L’Italia che cambia, in silenzio: un’altra idea di paese
Il compito di ogni cittadino non può limitarsi a osservare passivamente il dibattito politico o ad accettare la narrazione proposta da una sola parte o da un solo mezzo di informazione.
L’Italia che cambia, in silenzio: un’altra idea di paese
Ci sono governi che saranno ricordati per le riforme che hanno realizzato e altri per le promesse che non sono riusciti a mantenere. Esistono però stagioni politiche che incidono più profondamente sulla vita di un Paese senza produrre eventi clamorosi, ma cambiano lentamente il volto delle istituzioni, ridefiniscono le priorità dell’azione pubblica e modificano il rapporto tra lo Stato, i cittadini e il mondo.
È questa, a mio avviso, la chiave con cui leggere l’azione dell’attuale governo. Sulla sua politica molti commentatori continuano a ripetere che “non ha fatto nulla”. Non condivido questa affermazione, in quanto, invece, ha fatto molto. Però molto di male, non di bene.
Il problema è chiedersi che cosa realmente abbia fatto e soprattutto quale idea di Paese stia costruendo. Osservate singolarmente, molte decisioni possono apparire settoriali, ma considerate nel loro insieme, delineano invece un preciso modello politico, sociale e culturale.
È un modello che, secondo la mia lettura, si discosta progressivamente dall’equilibrio delineato dalla Costituzione Repubblicana del 1948: una Costituzione nata dall’antifascismo, fondata sulla separazione dei poteri, sulla tutela dei diritti fondamentali, sulla centralità del Parlamento e sul ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Una diversa idea della Stato
Ogni maggioranza di governo ha il diritto di governare secondo il mandato ricevuto dagli elettori; quando però le scelte legislative incidono sui principi fondamentali della Repubblica, il giudizio politico lascia il posto a una riflessione critica più ampia, che riguarda il futuro della nostra stessa democrazia. Negli ultimi anni il Parlamento ha approvato numerosi provvedimenti in materia di sicurezza: dal cosiddetto Decreto Rave ai successivi interventi culminati nei Decreti Sicurezza. Sono stati presentati come strumenti per rafforzare la tutela dell’ordine pubblico, ma nel concreto hanno suscitato critiche da parte di associazioni, giuristi e organismi per i diritti civili, che hanno riscontrato un restringimento degli spazi di manifestazione, di protesta e di dissenso.
È bene considerare la sicurezza un valore costituzionale, ma la libertà lo è anche di più: quando l’azione pubblica si sposta stabilmente verso la repressione del conflitto sociale, è inevitabile interrogarsi sull’equilibrio tra questi due principi (sicurezza – libertà) e il livello di democrazia non si misura soltanto dalla capacità di garantire l’ordine, ma soprattutto dalla capacità di accettare il dissenso.
Il rapporto tra politica e magistratura
Un secondo cambiamento riguarda il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, introdotta con la legge n. 114 del 2024, è stata motivata con l’esigenza di eliminare la cosiddetta “paura della firma” da parte dei pubblici amministratori, favorendo, in tal modo, una pubblica amministrazione più efficiente.
Potrebbe essere una scelta legittima sul piano politico, ma suscita una domanda di fondo: eliminare una garanzia per il cittadino – con rilievi penali per il contravventore – senza sostituirla con strumenti equivalenti di controllo rafforza davvero la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni oppure riduce la capacità dell’ordinamento dello Stato di prevenire abusi nell’esercizio delle funzioni pubbliche?
A questa scelta discutibile si sono aggiunte le paventate riforme della giustizia, il controverso progetto di separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante e altri interventi che hanno alimentato un forte confronto con l’Associazione Nazionale Magistrati e con numerosi costituzionalisti.
Non si vuole mettere in discussione il diritto del Parlamento di riformare la giustizia, ma è legittimo chiedersi se l’insieme di queste riforme non finisca per modificare il delicato equilibrio tra potere politico e potere giudiziario predisposto dai Costituenti.
Dalla mediazione al riarmo
Il cambiamento appare ancora più evidente nella politica internazionale. Per decenni l’Italia ha costruito la propria credibilità attraverso la diplomazia, il dialogo e la capacità di mantenere aperti i rapporti anche nei momenti di maggiore tensione internazionale. Questa prerogativa la faceva considerare un Paese mediatore. Purtroppo, oggi questa vocazione si è progressivamente affievolita.
Lo si è visto nel conflitto tra Russia e Ucraina, dove il governo ha sostenuto senza esitazioni la linea bellicista dell’Unione europea e della NATO, aderendo ai pacchetti di sanzioni contro la Federazione Russa, approvando gli aiuti militari a Kiev e condividendo un’impostazione nella quale la prospettiva diplomatica non è stata nemmeno presa in considerazione.
Allo stesso tempo, il governo ha condiviso gli obiettivi assunti in sede NATO che prevedono un significativo incremento della spesa per la difesa, fino al nuovo parametro concordato tra gli Alleati. Si tratta di una scelta strategica destinata a incidere negativamente per molti anni sul bilancio dello Stato. Molti giornalisti evitano di dire che ogni euro destinato agli armamenti è un euro che non può essere utilizzato per rafforzare il servizio sanitario nazionale, la scuola pubblica, la ricerca, la tutela dell’ambiente, il sostegno alle fasce sociali più deboli, la riforma delle carceri.
