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Ischia d’Inverno

di junior - giovedì 30 novembre 2006 - 6607 letture

Sfumature di viola si addensavano nel cielo sempre più cupo. Nuvoloni carichi di pioggia si rincorrevano veloci. Sembravano cercare un varco per chissà quale meta. Luca se ne stava in piedi sul molo esterno del porto di Forio d’Ischia. Osservava le onde sollevarsi minacciose. Somigliavano al rigurgito di un gigante nascosto nei fondali sabbiosi. Le vedeva lanciarsi furiose verso gli scogli. Infrangersi in un mare di schiuma bianca. Il rumore dell’impatto fragoroso lo deliziava. Le raffiche di tramontana si facevano sempre più intense. Lo costrinsero ad allontanarsi. Diede un’occhiata all’interno del porto. Le barche dei pescatori erano state saldamente ormeggiate. I galleggianti sistemati lateralmente si sfioravano. Il movimento ondulatorio le coinvolgeva in un’altalena incessante. Somigliava ad un gioco infantile. Cominciò a piovere. Luca si rifugiò all’interno di un bar. Tolse il soprabito. Si guardò le mani. Erano fredde. Arrossate. Aveva dimenticato d’indossare i guanti.
- Cosa ti offro...? - chiese Michele alle sue spalle.
- Ciao, non ti ho visto entrare... - rispose Luca. Ordinarono un aperitivo. Michele si strinse nel soprabito di lana.
- Hai freddo...? - chiese Luca.
- Penso di avere la febbre... - rispose l’amico - Vado a casa. Non riesco a lavorare in queste condizioni. Sono troppo stanco. -
- Vuoi un passaggio...? - continuò il giovane.
- Grazie, sei gentile... - osservò Michele - Accetto volentieri. - La fitta pioggia riduceva la visibilità. Il movimento del tergicristalli gli provocava un effetto ipnotico. Luca accese la ventola dell’aria calda. I vetri erano quasi completamente appannati. L’acqua inondava le strade del centro storico. La luce dei lampi illuminava l’aria diventata cupa. Il rumore fragoroso di un tuono lo fece trasalire.
- Che tempaccio...! - esclamò Michele.
- Mi piacciono i temporali... - disse Luca - Hanno un fascino particolare. - L’uomo parcheggiò accanto al cancello di casa dell’amico.
- Vuoi entrare...? - chiese lui. Luca si lasciò convincere. Michele abitava in campagna. La villetta sulla collina di Montecorvo aveva un aspetto curato. Il terreno circostante l’abitazione era stato coltivato ad ortaggi. Le piantine di lattuga sfilavano in riga come ordinati soldatini vegetali. Le fave mostravano appena la loro presenza. Parevano restie ad uscire dalla calda madre terra. Le cipolle, i ravanelli, i finocchi erano stati confinati in un angolo dell’orto. Accanto c’era una minuscola coltivazione di prezzemolo. Un albero di fico allungava i suoi rami verso il basso. Sembrava un vecchio e stanco vegetale desideroso di qualche secolo di meritato riposo. Un viale lastricato conduceva all’ingresso principale della villa. C’erano ancora le rose nelle aiuole. Parevano volere resistere all’inverno in arrivo. Nel salone il camino era acceso. Michele tolse il soprabito. Si avvicinò alla fiamma scoppiettante. Rimase qualche istante in silenzio.
- Non riesco a riscaldarmi senza il fuoco... - disse il padrone di casa - Ho bisogno di vederlo ardere. - Luca lo raggiunse.
- Sono d’accordo... - disse avvicinando le mani alla fonte di calore.
- Vieni... - continuò l’uomo - Andiamo in cucina. Ti offro un bicchiere di vino rosso. - Il giovane lo seguì. L’ambiente era arredato spartanamente. C’erano il forno per le pizze ed un focolare a vapore con le fornaci. Un pentolone stava fumando attizzato da un pezzo di legno acceso.
- Mia moglie sta cucinando i fagioli... - aggiunse Michele scoperchiando la pentola - Guarda...- Luca si avvicinò. L’acqua bolliva. I legumi sembravano quasi cotti.
- E quella cos’è...? - chiese il giovane indicando un rotolino che galleggiava in superfice.
- E’ una cotica di maiale... - rispose lui - Cotti insieme alla cotenna i fagioli hanno un sapore delizioso. Vuoi pranzare con noi...? - Luca fece un cenno negativo con il capo.
- Figurati... - disse - Tu stai male. Non abbiamo nemmeno avvisato tua moglie. Non voglio disturbare. -
- Macchè disturbo... - esclamò Michele dandogli una pacca sulla spalla - Mi sento già meglio. Guarda come piove... - Luca si avvicinò alla finestra. Il vetro sudava. Provò a passare la mano sul vapore. Le raffiche di vento si erano ridotte. La pioggia cadeva fitta. La terra non riusciva ad assorbirla. Era impregnata.
- Guarda quest’oggetto... - esclamò Michele - Sai dirmi cos’è...? - Il giovane si avvicinò al padrone di casa.
- Sembra un lume a petrolio... - rispose Luca. Il pezzo di antiquariato era appeso ad un palo del soffitto. Aveva una forma allungata con un manico di ferro alla sommità. La base racchiudeva un piccolo serbatoio dove veniva versato il petrolio. Nella parte superiore c’era un pomello con un lembo di stoffa telata. Il tessuto imbevuto di petrolio veniva acceso. La fiamma era protetta da pareti di vetro termico. La moglie di Michele entrò con un fascio di legna di viti.
- Buongiorno signora Carmela... - disse il giovane.
- Ciao Luca... - rispose lei sollevando il pentolone con i fagioli.
- Posso aiutarvi...? - continuò - Io me la cavo ai fornelli. - La donna sorrise. Mescolò i legumi fumanti.
- Ti piace la pasta con i fagioli...? - chiese lei.
- E’ il mio piatto preferito... - rispose Luca. L’odore era delizioso. Il ragazzo assaggiò la pietanza portando il cucchiaio alle labbra.
- Scotta... - esclamò mordendosi le labbra. Michele spezzò il pane con le mani.
- E’ più buono se lo spezzi con le mani... - aggiunse sorridendo a Luca. Aveva notato la sua espressione stupita. Carmela poggiò sul tavolo la bottiglia dell’olio di oliva.
- Questo proviene dal frantoio di Luigi... - osservò la donna - Quest’anno la roccolta di olive è stata abbondante. - Michele ne versò qualche goccia su una fetta di pane duro.
- Assaggia... - disse porgendola a Luca - E’ una squisitezza... -
- Voi mi state viziando... - rispose il giovane - Non sono abituato. - Aveva smesso di piovere quando il giovane lasciò la casa dell’amico. Il cielo era a tratti sereno. La temperatura si era abbassata. Decise di fare un giro con la macchina. Si diresse verso il centro storico. Le piante sembravano rinvigorite. I colori delle foglie apparivano intensi, brillanti. Il ritmo lento dell’inverno pareva essersi impossessato di ciascun essere vivente. Luca fermò l’auto. Accese una sigaretta. Davanti al bar del porto c’era un po’ di gente. Gli piaceva osservare le persone quando non sospettavano di essere scrutate. Erano spontanee, divertenti, persino buffe nei loro gesti consueti. Una smart si accostò sul lato sinistro. Luca diede uno sguardo all’interno dell’abitacolo.
- Chi stai aspettando...? - chiese Claudia.
- Nessuno...- rispose Luca.
- Non ci credo... - continuò la donna. Il giovane abbassò il finestrino. Allungò il pacchetto di sigarette in direzione di lei.
- Vuoi fumare...? - chiese lui.
- Grazie... - rispose lei sfilando la sigaretta dal pacchetto.
- Che fai stasera...? - incalzò la donna.
- Vado a dormire. Domani devo alzarmi all’alba... -
- Buonanotte... - ripetè Claudia alzando il volume della radio.
- Me ne vado... - disse lei spegnendo la cicca nel posacenere.
- Addio... - replicò Luca con lo sguardo fisso alla strada. La donna si allontanò. Luca alzò il finestrino. Aveva freddo. Decise di rientrare a casa.

Appuntite, scure, granitiche, disseminate in un fitto bosco, le rocce di Zaro gli trasmettevano un senso d’inquietudine. Luca decise di fare una passeggiata. La strada sembrava interminabile. Il cane lo seguiva con passo agile. Guardò il cielo sopra la sua testa. La mattinata era serena, fredda. I raggi solari somigliavano a semplici riflessi di luce. Erano incapaci di riscaldare. Diede un’occhiata al cancello d’ingresso ai giardini de La Mortella. Era chiuso. Proseguì in direzione del belvedere di San Francesco. Accelerò il passo. Il cane cominciò a correre. Poi si fermò di colpo. Guardò indietro deluso. Avrebbe voluto improvvisare una gara di velocità con il padrone. Luca lo raggiunse. Gli carezzò la grande testa dalle orecchie appuntite. Sorrise per rincuorarlo. La terrazza panoramica era deserta. Il giovane sedette sul muretto basso. La visione aerea di Forio era magnifica. Il porto con le sue barche ormeggiate, il promontorio del Soccorso con la sua chiesa bianca, il Torrione, le case del lungomare, la montagna retrostante, il mare era piatto, immobile. Si sentivano i versi dei gabbiani. Luca proseguì in direzione della villa di Luchino Visconti. Decise d’inoltrarsi nel bosco. Gli alberi facevano da barriera ai raggi solari. Si strinse nella giacca di montone. L’aria trasmetteva una sensazione di bagnato. Una piccola lapide di marmo bianco attirò la sua attenzione. C’era un’iscrizione. Si fermò a leggere. Era il ricordo di un ragazzo morto per un incidente. Proseguì. Il cane annusava il terreno. Sembrava cercare qualcosa. Forse seguiva le tracce di un animale.
- Morde...? - chiese un ragazzo con lo zaino in spalla.
- Solo gli sfaccendati... - rispose Luca.
- Allora devo preoccuparmi...? - continuò lo sconosciuto.
- Credo proprio di sì... - aggiunse Luca - Da dove vieni...? Hai marinato la scuola...?-
- Oggi dovevo riflettere... - continuò il ragazzo. Poggiò la zaino per terra.
- Ahhhh, ho capito... - esclamò lui - Sei venuto qui per l’ispirazione. Sentiamo... Hai riflettuto...? - Lo studente fece un’espressione imbronciata.
- Me ne vado. Ciao... - ripetè avviandosi lungo il sentiero. Il cane cominciò a ringhiare in direzione del ragazzo.
- Mantieni quella bestiaccia...! - urlò lo sconosciuto. Luca rimase a guardarlo senza parlare. Max si avvicinò al ragazzo agganciandolo per gli stivali.
- Aiutami. Aiutami per favore. Ho paura... -
- Così va meglio... - disse Luca afferrando il cane per il collare. Gli mise il guinzaglio - Puoi andare. Non preoccuparti. -
- Io sono Paolo... - ripetè il ragazzo.
- Ciao Paolo... - continuò Luca. Si separarono. Luca proseguì la passeggiata in direzione della villa di Visconti. Decise di deviare sulla strada principale. Liberò l’animale che cominciò a correre felice. Una macchina parcheggiata attirò la sua attenzione. C’erano due uomini all’interno. Non riusciva a distinguerli bene. Erano troppo distanti. Ebbe l’impressione di conoscere la persona al volante.
- Guarda chi si vede... - la voce proveniva proprio dall’interno della vettura - Come mai da queste parti...?- Era Luigi, un operaio in pensione. Aveva lavorato tutta la vita in una fabbrica del continente. Luca si avvicinò alla macchina. Seduto accanto a lui c’era un uomo sulla cinquantina. Aveva un aspetto anonimo.
- Salve Luigi... - disse Luca sorridendo - Ho deciso di fare una passeggiata con il cane. Arrivo fino alla villa di Visconti. E tu...? Cosa mi dici...? -
- Ho accompagnato quest’amico a vedere una proprietà... - continuò Luigi - Ha deciso di comprare casa a Zaro. C’è una villa in vendita da queste parti... -
- Davvero...? Non lo sapevo...-
- Perchè non ci accompagni...? - chiese l’uomo seduto accanto all’autista. Luca gli diede una rapida occhiata. Pensò ad un pretesto per divincolarsi. Intanto il cane lo aveva raggiunto.
- Bella bestia...! - esclamò lo sconosciuto.
- Il dr. Mario è un amante dei cani... - continuò Luigi - Possiede un allevamento. -
- Si chiama Max... - rispose Luca - E, non è una bestia...- Mario sorrise senza mostrare i denti. Aveva una strana espressione negli occhi.
- Mi piace quest’animale... - continuò Mario - Voglio comprarlo. Quanto costa...?-
- Max non è in vendita... - rispose Luca.
- Tutto si può comprare... - aggiunse l’uomo guardandolo negli occhi - E’ solo una questione di prezzo. -

La villa di Visconti aveva un aspetto misterioso. Era circondata da un ampio parco. Acquistata dal comune di Forio d’Ischia, la dimora estiva del regista italiano si era trasformata in una sede per manifestazioni culturali di ogni genere. Luca entrò dall’ingresso principale. Il viale di accesso era deserto. Si guardò intorno. Non c’era nessuno. Max annusava il terreno. L’ampia sala destinata alle esposizioni era chiusa. Sulla porta c’era affisso un orario di apertura al pubblico. Il giovane intravide il guardiano. Stava spazzando un terrazzo esterno ricoperto di foglie morte. Provò a chiamarlo ad alta voce. L’uomo guardò nella sua direzione. Gli fece un cenno di saluto con la mano. Luca accelerò il passo per raggiungerlo.
- D’inverno la villa sembra addormentata... - disse il giovane.
- E’ vero... - rispose l’uomo - A me piace molto in questo periodo. Ha un fascino particolare. -
- Faccio un giro nei dintorni... - continuò Luca.
- Fai pure... - aggiunse il custode. Si avviò nel parco. C’erano degli angoli molto accoglienti. Decise di sedersi su una panchina. Appoggiò la schiena. Incrociò le mani dietro la testa. Le piante di ulivo erano state potate ad ombrello. Guardò in lontananza. Ebbe l’impressione di vedere una sagoma esile affacciata ad un parapetto. Forse era il regista scomparso. Magari era ritornato nel regno dei vivi per dare un’occhiata alla sua casa. Forse stava cercando un amico. Socchiuse gli occhi. Sentiva il contatto del sole sulla pelle. La sensazione era piacevole. Un rumore di passi gli fece spalancare i bulbi oculare. Era il ragazzo con lo zaino.
- Paolo...? Sei tu...? - esclamò Luca.
- Dove hai lasciato il cane...? - chiese lui.
- Dev’essere andato a sgranchirsi le zampe... - continuò il giovane. Luca si alzò in piedi. La luce solare lo abbagliava.
- Vieni spesso in questo posto...? - chiese Paolo.
- No, non vengo spesso... - aggiunse Luca - Solo quando ho bisogno di starmene un po’ con me stesso...- Il ragazzo sorrise. Mise le mani in tasca.
- Perchè sorridi...? - chiese lui - Lo trovi divertente...? -
- No, lo trovo curioso... - osservò Paolo - Io vengo per lo stesso motivo. - Cominciarono a passeggiare all’interno del parco.
- Tu conosci Luchino Visconti...? - chiese Luca.
- Ne abbiamo parlato a scuola... - rispose Paolo.
- Cosa ti piace di lui...? - continuò il giovane.
- Mi piace la sua voglia di libertà... - continuò il ragazzo.
- Veniva spesso in questo posto...? - incalzò Luca.
- No, venivano i suoi amici... - Paolo fece una pausa - Li raggiungeva quando aveva voglia di scoparseli... -
- Anche di questo avete parlato a scuola...? - chiese Luca.
- No, mi sono fatto una cultura da autodidatta... - rispose il ragazzo. Luca si guardò intorno. Vide il cane correre verso di lui.
- Ecco che ritorna... - esclamò Paolo mettendo lo zaino in avanti in segno di difesa.
- Non preoccuparti... - osservò il giovane - Non ti farà nulla di male. - Max si accucciò ai piedi del padrone. Le orecchie erano dritte come antenne. Il muso sollevato verso l’alto. Guardava l’uomo fisso negli occhi. Sembrava attendere un ordine imminente.
- Bravo Max...bravo... - aggiunse Luca carezzandogli la testa. Il custode stava sdradicando l’erba dalle aiuole. Luca guardò l’orologio.
- Vuoi un caffè...? - chiese al ragazzo - Offre il padrone di casa...-
- Davvero...? E chi è...? - aggiunse Paolo.
- Quell’uomo laggiù...? -
- Chi...? Il custode...? Lo conosco. D’accordo...d’accordo... - La casa del custode era sul retro della villa. Il monolocale era accogliente. La cucina componibile era in legno di castagno. L’uomo preparò l’espresso.
- Non sapevo vi conosceste... - disse Luca.
- Paolo viene a trovarmi quando salta le lezioni a scuola... - disse il padrone di casa.
- E tu non gli tiri le orecchie...? - continuò il giovane.
- No, perchè mi aiuta nei lavori di giardinaggio... -
- Sei da licenziare in tronco... - osservò Luca sorridendo. Il caffè nero era dolce e forte. Paolo sembrava a suo agio. Il ragazzo allungò un biscotto al cane. Max lo divorò in un attimo. Allungò il muso in direzione del suo benefattore. Sembrava speranzoso di riceverne un altro.
- Bravo Paolo... - osservò Luca - Max è molto generoso con le persone che gli vogliono bene. - Lasciarono la villa di Visconti insieme. Si avviarono in direzione del belvedere.
- Come sei arrivato fin qui...? - chiese Luca.
- Ho parcheggiato il motorino in un posto sicuro... - rispose il ragazzo.
- Che vuol dire: sicuro...? - continuò lui.
- E’ un posto dove non può essere visto... - aggiunse il ragazzo.
- Se fossi tuo padre... - osservò il giovane - ti prendederi a schiaffi. -
- Tu non hai mai marinato la scuola...? -
- No, ero un allievo diligente... - ripetè Luca sorridendono. Camminavano pigramente lungo la strada semideserta. Paolo si fermò davanti al cancello di una villa. Era tetro nel suo scheletro di ferro color canna di fucile. Aveva due grossi rosoni nella parte superiore.
- Questa è la casa del pazzo... - disse il ragazzo.
- Quale pazzo...? - chiese Luca.
- E’ un tizio del continente...- continuò Paolo - L’ho conosciuto una mattina nel bosco. Stava cercando le lucertole. -
- Lucertole...? - esclamò Luca.
- Sì, lucertole... - aggiunse lo studente - Le tiene in un grande contenitore di vetro. I primi giorni non da loro da mangiare. Poi le nutre con il minimo indispensabile per sopravvivere. Dice che gli piacciono molto magre...-
- Perchè...? - chiese Luca.
- Non ho capito bene... - aggiunse Paolo - Dice che hanno un aspetto traslucido. S’intravedono gli organi interni...-
- E tu...? che ci fai con un tipo del genere...? -
- Niente... è gentile. Mi regala le sigarette... - ripetè il ragazzo.
- Pensi di rivederlo...? - continuò Luca.
- Certo, perchè me lo chiedi...? - chiese Paolo.
- Vorrei conoscerlo... - aggiunse lui - Posso venire con te...? -
- Dammi il tuo numero. Ti chiamo. -

