L’Unione europea condanna l’Italia per il precariato nella scuola
Il sistema italiano di assunzione del personale scolastico ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) viola la normativa europea. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE. Un articolo di Salvatore Toscano (L’Indipendente).
Il sistema italiano di assunzione del personale scolastico ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) viola la normativa europea. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE), che ha messo nel proprio mirino l’alto numero di contratti a tempo determinato nel settore. Da Lussemburgo, i giudici specificano che il diritto europeo prevede limitazioni all’impiego di tali contratti a favore di assunzioni permanenti, cosa che invece l’Italia non fa. Nel nostro Paese non vengono posti limiti «alla durata massima» o «al numero massimo» dei contratti a termine, con il conseguente rischio di abuso di queste forme contrattuali. La circostanza, dichiarano i giudici, non è giustificata da alcuna «esigenza di flessibilità» e impone all’Italia un cambio di rotta.
Il precariato torna a bussare alla porta del governo Meloni. Dopo anni di raccomandazioni e sentenze disattese, la Commissione europea si è rivolta alla Corte di Giustizia, denunciando l’Italia per i presunti abusi sui contratti riservati al personale scolastico ATA. Si parla di almeno 60mila lavoratrici e lavoratori coinvolti, secondo le stime della CGIL. Secondo la Corte di Giustizia dell’UE, il sistema italiano «è incompatibile con la normativa europea in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato». Tra le misure finite nel mirino c’è il requisito, per l’immissione in ruolo del personale ATA, di almeno due anni di servizio svolto con contratto a tempo determinato, il che ha causato negli anni un ricorso sempre maggiore a questo tipo di rapporto lavorativo.
Di fronte alla nuova sentenza della CGUE, lo Stato italiano dovrà agire per adeguarsi alla normativa europea, pena la comminazione di altre sanzioni da Bruxelles. Opposizioni e sindacati invocano un piano per stabilizzare le decine di migliaia di lavoratori ATA precari, per i quali ora si profila la possibilità di ottenere un risarcimento economico, da 4 a 24 mensilità. Dal Ministero dell’Istruzione fanno sapere di aver avviato «un confronto con le organizzazioni sindacali, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale ATA».
Questo articolo è stato pubblicato su L’Indipendente.
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