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L’Universalità del Maestro Pirandello: l’Uomo, la bestia e la Virtù

In un mondo dove l’uomo e la virtù escono sconfitti, è sempre legittimo domandarsi: è diversa la Bestia perché “diversa”, o sono Bestie tutti coloro che la considerano tale?
di Liliana Rosano - martedì 17 aprile 2007 - 4484 letture

L’attualità e il valore universale dei temi pirandelliani, si sa, sono indiscutibili, ancor di più quando ad essere messo in scena è un tema così caro al Maestro di Agrigento: l’ipocrisia ed il perbenismo borghese. Dall’intento di scrivere una commedia che fosse una satira di denuncia, anche cruda, delle convenzioni e delle ipocrisie della società, nacque L’uomo, la bestia, la virtù, tratta dalla novella “Richiamo d’obbligo”.

Costruita come un apologo, la pièce si sviluppa attraverso un intreccio semplice. Il protagonista, il rispettato, irreprensibile professor Paolino – ovvero l’uomo, dopo aver reso gravida durante una delle frequenti assenze del marito, la distinta, e compunta signora Perella, la virtù, deve tentare di far tutto per rendere apparentemente legittimo il frutto dell’amore proibito e salvare l’onore agli occhi della società. Lo farà, attraverso una torta afrodisiaca, sapientemente preparata dal farmacista, che consentirà al Capitano Perella, il di lei marito, un uomo irascibile, infedele ed insensibile al fascino della moglie, la bestia appunto, di compiere il proprio dovere coniugale. In questo modo il nascituro avrà un padre legittimo, la virtù della Signora Perella e la rispettabilità del professor Paolino continueranno ad essere inattaccabili. Ma in questo triangolo, in cui nessuno è quello che sembra, il gusto di Pirandello c’è tutto, e lo restituisce la sapiente regia di Fabio Grossi, che rispetta in pieno l’originale, pur tralasciando volutamente e sapientemente l’artificiosità scenica delle maschere a favore di un’interpretazione più diretta e naturale.

Tutto lo spettacolo poggia sulla gran vena istrionica di Leo Gullotta, che, con la sua solita disinvoltura, imprimendo un ritmo travolgente alle battute, ai silenzi, non rifugge dal far risaltare l’amaro contrasto fra paradosso comico e sottofondo tragico. Identità violate che si stagliano agguerrite tre le pieghe multiformi dell’ipocrisia umana. Questo annuncia la commedia tragica di Pirandello, definita da egli stesso “farsa tragica”. La vis umoristica di Pirandello rifugge e sdegna ogni effetto plateale, perchè ha sempre un fondo di dolorosa umanità, ma soprattutto perché racchiude lo strazio che deriva dal contrasto immanente tra l’uomo e la bestia che ogni uomo ha in sé. Per questo, in un mondo dove l’uomo e la virtù ne escono sconfitti, è sempre legittimo domandarsi: è diversa la Bestia perché “diversa”, o sono Bestie tutti coloro che la considerano tale?


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L’Universalità del Maestro Pirandello: l’Uomo, la bestia e la Virtù
20 aprile 2007

Non si diceva: non sputare in cielo che in faccia ti torna?

E fino a che punto si può essere liberi di modificare la propria dolcezza per renderla priva di pacatezza?

Nessuna di tali operazioni è possibili, tranne che portarsi dentro un nemico ingombrante che ci ricorda in continuo la nostra stoltezza. Però qualcuno suggerisce di portare in tasca un fazzoletto ben annodato.

Alla fine uno si affeziona a quel nodo: è l’unico modo per "non dimenticare veramente la propria immagine spensierata".

Vi saluto,

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