La spiaggia di Citara era deserta. In lontananza si sentivano i versi dei gabbiani. Agili aviatori piumati planavano sull’acqua fredda e immobile. Gli piaceva passeggiare sul bagnasciuga. Il cane lo precedeva. Correva in direzione del bar. Luca guardava le impronte. Formavano una linea curva sulla sabbia. Il cielo sereno sprigionava una luce chiarissima. Aveva l’impressione di essere immerso in un miraggio. Provò a chiudere gli occhi stringendo tra le mani il guinzaglio. Li riaprì lentamente. Aveva quasi timore di vedere sparire quella visione. Max lo raggiunse. Cominciò a scodinzolare. Simulava l’inizio di una nuova corsa. Luca sorrise carezzandogli la testa. Era bellissimo quel contatto emotivo uomo-natura-animale. Sullo sfondo una solitudine dorata. Era in quei momenti unici che sentiva di essere veramente felice.Il bar di Gino era chiuso al pubblico. Al locale si accedeva direttamente dalla spiaggia. Il titolare stava completando le pulizie per la chiusura stagionale.
- Ehi, Luca...che piacere vederti... - esclamò l’uomo sollevando il capo da dietro al banco.
- Cosa posso offrirti...? - chiese l’uomo.
- Un caffè macchiato, grazie... - rispose il giovane.
- Sei in ferie...? - continuò lui.
- Sì, ho preso qualche giorno di vacanza... -
- Dovresti andartene a fare un giro da qualche parte... - aggiunse il titolare - Magari all’estero... -
- Preferisco restare a Ischia... - osservò Luca - Adoro oziare tra le mie piante. E poi c’è Max a tenermi compagnia...-
- Chi...? Ahhh....il cane... - esclamò l’uomo poggiando le tazzine di caffè sul banco. Gino era un simpatico omaccione sulla sessantina. Durante la stagione estiva il suo bar era letteralmente preso d’assalto dai bagnanti. Il suo faccione allegro compariva all’improvviso tra frittele e cornetti, porzioni di parmigiana e gnocchi al sugo di pomodoro fresco. La sua postazione preferita era il banco-frigo da cui estraeva ogni specie di gelato. Cornetti alla panna, fior di fragola, calippo alla coca-cola, coppe farcite erano quelli più richiesti. Quel giorno Gino aveva un’espressione placida, rilassata. Poteva lavorare senza stressarsi. La spiaggia era deserta. Non c’erano bagnanti desiderosi di dissetarsi. Sorseggiava il suo caffè dando un’occhiata al cane. L’animale lo stava osservando facendo dei bruschi movimenti con la testa.
- Vieni a trovarmi, qualche volta... - aggiunse l’uomo - Io mi trattengo ancora una settimana per completare le pulizie. Poi parto. -
- Dove te ne vai...? - chiese Luca.
- In montagna... - rispose Gino - Forse mi trasferisco in Trentino Alto Adige per un po’ di tempo. -
- Verrò sicuramente... - aggiunse il giovane. Si salutarono. Luca rientrò a casa nel primo pomeriggio. Il terrazzo circostante l’abitazione era invaso dalle foglie morte. Le viti erano state quasi completamente denudate dal vento. I gerani mostravano le prime sofferenze invernali. Il giovane diede uno sguardo agli ulivi. Avevano un aspetto mite, sottomesso con i loro rami cadenti verso il basso. Le chiome sembravano desiderose di affondare nella terra. Trasformarsi in radici. Dissetarsi. La pioggia degli ultimi giorni non era riuscita ad idratare il terreno. I vegetali soffrivano la sete. Il telefonino cominciò a squillare. Era un numero privato.
- Pronto... - disse Luca.
- Ciao, sono Paolo... - rispose il ragazzo dall’altro capo del filo.
- Ciao Paolo... - continuò il giovane - come stai...? -
- Io bene... Ho un appuntamento con quel tizio delle lucertole. Vuoi venire...? -
- Quando...? - chiese Luca.
- Ci possiamo vedere a Zaro tra una mezzora...? -
- D’accordo...Sarò puntuale. - Il giovane entrò in casa. Raggiunse la cucina. Prese il pacco dei croccantini per il cane. Riempì la ciotola di Max. Depose il contenitore vicino alle zampe dell’animale. Il quadrupede se ne stava immobile accanto alla cuccia. Rimase qualche istante a guardalo. Max era affamato.

Paolo suonò il videocitofono. Il cancello si aprì automativamente dall’interno. Entrarono. Si avviarono a piedi lungo il viale costeggiato da due filari di ulivi secolari. In fondo c’era un ampio spazio ricoperto da un pergolato. La villa era su due livelli. Le inferritate esterne avevano un aspetto inquietante.
- Ci sono i cani...? - chiese Luca guardandosi intorno preoccupato.
- Sì, ma non sono i cani il vero pericolo... - rispose il ragazzo.
- Sul serio...? - continuò il giovane - E, qual’è il pericolo...? -
- Il padrone dei cani... - aggiunse Paolo.
- Dov’è...? -
- Si sarà nascosto tra le piante... -
- Perchè...? -
- Vuole farci uno scherzo...-
- Davvero...? Non ci credo... -
- Ti giuro... - ripetè Paolo - La volta scorsa mi ha fatto venire un colpo... - Paolo accelerò il passo. Luca lo seguì a ruota.
- Non devi mostrarti impaurito... - osservò il ragazzo.
- Ti sembro impaurito...? - chiese Luca.
- Di più... - sorrise Paolo - Mi sembri terrorizzato. Non preoccuparti. Ne usciremo vivi.- Luca scoppiò in una sonora risata. Fu in quel momento che vide il mastino venirgli incontro.
- Possiamo correre... - disse il ragazzo - E’ una palla di lardo. Non ce la fa a starci dietro... - La porta del soggiorno era socchiusa. Entrarono. Paolo cominciò a chiamare il padrone di casa ad alta voce. Nessuno rispose. Le tende erano chiuse. I termosifoni accesi emanavano un tepore gradevole. Sul tavolo di noce c’era un vassoio d’argento. Era pieno di cioccolattini. Le leccornie erano avvolte in carte colorate. Il cane entrò poco dopo. Sembrava non avere nessuna fretta. Raggiunse il tappeto accanto al camino. Si accucciò. Poggiò la testa tra le zampe. Si sforzava di tenere le palpebre sollevate.
- Non c’è nessuno...? - chiese Luca.
- Aspettiamo... - rispose Paolo - Lo vedremo comparire da qualche parte.- Giulio entrò con un fascio di legna di viti. I due giovani gli andarono incontro per aiutarlo.
- Non c’è il giardiniere...? - chiese Luca.
- No, gli ho detto di sparire... - rispose l’uomo - Avevo voglia di starmene un po’ da solo. -
- Siamo venuti a disturbare... - disse Paolo.
- Tu non disturbi mai... - rispose Giulio lanciandogli un’occhiata complice. Luca l’osservò con attenzione. Aveva all’incirca sessant’anni. Altezza media, capelli brizzolati, occhi chiari, carnagione abbronzata, corporatura normale, sembrava una persona affabile, garbata.
- Aiutami ad accendere il camino... - disse l’uomo.
- Perchè vuoi attizzare il camino...? - chiese Paolo - Ci sono i termosifoni accesi. -
- Mi piace il fuoco... - continuò lui - Aiutami... -
- D’accordo, dammi quella legna... -
- Chi è...? Un tuo amico...? - aggiunse il padrone di casa guardando il giovane rimasto in piedi accanto al divano.
- Si chiama Luca. E’ un estimatore della natura e dell’arte... -.
- Interessante... - ripetè Giulio - qual’è il genere di arte che preferisci...? -
- Adoro l’arte capace di emozionarmi... - rispose lui - La forma sotto cui si manifesta mi è indifferente. Dev’essere capace di darmi i brividi... - Un’espressione compiaciuta comparve sul viso dell’uomo. Somigliava ad un lampo improvviso. Un’apparizione fulminea di un sentimento di profondissima complicità.
- Il mio amico vorrebbe vedere le tue lucertole... - disse Paolo.
- Sono bellissime... - continuò l’uomo voltandosi in direzione di Luca - Sembrano traslucide. - Il giovane rimase in piedi ad ascoltarlo. Non riuscì a pronunciare una sola parola.
- Vivono in una gabbia di vetro ventilata... - aggiunse il ragazzo - All’interno Giulio ha riprodotto il loro ambiente naturale. C’è persino una luce artificiale che simula i raggi solari. E poi ci sono gli effetti sonori...- Paolo aveva gli occhi sfavillanti. Pareva molto preso dal suo racconto. La fiamma nel camino si levò alta sino alla canna fumaria. Luca la osservò con attenzione. Aveva una forma allungata. Era rossa con un nucleo arancione. Si avvicinò. Sprigionava calore. Trasmetteva un carnale senso di appartenenza.
- Andiamo... - disse Giulio - Ti faccio vedere le mie lucertole... - Uscirono all’esterno. Sul retro della casa c’era una porticina di ferro nella parete di un grosso masso di tufo verde. Si accedeva ad un vano scavato nella roccia. L’ambiente era occupato da una gabbia di vetro. Era collegata ad un impianto di areazione. Illuminato artificialmente. Riproduceva un ambiente agreste tipicamente mediterraneo.
- Guarda... - continuò il padrone di casa - Devi osservare con attenzione. - Luca sia avvicinò alla gabbia seguito da Paolo.
- Eccone una laggiù... - indicò il ragazzo con il dito puntato. Luca guardò in quella direzione. C’era uno strano esserino traslucido. Aveva un aspettp gelatinoso. Non somigliava ad una vera lucertola. Era molto chiara con delle venature azzurrine.
- Le altre si sono nascoste... - osservò Giulio - Ce ne sono una cinquantina...- Il giovane alzò lo sguardo in direzione dell’uomo. Aveva un’espressione compiaciuta. Paolo stava cercando con gli occhi qualche altro inquilino dell’insolito paesaggio artificiale.
- Perchè le hai rinchiuse in questa gabbia...? - chiese Luca.
- Voglio proteggerle... - rispose Giulio - Nel loro ambiente naturale rischiano di essere predate dai gatti o da qualche altro animale. - Era buio quando i due amici lasciarono la villa di Giulio. Raggiunsero la macchina di Luca.
- Ti accompagno a casa... - disse il giovane.
- Sei gentile... - rispose Paolo - Come ti è sembrato quell’uomo...? -
- Da quanto tempo lo conosci...? - chiese Luca. Il ragazzo rimase qualche istante in silenzio. Sembrava riflettere.
- Lo conosco da circa un anno... - rispose.
- Cerca di vederlo il meno possibile... - continuò Luca.
- Perchè...? - incalzò Paolo con uno sguardo interrogativo.
- Perchè è uno psicopatico... - aggiunse il giovane - Corri il rischio di fare la fine delle sue lucertole.- Paolo scoppiò in una sonora risata.
- E’ vero...- disse finalmente il ragazzo - E’ un tipo stravagante. Luca accese la radio. Abbassò il finestrino. La temperatura era scesa di qualche grado. Le vetrine dei negozi lungo il corso principale di Lacco Ameno erano illuminate.
- Scendo qui... - disse Paolo - Hai il mio numero. Puoi chiamarmi. Se ti fa piacere...-
- D’accordo. ti chiamerò. Ciao...- Si salutarono. Luca guardò l’orologio. Era tardi. Decise di fermarsi in un bar. Aveva voglia di bere una birra. Il gestore del locale stava discutendo con un fornitore. Il giovane si guardò intorno. Non c’era molta gente. Scelse un tavolo in fondo alla sala. La posizione era ottima per osservare l’intero ambiente. Il cameriere prese l’ordinazione. Si allontanò in direzione della cucina. Vide Michele. Stava mangiando una pizza in compagnia di un amico. Non si era accorto della sua presenza. Luca evitò di farsi notare. Cominciò ad osservarlo. L’uomo mangiava con voracità. Sembrava affamato. Lo sconosciuto seduto di fronte lo ascoltava in silenzio. Probabilmente era più attento ai movimenti mascellari che alle parole.
- Tutto bene...? - chiese il gestore.
- Tutto ok...- rispose Luca.
- Novità...? - continuò l’uomo sedendosi accanto a lui.
- No, purtroppo no...E tu...? Cosa mi racconti...? -
- Sono nei guai con mia moglie... - aggiunse lui - Vuole la separazione. - Luca bevve un sorso di birra. Guardò l’amico negli occhi. Non sembrava molto preoccupato.
- E tu...? Che ne pensi...? - chiese il giovane.
- Le ho proposto di lasciare le cose come sono... - rispose lui - Abbiamo troppo da perdere. Potrebbe fare una vita sua. I ragazzi sono grandi...-
- Non capisco... - ossevò Luca - Cosa vuoi dire...? -
- Non abbiamo nemmeno la separazione dei beni... - ripetè il gestore parlando a ruota libera - Ci sono gli appartamenti, il locale...Capisci...? Potrebbe farsi qualche storia per conto suo. Io farei lo stesso. E poi la casa è grande. Abbiamo orari diversi. Magari ci vediamo solo per la cena. Meglio se no...-
- Tu hai un’altra donna...? - chiese Luca.
- Sì, ma l’ho lasciata... - rispose il gestore - Aveva delle pretese. Non mi serve un’altra moglie. E, nemmeno una fidanzata. Io non ho più l’età. -
- E tu...? - aggiunse l’uomo - Ce l’hai una donna...? -
- Accetto proposte solo per il fine settimana... - Luca diede un’occhiata a Michele in fondo alla sala - Il lunedì ognuno a casa propria. Sono un tipo solitario. - Il gestore del locale sorrise. Annuì col capo in cenno di approvazione.
- Tu sei un ragazzo in gamba... - esclamò a bassa voce - Io l’ho sempre pensato. -

Il chiarore del giorno filtrava dalle persiane. Luca si alzò dal letto. Infilò le pantofole. Uscì sul balcone. Faceva freddo. Il cielo era terso. Due merli si rincorrevano tra le piantine d’insalata. Avevano le piume nerissime. Il becco di colore giallo era un contrasto magnifico. La rugiada aveva inumidito il fogliame. Luca inspirò profondamente. Le fragranze sprigionate dalla natura nelle prime ore del mattino lo deliziavano. Erano intensi, delicati. Rientrò in camera da letto. Max cominciò ad abbaiare. Invitava il padrone ad uscire. Luca raggiunse il bagno. Aveva voglia di un bagno caldo. Aprì il rubinetto.Il vapore cominciò ad invadere la stanza. Il telefonino cominciò a squillare. Diede uno sguardo al display. Era Simona. La donna era in vacanza ad Ischia da qualche giorno. Gli aveva mandato un messaggio nei giorni precedenti per avvisarlo. Decise di raggiungerla in l’albergo. Nel parcheggio dell’hotel il custode gli venne incontro.
- Buongiorno signor Luca... - disse l’uomo - come sta...? E’ molto tempo che non vi si vede da queste parti...?
- Hai ragione... - rispose il giovane - Ho un po’ di fretta... - Luca raggiunse la portineria. L’addetta alla reception era una ragazza straniera. Aveva un aspetto gradevole. I colori chiarissimi e l’accento nordico ne tradivano la provenienza.
- Ho un appuntamento con la signora Simona... - disse Luca.
- Sono stata avvisata...- rispose lei - camera 205. E’ al secondo piano in fondo al corridoio. - Il ragazzo si avviò lungo le scale. Salì i gradini velocemente. Si fermò fuori la porta della camera. Bussò.
- Entra... - disse la donna dall’interno. Luca girò la maniglia. Entrò. Chiuse la porta alle sue spalle. Non c’era nessuno. La donna era in bagno. Rimase immobile per qualche minuto. Intanto Simona apparve sulla soglia. Indossava solamente gli slip. Aveva da poco compiuto cinquant’anni. Il seno piccolo e rialzato esibiva un capezzolo piuttosto allungato. Il collo esile sembrava reggere a sforzo la testa. Il viso ovale, le labbra sottili, gli occhi verdi avevano un’ espressone profonda. Luca girò la chiave nella serratura. Tolse la felpa. Sfilò i pantaloni. Si avvicinò a Simona baciandola sulla bocca. Allungò le mani lungo la schiena fino a toccare i glutei. L’odore della sua pelle era buono.
- Finalmente...non sai quanto ho atteso questo momento... - disse Simona sottovoce.
- Sei venuta per me...? - chiese Luca sorridendo.
- No... - rispose la donna - sono venuta per te. E poi...per te...e ancora...per te...- Il ragazzo scoppiò a ridere.
- Dimmi che non fai l’amore dall’ultima volta che ci siamo visti... - ripetè lei in tono scherzoso.
- Purtroppo devo deluderti. Sono molto infedele... - osservò Luca sollevandola per le gambe. Simona aveva una pelle morbida, elastica. Le gambe esili e slanciate si chiudevano perfettamente attorno alla schiena di lui formando una specie di anello. Luca provava una particolare eccitazione nei rapporti con donne molte più grandi di età. Sentiva di essere non solo il ragazzo bello e sensuale di cui innammorarsi senza riserve. Rappresentava l’illusione di vivere ancora pochi istanti di una giovinezza svanita. Percepiva il palpito emotivo di quella donna bambina disposta ad illudersi spudoratamente. Pronta ad affrontare la più cocente delle delusioni.

