L’Italia e l’Europa e l’anno zero
Per progettare necessitiamo di un presente che guardi criticamente al passato senza manicheismi e apra orizzonti verso il futuro su solide fondamenta metafisiche e antropologiche.
Il conflitto politico sul destino futuro della Groenlandia apre potenziali scenari che potrebbero comportare la fine della NATO o il suo drastico ridimensionamento. L’Europa decadente prive di risorse minerarie e con un’economia in perenne affanno e senza ulteriore sviluppo non è appetibile per gli USA. Il pianeta si avvia ad essere diviso in aree di influenza tra due grandi blocchi: l’America del Nord e del Sud agli Stati Uniti, mentre l’Asia e l’Africa a Cina e Russia. Israele avamposto degli USA continuerebbe manu militari a controllare zone nevralgiche del Medio Oriente sostenuta dagli USA.
L’Europa depopolata e anziana, ormai, terra di migranti non è appetibile. Il mercato è saturo e a livello politico e militare è incapace di una chiara direzione. Le sue oligarchie sono divise tra vassallaggio USA (Italia) e difesa delle risorse minerarie della Groenlandia (Francia). Anche sul conflitto con la Russia le oligarchie europee sono perennemente ambigue e incapaci di una posizione comune. La conflittualità con gli USA ha non pochi fronti, mentre sullo sfondo ci sono le minacce dei dazi contro i disobbedienti.
La conflittualità è altissima e gli oligarchi sono dei nani a livello politico. Nani per incapacità di leggere lo scenario in atto e nani da un punto di vista etico e culturale. Sono ignoranti che rappresentano se stessi. Le basi NATO presenti in Europa non necessariamente potrebbero essere una risorsa per gli USA.

- Goenlandia
Questi ultimi sono indebitati e alla ricerca di mercati e risorse per la rinascita della loro “potenza”. Il sostegno USA all’alleanza NATO è onerosa, non a caso si chiede all’Europa di tagliare le politiche sociali per riconvertirle in spese per armamenti da comprare rigorosamente dai padroni (USA). La situazione è ibrida e fluida. L’Europa con le sue divisioni potrebbe essere abbandonata o ridotta ad alleata di seconda categoria che si paga da sé la difesa. Potrebbe essere la fine dell’unità europea, giacché competizione e carsici nazionalismi mai tramontati rendono la discussione sulla difesa europea impossibile anche ad iniziarsi. Il conflitto tra le oligarchie mondiali e all’interno della NATO sono il segno di un cambiamento geopolitico possibile.
Mentre le oligarchie con il loro servidorame mostrano la verità sulla loro incapacità politica e sulla loro distanza dai popoli che dovrebbero rappresentare, ma in realtà rappresentano solo interessi personali e carrieristici e le forze economiche (multinazionali) che elargiscono carriere, promozioni e benefici. Mentre lo squallore assoluto va in scena in un clima di decadenza e di disfacimento sociale, si aprono spazi per una rivoluzione politica e per un cambiamento radicale del paradigma culturale, ma non ci sono forze politiche che potrebbero avviare il cambiamento.
Gli oligarchi in questi decenni sono stati e sono padroni dei media e della formazione, pertanto hanno raso al suolo ogni forma di opposizione con l’omogeneizzazione dei popoli resi plebi gaudenti e sofferenti che ripetono gli slogan del sistema: Più Europa! Più mercato! Più diritti individuali! Più inglese! Più social!
Siamo dinanzi all’anno zero della nostra storia. Il pericolo è enorme, in quanto la conflittualità delle oligarchie non trova il limite nella progettualità politica dei popoli. Mancano forze degne di questo nome e se ci sono non hanno visibilità e non possono darsi forma e organizzazione.
I popoli pagano decenni di adattamento passivo ad un sistema che ha molto promesso e niente mantenuto, ciò malgrado specie tra i giovani nutriti con le tossine pedagogiche del “niente contenuti, social e promozione per tutti” l’Europa continua ad essere un mito a cui si crede senza pensare, è una fede laica e atea. Di tutto questo bisogna prendere atto per una lotta degna di questo nome con l’ottimismo della volontà e con la lucidità di chi resiste e progetta malgrado tutto.
La violenza del sistema dall’alto si trasmette verso il basso, la cultura della guerra messa in moto dalla competizione globale non sarà fermata dai metal detector nelle scuole e altrove, ma da una rinascita culturale e politica capace di essere sintesi della migliore tradizione politica italiana ed europea, per ricostruire dobbiamo riannodare i fili recisi con il passato. Per progettare necessitiamo di un presente che guardi criticamente al passato senza manicheismi e apra orizzonti verso il futuro su solide fondamenta metafisiche e antropologiche.
L’alternativa a questo è la violenza e la logica dei metal detector che serve solo a non voler capire e risolvere i problemi profondi che logorano la nazione un continente intero.
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