e di interesse tra la Barrile e Sergio Bommarito…”.

Quella legale di fiducia Amam e Comune di Messina

In conclusione, Fabio Ettaro si è soffermato sulla figura di Elisa Ardizzone, già citata nel corso della deposizione e sorella del commercialista Marco Ardizzone, altro imputato chiave del processo Terzo livello (gli inquirenti lo definiscono il consigliere-consigliore di Emilia Barrile). “Elisa Ardizzone è un avvocato, era la compagna di Leonardo Termini nel periodo 2016-2017 quando ci siamo occupati di questa attività di indagine”, ha spiegato il vicequestore. “L’avvocato Ardizzone era in qualche modo interessata in questo contenzioso esistente tra la Fire e l’Amam. Credo che avesse presentato un parere legale in merito alle rivendicazioni della Fire; si trattava di un incarico conferitole dallo stesso Termini il 21 marzo 2014”.

Di Elisa Ardizzone e dei suoi legami personali con l’allora presidente di Amam aveva parlato la giornalista Rosaria Brancato in un’inchiesta pubblicata il 7 giugno 2016 sul quotidiano online Tempostretto.it. Nello specifico, Brancato documentava come nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e il febbraio 2016 la Giunta comunale avesse deliberato “su proposta dell’assessore proponente Nino Mantineo”, l’affidamento di ben sette incarichi legali all’avvocata Ardizzone, per un importo complessivo di circa 20 mila euro, per rappresentare il Comune di Messina in una serie di procedimenti. La prima delibera, la n. 14 dell’8 gennaio 2015, riguardava un ricorso proposto da Higel Towers per la realizzazione di un impianto di comunicazione per la diffusione del servizio di connessione internet a Campo Italia (importo dell’incarico 2.170 euro). C’era stata poi la delibera di Giunta n. 330 del 19 maggio 2015 per il recupero canoni non pagati dall’assegnataria di un alloggio popolare (importo 1.809 euro). Nel mese di giugno 2015 l’Ardizzone riceveva quattro incarichi. “Il primo, delibera n. 381 del 16 giugno, è per la difesa legale di fronte al Tar per un ricorso presentato relativamente alla rimozione di opere realizzate all’ex forte Masotto (importo 2.170 euro)”, scriveva Rosaria Brancato. “Il 19 giugno (delibera n. 400) l’incarico per un ricorso per la demolizione di opere abusive a Faro Superiore è per un importo di 4.860 (inizialmente erano indicati 2.170 euro, poi modificati). Il 23 giugno le delibere sono due, la n. 417 per ricorsi al Tar relativamente ad atti di concessione edilizia (importo iniziale 2.170 euro, poi corretto in 4.860), e la n. 419 per il ricorso al Tar del consorzio stabile Olimpo per l’annullamento del bando di gara per l’appalto di postalizzazione e notifiche degli atti della Polizia Municipale (importo 2.170)”. Nel febbraio 2016, con delibera n. 124, l’amministrazione Accorinti affidava infine all’allora compagna di Leonardo Termini la difesa legale del Comune davanti al Tar relativamente alla demolizione di un’opera abusiva (2.170 euro). Su tanta grazia di dio, però, nessuno ebbe mai nulla da ridire a palazzo Zanca…


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