Simona guidava una BMW modello sportivo di colore blu notte. Agile, scattante, la vettura aveva degli interni eleganti. L’effetto stereo era perfetto. Climatizzata, super accessoriata, l’automobile sembrava una vera pantera della strada.
- Dove andiamo...? - chiese la donna.
- Ce l’hai tu il volante... - rispose Luca.
- Decido io... - la donna mise gli occhiali scuri. Passò la mano tra i capelli - Facciamo un giro dell’isola. - Il ragazzo sorrise. Aveva un’espressione dolce e accattivante. Il traffico era scorrevole sulla litoranea che da Lacco Ameno conduceva a Casamicciola-Terme. La donna aveva una guida regolare, lenta. Sembrava passeggiare su quattro ruote.
- Guidi così anche in autostrada...? - chiese Luca.
- Qualche volta devi venire con me... - rispose Simona.
- No, ho paura dell’autostrada... - continuò il ragazzo - Preferisco la ferrovia. - Decisero di fare una sosta nella piazzetta di Casamicciola-Terme. Parcheggiarono l’auto nei pressi del bar Calise.
- Ti va di bere qualcosa...? - chiese la donna.
- Si un caffè alla panna...- rispose Luca.
- Facciamo una pausa veloce... - L’odore del caffè impregnava la sala. Luca fece un giro al banco dei dolci. Adocchiò delle invitanti frolle appena sfornate.
- Vorrei farmi un’overdose di zuccheri... - aggiunse il giovane - Mi sento senza energie. - Raggiunsero la macchina dopo pochi minuti. Il giovane accese una sigaretta. L’amica sembrava pensierosa. Le guardò le mani. Erano bianche, levigate. Le unghie sfoggiavano uno smalto color perla. Le dita lunghe e affusolate erano impreziosite da anelli vistosi. Luca aveva una predilezione per le mani femminili. La vettura si diresse verso il centro storico di Ischia Ponte. Le vetrine dei negozi erano state addobbate per le festività natalizie.
- Questo luogo mi rilassa... - disse lei dando un’occhiata intorno.
- Stanno allestendo i presepi... - continuò Luca - Si possono visitare da lunedì prossimo. Quanto tempo rimani a Ischia...? - Simona tolse gli occhiali scuri. I loro sguardi s’incrociarono.
- Resto a Ischia due settimane... - rispose. Luca fissò lo sguardo sulla strada. Rimase in silenzio qualche istante.
- Se rimani due settimane possiamo incontrarci... - fece una pausa lunga - diciamo...sette volte. Decidi tu quando. -
- Sei cinico amore mio... - disse la donna concentrandosi sulla guida.
- Ti sbagli cara... - continuò lui - Le cose stanno così. Tu mi hai chiamato. Io sono venuto. Ci siamo divertiti. Abbiamo fatto un giro. Bevuto un caffè. Se ti fa piacere possiamo cenare insieme. Magari andiamo al piano bar. Alla fine avremo trascorso una bella giornata. Sei d’accordo...? -
- Sì, hai ragione... - aggiunse Simona - Hai ragione...-

Luca salì in terrazza. Gli piaceva godersi il tramonto. Il sole pareva avere un palpito prima di affondare nel mare. I suoi raggi sprigionavano una luce intensissima. Sembravano voler resistere alle tenebre. Tirò la lampo del giubbino. Il vento di tramontana era pungente. Il telefonino cominciò vibrare. Guardò il numero.
- Pronto... - disse - chi è...?-
- Sono Paolo... - la voce del ragazzo era debole - Non posso parlare ad alta voce. Possiamo incontrarci...? Sono in un guaio. Non so a chi rivolgermi. -
- Dove ti trovi ora...? - chiese Luca.
- Sono a Lacco Ameno... - continuò Paolo - Vicino al pontile degli yachts...-
- Non muoverti... - aggiunse Luca - Arrivo subito...- Sostò la macchina nel parcheggio di via Marina. Decise di avviarsi a piedi nel luogo dell’appuntamento. Accese una sigaretta. Vide il ragazzo in lontananza. Stava seduto su una panchina. Indossava pantaloni e giacca di jeans. Aveva un aspetto rilassato. Pareva oziare adocchiando i passanti.
- Eccomi... - disse Luca appena l’ebbe raggiunto. Paolo si alzò in piedi. Gli venne incontro sorridendo.
- Non mi sembra che tu abbia dei problemi impellenti... - osservò Luca.
- Hai ragione... - continuò lui - Perdonami. Era un pretesto. Volevo vederti. Parlarti. Ho un appuntamento alla villa di Giulio. Non voglio andarci da solo. -
- Perchè...? - chiese il giovane.
- Ho paura... - rispose lui.
- Non andare sei hai paura... -
- Non posso... -
- Perchè...? - continuò Luca.
- Potrebbe vendicarsi... -
- Davvero...? - esclamò il giovane - Tu stai diventando paranoico. Vieni con me. Andiamo a bere qualcosa al bar. Vedrai che dopo una coca-cola ti si schiariranno le idee.- Raggiunsero il bar più vicino. Il corso di Lacco Ameno era affollato.
- Ti piace la coca-cola...? - chiese Luca.
- Sì, mi piace quella sensazione di solletico nel naso... - rispose Paolo.
- Bella quella giacca...? Dove l’hai comprata...? - continuò Luca.
- Quale...? Questa...? - osservò Paolo - Al mercato...costa poco. -
- Come stai adesso...? - chiese il giovane.
- Meglio...grazie... - il ragazzo si guardò intorno. Sembrava cercare qualcuno nella sala.
- Devi spiegarmi una cosa... - aggiunse Luca.
- Cosa vuoi sapere...? -
- Quell’uomo... - il giovane fece una pausa lunga prima di continuare - ti ha mai offerto del fumo...? -
- No...certo che no...- esclamò Paolo con un’espressione imbronciata - Perchè me lo chiedi...? -
- Perchè... - continuò Luca - certe sostanze possono indurre un comportamento psicotico. E’ un effetto della sostanza. Capisci...?-
- Credo di sì... - aggiunse il ragazzo - Non ho mai fumato erba. Non ho mai sniffato coca. Non mi sono mai bucato. Va bene così...? -
- Va bene... - rispose Luca - Non ti arrabbiare. Era solo una domanda. - Uscirono dal bar. Le luci delle vetrine erano scintillanti.
- Allora...? - esclamò il ragazzo - Vieni...? O no...? -
- Speravo di convincerti a rinunciare... - rispose il giovane - Pazienza...Che programmi hai...?-
- Mi accompagni da Giulio. Restiamo solo un’ora. Poi andiamo via. Promesso... - Luca lo guardò negli occhi. Avevano un’espressione dolce. Sembravano supplicarlo. Raggiunsero l’automobile. Il bosco di Zaro era a pochi chilometri di distanza. Due fari illuminavano il portone principale d’ingresso alla villa.
- Ci sono le telecamere... - disse Paolo scendendo dalla macchina - Può anche sentire quello che diciamo. - Luca scoppiò a ridere. Il ragazzo mise le mani in tasca. Fece una smorfia di disappunto.
- Non so chi è più matto di voi due... - disse il giovane suonando il videocitofono. Le ante cominciarono ad aprirsi automaticamente dall’interno.
- Vieni... - disse Paolo - Entriamo con l’auto. - Giulio era in soggiorno. Stava rovistando tra i giornali. Distribuiva le riviste in giro per la stanza. Un settimanale era semiaperto sul divano. Un altro giaceva ai piedi del camino. Una pila di fumetti illustrati s’ergeva dal tavolino basso.
- E’ appena andata via la donna delle pulizie... - disse il padrone di casa - Mette sempre tutto in ordine. Non lascia un solo granello di polvere. Non c’è un’impronta sui vetri. Niente calzini fuori posto. Nei cassetti è tutto piegato alla perfezione. C’è un ordine snervante. Io non lo sopporto. - Paolo si avvicinò all’uomo.
- Ho portato questo mio amico... - disse - Ricordi...? Te l’ho presentato l’ultima volta che ci siamo incontrati. -
- Certamente che ricordo... - continuò Giulio - Disse di amare l’arte che gli procura brividi. - Luca rimase in silenzio. Osservò il padrone di casa. Aveva un’espressione rapace negli occhi. Si fermò davanti al camino. Cominciò ad attizzare la fiamma. Pareva ignorarli.
- Rimani molto...? - chiese il ragazzo.
- No, parto tra una settimana... - rispose lui - Sei contento...? - Paolo non rispose. Giulio continuò a ravvivare il fuoco. Il cane si trascinò accanto al padrone.
- Volete vedere le ultime lucertole che ho catturato...? - chiese finalmente Giulio.
- Dove sono...? - continuò Paolo.
- Le ho messe in un contenitore separato... - rispose Giulio - Devono perdere un po’ di peso. Sono troppo grosse. - La gabbia di vetro somigliava ad un’incubatrice per pulcini. Le lucertole si agitavano in quell’ambiente angusto. C’erano alcuni sassi, piccoli pezzi di legno e dell’erba a simulare un ambiente più o meno naturale.
- Per qualche giorno le lascio senza cibo... - osservò Giulio - Quando avranno raggiunto il peso ideale seguiranno le altre nell’ambiente artificiale più grande. - Luca se ne stava qualche metro distante. Osservava l’uomo intento a catturare l’attenzione di quelle bestiole. Aveva un aspetto tranquillo. Sembrava persino tenero. Paolo si voltò nella sua direzione. Il ragazzo aveva uno sguardo impaurito.
- Ho fame... - disse Paolo - Che c’è per cena...? -
- Bistecche al sangue... - rispose Giulio - Vieni. Aiutami a cuocerle. La brace è pronta. - Il ragazzo diede un’occhiata al forno.
- Si possono cuocere anche le pizze...? - chiese.
- Certamente... - rispose Giulio - Vuoi preparare l’impasto...?-
- Non sono capace... -
- Sciocchezze... - esclamò l’uomo - Ti aiuta Luca. - Un rumore in giardino attirò la sua attenzione . Raggiunse la finestra. Spostò la tenda. Aprì la vetrata.
- Scusatemi... - disse Giulio - Torno subito...- Si allontanò velocemente. Il cane lo seguì.
- Che cos’è stato...? - chiese Paolo.
- Non ne ho idea... - rispose Luca - Rilassati. -
- Che sta facendo...? - continuò il ragazzo affacciandosi in soggiorno. Giulio stava uscendo in giardino. Aveva impugnato una pistola. Luca afferrò l’amico per un braccio trascinandolo in cucina.
- Sei impazzito...? - esclamò - Vuoi che ci scopra...? -
- Che facciamo...? - chiese Paolo spaventato.
- Niente... - aggiunse Luca - Aspettiamo che ritorni. Impastiamo la pizza. Mangiamo la bistecca. Salutiamo. Ce ne andiamo. E non rimettiamo più piede in questo posto. Sei d’accordo...? - Il ragazzo annuì con il capo. Qualche minuto più tardi Giulio li raggiunse in cucina. Paolo gli guardò le mani. Erano uguali all’ultima volta che le aveva viste. L’uomo aprì il frigorifero. Prese la carne. Era adagiata su un piatto da antipasti. Il ragazzo le guardò con attenzione. Mostravano un colore rosso scuro con uno spesso ritaglio di lardo lungo il bordo. Venature di grasso emergevano dalle fette sanguinolente. Paolo immaginò di morderne una. Era cotta in superficie. Appena i denti affondarono nella carne il sangue cominciò a sgorgare. Era un vero flusso. Simile allo zampillare di un’arteria. Luca si avvicinò all’amico. Gli diede una pacca sulla spalla.
- Cos’hai...? - chiese il giovane - Sembri allucinato. A cosa stai pensando...? -
- Niente, niente... - rispose Paolo spostandosi in un angolo.
- Perchè non mi aiutate...? - disse Giulio - Cosa avete da confabulare voi due...? A scuola non vi hanno spiegato che è cattiva educazione parlare sottovoce in presenza del padrone di casa...? - Erano trascorse le 23 quando i due giovani lasciarono la villa di Zaro.
- Ti accompagno a casa... - disse Luca.
- Sono in ritardo...- continuò Paolo - Mia madre mi darà una punizione. -
- Sono sicuro che supererai il momentaccio... - aggiunse l’amico - Cerca solo di stare lontano da quell’uomo. E’ pericoloso. -
- Ok. fratello... - esclamò Luca in tono teatrale. Sorrise. Sembrava finalmente ritornato sereno.
- Attento...- Paolo indicò un ostacolo sulla carreggiata - E’ un trucco dei guardoni. -
- Che guardoni...? - chiese Luca.
- Sono degli uomini anziani... - spiegò il ragazzo - Si nascondono per spiare le coppiette. Certe volte escogitano dei trucchi per indurre gli automobilisti a seguire alcuni percorsi. - Paolo scoppiò a ridere.
- E tu come lo sai...? - continuò Luca.
- Lo sanno tutti... - aggiunse Paolo.
- Questo bosco di Zaro è pieno di misteri... - aggiunse l’autista - Chissà che non ci sia anche il fantasma di Visconti. Magari si nasconde proprio da queste parti. - I lampioni pubblici, nell’ultimo tratto di strada, riflettevano un’intensa luce giallognola.
- Chiudi quel finestrino... - disse Luca - C’è un’umidità allucinante. - Paolo accese la radio. Stava trasmettendo un notiziario.
- Qual’è il tuo sport preferito...? - chiese il giovane.
- Calcetto... - rispose Paolo - mi piace il calcetto. Gioco anche in una squadra locale. -
- Davvero...? - continuò Luca - Vincete...? -
- Qualche volta vinciamo. Altre volte perdiamo. Ci divertiamo. -
- Bravo... - esclamò Luca - il calcetto è una buona cosa. - Luca rientrò tardi. A casa il cane lo stava aspettando. Si avvicinò all’animale. Gli carezzò la testa. Aveva gli occhi brillanti.Sembravano luccicare nel buio. Accese la luce sotto al portico. Sedette sulla panchina di ferro. Il silenzio era interrotto solamente dal respiro del suo amico a quattro zampe. Una sensazione di quiete aleggiava nell’aria. Luca si strinse nel cappotto. Non desiderava che godere di quella dolce solitudine.

Il veliero era ormeggiato nel porto di Casamicciola-Terme. Luca lo osservava da lontano. Era bellissimo con i suoi tre alberi. Le vele ripiegate sembravano arrese alla stanchezza di un lungo viaggio. Chissà da dove veniva? Il giovane era curioso di conoscere la risposta. Fumava. Il gusto della nicotina era una tentazione irresistibile.
- E’ bellissimo... - la voce di Simona proveniva dalle sue spalle.
- Cosa...? - chiese Luca.
- Il veliero...- rispose Simona - Stai guardando il veliero. O mi sbaglio...?-
- Come mai da queste parti...? -
- Passavo in auto... - rispose lei - Ti ho visto. Mi sono fermata. Ho fatto bene...? -
- No, certo che no... - continuò il giovane - Hai disturbato la mia meditazione. -
- Tutto qui...? - chiese ancora la donna.
- No, hai anche violato il nostro patto... -
- Quale patto...? -
- Ricordi...? Solo sette appuntamenti in quattordici giorni... -
- Numeri... - esclamò Simona in tono teatrale - i tuoi sono solo numeri...-
- I tuoi invece...? Cosa sono...? - replicò Luca.
- I miei sono sentimenti... - fece una pausa prima di continuare - Emozioni. Desideri. Sogni. Io sono romantica. Tu sei solo un egoista maleducato...- Luca distolse lo sguardo. S’incamminò in direzione del pontile. Simona lo seguì a pochi metri di distanza. Rimase in silenzio. Si passò le dita tra i capelli. Ripeteva spesso quel gesto quando era nervosa.
- La domenica vengono sul molo a pescare con la canna... - disse finalmente il giovane.
- Chi...? - chiese la donna.
- Alcuni anziani di Casamicciola... - rispoe lui - Dev’essere di una noia mortale... -
- Perchè...? E’ un modo come un altro per rilassarsi. -
- Che facciamo...? - chiese Luca guardandola negli occhi.
- Io me ne torno in albergo... - rispose Simona - Se vieni possiamo fare l’amore...-
- Ti raggiungo tra poco... - continuò il giovane - A pensarci è un po’ di tempo che non scopo. - Simona si allontanò. Luca la osservò allontanarsi. Aveva una sagoma flessuosa, elegante. I capelli raccolti alla nuca erano castano chiaro. Indossava un jeans attillato ed un giubbino corto molto stretto. Si voltò in direzione del veliero. Sembrava deserto. Il cellulare cominciò a squillare.
- Pronto... - disse - che vuoi...? -
- Hai riconosciuto il mio numero...? - chiese Stefano.
- Certo, i rompiscatole li riconosco subito. -
- Possiamo vederci...? - chiese l’uomo.
- Quando...?- aggiunse il giovane.
- Subito, sei disponibile...? -
- No, ho un appuntamento... - Luca diede un’occhiata all’orologio - Chiamami in serata. - Luca sostò l’auto nel parcheggio dell’albergo. Il custode gli diede un’occhiata investigatrice. Era nuovo. Non l’aveva mai visto prima di allora. Forse si trattava di un ragazzo assunto di recente. Aveva una presenza gradevole. Alto, bruno, abbronzato, gli occhi chiari erano un incrocio tra il verde e l’azzurro. Indossava la divisa da lavoro. Si avvicinò per controllare che avesse lasciato le chiavi inserite nel quadro. Aveva un accento straniero. Luca alzò gli occhi verso l’alto. La vetrata sul balcone della stanza di Simona era chiusa. Si avviò verso la reception. Salutò la ragazza dietro al banco. Spense il telefonino. Si allungò in direzione delle scale. La porta della camera di Simona era semi aperta. Luca entrò. Chiuse la porta. Non c’era nessuno. In bagno la luce era accesa. Poggiò il telefonino sul comodino. Tolse la giacca. Si avvicinò alla porta della toilette. Bussò con la mano. Nessuno rispose. Entrò. Simona non c’era. Il giovane fece un passo indietro. Fu in quel momento che sentì la chiave girare nella serratura. Afferrò il telefonino. Compose il numero della donna. Attese che squillasse l’intera suoneria. Nessuna risposta. Riprovò.
- Ciao... - la voce della donna sembrava rilassata.
- Dove sei...? - chiese Luca - Che cos’è questa sceneggiata...?-
- Ci vediamo tra poco... - rispose lei - Ti consiglio di rimanere tranquillo. Puoi guardare la televisione. C’è anche il computer...-
- Simona... - continuò Luca - Vieni qui. Fammi uscire.-
- E’ solo per una mezzora... - aggiunse la donna interrompendo la conversazione. - Luca raggiunse la vetrata. Uscì sul balcone. Rientrò in camera. Afferrò la maniglia. La porta era chiusa a chiave dall’esterno. Pensò di chiamare la portineria. Poteva chiedere di farsi aprire. Gli avrebbe fatto troppe domande. Decise di rinunciare. Sul letto c’erano alcune riviste. Non gli rimaneva altro da fare che aspettare. Decise di fare una doccia. Entrò in bagno. Il bagnoschiuma di Simona era aromatizzato alla frutta esotica. Decise di consumare l’intera bottiglia di sapone liquido. Le bollicine avevano un buon odore. Si trattenne a lungo sotto l’acqua calda. Uscì dalla cabina. Iindossò l’accappatoio e le pantofole della donna. Si sdraiò sul letto.
- Cosa stai facendo...? - chiese Simona.
- Come sei entrata...? - replicò il giovane - Non ho sentito girare la chiave nella serratura. -
- Sono passata attraverso il muro... - continuò lei guardandolo con espressione divertita.
- Che c’è...? Non ti piaccio più...? - chiese Luca incrociando le braccia.
- Al contrario... - rispose lei abbracciandolo - Mi piaci sempre di più...- Luca le afferrò la mano. La poggiò sul suo pene. Le allungò le braccia intorno alla vita. La strinse a sè mordendole l’orecchio.
- Non riesco a smettere di pensare a te... - disse la donna sottovoce. Il giovane le impedì di continuare con un bacio lunghissimo. Un motivo in lontananza faceva da sottofondo ai loro respiri. Le lenzula erano bianche e odorose di ammorbidente. Luca provava un particolare piacere al contatto con la pelle di lei. Era insolitamente giovane. Sembrava nutrita di una freschezza adolescenziale. Sopravvissuta agli assalti del tempo...
- Io ti amo... - disse Simona afferrandolo per i capelli. Luca la baciò ancora. Quella frase gli risuonava nelle orecchie. Provò a mescolarne mentalmente le lettere. Era solo un gioco bellissimo.

