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L’Eurasia e Carlo Terracciano

La poesia Dio maledica l’America di Carlo Terracciano pensatore definito con semplicismo sprezzante “rossobruno” con la radicalità del suo linguaggio ci invita a riflettere...

di Salvatore A. Bravo - venerdì 7 agosto 2026 - 375 letture

La poesia Dio maledica l’America di Carlo Terracciano pensatore definito con semplicismo sprezzante “rossobruno” con la radicalità del suo linguaggio ci invita a riflettere sulla nostra condizione di italiani ed europei.

Carlo Terracciano nato nel 1948 e precocemente venuto a mancare nel 2005 dedicò la sua esistenza con passione alla ricerca di una nuova prospettiva geopolitica che oltrepassasse lo schema ormai consunto, “destra-sinistra”, e affrontasse senza reticenze e compromessi “il mondialismo”, ovvero il dominio USA. Si formò nella destra italiana, ma gradualmente tale esperienza esaurì il suo slancio. Si fece portavoce dell’esigenza di costruire una nuova piattaforma ideologica rispondente al tempo storico che la patria e l’Europa attraversavano.

L’esaurirsi della opposizione (falsa) tra destra e sinistra e l’esodo da tale dicotomia lo portò ad essere tra i fondatori di una nuova visione politica che aveva come centro l’Eurasia. L’Europa e la Russia avrebbero dovuto allearsi per essere il nucleo del multipolarismo. La nazione e la sua degenerazione in nazionalismo e imperialismo nella sua lettura sono state le premesse e il modello che ha condotto all’imperialismo nelle quali culture, mondi e lingue sono state annientate. L’imperialismo è da condannare quanto il nazionalismo.

Il suo congedo dalle destre non potrebbe essere più chiaro, netto e lucido. L’imperialismo americano è l’archetipo di tutti gli imperialismi, essi neutralizzano le differenze ed impongono “il pensiero unico”.

La poesia Dio maledica l’America inquietante nelle parole è da leggersi all’interno di tale contesto politico. La condanna della politica delle classi dirigenti americane con il loro immenso potere finanziario e militare è condanna di ogni potenza imperiale.

L’Eurasia è la risposta di Carlo Terracciano alla violenza omologante dell’azione statunitense. L’Eurasia quale centro e polo di differenze linguistiche e culturali che convivono senza degenerazioni nazionalistiche è la sua risposta all’imperialismo a stelle e strisce. Il disegno geopolitico pone al centro la Russia per le sue immense risorse, quale nazione e stato che consentirebbe il fiorire del pluralismo. Gli Stati Uniti, mentre imperva la guerra in Ucraina, non solo hanno imposto il gas a costi esorbitanti agli europei con effetti devastanti sulle economie europee, ma specialmente con tale manovra si assicurano la dipendenza culturale e linguistica degli europei agli Stati Uniti. L’Europa diviene colonia reale degli Stati Uniti. Carlo Terracciano proponeva l’Eurasia, ma era ben consapevole che la difesa delle culture europee e italiana, in particolare, non poteva che passare per l’emancipazione dalle basi militari USA e dalla NATO. La libertà individuale doveva radicarsi nella sovranità nazionale.

Nessun individuo può essere libero, se vive in uno stato occupato militarmente e culturalmente. La libertà non consiste nello scegliere un “prodotto sul mercato governato da multinazionali potenti quanto uno stato”, ma nell’autodeterminarsi in modo concreto all’interno della propria comunità patria nel rispetto delle identità nazionali. Il diritto all’autodeterminazione è anche del popolo statunitense.

Le oligarchie sono le vere nemiche dei popoli con il loro potere finanziario capace di omologare lingue, gusti, estetiche e culture. Il sistema unipolare ad egemonia statunitense fu per lui “il problema reale”. I popoli vittime dell’imperialismo USA quale centro delle alleanze tra oligarchie sono vittime di tale ordine. L’emancipazione dei popoli aveva per lui l’obiettivo di smarcarsi dal controllo finanziario e politico delle “oligarchie”. Le oligarchie imperiali sono nemiche dell’uomo, perché l’essere umano è “animale sociale, comunitario e spirituale”.