Anche il conflitto israelo-palestinese ha rappresentato un passaggio emblematico. Di fronte alla devastazione umanitaria e al genocidio in atto a Gaza, l’Italia ha mantenuto una linea di estrema cautela politica, evitando di sostenere iniziative sanzionatorie nei confronti del Governo israeliano e privilegiando la continuità delle relazioni diplomatiche e commerciali. Per molti osservatori questa scelta ha segnato una distanza dalla tradizionale funzione di mediazione che aveva caratterizzato la politica estera italiana.
È bene ricordare e ribadire che l’articolo 11 della Costituzione afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Molti credono che il rispetto di quel principio si ottenga con la semplice neutralità, ma invece è un principio che impone la ricerca della pace anche come obiettivo dell’azione politica.
Le priorità sociali
Le scelte di un governo si misurano anche attraverso il modo in cui distribuisce le risorse pubbliche. Abbiamo visto, nella realtà quotidiana, che negli ultimi anni il nostro Paese continua a confrontarsi con salari che non recuperano il potere d’acquisto, con pensioni insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita, con un servizio sanitario nazionale sottoposto a tagli e crescenti difficoltà organizzative e finanziarie, con una scuola che continua a richiedere investimenti strutturali.
Secondo i rapporti dell’ISTAT, della Fondazione GIMBE e di altri istituti di ricerca, persistono criticità riguardanti la povertà assoluta, l’accesso alle cure, le disuguaglianze territoriali e sociali, mentre molti giovani qualificati continuano a lasciare il Paese in cerca di opportunità professionali migliori. Non tutte queste difficoltà sono nate durante questa legislatura, ma ogni governo è chiamato a stabilire le proprie priorità ed è proprio osservando tali priorità che emerge la fisionomia di un progetto politico.
Un’altra idea di Repubblica
Considerate nel loro insieme, queste decisioni evidenziano un modello di Stato nel quale la sicurezza tende a prevalere sulle libertà civili, il rafforzamento dell’esecutivo assume un ruolo crescente, il rapporto con la magistratura viene profondamente ridefinito, la politica estera privilegia l’allineamento strategico rispetto alla tradizionale funzione di mediazione, mentre la spesa militare assume una centralità che inevitabilmente influenza drammaticamente la distribuzione delle risorse pubbliche.
Naturalmente questa impostazione potrebbe essere condivisa da cittadini che la ritengono la risposta più efficace alle sfide del nostro tempo. Io penso, invece, che essa rappresenti un progressivo allontanamento dallo spirito della Costituzione Repubblicana.
Non perché i contenuti della Costituzione impediscano di governare, ma perché indicano una gerarchia di valori nella quale i diritti fondamentali, l’equilibrio tra i poteri dello Stato, la giustizia sociale e la vocazione alla pace costituiscono il fondamento stesso della nostra Repubblica.
L’Italia, dunque, come sostengono alcuni commentatori, non è rimasta immobile, è cambiata; lentamente, ma è cambiata con decisioni protette dal silenzio dei media o coperta dalle “armi di distrazione di massa” (la “famiglia nel bosco”, il caso di Garlasco, ecc.).
Ed è proprio questo modo di modificare il paese che rende tali cambiamenti ancora più profondi, perché spesso li rende invisibili mentre stanno avvenendo.
Per questo il compito di ogni cittadino non può limitarsi a osservare passivamente il dibattito politico o ad accettare la narrazione proposta da una sola parte o da un solo mezzo di informazione. Occorre esercitare ogni giorno il senso critico, confrontare le fonti, leggere i provvedimenti, valutare gli effetti concreti delle decisioni pubbliche e domandarsi se il Paese che sta prendendo forma corrisponda davvero ai principi che la Costituzione affida ai politici eletti nelle Istituzioni della Repubblica.
Perché una democrazia si difende continuando a pensare, ma si difende soprattutto andando a votare.
Fonti
Costituzione della Repubblica Italiana.
Legge 9 agosto 2024, n. 114 – Abrogazione del reato di abuso d’ufficio.
Decreto-Legge 31 ottobre 2022, n. 162 (cosiddetto "Decreto Rave"), convertito con modificazioni dalla Legge 30 dicembre 2022, n. 199.
Decreto-Legge 10 marzo 2023, n. 20 (cosiddetto "Decreto Cutro"), convertito con modificazioni dalla Legge 5 maggio 2023, n. 50.
Decreto Sicurezza (XIX Legislatura).
Disegni di legge e progetti di riforma costituzionale relativi alla separazione delle carriere della magistratura e alla riorganizzazione del sistema giudiziario.
ISTAT – Rapporto annuale sulla situazione del Paese.
ISTAT – Noi Italia.
Corte dei conti – Relazione annuale sul coordinamento della finanza pubblica.
Banca d’Italia – Relazione annuale.
Fondazione GIMBE – Rapporti sul Servizio Sanitario Nazionale.
CENSIS – Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese.
CNEL – Rapporti sul mercato del lavoro e sui salari.
Eurostat – Indicatori economici e sociali comparati.
Carta delle Nazioni Unite.
Convenzioni di Ginevra e Diritto Internazionale Umanitario.
Trattato del Nord Atlantico (NATO).
Dichiarazioni dei Vertici NATO in materia di spesa per la difesa.
Decisioni del Consiglio dell’Unione Europea relative alle misure restrittive nei confronti della Federazione Russa.
Risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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