Luca lasciò la camera d’albergo nel tardo pomeriggio. Stefano aveva inviato un messaggio sulla segreteria del suo cellulare. Aveva premura d’incontrarlo. Salì in macchina. Si diresse verso casa. In cucina l’ambiente era in disordine. Aprì il frigorifero. Aveva dimenticato di fare la spesa. Diede un’occhiata ad un pezzo di formaggio stagionato. Il colore era giallo intenso. Aveva un aspetto compatto. Allungò la mano. Lo avvicinò al naso. Aveva un odore di calzini sporchi. Il cane lo stava osservando con le orecchie dritte. A tratti batteva con forza la coda per terra. Luca glielo lanciò divertito. Max lo afferrò con la bocca. Si allontanò in direzione del terrazzo. Il telefono cominciò a squillare. Il giovane guardò il numero. Era Stefano.
- Pronto... - disse.
- Finalmente... - rispose l’uomo dall’altro capo del filo - sta diventando un’impresa impossibile parlare con te. -
- Cosa vuoi...? - chiese Luca bevendo un sorso di acqua tonica.
- Parlarti... - continuò l’uomo.
- Dimmi dove... -
- Subito. A casa mia... -
- Prepara il caffè... - aggiunse il ragazzo - Sto arrivando. - Stefano abitava nei pressi del porto di Ischia. L’appartamento era al terzo piano di un palazzo. Si avviò lungo le scale. La luce aveva un colore biancastro. C’era un forte odore di disinfettante. Le pareti bianche erano state verniciate di recente. Le porte d’ingresso alle abitazioni private erano tutte uguali. Il legno scuro era stato trattato con vernice trasparente per lasciare intravedere le venature naturali. Suonò il citofono interno. Stefano aprì in pigiama e ciabatte.
- Ti sei messo il vestito buono...? - chiese Luca.
- Vieni. Entra... - il padrone di casa gli fece cenno di varcare la soglia.
- Se proprio insisti... - rispose il giovane. L’ingresso si apriva su un soggiorno di poco più grande. L’angolo cottura mostrava una cucina componibile di legno chiaro. Una pentola stava bollendo sul fornellone.
- Che cos’è...? - chiese Luca - Zuppa di fagioli...? -
- Lo sai che è il mio piatto preferito... - aggiunse Stefano. L’ospite sedette sul divano accanto al televisore acceso.
- Cosa volevi dirmi di tanto urgente...?-
- Si tratta di quella faccenda di cui ti ho accennato qualche settimana fa... - ripetè l’uomo.
- Ahhhh...ma la tua è una fissazione... - eslcamò Luca incrociando le mani dietro la nuca.
- Ti dico che è una buona idea... - incalzò Stefano sedendosi accanto a lui.
- Una buona idea...? Che c’è di buono...? -
- Pensa a quanti turisti soli vengono in vacanza ad Ischia... - disse l’uomo - Potrebbero chiamare l’agenzia. Chiedere di essere accompagnati da un ragazzo o da una ragazza. Una prestazione a tempo...Capisci...? Si potrebbero prenotare per un’ora, un pomeriggio, un’intera giornata. I ragazzi percepirebbero un compenso orario più una percentuale premio. Che ne dici...? -
- Non lo so. E’ rischioso economicamente...?-
- Per me no... - aggiunse Stefano - Gestisco un’ agenzia di viaggi. Potrebbe essere un’attività collaterale. -
- E, io che c’entro...? -
- Potresti diventare mio socio... - continuò il padrone di casa - Ho poco tempo disponibile. Potresti occuparti tu del progetto. Che ne dici...? -
- Non saprei... - disse Luca guardandosi le unghie.
- Devi solo organizzare un giro di bella gente. Tutto qui... -
- Posso provare... - continuò - Non ti prometto nulla. -
- Per me va bene... - osservò Stefano - Che ti offro da bere...? - Luca diede uno sguardo alla collezione di liquori all’interno della credenza. Le grappe sfilavano nelle bottiglie di vetro trasparente. Il limoncello sfoggiava differenti tonalità di giallo. Il nocillo aveva dei riflessi nerissimi.
- Prendo una coca-cola... - rispose l’ospite.
- Sei sempre il solito... - aggiunse Stefano - Solo robaccia americana...- Erano circa le 23 quando Luca lasciò il palazzo sul porto di Ischia. C’era gente intenta a passeggiare in strada. Il clima natalizio cominciava a farsi sentire sentire. Il giovane si fermò davanti ad una vetrina. Un jeans a vita bassa attirò la sua attenzione. Non aveva ancora deciso cosa regalarsi per Natale. Rimase qualche minuto davanti al negozio di abbigliamento. Poche gocce di pioggia cominciarono a cadere . Decise di raggiungere la macchina. Sollevò il naso per aria. Il cielo era buio. Somigliava ad un’ enorme voragine capovolta. Un’energia magnetica pareva sprigionare dall’oscurità. Era simile ad una forza sconosciuta, dormiente.

Non si aspettava di vederlo. Era proprio lui. Passeggiava per il corso principale di Lacco Ameno in compagnia di un coetaneo. Parlavano. Sbirciavano nelle vetrine. Paolo aveva un vistoso paio di occhiali scuri. Il giubbino di pelle era attillato. Il jeans a vita bassa aveva delle grandi tasche laterali. Luca accelerò il passo. Pochi metri lo separavano dai due giovani. Voleva raggiungerli. Notò che reggevano in spalla lo zaino con i libri. Guardò l’orologio. Probabilmente avevano disertato le lezioni.
- Ciao... - disse Paolo fermandosi di colpo.
- Ciao... - rispose Luca - come stai...? -
- Bene, ti presento Silvio. E’ un mio compagno di classe... -
- Come mai siete qui...? - continuò Luca.
- Non farci caso... - disse Paolo rivolgendosi all’amico - E’ un po’ rompiscatole ma tanto simpatico... -
- Davvero...? - aggiunse Luca - Mi trovi simpatico...? Venite vi offro da bere. -l La cioccolata calda era densa, cremosa. Il cappuccino aveva una schiuma color nocciola. Fecero le ordinazioni. Fu in quel momento che Simona entrò nel bar. Era in compagnia di una ragazza. Si avvicinò al banco. Salutò Luca in maniera distratta.
- La conosci...? - chiese Paolo.
- Chi...? - replicò l’amico.
- Quella donna... - aggiunse il ragazzo - Ti ha guardato in modo strano. -
- Davvero...? Non me ne sono accorto. - I tre giovani uscirono dal locale. Proseguirono la passeggiata lungo il corso principale. Si diressero verso la piazzetta.
- Hai sentito più Giulio...?- chiese Luca.
- Sì, mi ha chiamato diverse volte... - rispose Paolo - Voleva che lo raggiungessi. -
- E tu, cos’hai fatto...? -
- Non sono andato... - continuò il ragazzo - Ho seguito il tuo consiglio. -
- Bravo...e cos’è successo...? -
- Niente, ha smesso di chiamarmi... - Luca sorrise. Salutò i ragazzi. Decise di raggiungere la macchina. C’era qualcuno in piedi accanto alla vettura. Era Simona. Si era appoggiata al cofano. Il giovane rallentò istintivamente il passo.
- Chi erano quei due...? - chiese la donna.
- Amici... - rispose lui senza aggiungere altro.
- Oggi non era previsto che c’incontrassimo... - continuò lei.
- Bene, allora ti saluto... - Luca provò ad afferrare la maniglia della portiera.
- Sei un grande maleducato... - Simona aveva una smorfia di rabbia sul viso truccatissimo.
- Hai ragione... - il giovane non riuscì ad entrare in macchina. Devo fare una scenata...? Qui...davanti a tutti...? - la donna lo stava guardando negli occhi. Era furiosa.
- Sali... - disse Luca senza aggiungere altro. Simona sedette accanto a lui. Chiuse la portiera. Mise gli occhiali.
- Mi da fastidio questo tuo comportamento... - esclamò lui.
- Non me ne importa nulla... - replicò lei. Rimasero muti. Il silenzio sembrava esercitare una pressione all’interno dell’abitacolo. Somigliava ad un macigno sempre più pesante. L’uomo si diresse verso Ischia Porto. La strada era trafficata. Simona abbassò il finestrino laterale. Appoggiò il gomito fuori.
- Sei arrabbitato con me...? - chiese finalmente lei. Luca non rispose. Fece un sorpasso. Un grosso camion gli impedì di proseguire in velocità.
- Dimmi qualcosa...- continuò Simona.
- Voi donne siete tutte uguali...- rispose il giovane - Non riuscite ad accettare le situazioni come sono realmente. Volete sempre modificarle a vostro piacimento. -
- C’è qualcosa di sbagliato nel ricercare la propria felicità...? -
- C’è qualcosa di sbagliato nel ricercarla dove sai di non poterla trovare... - continuò Luca. Il parcheggio pubblico era quasi completo. Il giovane sostò la vettura in uno spazio appena sufficiente.
- Ci sono molti vantaggi per chi possiede una macchina di piccole dimensioni... - osservò lui. Simona aveva messo gli occhiali scuri. Rimase in silenzio.
- Che facciamo...? - chiese Luca - Ti va di passeggiare un po’ per il centro...? -
- No... - rispose lei senza aggiungere altro.
- D’accordo... - continuò il ragazzo - scendiamo dall’auto e ci facciamo un giro per il parcheggio...? -
- Non conosco ancora il modo... - disse guardandolo negli occhi - ma tu un giorno sarai mio. -
- Vuoi scopare...? -
- Voglio possederti mentalmente...- ripetè lei sottovoce. Luca scoppiò a ridere.
- Che significa...? - esclamò - Tu sei tutta matta... - Simona scese dalla macchina. Sbattè la portiera. Luca rimase a guardarla. Mise le mani in tasca. Gli occhiali scuri le coprivano lo sguardo. Un uomo anziano stava attraversando il parcheggio. Reggeva due voluminose buste di plastica. Luca lo guardò distrattamente. Aveva un cappello di lana con visiera. La punta del suo naso era di colore rosso acceso. Somigliava ad una lampadina natalizia.
- Accompagnami in albergo...- disse Simona rientrando in macchina.
- Perchè...? - chiese il giovane.
- Mi annoio... - continuò lei - Devo fare le valigie. -
- Come mai...? Non hai detto di volere rimanere a Ischia due settimane...? -
- Ho cambiato idea... - rispose la donna - La seconda settimana la trascorrerò a Capri. Spero di riuscire a prenotare. - Luca si avviò in direzione di Lacco Ameno. Rimase in silenzio. Lo sguardo fisso alla strada.
- Perchè questa decisione improvvisa...? -
- Smettila di fare domande... - aggiunse Simona - Sei fastidioso. -
- Come preferisci... - osservò Luca. Raggiunsero l’albergo senza pronunciare una sola parola. Si salutarono. Luca la osservò allontanarsi. Era di spalle. Camminava con passo svelto. Sembrava ansiosa di raggiungere la reception. Luca fece inversione per uscire dall’area riservata. Il telefonino cominciò a squillare.
- Dove sei..? - chiese Stefano.
- Ho appena lasciato un’amica in albergo... - rispose il giovane.
- Raggiungimi in agenzia... - continuò l’uomo - Ti voglio presentare la persona con cui lavorerai a quel mio progetto. Ricordi...? -
- Certo che ricordo... - replicò Luca in tono annoiato - Arrivo subito. -

Paolo se ne stava seduto dietro la scrivania. Stava scrivendo al computer. Stefano era indaffarato a sbirciare nell’archivio cartaceo. Sembrava ansioso di trovare qualcosa in particolare.
- Buongiorno... - disse Luca rivolgedo un’occhiata interrogativa al ragazzo. Paolo sollevò la testa.
- Tu che ci fai qui...? - chiese.
- Vi conoscete...? - intervenne il titolare dell’agenzia sollevando gli occhi da un fascicolo. Pareva sorpreso.
- Abbiamo una passione in comune... - continuò Luca.
- Quale...? - chiese Stefano.
- Le passeggiate nei boschi... - aggiunse il giovane.
- Tutto qui...? Non vi piace nient’altro...?-
- Sì, e lucertole... - continuò Luca avvicinandosi all’amico. Guardò sullo schermo del computer. C’era un elenco di alberghi isolani.
- Bene, mettetivi subito al lavoro. Paolo è disponibile nel pomeriggio. Tu.. - esclamò l’uomo puntando l’indice contro Luca - dovrai prendere i contatti con i clienti. Reperire i ragazzi disponibili. Oraganizzare gli appuntamenti. Io voglio essere informato dei risultati. Sono stato chiaro...? -
- Chiarissimo...! - esclamò il giovane. Stefano uscì dall’ufficio. I due ragazzi rimasero da soli.
- Come farai a lavorare e studiare...? - chiese Luca.
- Posso lavorare qualche ora nel tardo pomeriggio... - rispose Paolo.
- Se tu fossi un turista tutto solo ad Ischia... - continuò Luca - cosa vorresti fare...? -
- Non saprei. Fammi pensare... - aggiunse - Vorrei girare per l’isola. Visitare i luoghi più interessanti. Passeggiare. Frequentare i locali notturni. Incontrare bella gente... -
- Ecco...vedi...? Noi non dobbiamo fare altro che proporre qualcuno da incontrare. Magari per passeggiare. Mangiare un gelato. Andare insieme in piscina o al centro benessere. Noi aiuteremo queste persone a trascorrere un soggiorno piacevole. -
- Dobbiamo mettere un annuncio su internet... - disse Luca - Fai un elenco degli indirizzi e-mail dei tuoi amici. Forse c’è qualcuno interessato a lavorare per l’agenzia. Raccogliamo le singole disponibilità. Quindi passiamo ad organizzare gli appuntamenti. Bisogna contattare gli alberghi. Fare un po’ di pubblicità. Si potrebbe chiedere alle guide turistiche d’informare i clienti potenzialmente interessati al servizio. - Paolo sollevò la testa dalla tastiera del computer. Guardò l’amico negli occhi.
- Che ne dici di cominciare subito...? - chiese Paolo - Conosco una persona in vacanza a Ischia. Mi ha chiamato l’altra sera. Voleva vedermi. Gli ho detto che ero impegnato. Magari lo richiamo. Gli prospetto la cosa. Potrebbe essere il nostro primo cliente. - Luca gli diede un’occhiata veloce.
- D’accordo...- aggiunse - contatta questo cliente. Fammi sapere com’è andata...-

Luca rientrò a casa intorno alle 20. Era soddisfatto. La giornata era stata spesa bene. Azionò la leva del riscaldamento. All’interno dell’appartamento faceva freddo. Accese le luci dell’albero di Natale. Le lampadine intermittenti avevano una frequenza troppo rapida. Il regalo di Simona era poggiato sul pavimento. Il pacchetto avvolto in una velina rossa sfoggiava un fiocco color oro. In cucina accese il televisore. Stava trasmettendo le notizie del telegiornale. Aprì il frigorifero. Estrasse un contenitore di vetro. All’interno c’era della macedonia di frutta. Infilzò un pezzo di melone. Le fragole avevano un aspetto sciroppato. L’ananas era dolce, polposa. Un lieve gusto acidulo di limone amalgamava quel miscuglio variopinto di sapori. Il video citofono cominciò a suonare. Raggiunse l’ingresso. Guardò nella telecamera. Era Michele.
- A cosa ti serve quel cappello...? - chiese Luca parlando nel microfono - Sei in incognito...? -
- Posso entrare...? Ti disturbo...? - continuò l’uomo.
- Sto cenando... - rispose il giovane - Ti piace la macedonia di frutta...?Entra pure...-
- Chiamati il cane... - disse Michele.
- Max ha già mangiato... - aggiunse il padrone di casa. Il giovane poggiò la macchinetta del caffè sul fornello. Accese il gas. La fiamma azzurrina apparve all’improvviso sotto il fondo dell’espresso. Pareva sbucare per magia dalla scintilla dell’accensione elettronica.
- Ho provato a telefonare... - disse l’amico appena l’ebbe raggiunto in cucina.
- Che cosa devi dirmi di tanto urgente...? - chiese Luca voltandosi in direzione di lui.
- Si tratta di Giacomo... - continuò l’uomo - E’ impazzito. -
- Come impazzito...? In che senso...? -
- Nel senso che straparla. Dice cose insensate...-
- Spiegami... - aggiunse il giovane - Non capisco... -
- E’ tutta colpa di quella donna... -
- Quale donna...? -
- Quella russa...ricordi...? Ce l’ha presentata qualche mese fa al bar...- Luca l’osservò con attenzione mentre assaporava un chicco d’uva. Aveva il faccione rosso acceso. Michele beveva spesso fuori orario. Preferiva tracannare vino. Non gli dispiaceva però assaggiare qualche bicchierino di buona grappa. Ripeteva spesso che la grappa faceva bene alla salute. Aveva lo stesso colore dell’acqua.
- No, non ricordo - rispose Luca.
- Dobbiamo aiutarlo. Quella donna ha fatto le valige. E’ tornata al suo paese. Giacomo è impazzito.-
- Bene... - continuò il padrone di casa - cosa dovremmo fare...? -
- Parlargli. Spiegargli che non deve disperare. Presentargli qualcun altra...-
- E...chi dovrebbe parlargli...? - chiese Luca.
- Tu hai un ascendente su di lui. Perchè non provi ad aiutarlo...? -
- Spiacente... - replicò lui - Ho smesso di fare il missionario. Sono disposto ad aiutare il prossimo solo dietro congruo compenso. -
- E chi dovrebbe ricompensarti...? -
- Ti prego amico mio... - rispose il giovane - lascia che Giacomo se la cavi da solo. La vita è una cosa complicata. Per affrontarne le insidie bisogna munirsi di una buona dose d’indifferenza. - Michele fece un giro intorno alla tavola. Sollevò la tazzina del caffè. L’avvicinò alle labbra con precauzione.
- Non avresti del cognac...? - chiese l’ospite - Andrebbe bene anche della grappa... -
- Spiacente... - rispose Luca - E’ meglio che bevi il caffè. Non ha il colore dell’acqua. In compenso ti conserva lucido. - L’uomo sorrise prima di berne un sorso.
- Il fatto è... - disse l’uomo in tono teatrale - che non riesco ad essere indifferente. Io voglio bene a Giacomo. - Luca sorrise.
- Sono sicuro che Giacomo se la caverà... - Accese una sigaretta. Cenarono insieme. Michele aveva un aspetto affaticato. Luca gli accennò il progetto dell’agenzia di Stefano. Ascoltò in silenzio limitandosi a scuotere il capo. Il cane li raggiunse. Si accucciò sotto al tavolo. Luca gli carezzò la testa. Incrociò lo sguardo dell’animale. Aveva un’espressione complice e appagata.

