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James Senese al Teatro ABC di Catania

Seconda tappa siciliana dell’artista partenopeo, dopo Palermo, domenica 2 aprile e prima di spostarsi sul continente per il prosieguo del tour 2023

di Piero Buscemi - lunedì 3 aprile 2023 - 2067 letture

Rino Calabritto al basso, Fredy Malfi alla batteria, Alessio Busanca alle tastiere. Sarebbero già sufficienti questi tre nomi per prepararsi ad ascoltare un concerto che promette le giuste sonorità per le quali un pubblico esigente e competente decide di assistere.

Poi da una scala modale di basso, un fruscio di piatti e un arpeggio di pianoforte, qualche nota sembra catturare l’aria che si respira all’interno del teatro. Note inconfondibili, evasioni sonore che si incastrano come il migliore dei pezzi di un puzzle musicale, che rimarrebbe incompleto se ciò non accadesse.

È il sax di James Senese che riscalda la platea, come un’aria calda ma accogliente che dal basso sale, sale, sale fino alle poltrone più lontane in alto sulla tribuna del teatro. E poi la voce, quelle parole che riecheggiano nel cervello al ritmo di un sound che ci fa ripercorre 40 anni di carriera, un tempo interminabile che è anche quello del pubblico in sala, da quel 1983, anno di uscita del suo primo album da solista che portava il suo nome e cognome come titolo.

Non ha importanza comprenderle tutte, quelle parole che esternano anima partenopea, contaminata volontariamente con divagazioni del Bronx e di quel jazz che, contrariamente a una frase fatta che lo vorrebbe incomprensibile per essere riconosciuto, dallo strumento di James Senese e dalle su canzoni diventa comunicazione, anime che si aprono, brother in soul come fu definito l’artista oltre trenta anni fa a New York.

I versi diventano storie di esseri umani dimenticati dalla protervia della Storia. Li puoi vedere muoversi sul palco, se solo hai la giusta sensibilità e realismo di quanto stai ascoltando. Scugnizzi per le strade a piedi nudi, scugnizzi del mondo che subiscono un’altra folle guerra. Lavoratori sfruttati che masticano pane e sudore. E tanti, troppi, ricchi che di queste sofferenze hanno accatastato ricchezze.

James Senese ce le racconta queste storie, dal suo sax e dalla sua voce nera, nera come il destino del mondo, subito come una condanna senza tempo. Ce le urla con le sue improvvisazioni jazz e funky, con le quali la rabbia contro le ingiustizie e i soprusi sente il bisogno di spandersi e coinvolgere. Non si può rimanere indifferenti a questo richiamo che invita a se scetà.

Perché i veri artisti hanno sempre dato voce agli umili e, se gli umili hanno il privilegio di far sentire la propria presenza in un mondo di amnesia attraverso il sax di James Senese, vorremmo essere tutti l’altra "metà" di un "nero" che ci ha lasciato in eredità Pino Daniele, un altro brother in soul al quale l’artista ha dedicato la sua personale versione di Chi tene ’o mare.

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