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Kirk Douglas

103 anni di una vita straordinaria. Difficile distinguerla da quella dei personaggi che ha interpretato
di Piero Buscemi - giovedì 6 febbraio 2020 - 1971 letture

Ci eravamo quasi illusi che la notizia della sua morte non sarebbe mai arrivata. Una sorta di highlander alla cui immortalità avevamo affidato l’idea che un eroe del cinema internazionale, quale è stato Kirk Douglas, non avesse il "diritto" di morire.

Già i suoi reali dati anagrafici, Issur Danielovitch, lo hanno collocato tra i predestinati, nati per lasciare un segno da mitologia nelle settima arte. Quello sguardo fiero, dritto verso la macchina da presa, quasi a sfidarla, contro ogni regola cinematografica che si rispetti. Osservava lo spettatore dall’alto dello schermo, quasi a chiedere un giudizio già durante le sequenze dei suoi film. Un ideale rapporto diretto tra artista e spettatore che, vestendo i panni di quest’ultimo, si provava sempre una certa soggezione davanti a quel carisma recitativo.

Ha fatto scuola Kirk Douglas. Nei confronti dei suoi contemporanei. Nelle generazioni di attori che a lui si sono ispirati. Protagonista già trentenne, dopo essersi concesso una laurea in Lettere presso la St. Lawrence University e un diploma presso l’Accademia di arti drammatiche di New York, nelle vesti del procuratore O’Neil nel film Lo strano amore di Marta Ivers, era già accanto ai grandi nomi l’anno successivo, quando incrociò le scene con Robert Mitchum in Le catene della colpa.

Fisico scolpito, gli zigomi pronunciati a mostrare un volto espressivo degno di uno zar, in Italia lo ricorderemo sempre nei panni di Ulisse, lo sceneggiato televisivo di Mario Camerini che, con accanto una splendida Silvana Mangano, ci ha consegnato una delle migliori trasposizioni del capolavoro letterario di Omero.

Una carriera variegata, con interpretazioni epiche di molti personaggi storici e con direzioni da parte dei più importanti registi internazionali. Van Gogh di Vincent Minnelli, il colonnello Dax nel film antimilitarista di Stanley Kubrick, Orizzonti di gloria. Ovviamente anche Spartacus dello stesso Kubrick. E poi Doc Holliday nel mitico western Sfida all’O.K. Corral di John Sturges, lo scassinatore Stephen Wallace in Un uomo da rispettare di Michele Lupo.

Decine e decine di personaggi che resteranno per sempre nel nostro immaginario di appassionati di cinema. Impeccabile, ha vissuto le sue interpretazioni vestendone i panni in maniera maniacale con la spontaneità e l’innata arte recitativa che lo ha collocato tra i più grandi di sempre. E per essere stato tra i più grandi, mamma Hollywood lo ha soltanto ripagato nel 1996 con un Oscar alla carriera, negandogli sempre quello legato ad uno dei suoi film.

Kirk Douglas è morto a 103 anni. Molto probabilmente, tornerà presto ad interpretare il suo ruolo principale, l’unico per cui molti lo ricorderanno nel futuro: essere stato il padre di Micheal Douglas.


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