Erano da poco passate le 8 quando il telefono cominciò a squillare.
- Pronto... - disse Luca afferrando il ricevitore dal comodino.
- Sono Chiara... - rispose la ragazza - Ho avuto il tuo numero da Paolo. Chiamo per un appuntamento. -
- Ti riferisci al progetto dell’agenzia...? - chiese il giovane.
- Si, esattamente... - aggiunse lei - Io sono disponibile anche a tempo pieno. -
- Vediamo... - Luca si mise a sedere sul letto - Ci possiamo incontrare tra un’ora esatta in ufficio a Ischia Porto. -
- Ok. a tra poco... - la ragazza interruppe la telefonata. Luca ripose il telefono. Guardò l’orologio. Decise di alzarsi. Mezzora più tardi era già in strada. Stefano stava parlando con alcuni clienti. La segretaria era impegnata al telefono. Luca si diresse nel suo ufficio salutando con un cenno della mano. Sedette dietro la scrivania. Accese il computer. Voleva controllare gli annunci pubblicitari su Internet. Chiara entrò nella stanza. Luca allungò lo sguardo alla ragazza. Sentì le pupille dilatarsi. Era come se il sangue cominciasse improvvisamente a correre nei vasi sanguigni ad una velocità supersonica. Si alzò in piedi.
- Sono Chiara...- disse lei. La ragazza aveva le gambe fasciate da un collant nero. Una minigonna in tinta scendeva di pochi centimetri al di sotto dell’inguine. Luca non potè fare a meno di guardare gli arti da pantera. La felpa le avvolgeva il busto in un abbraccio morbido. Chiara era molto alta. Aveva un fisico longilineo, flessuoso. Il viso era di un ovale perfetto. Gli occhi azzurro intenso risaltavano sulla carnagione chiarissima. I capelli biondo platino erano raccolti sul capo in una voluminosa coda.
- Paolo mi ha detto di parlare con te... - continuò Chiara avvicinandosi a Luca.
- Lo conosci da molto tempo...? - chiese lui.
- Abbiamo frequentato le scuole medie insieme... - ripetè la ragazza - Abitiamo nello stesso palazzo. -
- Hai mai avuto esperienze di lavoro...? - aggiunse Luca.
- Sì, quest’estate ho fatto la cubista in un locale di Ischia... -
- Come te la cavi con le lingue...? -
- Bene... - rispose Chiara - Di recente ho trascorso un periodo di vacanza in Germania. Io preferisco l’inglese.- Luca diede un’occhiata alle richieste giunte in agenzia.
- C’è un cliente alloggiato in un albergo di Lacco Ameno... - disse il giovane - Ha chiesto una guida femminile. So che ha 50 anni. Ti va bene...? -
- Sì, va bene...bene - rispose lei - Accetto. Quando comincio a lavorare...? -
- Subito... - Luca alzò il telefono - Lo chiamo subito. Sei motorizzata...? -
- Sì, certo...non c’è problema - la ragazza si mise a sedere. Luca confermò l’appuntamento. Riempì una scheda con le generalità della ragazza. Le illustrò le clausole contrattuali. Chiara uscì dallo studio. Il giovane la guardò allontanarsi di spalle. La sua figura morbida, elegante sembrava uscita dalla matita di un artista di strada. Stefano entrò senza bussare.
- Chi era quella sventola...? - chiese l’uomo.
- Un’amica di Paolo... - rispose Luca raccogliendo un foglio dal pavimento.
- Che se ne fa Paolo di un’amica come quella...- esclamò il titolare dell’agenzia.
- Perchè...? - chiese il giovane.
- E’ gay... - Stefano fece un cenno con il braccio - Gli piacciono gli uomini. -
- Cosa ne sai di Paolo...? - esclamò il giovane.
- So molte cose... - spiegò l’uomo - Io m’informo sulla vita delle persone che mi circondano. Non mi piacciono le sorprese. -
- Ti sei informato anche su di me...? - incolzò Luca.
- Certamente, io so tutto di te... - Luca si alzò in piedi. Introdusse del materiale cartaceo nella valigetta.
- Sei mai stato con un uomo...? - chiese il giovane voltandosi a guardarlo sulla soglia della porta.
- E’ capitato...- rispose Stefano - Con gli uomini è diverso. -
- In che senso è diverso...? - continuò.
- La pelle...è differente...Non so spiegare. Devi provare...- Luca rimase in silenzio. Abbassò gli occhi sulla valigetta. Intanto Stefano uscì dall’ufficio. Il giovane lo seguì.
- Te ne vai...? - chiese il titolare.
- Sì, devo fare il giro per degli alberghi... - rispose lui - Ci vediamo nel pomeriggio. - In strada c’era molta gente. Lo shopping natalizio era entrato nel vivo. Si fermò qualche istante davanti alla vetrina di una gioielleria. Diede uno sguardo agli orologi. Aveva deciso di regalarsene uno per Natale. Un’automobile sportiva si fermò dall’altro lato della strada. Luca notò una donna. Lo stava guardando con insistenza. La riconobbe. Era Simona. Attraversò la carreggiata. Si avvicinò alla vettura.
- Ciao... - disse lui senza aggiungere altro.
- Parto... - aggiunse lei passandosi le dita tra i capelli - Ho deciso di andare a casa per qualche giorno. Devo sistemare alcune faccende. - La donna fece una pausa lunga. Luca rimase in silenzio.
- Poi torno... - continuò Simona - e chiamo l’agenzia. Ho letto i depliant in albergo. Anzi...sai cosa faccio...? - Il giovane le rivolse uno sguardo interrogativo.
- Ti prenoto con una settimana di anticipo. E se non sei libero, protesto con la direzione. - Luca le diede un bacio sulla guancia.
- Buon viaggio...- rispose lui - Spero di rivederti presto. - La guardò sfrecciare via. La velocità era persino eccessiva per un centro abitato. Gli venne da sorridere. Non riusciva a capire il motivo di tanta disperazione.

Il direttore era impegnato. Aveva dato disposizioni di non ricevere nessuno. Luca decise di attendere nella reception. Il portiere stava parlando al telefono. Una coppia di ospiti dell’albergo si era fatta consegnare la chiave della camera. I camerieri in divisa si prodigavano con le valige. Un pulman gran turismo aveva appena sostato nel parcheggio lasciando defluire il proprio carico umano.
- Il dr. Giorgio vi attende nel suo studio... - disse il portiere. Luca si alzò dirigendosi sul retro dell’edificio. L’uomo indossava un abito blu. Aveva un atteggiamento scontroso.
- Chiudi la porta... - ordinò al giovane.
- Buongiorno... - continuò Luca girando la maniglia dall’interno.
- Ho parlato con Stefano... - aggiunse l’uomo - Noi siamo amici da molti anni. Non mi piace perdere tempo. Non ho voglia di sprecare parole. Ho anche il mal di testa. La vostra idea può essere utile. Io non voglio fastidi. Dovete pensare a tutto voi. Se piace ai clienti non ci sono problemi. Altrimenti...amici più di prima. Mi sono spiegato...? -
- Si è spiegato perfettamente... - Luca notò che l’uomo aveva un tic. Spostava automaticamente la bocca verso sinistra con un movimento fulmineo. Lo faceva con una frequenza variabile. Inoltre sbatteva le ciglia in modo ritmico.
- La guida turistica mi ha spiegato... - aggiunse il direttore - che avete concordato un rinfresco sulla piscina scoperta per domani mattina alle 9 con gli ospiti appena arrivati. -
- Esatto... - rispose Luca.
- Bene...bene... - ripetè l’uomo alzandosi in piedi. Aveva fretta d’interrompere la conversazione - Vi auguro un buon lavoro... -
- Grazie direttore... - disse il giovane uscendo dallo studio. Luca raggiunse l’automobile. Si diresse verso Casamicciola-Terme. Doveva contattare altri tre alberghi prima di pranzo. Alle 14 aveva appuntamento con Stefano in un locale della riva destra a Ischia Porto. Doveva sbrigarsi. Rischiava di arrivare tardi. Il cellulare cominciò a squillare. Guardò il numero. Era privato.
- Pronto... - disse Luca.
- Ciao, sono Paolo... -
- Che vuoi...? - chiese il giovane.
- Esco di scuola alle 13,30... - aggiunse lui.
- E allora...? -
- Mi vieni a prendere...? -
- No...arrangiati... -
- Ti prego...Sono a piedi...-
- Chiama qualche tuo amichetto...- ripetè Luca.
- Che amichetto...? Che dici...? -
- Ho da fare...Chiamami dopo. - Interruppe la conversazione. Le ore della tarda mattinata trascorsero velocemente. Luca si diresse verso Ischia Porto. Voleva parlare con Stefano per aggiornarlo dei risultati raggiunti. Il cellulare riprese a squillare. Era ancora Paolo.
- Sono impegnato... - disse Luca seccato.
- Vieni a prendermi... - rispose Paolo - Sono sotto l’istituto. Ti aspetto. -
- Cosa vuoi...? - chiese lui.
- Niente di particolare... - aggiunse Paolo - Mi ha chiamato Chiara. Ha detto di averti incontrato stamattina in ufficio. -
- Non sapevo avessi delle amiche super bone... - esclamò Luca.
- Ne conosco altre anche meglio... -
- Davvero...? Ce l’hai il numero del cellulare...?-
- Se vieni a prendermi ti do tutti i numeri che vuoi... -
- Arrivo...Non muoverti...- Paolo se ne stava seduto su un muretto antistante il cortile della scuola. Luca parcheggiò la macchina poco distante. Il ragazzo non si era accorto della sua presenza. Aveva un’ espressione adolescenziale. Corporatura esile, carnagione chiara, occhi verdi, Paolo aveva un accenno di peluria sul viso.
- Eccomi... - esclamò Luca appena l’ebbe raggiunto.
- Ciao... - disse Paolo sorridendo - Mi dai un passaggio...? -
- Dove ti porto...? - chiese il giovane.
- A casa tua... - rispose lui - Ho tante cose da raccontarti. -
- Andiamo... - continuò l’amico prendendogli lo zaino - Avevo un appuntamento. Cercherò di rimandarlo. - Luca parcheggiò l’auto in garage. Il cane guardò l’ospite con occhio attento. Sembrava studiarne i movimenti.
- Sei sicuro che non morde...? - chiese Paolo.
- Vieni. Entra... - rispose Luca.
- Hai una bella casa...-
- Sì, non mi lamento... - Luca fece una pausa - Cosa volevi dirmi di tanto urgente. -
- Ho contattato quel cliente... - Paolo sedette sul divano - Ha chiamato l’agenzia. Ho un appuntamento per questa sera... -
- Lo conosci...? - chiese il giovane.
- L’ho incontrato l’anno scorso sulla spiaggia dei Maronti. Voleva scopare. -
- E tu...? Cosa hai fatto...? -
- Gli ho detto di no... - rispose Paolo. Rimase qualche istante in silenzio. Luca l’osservava con la coda dell’occhio.
- E poi...? Cos’è successo...? -
- Mi ha comprato il motorino... -
- E tu...? Cos’hai fatto...? -
- Gli ho detto di sì...-
- Accidenti...! - esclamò Luca - Devo fare una telefonata... - Il giovane compose il numero sulla tastiera del telefono fisso.
- Che vuoi...? - chiese l’uomo dall’altro capo del filo - Mi dai buca e telefoni...pure. -
- Perdonami... - rispose Luca - Ho avuto un contrattempo. -
- Sei un idiota...! - continuò Stefano - Dove sei adesso...? -
- A casa di un’amica... - aggiunse lui - Devo risolvere una questione delicata. -
- D’accordo...ho capito... -
- Perdonami... - ripetè Luca - Non è come pensi... -
- Io non penso nulla... - gridò Stefano - E... tu sei un idiota. - L’uomo interruppe la conversazione. Il giovane ripose il telefono.
- Chi era...? - chiese Paolo - Il titolare dell’agenzia...? -
- Sì, era Stefano. Avevo un appuntamento con lui alle 14. Dovevamo pranzare insieme. - Luca versò un aperitivo nel bicchiere porgendolo al ragazzo.
- A proposito... - continuò lui - Tu, come lo conosci...? -
- E’ un amico di quel tizio della villa di Zaro... - rispose Paolo.
- Quale tizio...? - chiese Luca - Ah, sì...quello delle lucertole. -
- Ma...- aggiunse Luca - non mi avevi assicurato di avere chiuso i rapporti con quella persona...? -
- Ti ho mentito... - rispose Paolo.
- Bravo...e me lo dici in questo modo...? -
- Come te lo devo dire...? -
- Che ci trovi in quel paranoico...? Vuoi fare la fine delle sue lucertole...? -
- Non è cattivo... - osservò Paolo - solo un po’ stravagante... -
- Hai fame...? - chiese Luca.
- No...- rispose il ragazzo sdraiandosi sul divano.
- Sei comodo in quella posizione...? - continuò Luca.
- Mi fai un massaggio...? - chiese Paolo.
- Ci stai provando...? -
- Pensa quello che vuoi... - aggiunse il ragazzo girandosi di schiena - Ho un dolore proprio qui... -
- Interessante... - osservò Luca in piedi davanti a lui.
- E allora...? Che fai...? - ripetè Paolo - Di solito mi trovano irresistibile... - Luca uscì dal salone. Raggiunse la cucina. Caricò l’espresso. Aveva voglia di bere un buon caffè. Paolo lo raggiunse dopo qualche minuto. Si appoggiò alla porta. Mise le mani in tasca. Aveva un aspetto morbido. Sensuale. Arrendevole.
- Ti va di bere un caffè...? - chiese Luca.
- No... - rispose il ragazzo.
- Bene... - aggiunse Luca - lo berrò io. - Rimase alcuni istanti in silenzio.
- Ti riaccompagno a casa... - continuò Luca - Più tardi devi lavorare. -
- Me ne vado da solo... - esclamò Paolo - Non mi serve un maggiordomo. -
- Davvero...? - aggiunse Luca sorseggiando il caffè - Cosa ti serve...? - Il ragazzo si allontanò senza rispondere. Luca rimase immobile. il rumore dei suoi passi in direzione dell’ingresso era nitido. Paolo uscì all’esterno sbattendo la porta.

Nel tardo pomeriggio cominciò a piovere. I lampi improvvisi illuminavano la stanza. Luca se ne stava accanto al camino acceso. Sentiva i brividi della febbre. Cercò il termometro nel cassetto della scrivania. Attese qualche minuto. Non si era sbagliato. Aveva alcuni decimi. Cercò il numero del medico sulla rubrica del cellulare.
- Pronto... - disse l’uomo.
- Sono Luca... - rispose il giovane - Ti disturbo...? -
- Non dire sciocchezze... - esclamò il medico - Cosa c’è...? -
- Mi sento le ossa spezzate... - aggiunse Luca - Sto tremando come una foglia. Credo stia salendo la febbre... -
- Vengo a darti un’occhiata più tardi... - Josy aveva un tono rassicurante - Prendi la tachipirina nel frattempo. - Si avvicinò alla vetrata. Il temporale era passato velocemente. Aveva smesso di piovere. Aprì la finestra. L’aria era fredda. In lontananza si vedevano le luci di Forio. Richiuse i vetri. Si avvicinò al fuoco. La fiamma si allungava sotto le pietre di pomice. Si sdraiò sul divano. Non riusciva a smettere di pensare a Paolo. C ’era qualcosa di estremamente attraente nel suo atteggiamento di fanciullo insolente. Suonò il videocitofono. Luca aprì il cancello automatico. Il dr. Josy si avviò in direzione dell’ingresso.
- Sono venuto appena possibile... - disse l’uomo - Come ti senti...? -
- Sto meglio solo a vederti... - rispose Luca. Raggiunsero il salone.
- Sono anni che cerco di convincere mia moglie... - continuò l’uomo - a costruire un camino in soggiorno. E’ tutto inutile. Ha la psicosi della polvere. Vede polvere ovunque. Noi abbiamo i termosifoni. Il camino sarebbe un qualcosa in più per le serate speciali. -
- Ti capisco... - disse Luca. Il medico poggiò la borsa sul tavolino. Tolse il soprabito. Era molto alto. Corporatura normale, capelli brizzolati, Josy aveva un’espressione affaticata.
- Hai misurato la febbre...?- chiese estraendo in fonendoscopio dalla borsa.
- Non sento più i brividi di freddo...- rispose lui - I dolori alle ossa si sono attenuati. -
- Da quanto tempo hai preso l’antifebbrile...? -
- Sarà circa un’ora... - ripetè Luca.
- Bene... - aggiunse il dr. Josy - sentiamo le spalle. Respira con la bocca aperta. - Dopo la visita Luca accompagnò il medico all’uscita. Si salutarno. Attese di vederlo sparire all’esterno. Raggiunse la camera da letto. L’ambiente era perfettamente riscaldato. Indossò il pigiama. S’infilò sotto al piumone. Accese il televisore. Sintonizzò su una rete nazionale. Stava trasmettendo un film italiano. Il cellulare sul comodino cominciò a squillare. Guardò il numero. Era Stefano.
- Pronto... - disse Luca.
- Ho saputo che il lavoro procede bene... - continuò il titolare dell’agenzia.
- Chi te l’ha detto...? - chiese il giovane.
- Ho parlato con quella tua amica... - aggiunse l’uomo facendo una breve pausa - E’ venuta in agenzia. -
- Davvero...? - chiese Luca - Cos’altro ti ha detto...? -
- Sta cercando un posto di lavoro a tempo indeterminato. -
- Interessante... - Luca fece uno starnuto.
- Sei raffreddato...? - chiese Stefano.
- Sono influenzato... - rispose il giovane - E tu...cosa le hai risposto? -
- Le ho spiegato che per una ragazza in gamba come lei non ci dovrebbero essere problemi. Insomma, potrei anche assumerla in agenzia. -
- Hai ragione... - osservò Luca - Sembra proprio in gamba...-
- Più che in gamba... - aggiunse l’uomo - mi è sembrata in...gambe.- Luca rimase in silenzio. Non riusciva a concentrarsi. Aveva la sensazione che gli si fosse ovattato il cervello.
- A proposito... - disse Stefano - Paolo che sta facendo...? Non mi telefano da due giorni. -
- Questa sera doveva uscire con un cliente... - rispose il giovane - E’ un turista alloggiato a Ischia. Voleva essere accompagnato non so dove...-
- Quel ragazzo mi preoccupa... - continuò il titolare dell’agenzia - Sta diventando ingestibile... - Luca sorrise. Fece un altro starnuto.
- Tu ha la fissazione di voler gestire le persone... - disse Luca - Non sei il generale Bonaparte. Lo vuoi capire...? Lascialo perdere. Paolo si gestisce benissimo da solo... - Stefano attese qualche istante prima di rispondere.
- E non è il solo... - ripetè l’uomo - Anche tu stai diventando polemico. Devo fare ulteriori indagini sulle tue frequentazioni...-
- Ok capo...Dormi bene anche per me. -
- Perchè...? -
- Mi aspetta una nottataccia...- Luca salutò Stefano prima d’interrompere la conversazione. Ricominciò a piovere. Luca sentiva le raffiche di vento e pioggia sferzare le imposte. La luce improvvisa dei lampi bucava l’oscurità illuminando la stanza per qualche secondo. Spalancò gli occhi. Cominciò a sudare. Era una sensazione sgradevole. Sentiva di avere i piedi freddi. Il fragore dei tuoni somigliava alla spallata di un gigante. Aveva la sensazione che una creatura infernale volesse passare proprio sulla sua casa. Nel dormiveglia le sensazioni esterne lo trascinavano in una dimensione differente. Ogni cosa gli appariva come amplificata, travestita di fantastico e lugubre.

