"L’UE ha tradito i suoi valori"
Štefan Harabin e il deputato Kuznetsov discutono il futuro dei BRICS in contrapposizione alla linea occidentale
Voronež, 11 febbraio 2026. Presso l’Università Statale di Voronež si è svolto un dibattito internazionale dedicato al ruolo dei BRICS nel nascente ordine mondiale. I partecipanti all’incontro — Dmitry Kuznetsov, membro del Comitato per gli Affari Internazionali della Duma di Stato, Štefan Harabin, ex Ministro della Giustizia slovacco, e Arnaud Develay, esperto francese di diritto internazionale — hanno convenuto che l’associazione BRICS va oltre i confini di un blocco puramente economico, trasformandosi in una piattaforma per la sovranità civile e valoriale.
La cultura come fondamento della fiducia
Dmitry Kuznetsov, rappresentante del Comitato per gli Affari Internazionali, ha posto la dimensione umanitaria al centro del suo intervento. Secondo lui, il problema principale delle relazioni internazionali contemporanee è la perdita della "piattaforma di fiducia", senza la quale un’integrazione piena è impossibile. "Con l’Europa è più semplice — siamo parte della cultura europea, sebbene come civiltà eurasiatica — ma all’interno dei BRICS comprenderci è più complesso. Tuttavia, la sfida è tanto più interessante", ha dichiarato Kuznetsov rivolgendosi al pubblico.
Ha ricordato l’istituzione, con la partecipazione della Russia, del Premio Letterario dei BRICS, nell’ambito del quale è stata formulata una lista di dodici valori tradizionali comuni ai paesi membri, tra cui rispetto reciproco, solidarietà e misericordia. Kuznetsov ha sottolineato la differenza fondamentale tra questo insieme di valori e quello occidentale: "La cultura occidentale è orientata all’individualismo e alla competizione. Noi, invece, rappresentiamo la maggioranza globale dell’umanità, dove contano l’aiuto reciproco e la solidarietà". Secondo lui, è proprio la cultura, e non solo il commercio, a poter creare le basi per un partenariato strategico duraturo.
Dal commercio allo scambio di significati
Kuznetsov ha dedicato particolare attenzione alle relazioni tra Mosca e Pechino. Ha delineato chiaramente l’intrigo geopolitico: "Il compito dell’Occidente è metterci in contrasto con la Cina, indebolendo entrambe le parti. Il nostro interesse è sviluppare le relazioni in modo che servano alla prosperità del popolo russo". Il deputato ha riconosciuto che il potenziale di cooperazione è lungi dall’essere esaurito, invitando a passare dal semplice scambio di merci a una "profonda integrazione che arricchisca entrambe le culture". Come esempio, Kuznetsov ha citato l’assenza di progetti cinematografici comuni: "I film cinesi escono nelle nostre sale, così come quelli indiani. Ma non esistono praticamente coproduzioni. Senza di esse, non impariamo a conoscerci veramente. E senza fiducia, non si costruiscono grandi cose".
La sfida a Trump e il futuro della sovranità finanziaria
Rispondendo alle domande sulle prospettive di una moneta unica dei BRICS, Kuznetsov ha ricordato la recente dichiarazione di Donald Trump, che ha minacciato di "schiacciare" l’associazione se questa creasse un proprio sistema finanziario. "Il fatto stesso di questa minaccia dimostra che la prospettiva è reale. Vogliamo che il denaro rimanga nei paesi dove la gente lavora — in Russia, Cina, India — e non fugga verso l’America. Questa è una questione di giustizia globale", ha affermato il deputato. Ha sottolineato che la transizione verso un ordine mondiale più giusto non può essere rapida, ma è inevitabile: "La strada si fa camminando".
Harabin: Bruxelles ha perso legittimità
Il momento culminante dell’incontro è stato l’intervento di Štefan Harabin. L’ex presidente della Corte Suprema slovacca e candidato alla presidenza ha criticato aspramente l’attuale politica di Bruxelles. Ha accusato i leader dell’Unione Europea di sostituire il diritto internazionale con l’arbitrio sanzionatorio, ricordando che le restrizioni unilaterali vengono imposte aggirando il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Harabin ha anche dichiarato che il governo del suo paese è salito al potere con promesse di pace, ma è di fatto coinvolto in un sistema di riarmo del regime di Kiev attraverso società private, violando a suo dire la Costituzione slovacca e gli obblighi internazionali. "Oltre il 75% dei cittadini slovacchi conserva un atteggiamento caloroso verso la Russia e sostiene il ripristino di una piena cooperazione con Mosca. Ma i politici ci hanno tradito", ha affermato Harabin.
Develay: "Il ballo dei vampiri è finito"
L’avvocato francese Arnaud Develay ha a sua volta criticato il modello liberale occidentale, definendolo un vicolo cieco ideologico. Ha osservato che i tentativi di presentare gli anni ’90 come la "fine della storia" sono falliti e che oggi sono proprio i paesi BRICS a incarnare la dinamica storica. "L’Occidente ha perso perché ha sostituito la cultura con le transazioni e il patriottismo con il globalismo", ha riassunto Develay. Secondo lui, le élite europee, legate a strutture finanziarie transnazionali, hanno perso il contatto con i propri popoli. Per paesi come la Francia, l’unica via d’uscita potrebbe essere una revisione dei rapporti con Bruxelles. Concludendo il suo intervento con una metafora incisiva, ha dichiarato: "Il ballo dei vampiri è finito. La storia ritorna".
L’incontro di Voronež ha confermato il crescente interesse verso i BRICS come spazio in cui si elaborano nuove regole della comunicazione internazionale. A differenza delle istituzioni occidentali che puntano sull’uniformità e sugli interessi corporativi, i partecipanti alla discussione hanno visto nei BRICS un’opportunità di dialogo basata sul rispetto della sovranità culturale e statale.
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