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L’Italia condominiale dei partiti

di Gaetano Sgalambro - venerdì 12 giugno 2020 - 750 letture

Fatto salvo un secondo assalto del SARS-COV-2, nella nostra cosiddetta fase tre «virus free», il cui l’inizio è previsto per i primi di settembre, si dovranno incominciare a rimuovere le macerie lasciate sul terreno dal suo primo assalto pandemico.

Fra tutte, si dovranno fronteggiare due grosse problematiche, legate ad uno stesso filo. La prima è quella di evitare l’esplosione del malessere sociale, pregiudicato, forse irrimediabilmente anzitempo, dalle pesanti conseguenze economiche della pandemia. La seconda è quella di tentare di superare la défaillance economica, vecchia e nuova –è piovuto proprio sul bagnato!-, possibile ove rientrassimo negli ancora intenzionali piani di finanziamento dell’UE e della BCE, a sostegno dei paesi particolarmente segnati dalla stessa. E noi ne abbiamo tutti i titoli.

Un monte complessivo di circa trecento miliardi di euro (tra finanziamenti in prestito a tassi agevolati e a fondo perduto) potrebbero essere concessi all’Italia, tra la fine 2020 e il 2021, a finanziamento della realizzazione dei seguenti progetti sistemici: rinforzo delle strutture sanitarie in chiave anti-covid e dei relativi servizi ausiliari,i sviluppo dell’economia green, digitalizzazione del paese, ricerca scientifica; oltre al finanziamento della cassa integrazione.

Questa prospettiva, che è già pregustata come brodo di giuggiole dai sensibili palati di tutti i partiti, è l’oggetto principale di una sotterranea battaglia politica tra maggioranza e opposizione, e entro la stessa maggioranza, perché ognuno vuole condividere l’onere di sedere al suo banco di distribuzione. Non sfugge a nessuno la dichiarata disponibilità, di questi giorni, dei politici ad assumere la responsabilità di salvare il paese dalle gravi difficoltà post-Covid. Addirittura, a pari dignità d’impegno e di responsabilità. Eppure, appena un mese fa, tutta l’opposizione attaccava il governo sulla mala gestione del Decreto Rilancio per tesaurizzare consensi in previsione delle vicine elezioni regionali e comunali.

Comunque sia, l’accesso a detti finanziamenti non appare scontato, perché occorrerà soddisfare le sue condizionalità, che questa volta saranno sicuramente precise e secche e che, come tali, ora della fine, potrebbero andare troppo strette ai nostri politici.

Essi non hanno la capacità, o almeno finora non l’hanno dimostrata, sia di sapere elaborare progetti sistemici armonici fra loro, sia di saperne pianificare la realizzazione. La loro capacità progettuale è ristretta ad una visione di cortissimo raggio, condominiale, dei crescenti problemi del paese. Invano tentano di stabilizzarli in uno status quo accettabile, con una miriade di singoli provvedimenti (perlopiù tamponi), una volta a favore dell’uno e una volta a favore dell’altro, i quali, peraltro, si sfarinano entro la macchina burocratica.

Manca loro del tutto la visione di medio e lungo raggio dell’impresa globale Italia, alla quale bisogna sempre fornire lungimiranti indirizzi di crescita, supportati da misure di sostegno, affinché i vari settori, produttivi, sociali e del terziario, possano crescere coordinati e in maniera sinergica verso un obiettivo d’interesse collettivo.

Invero, tutti siamo lontani anni luce dall’avere una tale visione moderna del paese. I politici, in particolare, si pongono solo il compito, per loro già gravoso, di rispondere ai bisogni dei cittadini-condomini.

Viviamo ancora dell’ottocentesca convinzione che le domande di bisogno possano partire solo dal basso e che al buon politico spetti automaticamente l’obbligo di rispondere a ognuna di esse. Si disconosce la possibilità di individuarle, o anche di doverle prevenire, dall’alto di una competenza tecnica, capace di leggerle meglio da una visione d’insieme e di potere così dare ad esse una soluzione complessiva organica.

Se ciò avvenisse, per traslato la competenza identificherebbe un tecnico, che è tutt’altra cosa di un politico: lo iato tra competenza tecnica e politica è ancora incolmabile. Il futuro del paese, come si vede, è chiaramente indirizzato a ritroso, verso i paradigmi del passato.


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