Il sole era alto quando Luca si svegliò. Il piumone giaceva ai piedi del letto. Si alzò. Si diede un’occhiata allo specchio. Aveva un aspetto arruffato. Raggiunse il bagno. Il bagnoschiuma aveva una fragranza molto maschile. Guardò l’etichetta. Glielo aveva regalato un’amica. Il giovane decise di rimanere sotto la doccia più a lungo del solito. Aveva una sensazione di sporco. Il ricordo del sudore febbrile era l’opprimeva. Pareva essersi incollato alla pelle. L’accappatoio profumava di ammorbidente. Mise le pantofole ai piedi. Raggiunse la camera da letto. Guardò l’orologio. Erano da poco passate le 10. Decise di chiamare Michele. La curiosità di conoscere le ultime novità dell’amico era irresistibile.
- Pronto...sono Luca. ... - disse lui.
- Ho un appuntamento con l’agente immobiliare... - replicò l’uomo - Forse ha trovato il locale per il nuovo studio.-
- Quando...? - chiese il giovane.
- Intorno alle 12 all’imbarco degli aliscafi di Ischia Porto. Ti va di venire con me...? - chiese Michele.
- D’accordo... - continuò Luca - ci vediamo alle 12. - I catamarani erano ormeggiati al molo. Il mare agitato aveva costretto la società di navigazione a sospendere le corse. Luca sedette su una panchina di ferro. Alcune persone si attardavano davanti alla biglietteria. Avevano un atteggiamento impaziente. Un uomo sulla quarantina reggeva una valigetta ventiquattrore. Indossava un soprabito grigio. La pelle del viso sembrava stirata. Era stempiato. Fumava. Rispondeva al cellulare. Aveva una voce stridula, fastidiosa. Una donna ossigenata lo raggiunse. Era vistosamente truccata. Le unghie finte erano verniciate di un colore molto simile all’argento. Luca la guardò in viso. Aveva una pelle traslucida. Somigliava ad una faccia di plastica. Il suo aspetto mostrava le tracce di una bellezza sfiorita. Inseguita. Ricercata con una frenesia maniacale.
- Eccomi... - esclamò Michele poggiandogli la mano sulla spalla. Luca si alzò in piedi.
- Mi stavo congelando... - rispose il giovane.
- Scusami... - continuò l’amico - Vieni. Ti offro un caffè. - Raggiunsero il bar del porto. Michele fece lo scontrino alla cassa. Si diressero alla banco.
- Il tuo agente è in ritardo...? - chiese Luca.
- Arriva subito. Ha avuto un problema. Mi ha telefonato. - Paolo entrò nel bar. Era in compagnia di un uomo anziano. Luca gli lanciò un’occhiata fulminea. Il ragazzo non si era accorto della sua presenza.
- Chi stai guardando...? - chiese Michele.
- Quei due... - rispose lui indicandoli con lo sguardo.
- Li conosci...? - chiese l’uomo.
- Solo quello più giovane... - rispose Luca - E’ un mio amico.- Paolo indossava abiti sportivi. Aveva con sè un borsone telato. L’uomo anziano sembrava un tipo distinto. Luca si attardò qualche istante al banco. Voleva osservarli meglio. Fu in quel momento che Paolo sollevò il braccio in segno di saluto. L’aveva individuato. Luca gli sorrise con espressione disinvolta. Si avvicinarono. Il tempo di un rapido saluto. Uscirono insieme dal locale.
- Vuoi fumare...? - chiese Michele a Luca.
- Fuma solo quando è nervoso... - rispose Paolo.
- No... - aggiunse Luca - non voglio fumare. Grazie. - Il giovane osservò l’amico allontanarsi in direzione della biglietteria dei traghetti.
- Stanno partendo...? - chiese Michele - Forse più tardi qualche nave verrà autorizzata alla traversata. -
- Non me ne importa nulla... - replico Luca in tono stizzoso - Dov’è questo agente immobiliare? Non sarà l’uomo invisibile...? - Michele sorrise.
- Non conosco il motivo della tua ansia... - continuò l’uomo - Ti consiglio di rimanere calmo. Potresti danneggiare la tua salute. -
- Vai al diavolo...! - esclamò Luca. Il monolocale era al pianoterra di un palazzo della centralissima via Roma a Ischia Porto. L’agente entrò per mostrare l’ambiente a Michele.
- E’ da ristrutturare naturalmente...- disse il professionista rivolto al cliente. L’uomo fece un giro per la casa. - Questa parete è da eliminare... - osservò Michele - Che ne pensi Luca...? - Il giovane lo guardò negli occhi. Aveva un’espressione evanescente.
- Non credo sia una buona idea... - rispose - Dovrai fare troppi lavori per adattarlo alle tue esigenze. -
- E’ centrale... - continuò Michele - Dove lo trovo un monolocale ugualmente centrale...? Luca fece cenno all’amico di abbassare la voce.
- Se gli fai capire che t’interessa molto... - aggiunse Luca sottovoce - ti chiederà una cifra esorbitante. -
- Hai ragione... - annuì Michele con un movimento del capo - Il fatto è che non sto nella pelle. - I due uomini si diedero appuntamento in agenzia per il tardo pomeriggio. Si salutarono.
- Che fai adesso...? - chiese Michele.- Vado a vedere se Paolo è riuscito a partire... - rispose lui.
- Hai detto che non te ne importava nulla...- Luca rimase in silenzio. Estrasse il pacchetto delle sigarette. Ne accese una.
- Ti faccio sapere l’esito della trattativa... - disse Michele.
- In bocca al lupo... - continuò Luca salutandolo. Il giovane raggiunse il molo di attracco delle navi. Un traghetto stava appena uscendo dal porto. Rimase a guardarlo per qualche istante. Una voce alle sue spalle lo costrinse a voltarsi. Era Paolo. Se ne stava in piedi con le mani nelle tasche dei jeans. Il borsone telato era poggiato per terra. Lo raggiunse.
- Non sei partito...? - chiese Luca.
- No, ho accompagnato quel cliente... - rispose lui.
- Non dovevi incontrarlo ieri sera...? -
- Ho pensato di fargli compagnia fino all’imbarco.-
- La verità è che hai marinato la scuola... -
- Ho fatto poche assenze quest’anno... -
- Sono molto preoccupato per te... - aggiunse Luca.
- Davvero...? - esclamò il ragazzo sorridendo - Non devi. Me la cavo benissimo. -
- Dove vai ora...? -
- E’ ora di pranzo. Me ne torno a casa... - rispose Paolo - Tu hai un programma migliore...? -
- Mi farebbe piacere rimanere un po’ da solo con te... - continuò Luca. Il ragazzo sorrise sollevando il borsone da terra.
- Dove andiamo...? - chiese.
- A casa mia... - rispose Luca.
- Dammi quel borsone... - disse Luca prendendo l’ingombrante bagaglio dalla spalla dell’amico - Perchè l’hai portato...? -
- Niente...niente... - ripetè Paolo senza dare spiegazioni. Il giovane venne assalito dalla curiosità di conoscerne il contenuto. Provò ad immaginare un sistema per aprire il bagaglio all’insaputa del ragazzo. Raggiunsero l’abitazione di Luca. In cucina il padrone di casa cominciò a preparare un pranzo veloce. Intanto Paolo uscì sulla terrazza.
- E’ bello questo posto... - disse il ragazzo.
- Hai detto la stessa cosa l’ultima volta che sei venuto... - osservò Luca guardandolo negli occhi.
- La vista del tramonto dev’essere bellissima da qui... -
- Sono d’accordo... - esclamò il giovane - Devi venire qualche pomeriggio. - Paolo intinse l’indice destro nel sugo. Lo portò alla bocca.
- E’ buono... - ripetè con espressione sorpresa.
- Davvero...? Ne sei sicuro...? - chiese Luca.
- Assaggia... - Paolo intinse ancora il dito nella salsa. Lo avvicinò alle labbra dell’amico.
- Assaggia... - disse il ragazzo. Il padrone di casa socchiuse le labbra. Avvicinò la lingua al polpastrello di lui succhiando la falangetta.
- Che ne dici dei rigatoni...? Ti piacciono...?- chiese Paolo.
- Prendi la pasta che preferisci... - rispose Luca - Per me è indifferente. - Rimase ancora qualche istante in silenzio.
- Tua madre cosa ne pensa del lavoro in agenzia...? - chiese il giovane.
- I soldi sono importanti... - continuò Paolo - Mia madre non si lamenta. L’importante è che non trascurare gli studi. -
- Tua madre ha ragione... - osservò lui. Pranzarono in cucina. Luca stappò una bottiglia di vino rosso.
- Mi piace lo spumante italiano... - disse Paolo - Ce l’hai una bottiglia di spumante...?-
- Con i rigatoni al sugo...? - continuò Luca.
- Sì...adoro le bollicine... -
- Interessante... - replicò il padrone di casa dirigendosi in soggiorno. Riapparve qualche istante dopo con una bottiglia di spumante italiano. Paolo afferrò la bottiglia.
- Voglio stapparla io... - esclamò allentando la protezione di ferro. Il padrone di casa gli rivolse uno sguardo attento. Era bello in quella sua buffa espressione. Il tappo di sughero saltò verso il soffitto. Uno spruzzo di schiuma fuoriuscì dal collo della bottiglia.
- Guarda che meraviglia... - gridò Paolo - Sembra un orgasmo. Guarda. Guarda...La schiuma...Guarda la schiuma... - Dopo pranzo Paolo raggiunse il soggiorno. Si sdraiò sul divano. Accese il televisore. Luca stava cercando un disco nella libreria.
- Devo andarmene... - disse il ragazzo.
- Vai pure... - rispose il padrone di casa senza distogliere lo sguardo dalla libreria.
- Ti piace questo film...? - chiese Paolo.
- Non mi piacciono i films americani... -
- Sul serio...? Scherzi...? -
- A te piace lo spumante italiano. Io preferisco i films americani. -
- Vieni qui... - esclamò Paolo. Luca lo raggiunse. Il ragazzo gli si avvicinò al punto di sfiorargli la bocca.
- Ti piacciono le mie labbra...? - chiese il ragazzo sottovoce. Luca avvertì il suo respiro sulla pelle. Indietreggiò di qualche passo. Paolo avanzò costringendolo con le spalle al muro. Gli allungò le braccia attorno alla vita. Luca socchiuse le labbra. Lasciò che la lingua di lui penetrasse la sua bocca.

Luca lesse il messaggio di Stefano. Il titolare dell’agenzia gli chiedeva di chiamarlo in ufficio con urgenza. Il giovane uscì di casa in tutta fretta. Aveva un appuntamento di lavoro. Non voleva arrivare in ritardo. Entrò in macchina. Allacciò la cintura di sicurezza. Compose il numero.
- Sono Luca... - disse appena udì la voce dell’uomo - Che cosa volevi dirmi di tanto urgente...? -
- Conosci una certa Simona...? - chiese lui.
- Sì, credo di sì...- aggiunse lui.
- Ha chiamato questa mattina. Ha chiesto di te... - continuò Stefano.
- Cosa voleva... - replicò Luca.
- Vuole essere chiamata da te per il servizio di accompagnatori... - Stefano sembrava impaziente.
- D’accordo... - replicò il giovane - Me ne occupo io. - Luca fece un giro fuori la scuola di Paolo. I ragazzi stavano affluendo nell’istituto. Diede uno sguardo ai motorini. Non ricordava bene il numero di targa dello scooter. Fuori al cancello c’era un drappello di studenti. Chiacchieravano. Ridevano. Si scambiavano battute. Luca fermò la macchina. Lasciò il motore acceso. Finalmente intravide Paolo. Stava salutando qualcuno con il braccio sollevato. Rimase a guardarlo mentre si allontanava in direzione dell’ingresso principale della scuola. Decise di proseguire in direzione di Casamicciola-Terme. Il cellulare cominciò a squillare. Era un numero privato.
- Pronto... - disse sistemandosi la cintura di sicurezza.
- Sono Simona... - rispose la donna - Sono a Ischia. Ricordi la promessa...? Ho già chiamato in agenzia. Quando ci vediamo...? -
- Stavo per telefonare... - rispose Luca - Sono stato avvisato dal titolare. T’interessa un orario in particolare...?-
- Va bene questo pomeriggio. Puoi venire a prendermi in albergo alle 16. -
- Dove andiamo...? -
- Sulla terrazza del monte Epomeo. Voglio guardare il tramonto...-
- Bene, faccio uno squillo prima di raggiungerti. - Luca decise di passare dall’agenzia. Stefano stava lavorando al computer. Sembrava più nevrotico del solito. Aveva gli occhiali da vista poggiati sulla punta del naso. Non aveva mai fatto caso a quanto fosse lungo il naso dell’uomo. Sfoggiava una vistosa gobba nella parte superiore. La punta era lievemente uncinata. Somigliava al becco di un aquila. L’uomo sollevò gli occhi dalla tastiera. Quando li spostava parevano roteare in cerca della traiettoria giusta.
- Dov’è quel lavativo del tuo amico...? - urlò Stefano con tono seccato.
- Ha combinato qualche guaio...? - continuò Luca.
- Mi ha chiamato l’albergo di quel suo cliente... - aggiunse l’uomo - Voleva prenotare per un finesettimana il prossimo mese. -
- Glielo dirò... - Il giovane rimase in silenzio per qualche minuto. Stefano stava completando un lavoro on line. Le dita delle mani si muovevano agilmente sulla tastiera. Luca notò che avevano un aspetto curato. Le unghie erano state tagliate abilmente. Stefano aveva una grande testa squadrata. Le labbra molto carnose sembravano trattate dal chirugo estetico.
- Che stai pensando...? - chiese l’uomo sollevando lo sguardo dallo schermo.
- Niente...niente d’importante - rispose lui alzandosi in piedi.
- Dove vai...? -
- Vado a mangiare qualcosa al pub... - continuò il giovane - Più tardi ho un appuntamento di lavoro. -
- Non stancarti troppo... - aggiunse Stefano in tono ironico. Si sitemò gli occhiali sul naso con un gesto rapido e preciso.Il giovane uscì dall’ufficio dirigendosi verso il centro. Il panino era tostato al punto giusto. La mozzarella fondendo si era incollata al pomodoro. Una foglia di lattuga fuorisciva all’estremità inferiore. Luca riusciva a sentire il gusto della maionese. La coca-cola si nascondeva sotto due dita di schiuma. C’era poca gente nel pub. I camerieri erano indaffarati a prendere nota delle consumazioni. Guardò l’orologio. Doveva telefonare a Simona. Passare a prenderla in albergo. Scarrozzarla sul monte Epomeo. Snocciolarsi tutte le sue paranoie. Ordinò un caffè e il conto.

La donna indossava abiti sportivi e scarpette di ginnastica. Aveva i capelli legati alla nuca. Gli occhiali le oscuravano lo sguardo. Reggeva tra le mani un cappellino con visiera. La zaino di jeans era minuscolo. Dalla chiusura a nodo s’intravedeva il tappo della bottiglia di minerale.
- Sei in ritardo... - disse lei salendo in macchina.
- Perdonami... - rispose lui.
- Che cos’è...? - continuò Simona - ...un sistema per mantenere le distanze...? -
- Lo sai che mi fa sempre piacere vederti... - disse lui uscendo dal parcheggio dell’albergo.
- Bene, cerca di fare in modo che sia un piacere anche per me... - osservò lei allacciandosi la cintura di sicurezza. La strada militare che conduceva al monte Epomeo era semi deserta.
- Non sono mai stata sulla terrazza panoramica... - disse la donna - Mi hanno raccontato che è un posto incantevole. -
- E’ uno spazio minuscolo... - osservò Luca - con vista sul paradiso.-
- Io sono poco ingombrante... - replicò Simona - Mi accontento...- Il giovane parcheggiò l’auto al limite della strada carrabile.
- Da questo punto si prosegue a piedi... - continuò - Se preferisci possiamo farci scorrazzare da un mulo... -
- No, andiamo a piedi... - rispose la donna scendendodalla vettura. La strada stretta e curvilinea si arrampicava verso la cima del monte. Le parracine si alternavano a bassi muretti in tufo verde. La donna sedette su una grossa pietra.
- Sei già stanca...? - chiese Luca - Andiamo. Abbiamo ancora poche ore di luce. -
- Ascolta... - continuò Simona - La senti...? - Il giovane provò ad ascoltare.
- Non sento nulla... - disse - Tu cosa senti...? -
- La voce della montagna... - rispose lei.
- Non sento nessuna voce della montagna... - esclamò lui - Andiamo. Altrimenti saremo costretti a scendere al buio. -
- Stasera c’è la luna piena... - aggiunse Simona - Non ti devi preoccupare del buio. - Luca cominciò a spazientirsi. Sedette accanto a lei. Accese una sigaretta.
- Non dovresti fumare... - Simona lo guardò fisso negli occhi - E’ un oltraggio alla natura. -
- Facciamo un patto... - disse lui - Io spengo la sigaretta. Tu mi segui in cima al monte Epomeo. Restiamo una mezzora sulla terrazza panoramica. Poi raggiungiamo la macchina e ti riaccompagno in albergo. -
- Accetto se mi dai un bacio... - rispose lei. Luca appoggiò le labbra su quelle di lei. Simona lo abbracciò. Rimasero in quella posizione per qualche secondo. Il ragazzo si staccò.
- La montagna... - ripetè Luca in tono scherzoso.
- Cosa...? - chiese Simona.
- La montagna... - continuò lui - Ci sta guardando. - La donna si alzò in piedi. Mise gli occhiali scuri. Sistemò la zaino sulle spalle. Si avviò lungo il sentiero. Luca la seguì. Rimase in silenzio per qualche istante. Poi la raggiunse di spalle. Le afferrò i capelli. Si pose davanti a lei.
- Cos’hai...? - chiese.
- Vai al diavolo...- rispose lei.
- Non fare così... ti prego...-
- Stai zitto...- continuò Simona - Voglio sentire solo la voce della montagna. - Proseguirono in direzione della vetta. Il cielo si stava rannuvolando. Un uomo anziano scese a dorso di mulo. L’animale era robusto. Il pelo nero, lucido aveva le tonalità dell’inchiostro. Luca si fermò a riprendere fiato. Non riuscì a fare a meno di guardarli. Simona lo precedeva di qualche metro. Si fermò voltandosi in direzione di lui. Il giovane riprese a camminare.
- Ci sono le nuvole... - disse la donna - Spero di riuscire a vedere il tromonto. - Luca alzò il naso per aria. Il volatile pareva immobile. Aveva le ali spiegate.
- Guarda lassù... - disse il giovane. Simona sollevò il capo.
- Che cos’è...?- chiese lei.
- Un corvo... - rispose Luca - Ce ne sono molti da queste parti. -
- Non mi piacciono i corvi... - esclamò Simona riprendendo la salita.
- Perchè...? - chiese lui.
- Sono neri...Emettono dei versi lugubri...- osservò lei. La terrazza panoramica era deserta. La donna tolse gli occhiali. Provò a spogersi.
- Hai deciso di suicidarti...? - osservò Luca.
- No, voglio solo guardare di sotto... - rispose lei - Questo posto è strabiliante. - Il giovane sorrise. Le si avvicinò tenendola per la vita.
- Che fai...? - chiese lei.
- Se cadi moriremo insieme... - rispose lui.
- Che romanticismo... - disse lei indietreggiando.
- Guarda laggiù...- indicò un punto preciso allungando il braccio - E’ la torre di sant’Angelo. Quello invece è il porto di Forio. Casamicciola la puoi ammirare da questa parte. E... guarda il castello Aragonese...Guarda...-
- Il bosco scende fin quasi a valle... - osservò lei - Dov’è il sole...? Togli quelle nuvole... -
- Lo farei volentieri amore mio... - Simona si voltò in direzione di Forio.
- E’ laggiù che tramonta il sole...? - chiese la donna.
- Hai mai sentito parlare del raggio verde...? - incalzò Luca.
- No, che cos’è...? -
- E’ un riflesso di luce. Un bagliore verde... - continuò lui - S’irradia all’improvviso dall’orizzonte durante il tramonto. Capita raramente. Bisogna essere fortunati per vederlo. - Simona rimase immobile. Lo sguardo fisso alla linea dell’orizzonte. Luca la osservò con discrezione. Aveva un’espressione dolce. Incantata. Sembrava improvvisamente regredita all’infanzia. Oltre la cupola del cielo interrotta dal mare turchese c’era tutta la sua meraviglia.
- Perchè ti sei seduto...? - chiese la donna - Non vuoi vedere il tramonto...? -
- Voglio vederlo attraverso i tuoi occhi... - rispose Luca. Le prime ombre della sera erano scese sul paesaggio quando ripercorsero a ritroso il sentiero montano. In lontananza si sentiva il rumore degli zoccoli di un mulo.
- Povero mulo... - disse Simona.
- Perchè...? - chiese Luca.
- Ha faticato tutto il giorno... - continuò lei - andando avanti e indietro lungo il sentiero. -
- E’ il suo lavoro... - aggiunse Luca - Nella stalla lo aspetta una balla di fieno ed un catino d’acqua. -
- Bella soddisfazione... - Simona sollevò il capo verso l’alto - Se fossi un animale preferirei avere le piume. E’ bello volare. L’altitudine trasmette un senso di libertà totale. -
- Io vorrei essere un animale terrestre... - il giovane le poggiò una mano sulla spalla - Ho bisogno di sentire qualcosa di solido sotto i piedi. - Luca accompagnò Simona in albergo. Si salutarono.
- Mi chiami domani...? - chiese la donna.
- D’accordo, ti chiamo dopo mezzogiorno... - rispose lui.