L’oligarchia statunitense con i suoi alleati riduce l’essere umano a “consumatore” senza pensiero e senza profondità spirituale. L’essere umano per sua natura è sociale, ma questa non è mai astratta, essa si storicizza nell’identità culturale di un popolo. L’identità è orizzontale e verticale. La spiritualità è legame con gli esseri umani che si eleva verso l’assoluto. Senza tale dialettica l’essere umano non è più tale, è solo un essere senza volto e senza fondamento che sciupa i suoi giorni odiando se stesso.

Le ragioni profonde del dominio imperiale degli Stati Uniti sono da ricercarsi nell’analisi di Carlo Terracciano nell’insularità statunitense stretta tra Pacifico e Atlantico e timorosa che l’esposizione sui mari possa renderla fragile e aggredibile. La mania di persecuzione si è saldata con la consapevolezza di essere inattacabili, perché protetti dagli oceani. Le parole di Thomas Jefferson sono esplicative in tal senso:

“Per nostra fortuna la natura ed un vasto oceano ci separano dalle devastazioni sterminatrici di un quarto del globo”.

A tale panico senso di minaccia gli Stati Uniti eredi dell’Inghilterra hanno reagito col dominio e con un disegno di controllo e sorveglianza semireligioso del pianeta. L’Eurasia ha dunque il compito di infrangere le logche strutturali e profonde della talassocrazia e riportare l’umanità a se stessa e alla riedificazione delle identità senza le quali non vi è dialogo e non vi sono “popoli sovrani”. Anche il popolo americano non potrà che usufruire polsitivamente dall’emancipazione dalla talassocrazia.

Oggi Carlo Terracciano è uno dei non pochi pensatori spinti alla marginalità dal dall’industria culturale e dalla mediocrità di una politica italiana ed europea incapace di rispondere alle problematiche della geopolitica del nostro tempo. Senza dialettica non vi è politica, ma solo stagnante omologazione senza futuro.

Rileggere Carlo Terracciano con le sue opere, quasi introvabili, significa confrontarsi con una prospettiva politica che solleva problemi reali e invoca la consapevolezza attiva e divergente rispetto ad essi. Nel tempo del “politicamente corretto” la politica muore per l’assenza di un reale dibattito sui problemi reali e tale vuoto comporta il disincanto verso di essa e contribuisce alla decadenza europea e italiana. In tale decadenza è coinvolto anche il popolo americano, anch’esso è disumanizzato dalla mercificazione, dalle guerre e dalla deindustrializzazione.

L’Eurasia è un’alternativa meritevole di essere pensata. La sua funzione “antimondialista” è palese, ma aggregarsi in modo plurale al baricentro russo potrebbe rideterminare forme di dipendenza e di condizionamento, sicuramente meno pervasive rispetto agli Usa, in quanto la Russia per estensione, 19 mln di Kmq, per bassa densità di popolazione e per immensità delle risorse non potrebbe non avere interessi pressanti verso l’Europa, ma lo scudo russo in funzione antiamericana ripropone le logiche della dipendenza, nei fatti, dallo stato liberatore. Nel tempo attuale nella democrazia imperfetta russa “la libertà” e i “diritti” sono anch’essi contratti.

Il clima di guerra e di aggressione non favorisce la dialettica, ma amplifica paranoie e lo strutturarsi di oligarchie, per cui le valutazioni, oggi, sono estremamente difficili. I popoli, anche il popolo americano, sono oppressi dalle oligarchie e la liberazione dovrebbe essere, se possibile, internazionale. L’unico dato è la rimozione dal dibattito pubblico della proposta eurasiatica e dei suoi pensatori e ciò non è un buon segno per la nostra democrazia e per il nostro futuro.

La poesia di Carlo Terracciano, dunque, dev’essere letta all’interno del percorso tormentato di ricerca di un’alternativa nel clima soffocante post 1989, non è poesia contro il popolo americano ma contro l’americanocentrismo.


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