L’Infanta che vuol essere imperatrice

Nessuno dei due Mattei è apparso alla Madonna statene certi, sono stata io la fortunata. Quella che sono non dipende dall’ennesimo sondaggio che c’è su di me
di Deborah A. Simoncini - domenica 17 novembre 2019 - 753 letture

Nessuno dei due Mattei è apparso alla Madonna statene certi, sono stata io la fortunata. Quella che sono non dipende dall’ennesimo sondaggio che c’è su di me.

Ho chiesto di andare a Pietralcina e vorrei andare a fare il cammino di Santiago di Campostela. Posti incredibili. Dovrebbero andarci tutti. Ringrazio la Madonna perché sono fortunata. Ho quarantadue anni una figlia che adoro e un compagno con cui mi trovo benissimo. Sono orgogliosa, perché dovrei pentirmi, di essermi inginocchiata a suo tempo davanti a Matteo (che prima bestemmiava come un carrettiere) e avergli baciato le mani? Lui non è un santino, ma un punto di riferimento per tutti noi.

I due Mattei si sono messi sulla stessa mia strada, hanno molto potere e ricevono grandi consensi. Ma dovreste venire in giro con me a vedere come mi acclamano. Altro che la politica di Cicciolina. Io sono meglio. Vogliamo scherzare? Tutti hanno una fiducia incondizionata, sembrano impazziti per me. Sono popolare. Se vado in strada mi guardano, mi fermano e poi mi voteranno. Una passione travolgente, da politica vera, anche le grandi centrali del potere: Mediobanca, Eni, Enel, Posta, eccetera, eccetera mi acclamano, mi coccolano e fanno a gara per starmi attorno. Voglio essere vista da tutti, per raccogliere molti consensi, anche da quel mondo un po’ aristocratico e con la puzza sotto il naso che fino a qualche anno fa mi guardava come una bestia da non frequentare. Sono una forza travolgente. Il mondo degli apparati non mi spaventa, anche perché quando si è spaventati si è insicuri.

Il consenso devi saperlo coltivare. Bisogna essere una star e lavorare. Confrontarsi e riuscire a trovare una sintesi. Io so ascoltare gli altri e desidero imparare ciò che ancora non si sa. Da protagonista sono capace di deliziare la stampa e tutti filistei perditempo che vado incontrando. Non voglio sapere più di ciò che so.

Da un lato il toscanaccio dall’altro il lumbard. Anche se il pifferaio non ha fatto niente per non sembrare antipatico.

Gli occhi biavi, vani e smarriti, la bocca larga, le labbra molle e violacee dichiarò: “Si sta affacciando una nuova Destra, sovranista, identitaria e protezionista e sta entrando nel senso comune.” Ogni tanto protendeva il mento e tirava in giù gli angoli della bocca. “Ampliate la vostra visione e interagite costruttivamente, nel riconoscere il disvalore della copresenza e dell’integrazione, due processi irrilevanti per il progresso che chiamiamo vita.

La chiave di lettura che vi offro è una chiave di lettura nuova, per far emergere un atteggiamento più energico e risoluto. L’Occidente oggi si trova in un periodo di crisi: stranieri, immigrati e clandestini sono una sfida crescente e un pericolo per la civiltà cristiana. Gli antichi principi barcollano.

Le antiche certezze non soddisfano più. C’è un senso generale di insufficienza e disagio. Il popolo è sovrano e tutti devono partecipare al potere. Le questioni vanno gestite direttamente. Fece vagare il suo sguardo sul Tevere.

Chi ha detto che in una democrazia le leggi devono essere le stesse per tutti, si sia o no ricchi, celebri e potenti? E che la pluralità assicura l’autonomia dell’individuo? Le democrazie reali sono imperfette da questo punto di vista.”

Da lontano le giungevano le voci dei due Mattei che si stavano accalorando e disputavano se era opportuno o meno aprire i canali per andarsene con armi e bagagli dalla capitale. Il tono alto del fiorentino esprimeva una fiducia baldanzosa in sé. Assolutamente come sempre convinto del suo punto di vista. La voce del Capitano, pur robusto e flemmatico, invece si era fatta bassa ed esitante, piena di dubbi e ansietà. Prudente nelle decisioni si presentava lento, arrancando con un valigione pieno di rubli e trovava mille difficoltà anche dove non c’erano, zigzagando con prudenza.