Si diresse in automobile verso Ischia Porto. Voleva bere un caffè al bar Calise. La sala era poco affollata. Due signore eleganti se ne stavano sedute l’una di fronte all’altra. Avevano ordinato un intruglio fumante. Una coppia attempata stava litigando in un angolo della sala. La donna aveva un vistoso rossetto. I capelli tinti mostravano delle sfumature viola. I più giovani facevano la fila al banco. Coca cola, succhi di frutta, birra, cappuccini, caffè sfilavano ordinatamente. Luca notò i movimenti frenetici dei camerieri.
- Guarda chi c’è... - la voce proveniva dalle sue spalle. Si voltò. Era Paolo. Luca lo invitò a bere qualcosa. Ordinarono due aperitivi.
- Guarda chi sta arrivando...? - osservò Paolo indicando Stefano con un cenno del capo.
- E quella chi è...? La conosci...? - chiese Luca. La donna era piuttosto formosa. Aveva i capelli ossigenati. Gli occhi erano truccatissimi. Indossava un paio di stivali alti. La gonna di pelle era piuttosto corta. Il golfino rosa in tinta con la carnagione la faceva somigliare ad una bambola di porcellana.
- E’ vecchia... - disse Paolo.
- Ma dai... - continuò Luca - è una bella signora di mezza età. -
- Pensala come ti pare... - replicò Paolo - Per me è vecchia... - La coppia scelse un tavolino laterale. Il cameriere si avvicinò per le ordinazioni. Luca continuò a guardare l’accompagnatrice dell’uomo. Sembrava di buon umore. Sorrideva.
- Cos’hai fatto oggi...? - chiese Luca all’amico.
- Stamattina sono andato a scuola... - rispose il ragazzo.
- Davvero...? Bravo...Cos’hai studiato...? -
- Abbiamo parlato dell’esame di maturità... - continuò Paolo - Il prof. ci ha chiesto quali fossero i nostri programmi per il futuro... -
- Interessante...Dimmi: quali sono...? -
- Prenderò la laurea in Fisica Nucleare. Farò l’astronauta. Andrò su Marte a cercare i marziani. -
- E dopo...? - chiese Luca - Cosa farai...?-
- Li porterò sulla terra... - rispose Paolo - Dimostrerò che nel cosmo la razza terrestre è inferiore. - Luca sorrise sorseggiando l’aperitivo.
- Sai che ti dico...? - aggiunse Luca - Tu devi essere un marziano in incognito. Hai una strana forma delle orecchie. -
- Cos’hanno le mie orecchie...? - esclamò Paolo sgranando gli occhi.
- Sono troppo basse... - osservò Luca - e...leggermente appuntite verso l’alto. - Paolo si portò le mani alle orecchie. Fu un gesto istintivo. L’amico sorrise. Gli diede una pacca sulla spalla. Il ragazzo si voltò in direzione del banco. Appoggiò i gomiti sul piano. Prese a sorseggiare l’aperitivo. Aveva un’espressione imbronciata. Stefano sollevò il braccio facendo cenno di avvicinarsi. I due giovani lo raggiunsero al tavolo.
- Vieni in ufficio domani mattina... - disse Stefano a Luca - Ti devo presentare un nuovo collaboratore. -
- Contaci... - rispose il giovane voltandosi verso Paolo.
- Non si saluta...? - chiese l’uomo al ragazzo.
- Buonasera capo... - rispose Paolo.
- Se fossi tuo padre t’insegnerei un po’ di educazione...- continuò lui. Luca cercò di smorzare i toni. Scambiarono qualche battuta. Si salutarono. I due giovani uscirono dal locale. Si diressero verso il parcheggio.
- Stefano è sempre più antipatico... - disse Paolo tra i denti.
- Non prendertela... - continuò Luca - Diventa scontroso quando ha qualche problema. - Paolo si avvicinò al motorino. Luca lo accompagnò.
- Dove vai...? - chiese il giovane.
- A casa... - rispose il ragazzo - Sono stanco. Ho bisogno di dormire. -
- Guida piano... - raccomandò Luca.
- Ma certo papino... - continuò lui.
- Non sono papino... - aggiunse Luca. L’osservò uscire dal parcheggio. Il casco sembrava troppo grande per la sua testa. Raggiunse l’automobile. Entrò. Accese il condizionatore. Faceva freddo. Decise di tornare a casa.

L’auto di Simona era parcheggiata vicino al cancello. Luca guardò all’interno dell’abitacolo. Non c’era nessuno. Diede uno sguardo intorno. La donna non si vedeva. Il giovane si strinse nel giaccone di lana. Era una mattinata gelida. Aveva un appuntamento urgente. Raggiunse la macchina. Salì a bordo. Si avviò in direzione di Sant’Angelo. La strada era libera. Non c’era traffico. Afferrò il telefonino. Compose il numero.
- Pronto... - la voce di Sandro era squillante come al solito.
- Sono Luca... - disse il giovane - Arrivo con qualche minuto di ritardo. -
- Non sei giustificato... - continuò l’uomo.
- D’accordo...a presto - aggiunse lui interrompendo la conversazione. L’agenzia era situata in una posizione panoramica. L’ufficio di Sandro aveva una magnifica visuale sul porticciolo turistico. Nella sala d’attesa la segretaria stava discutendo con un rappresentante. La donna gli fece cenno di attendere. Luca diede un’occhiata ai cataloghi poggiati sul tavolo. Sandro si affacciò sulla soglia della porta. Stava parlando animatamente al cellulare. Gli fece cenno con la mano di avvicinarsi.
- La puntualità è un importante biglietto da visita... - osservò l’uomo invitandolo ad entrare nel suo ufficio - Una persona ritardataria è poco affidabile. -
- Hai ragione... - continuò il giovane - Io sono poco affidabile. -
- Per tua fortuna... - aggiunse lui - stiamo cercando proprio uno come te... - All’interno della stanza c’era un curioso personaggio. Luca gli diede una rapida occhiata. Aveva circa trent’anni. Era molto esile. Il cranio piccolo, il viso stretto e allungato somigliava ad una mezzaluna senza curva. I capelli lunghi e lisci scendevano sulle spalle. Indossava una tuta felpata di colore nero. Era molto attillata. Il corpo era totalmente privo di forme. Luca rimase colpito dal pallore del viso. Era grigio-cenere. Ricordava bene quelle sfumature. Le aveva intraviste sulla faccia dello zio il giorno del suo funerale.
- Ti presento Beniamino... - disse Sergio.
- Io sono Luca... - continuò il giovane allungando la mano. Lo sconosciuto ricambiò il saluto. Luca sentì una fitta. Beniamino gli stava stritolando la mano destra. Guardò istintivamente nel punto in cui sentiva dolore. L’ospite aveva una mano scheletrica con dita molto lunghe e nodose. Il giovane si meravigliò di come quel mucchio di ossa rivestite di uno spesso strato di pelle potesse sprigionare tanta forza.
- Mi stai facendo male... - disse Luca con una smorfia di dolore. Beniamino lasciò la presa.
- Scusami... - ripetè con tono basso - Non volevo farti male. - Luca sedette accanto alla scrivania.
- Siete sicuri di avere bisogno di me...? - chiese guardando i due uomini.
- Sicurissimi... - rispose Sergio - Beniamino ha sentito parlare dell’iniziativa della vostra agenzia. -
- Non so di cosa tu stia parlando... -
- Davvero...? Mi riferisco al progetto di offrire un servizio di accompagnatori per turisti soli. -
- E allora...? - chiese Luca.
- Il mio amico sarebbe interessato al progetto... - aggiunse l’uomo - Lavorerebbe per la mia agenzia. Vi potreste coordinare. Capisci cosa voglio dire...? -
- Non lo so... - disse Luca - Devo parlare con il mio capo... -
- E’ naturale... - ripetè Sergio gesticolando con le mani - Ma tu...? Che ne dici...? Ti piace l’idea...? - Il giovane guardò l’uomo seduto di fronte. Stava sorridendo. Aveva i denti lunghi e sottili. Erano appuntiti alle estremità. Somigliavano a quelli di un doberman. Un collaboratore entrò nello studio. Reggeva una pila di documenti. Il giovane ne approfittò per organizzare le idee. Doveva guadagnare tempo. Il ragazzo uscì dopo qualche minuto. Sergio riprese la parola. Era quasi mezzogiorno quando Luca uscì dall’agenzia. Doveva telefonare a Simona. Decise di raggiungere la piazzetta di Sant’Angelo. Voleva bere un caffè al bar. Si avviò a piedi. La gente affollava le stradine del centro. I negozi mostravano i loro prodotti. Si fermò davanti ad una vetrina. C’erano esposte numerose bottiglie. Il giallo del limoncello, il nero del nocino, il verde di un prodotto tipico attiravano l’attenzione dei passanti. Una ragazza lo superò. La osservò allontanarsi di spalle. Il movimento delle gambe fasciate di rosa evidenziava i fianchi alti e spogenti. Aveva una vita sottile, un busto slanciato. Il collo lungo era ben visibile sotto i capelli cortissimi color platino. Decise di proseguire verso il la piazzetta. Intanto la sconosciuta si era fermata a pochi metri. Era sulla soglia di un locale notturno. La raggiunse. Decise di guardarla meglio con il pretesto di un’informazione. Si voltò verso di lei. Provò a pronunciare poche parole. Rimase ammutolito. La ragazza mostrava tracce di lineamenti maschili.
- Ciao... - disse lei.
- Ciao... - rispose Luca.
- Io sono Francesca... - continuò la trans.
- Luca... - aggiunse lui cercando di riprendersi dallo stupore iniziale.
- Conosci il proprietario di questo locale...? - chiese la donna.
- No... - rispose il giovane.
- Sei un tipo loquace... - La trans aveva delle mani molto curate.
- Non hai mai visto una trans...? - chiese lei.
- No... - rispose lui.
- Se non la smetti di chiacchierare ti recito una sfilza di parolacce... - Il cellulare cominciò a squillare. Diede un’occhiata al numero. Era Simona. Luca guardò l’orologio. Doveva andare all’appuntamento programmato.
- E’ la tua fidanzata...? - chiese Francesca sedendosi sul muretto. La minigonna le scoprì le gambe sin quasi all’inguine. Il giovane si meravigliò di quanto fossero femminili.
- E’ bella...? - continuò la trans. Luca rimase qualche istante in silenzio.
- No... - rispose lui.
- Non sai dire altro...? Conosci solo questa parola...? -
- No... - aggiunse Luca imbarazzato.
- Vuoi scopare...? - chiese Francesca accavallando le gambe - Hai mai fatto l’amore con una trans...? -
- No... - continuò Luca. Francesca scoppiò in una sonora risata. Un omaccione corpulento si avvicinò ai due. Estrasse dalla tasca un ingombrante mazzo di chiavi. Si voltò in direzione di Francesca.
- Vieni... - disse - Ti faccio vedere il locale... - La trans si voltò in direzione di Luca.
- Io lavoro qui tutte le sere... - continuò lei - Sai dove trovarmi. - Luca rinunciò al caffè. Decise di raggiungere la macchina. Doveva telefonare a Simona. Intanto il telefonino riprese a squillare.
- Pronto... - disse lui.
- Sei in ritardo... - disse la donna.
- Hai ragione... - continuò il giovane - Perdonami. Ho avuto un problema. -
- Sei un bugiardo... - incalzò Simona.
- Perchè...? - chiese il giovane.
- Tutti gli uomini sono bugiardi... - esclamò lei - Specialmente quando cercano giustificazioni. -
- Dove sei...? - chiese Luca.
- Dove vuoi che sia...? Mi sto annoiando davanti ad un caffè al bar dell’albergo. -
- Arrivo subito... -

Luca parcheggiò l’automobile sul piazzale di Ischia Ponte.
- Conosco un locale da queste parti... - disse lui.
- E’ vero che durante le mareggiate questa piazza si allaga completamente...? - chiese Simona.
- Capita spesso durante l’inverno... - aggiunse Luca - Ti piace il Castello Aragonese...? -
- E’ bello... - Simona si voltò a guardarlo - Mi hanno raccontato la storia del cimitero delle monache. -
- Cosa ti hanno detto...? - il giovane la osservò incuriosito.
- Le monache morte venivano sedute su pietre che somigliavano a degli orinatoi. Dovevano restare in quella posizione sino alla totale perdita dei liquidi. Insomma dovevano gocciolare sino a rinsecchirsi. Capisci cosa vuol dire...? -
- Cosa vuol dire...? - chiese Luca.
- E’ orribile... - esclamò Simona - Somiglia ad un rito macabro. E’ persino oltraggioso.Immagino il fetore che doveva levarsi da quel luogo... -
- Che ne dici di una linguina ai frutti di mare...? - chiese Luca.
- Cosa...? - rispose lei.
- Hai ragione... - continuò lui - Dimenticavo l’antipasto...- Simona si alzò in piedi. Cominciò a camminare in direzione del centro storico.
- Perchè tanta fretta...? - esclamò Luca seguendola - Vorrei rimanere ancora qualche minuto sul pontile. - La donna proseguì ignorando la sua richiesta. Luca accelerò il passo. La raggiunse. Le poggiò un braccio sulle spalle. Sorrise. Indicò un locale poco distante. Simona aveva messo gli occhiali scuri. Aveva un’espressione contrariata.
- Pace...? - chiese lui con il pollice sollevato.
- Certe volte sei odioso... - rispose lei respingendolo con la mano.
- Non ho voglia di litigare... - continuò lui. Il cameriere servì l’antipasto. Simona sembrava nervosa. Ispezionava visivamente la strada. Guardava i clienti ai tavoli. Pareva stesse cercando qualcuno. Luca le versò il vino.
- Tutto bene...? - chiese.
- Non so... - rispose la donna - Mi sento confusa. -
- In che senso...? - insistè il giovane.
- Non so più cosa voglio. Il lavoro non mi soddisfa. Non riesco a far durare un rapporto. I figli sono andati a vivere per conto loro. Mi telefonano sempre meno... - Simona fece una pausa sorseggiando il vino - Non ho nemmeno un’amica. - Luca sorrise per sdrammatizzare.
- Forse è solo un momentaccio... - osservò lui.
- No, sono diversi anni oramai... -
- Ma no... - ripetè l’amico - non ci pensare. E’ sicuramente un brutto periodo. Passerà. - Luca si concentrò sul suo antipasto di mare. Le vongole avevano un aspetto invitante. La fettina di salmone rosa era trasparente. La sollevò con la forchetta. La poggiò sulla lingua. Era appena un po’ affumicata. Deliziosa...
- C’è stato un tempo in cui i viaggi mi rigeneravano... - continuò la donna - Inseguivo tramonti, profumi, colori. Oggi mi rendo conto di rincorrere solo delle avventure. Tutto qui... -
- Ma dai... - aggiunse l’accompagnatore - Non è così. Lo pensi perchè sei un po’ depressa. -
- Non sono depressa... - esclamò la donna - Sono realista. - Il giovane cominciò a tagliuzzare il polipo. Aveva due ventosenella parte interna dei tentacoli. Era un polipo verace.
- Cosa pensi di me...? - chiese Simona - Devi essere sincero. Fai uno sforzo. Ti prego... - Luca sgusciò una cozza. Era saporitissima nel suo sugho spruzzato di prezzemolo. Sollevò gli occhi dal piatto. Guardò la donna dritto negli occhi.
- Vuoi la verità...? - continuò lui.
- Sì, dimmi la verità...-
- Penso che hai sofferto poco nella vita... - disse Luca. Simona divenne improvvisamente scura in viso. Rimase in silenzio a fissare l’antipasto. Sembrava stesse organizzando la risposta.
- Sei un stupido... - disse lei - Non hai un briciolo di sensibilità. Non capisci niente delle donne. Sei un ignorante. - Luca si guardò intorno con discrezione. Il cameriere servì due porzioni di linguine allo scoglio. Intanto Simona aveva rimesso gli occhiali.
- Assaggia... - aggiunse lui - Sono buone... - La donna allontanò il piatto. Scosse appena la testa.
- Perchè sei arrivato in ritardo...? - chiese lei - Cos’è successo...? -
- Ho avuto un problema con un cliente... -
- Non ho fame. Vorrei fare un giro... - Che programmi hai per stasera...? -
- Perchè me lo chiedi...? -
- Ti andrebbe di dormire da me stanotte...? -
- Vuoi dire in albergo...? - chiese lui.
- Ho le chiavi di casa di un’amica... -
- E dove si trova questa casa...? - continuò Luca.
- Qui vicino... - aggiunse lei - Ha una stupenda vista sul Castello Aragonese. - Luca assaggiò un sorso di vino. Fece un rapido calcolo.
- Stasera non posso... - rispose.
- Perchè no...? - chiese Simona togliendo gli occhiali.
- Ho pensato di andare in un locale a sant’Angelo. Ci lavora un amico. Mi ha invitato. - Simona si strofinò le mani. Sembrava cercasse di riscaldarle.
- Non importa... - ripetè lei - Sarà per un’altra volta. -