“Io sono allegra e non datemi della sfrontata se fumo la pipa e mi trovate con i calzoni abbassati o le gonne sollevate. Devo pur accovacciarmi per espletare i miei bisogni corporali. L’educazione giusta la si tramanda e nel contegno ognuno mostra la propria immagine. Non azzardatevi a dire che assomiglio a Myra Hindley.

Non potete continuare a considerarmi a vostra disposizione, se continuate a farlo siete dei miserabili e punirò le vostre azioni peccaminose e metterò freno ai vostri impulsi primordiali. Anche se non ci pensate e alterate i miei discorsi ripetendoli, senza capirli, mi dovete riconoscenza e rispetto. L’argomento è chiuso. So che gli stupidi si fanno belli dei meriti degli uomini superiori.

Io, in un supremo sereno rispetto reciproco, parlo fuori dai denti: non si diventa delinquenti per circostanze avverse, ma lo si è dalla nascita. Lo so e l’ho capito bene nel lavorare per tanti anni nella lotta al crimine. Lì ho conosciuto, in piacevole compagnia, ed è stato il caso a metterci insieme, il consigliere di corte noto come “il giudice sanguinario” del Tribunale del Popolo. Esempio di giustizia arbitraria, mezzo matto e mezzo savio, veramente pericoloso.

Con la cortesia nel cuore oggi mi occupo del difficile e del buono e sono parente dell’amore. L’unico mezzo di salvezza superiore che intuisce l’impossibile. Non risparmio niente e nessuno perché la vita può mutare da un momento all’altro e senza sconti. Vi ricordo che l’inautentico, il meccanico, l’inconsapevole si frantuma. Per costruire ci vuole l’intuizione consapevole.

Per anni hanno nascosta la polvere sotto il tappeto, finché il tappeto immerso di polvere è diventato invisibile. Potete continuare a fare finta di niente e dare la colpa a nessuno per la condizione che viviamo? Bisogna trovare la porta verso il futuro e per questo chiudere i porti. E’ questo l’unico modo: abbandonare ciò che sta crollando. Il mio disegno è chiaro in tutta la sua totalità. Devono rimanere dove sono: non possono scegliere di raggiungere lo spazio aperto. La responsabilità è di tutti, perché non c’è più distanza e distinzione tra chi ha studiato e chi non l’ha fatto. Lo sa ognuno di voi che ha un profilo e può interagire con chiunque, in una comunicazione immediata.

Avere tre lauree o la licenza elementare non fa differenza e non conta. E’ importante solo la visione che si ha della realtà. Per i colti che ci chiamano ignoranti non dovremmo avere voce in capitolo. Saremmo noi i nuovi barbari perché vogliamo accogliere solo i maschi, bianchi, etero e provenienti dai paesi più ricchi e per questo siamo schizzinosi perché vogliamo proteggere le nostre mura? Sappiano che anche se di poche parole abbiamo la grammatica della mente: siamo forti. Non dobbiamo sentire la nostra ignoranza come un limite. Non abbiamo niente da perdere e il nostro progetto è antico, patriarcale e capitalista. Un modello mentale, una cultura di base che ci fa correre verso il guadagno. Non vogliamo accettare passivamente la realtà.

Al di là dell’età incarniamo i vecchi e i giovani, capaci di influenzare i comportamenti con i social, che non sono aggeggi inutili ma nuovi mezzi di controllo. Se si è legati al passato ci si rifiuta di progettare il futuro. Serve più studiare l’oggi che aver studiato ieri. L’importante è prevedere, riflettere su ciò che sta accadendo e che accadrà. Essere capaci di vedere ed inventare.

Senza patrimonio alcuno, disposti ad abbandonare istituzioni e certezze, si resta a bocca asciutta. Usiamo lo smartphone per coltivare il desiderio. Chi non si accontenta mantiene il desiderio. Ha più senso difendere il proprio titolo di studio? Lo spazio del futuro va riempito, perché tutto sia a portata di mano.

Il mio patrimonio è un patrimonio liquido, gassoso, attivo, autentico e proprio per questo è inattaccabile e indistruttibile, anche se ho problemi finanziari cronici. Ho in mente di allestire un programma elettorale e chiamarlo Sensation, riunendo tutta la destra che avanza, per votarmi non dovrete più tapparvi il naso, ma quale cacca di elefante, odoro di giovinezza, profumo di bellezza.



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