Erano circa le 23 quando Luca sostò l’auto nel parcheggio di Sant’Angelo. Proseguì a piedi in direzione della piazzetta. Il locale notturno dove lavorava Francesca era aperto. C’era gente sulla soglia della porta. Due coppie stavano fumando. Decise di entrare. L’ambiente era in penombra. Il piano bar era arredato con gusto. C’erano diversi angoli attrezzati. Il pianista stava suonando un motivo. Il giovane si diresse al banco. Fu in quel momento che vide la trans. Stava preparando delle consumazioni. Francesca era molto alta. Indossava uno striminzito copriseno di pizzo. Luca provò a guardare con discrezione. Era un seno vero. Sembrava anatomicamente perfetto.
- Ciao... - disse Francesca.
- Ciao... - rispose Luca.
- Vuoi bere qualcosa...? - continuò lei.
- No... - aggiunse il giovane.
- Non ricomincerai con questi no... -
- Promesso... - ripetè il giovane. Si sentiva a disagio. Francesca sorrise riempedogli il bicchiere. Si avviò in direzione della sala con un vassoio di bibite. Il pianista aveva smesso di suonare. C’era un brusio di sottofondo. Una donna dall’aspetto distinto discuteva con un uomo più anziano. Due ragazzi si guardavano intorno. Sembravano cercare qualcuno.
- Non hai bevuto...? - chiese Francesca. Era tornata al suo posto con il vassoio vuoto.
- Non ho sete...- rispose lui.
- Aspetti qualcuno...? - chiese la trans.
- No, sono solo... - continuò Luca.
- Vieni... - aggiunse lei -Ti accompagno ad un tavolo singolo. Più tardi vengo a trovarti. - La poltrona era morbida, confortevole. Il velluto blu aveva un effetto setificato. Luca provò a sfiorare con la mano il tessuto. Era piacevole al tatto. Il tavolino basso in radica di noce lasciava intravedere le venature. Sembravano raffigurare un’immagine astratta. Forse si trattava dello spirito dell’albero. Spostò la tenda in tinta con l’arredo. Dall’angolo la visuale sulla sala era perfetta. Il pianista aveva ripreso a suonare. L’atmosfera era rilassante. Luca diede un’occhiata. C’era una coppia seduta su un divano poco distante. La donna era bella. Elegante. Il viso truccato mostrava un’espressione malinconica. Il suo compagno era un uomo molto alto. Aveva circa quarant’anni. Il viso pallido, perfettamente rasato, la camicia rosa era perfetta con il colore della giacca. I polsini fuoriuscivano appena. Aveva poggiato le mani sui braccioli. Erano bianche e delicate. Se ne stava in silenzio. Pareva meditare qualcosa.
- A cosa pensi...? - chiese Francesca. La trans sedette accanto a lui.
- Guardavo quei due... - rispose lui indicandoli con lo sguardo. Francesca li osservò con discrezione.
- Stanno riflettendo... - aggiunse lei.
- Su cosa...? - continuò Luca.
- Chissà... - aggiunse Francesca - Forse sul senso della vita... O magari sul loro conto in banca... - Il giovane sorrise rivolgendole lo sguardo.
- Sei bella... - disse lui.
- Grazie, ma io non sono d’accordo... -
- Hai ragione... - continuò Luca - In realtà sei bellissima...- Francesca si allontanò. C’erano alcune persone in piedi al banco delle consumazioni. Il cellullare cominciò a squillare. Era Paolo.
- Cosa vuoi...? - chiese Luca - Lo sai che ore sono...?-
- Mi dispiace disturbare... - disse il ragazzo.
- Dimmi... - continuò il giovane.
- Posso venire a dormire da te stanotte...? - chiese Paolo.
- Davvero...? Perchè...? -
- Mia madre... - aggiunse Paolo senza terminare la frase.
- Tua madre cosa...? - chiese Luca.
- Mia madre mi ha chiuso fuori di casa... -
- Davvero...?- esclamò il giovane - Cos’hai combinato...? -
- Te lo spiego dopo... - disse Paolo.
- D’accordo...Tra mezzora sono a casa - proseguì Luca.
- Grazie per la comprensione. Non ti darò fastidio. Dormirò sul divano... -
- Aspettami... - Luca aveva fretta d’interrompere la conversazione - Ci vediamo tra poco. - Francesca si stava avvicinando. Reggeva tra le mani due bicchieri.
- Per gli amici niente vassoio... - disse lei.
- Ha un buon odore... - rispose Luca.
- Assaggia... - continuò Francesca - E’ anche buono. -
- Hai ragione... - esclamò il giovane dopo avere sorseggiato l’intruglio - E’ buonissimo. -
- Si tratta di una mia invenzione... - la trans gli sedette accanto - E’ poco alcolico. - Luca diede un sguardo alla sala. La gente continuava ad affluire.
- Si sta bene in questo posto... - osservò lui - E’ la prima volta che vengo. -
- E’ anche la mia prima settimana di lavoro... - disse lei - Smonto alle cinque. -
- Dopo che fai...? - chiese Luca.
- Vado a casa. Faccio una doccia. Indosso il pigiama. Spero di dormire otto ore. Sono stanca. - Luca sorrire sorseggiando il suo drink.
- Che hai da ridere...? - chiese lei.
- E’ buffo. La gente si veste per uscire. Tu lo fai per dormire... - Francesca ricambiò il sorriso.
- Hai ragione. E’ buffo... - aggiunse lei. Luca uscì dal locale. Faceva freddo. Erano da poco passate le due del mattino. Raggiunse la macchina. Si diresse verso casa. Paolo se ne stava seduto sul motorino. Era a pochi passi dal cancello.
- Finalmente... - esclamò il ragazzo - Mi stavo congelando. -
- Vieni. Entra... - rispose Luca aprendo l’ingresso principale con il telecomando. Paolo mise in moto il ciclomotore. Entrò precedendolo. In casa il riscaldamento era acceso.
- Che bel calduccio... - continuò Paolo togliendosi il giubbino.
- Dammi il numero di tua madre... - disse Luca.
- Perchè...? - chiese il ragazzo.
- Voglio parlare con lei. Informarla che stasera dormi da me. Tranquillizzarla...-
- Io sono maggiorenne. Mi ha cacciato di casa. Non merita di essere tranquillizzata. Lasciala perdere... -
- Tu non sei un maggiorenne qualsiasi... - aggiunse Luca.
- No...? E cosa sono...? -
- Sei un maggiorenne idiota. Dammi quel numero. - Paolo si sdraiò sul divano. Tolse le scarpe. Diede un’occhiata a Luca. L’amico stava discutendo con sua madre al telefono. La conversazione sembrava pacata. Il giovane si diresse in cucina. Paolo lo vide sparire oltre la soglia della porta. Accese il televisore. C’era un film americano. Due auto s’inseguivano a folle velocità. Incrociò le mani dietro la nuca. Poggiò la testa sul bracciolo. Il volume del televisore era piuttosto alto. Non riusciva a sentire la conversazione di Luca.
- Che fai...? - esclamò Luca spegnendo il televisore.
- No...noooo...proprio sul più bello...-
- Fila in bagno a lavarti... - ordinò il padrone di casa - I tuoi piedi puzzano. -
- Ehiiiiiii, quante storie... - rispose Paolo - Sei peggio di mia madre. - Il ragazzo si alzò in piedi. Raccolse le scarpe. Si diresse in bagno senza aggiungere altro.
- Ti preparo un panino... - disse Luca - Stanotte puoi dormire nella stanza degli ospiti. Parliamo domani. -
- Ok...ok... - Paolo uscì dal soggiorno facendo un gesto di assenso con il capo.

La sveglia sul comodino cominciò a suonare. Luca allungò un braccio in direzione di quel rumore fastidioso. L’apparecchio cadde sul tappeto ai piedi del letto. Si accartocciò sotto al piumone. Rimase in posizione fetale alcuni minuti. La sveglia ricominciò a suonare. Si alzò dal letto a fatica. Raccolse l’apparecchio dal tappeto. Lo poggiò sul comodino. Infilò le ciabatte. Aprì le tende. Il cielo era terso. Le piante in giardino avevano un aspetto molto vitale. Il cane scodinzolava sul cortile. Luca raggiunse il bagno. Accese la luce. Si guardò nello specchio. I capelli arruffati sembravano una proposta di moda. Aprì il rubinetto dell’acqua calda nella vasca. Il vapore cominciò a fuoriuscire. Sentì squillare il cellulare di Paolo. Si avviò lungo il corridoio. Raggiunse la camera del ragazzo. Bussò con il pugno sulla porta. Girò la maniglia. Paolo dormiva. Il telefonino sul tavolo continuava a squillare. Diede uno sguardo. Era un numero privato. Decise di rispondere. Uscì dalla stanza. Chiuse la porta alle sue spalle.
- Pronto...- disse Luca.
- Chi sei...? - chiese una voce maschile.
- Hai chiamato tu... - continuò il giovane.
- Sto cercando Paolo... - aggiunse lui.
- Non c’è... - Luca ebbe un attimo di esitazione - Vuoi dirmi come ti chiami...? -
- Sono Giulio... - rispose finalmente l’uomo - Devo parlare con Paolo. Puoi dirgli di telefonarmi...? -
- Sei Giulio...quello della villa di Zaro...? - chiese Luca.
- No, non ho nessuna villa a Zaro... - rispose lui. L’uomo interruppe bruscamente la telefonata. Luca poggiò il cellulare sul tavolo del soggiorno. Raggiunse il bagno. Dopo qualche minuto Paolo entrò senza bussare.
- Ti hanno mai detto che sei un grande maleducato...? - osservò il padrone di casa mettendosi a sedere nella vasca. Luca si vide circondato da una nuvola di bagnoschiuma.
- Tu sei più maleducato di me... - rispose il ragazzo appoggiandosi alle piastrelle della parete laterale.
- Sul serio...? - continuò Luca - Perche...?-
- Hai risposto al mio cellulare senza permesso... -
- L’ho fatto per il tuo bene... - continuò il giovane - A proposito, Giulio è quel tizio di Zaro...?-
- Sì, perchè...? -
- E’ stato lui a telefonare... - Luca si voltò in direzione del ragazzo. Era molto buffo con il pigiama due taglie più grandi.
- Cosa voleva...? - chiese Paolo.
- Non lo so. Non me l’ha detto...- Paolo uscì dal bagno. Luca scese dalla vasca. Indossò l’accappatoio.
- Noi due dobbiamo parlare... - incalzò Luca dopo avere raggiunto il ragazzo in soggiorno.
- Io non ha niente da dire... - rispose l’amico. Aveva un’espressione distratta. Sembrava svogliato, infastidito.
- Più tardi ti accompagno a casa... - continuò il giovane - Ho un appuntamento con tua madre. -
- Vai da solo... - insistè Paolo - Io non vengo. - Si prepararono la colazione. Paolo cominciò a sorseggiare una tazza di latte. I biscotti fuoriuscivano dal pacco semi aperto. Le briciole di pasta frolla erano disseminate sul tavolo.
- Sono di tuo gradimento...? - chiese il padrone di casa caricando l’espresso.
- Mi piacciono i frollini al burro... - rispose Paolo.
- E le briciole...?Sono per le formiche...? Pulisci il tavolo...-
- Tua madre è molto preoccupata... - continuò dopo qualche istante di silenzio - Dice che frequenti gente pericolosa. -
- Mia madre si sbaglia... - aggiunse Paolo muovendo le mascelle in modo ritmico - Frequento solo brave persone. -
- Tua madre sostiene che tu non vai a scuola regolarmente... -
- E’ vero... - Paolo diede un’occhiata furtiva all’amico.
- Tuo padre che fine ha fatto...? - chiese Luca.
- E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo... -
- Adesso finisci la colazione. Ti lavi. Ti vesti. Poi andiamo da tua madre. - Paolo riprese a sorseggiare il latte. Accese il televisore. Sintonizzò un canale. Stava trasmettendo una telenovella.
- Cominciano a quest’ora con questa robaccia...? - esclamò il padrone di casa.
- Io non voglio tornare a casa... - disse Paolo.
- E dove pensi di andare...? - chiese Luca.
- A casa di Giulio... - aggiunse il ragazzo - Ha detto che posso andare a stare da lui per un po’ di tempo. - Luca poggiò l’espresso sul piano di marmo. Sedette di fronte a Luca. Spostò il pacco dei biscotti in un lato. Afferrò la tazza di latte dalle mani di Paolo.
- Dimmi ragazzotto... - gridò prendendolo per il pigiama - parli sul serio o scherzi...? - Paolo cercò di divincolarsi. I suoi sforzi furono vani.
- Lasciami. Mi fai male... - rispose lui - Ho voglia di andarmene. -
- Io invece... - continuò il padrone di casa - ho voglia di prenderti a schiaffi. -
- Lasciami. Lasciami. Mi fai male...- Luca gli sferrò un ceffone in pieno volto. Paolo riuscì a liberarsi dalla stretta. Uscì dalla cucina in tutta fretta.
- Dove vai...? - urlò il giovane correndogli dietro - Vieni qui. Non ho finito. -
- Tu non sei mio padre... - rispose Paolo - Tu non sei nessuno. -
- Nessuno dici...? - Luca lo raggiunse. L’afferrò per i capelli.
- Io sono quell’idiota che ti ha ospitato stanotte... - Luca cominciò a ripetere le frasi pronunciate dal ragazzo la notte precedente - Ti prego...Mi fai dormire da te...? Non so dove andare...Mia madre mi ha chiuso fuori di casa... -
- Hai ragione...scusami...scusami... - continuò Paolo.
- Così va meglio... - rispose Luca lasciando la presa.
- Sono pronto tra dieci minuti... - il ragazzo aveva cambiato espressione. Il suo sguardo era ritornato dolce, remissivo. Luca uscì dalla stanza. Si avviò lungo il corridoio.
- Ti aspetto in macchina... - disse uscendo sul cortile. Paolo entrò nell’auto. Chiuse la portiera. Luca azionò il telecomando. Il cancello automatico si aprì lentamente. Uscì in strada.
- Come va...? - chiese Luca.
- Meglio... - rispose Paolo.
- Non devi essere preoccupato... - continuò il giovane - Tua madre mi è sembrata una donna intelligente. Tutti abbiamo avuto la tua età. E’ difficile essere ragazzi. - Paolo gli rivolse un’occhiata interrogativa. Il suo sguardo sprigionava una voglia di tenerezza. Luca avrebbe voluto abbracciarlo. Rimase immobile. Gli occhi fissi alla strada.

I pescatori stavano rientrando in porto. Luca li conosceva. Aveva trascorso quasi tutte le estati della sua fanciullezza su quei gozzi colorati. Lucio il rosso era morto da cinque anni. Il nomignolo era di suo nonno. Lo chiamavano tutti il rosso anche se il colore dei suoi capelli era castano scuro. Luca se ne stava in piedi, sul molo del porto di Forio. Accennò un saluto con il braccio alzato. Manuel ricambiò il gesto. Stava legando la barca a pochi metri di distanza. Doveva sistemare i galleggianti. Il suo posto era accanto al motoscafo di Maurizio. Lo chiamavano il solitario per il suo carattere ombroso. Fece pochi passi in direzione dell’amico.
- Posso aiutarti...? - chiese Luca.
- Sali... - rispose lui - Ti faccio vedere cosa ho pescato. - Un grosso pesce se ne stava immobile con la bocca spalancata. Luca notò subito la sua enorme testa. La cavità orale somigliava ad una capiente caverna. Poteva essere comodamente penetrata dalla mano di un uomo. Il corpo allungato lasciava intravedere differenti tonalità di colori.
- Questo ce lo mangiamo tutti insieme... - disse Manuel - Conosco una ricetta. Sentirai che sapore. Vuoi venire a cena da me stasera...? -
- Volentieri... - rispose il giovane. C’erano diverse spigole in un contenitore di vimini. Si muovevano debolmente. Avevano gli occhi lucidi, espressivi. Sembravano supplicare di risparmiare loro la vita.
- Non guardarle... - continuò il pescatore - Cercano d’intenerirti... -
- Ti è mai capitato di buttare in mare qualche pesce dopo averlo pescato...?-
- Qualche volta è capitato... - l’uomo si voltò in direzione delle spigole - Non posso liberarle. Sono troppo saporite. - Luca diede uno sguardo ad un gozzo che stava appena entrando nel porto. Manuel fece un fischio lungo. Sollevò il braccio in alto.
- E’ Gianni il bello... - disse il pescatore.
- Perchè lo chiamate con quel nomignolo...? - chiese il giovane.
- Non lo sò. E’ curioso...- rispose Manuel - Ho incrociato due generazioni della sua famiglia. Non capisco da dove può essere uscito quell’appellativo. - Il pescatore raccolse tutto il pesce in un contenitore di plastica. Scese sul molo. Luca lo seguì. Si avviarono in direzione del parcheggio. Manuel guidava un furgone frigorifero attrezzato per il trasporto del pescato.
- Me ne vado... - disse l’uomo - Verrai stasera...? -
- D’accordo... - continuò Luca - sarò puntuale. - Il giovane decise di andare all’agenzia di Stefano. Voleva informarsi sulle ultime novità. Sulla strada statale il traffico era scorrevole. Si avviò in direzione di Ischia Porto. Due chilometri dopo invertì il senso di marcia. Decise di raggiungere Sant’Angelo. Guardò l’orologio. Era quasi mezzogiorno. Voleva vedere Francesca. Abbracciarla. Parlarle. Sentire il suono della sua voce. Il locale notturno era chiuso. Cercò il suo numero di cellulare sulla rubrica.
- Pronto... - disse Francesca con voce assonnata.
- Stavi dormendo...? - chiese il giovane.
- Stavo facendo un sogno bellissimo... - rispose lei.
- Avevo voglia di vederti... - continuò Luca.
- A quest’ora...? - aggiunse lei - Sono solo le dodici e trenta... -
- Hai ragione. Per te è notte fonda... - disse lui - Ma io sono un egoista. Penso solo al mio piacere. -
- Vieni egoista... - rispose la trans - Ti aspetto. - Luca raggiunse il monolocale. Era a pochi passi dal centro di Succhivo. Suonò il citofono. La porta si aprì dall’interno. La stanza aveva una minuscola cucina componibile. Il letto era sitemato in un angolo. Aveva una spalliera di legno laccato. Il piumone in tinta con le pareti era di un verde chiarissimo. Francesca gli venne incontro. Indossava un pigiama fuxia. La trans aveva gli occhi ancora assonnati. La pelle senza trucco sembrava più chiara del solito. Francesca gli venne incontro.
- Ciao... - disse lei dandogli un bacio sulle labbra - Preparo il caffè...? -
- Grazie... - rispose lui - se vuoi la faccio io...-
- Io non so cucinare... - continuò Francesca - Preparo solo il caffè. -
- E’ buono...? - chiese lui abbracciandola per la vita.
- Giudica tu... - rispose lei. Francesca era molto magra. Luca le infilò le mani dietro la schiena. La trans tolse il pigiama. Il seno era piccolo e tonico. Lo slip bianco lasciava semi scoperti i fianchi alti e sporgenti. Era perfettamente depilata. La pelle morbida ed idratata era molto simile a quella di una vera donna.
- Non ho mai scopato con una trans... - disse Luca.
- Sei timido...? - chiese lei - Rilassati. - L’espresso cominciò a sbuffare sulla fiamma.
- Guarda... - esclamò Francesca - E’ cremoso. Senti il profumo...? -
- Sento il tuo profumo... - continuò il giovane affondando il viso tra i seni di lei - E’ buonissimo. -
- Aspetta... - aggiunse lei - Beviamoci il caffè. - Luca le abbassò lo slip. Cominciò ad accarezzarle i glutei.
- Accidenti... - disse il giovane.
- Che c’è...? - chiese Francesca.
- Non ho mai toccato un sedere tanto sodo... - Il letto era ancora caldo. Luca spostò il cuscino.
- Aspetta... - disse Francesca.
- Che c’è...? - chiese Luca.
- Voglio la tua bocca - continuò la trans. Il giovane appoggiò le sue labbra su quelle di lei. Le loro lingue si sfiorarono in un movimento dolce, delicato. Dopo l’orgasmo rimasero abbracciati per qualche minuto. Dopo Luca si alzò dal letto. Estrasse il pacchetto di sigarette dalla tasca del giubbino. Comiciò a fumare. Apri la finestra... - chiese lei.
- Agli ordini...- esclamò lui eseguendo meccanicamente il gesto.
- Ci vediamo stasera al piano bar...? - continuò Francesca sistemandosi lo slip.
- Stasera ho una cena... - rispose Luca. Il giovane accese una sigaretta.
- Il caffè è freddo... - continuò lei.
- Se vuoi posso rifarlo... - aggiunse lui.
- Non ne ho più voglia... - la trans indossò il pigiama caduto ai piedi del letto.
- Fammi un favore... - disse lei - Lasciami sola. Voglio dormire ancora un paio d’ore. -
- D’accordo amore mio... a presto - Luca si avviò all’uscita. La padrona di casa lo raggiunse fermandosi sulla porta.
- Grazie per l’amore mio... - disse lei girando la chiave nella serratura.

Simona lo stava aspettando in agenzia. Erano circa le ore 17 quando Luca entrò nell’ufficio del capo. La donna si alzò di scatto dalla sedia. Lo raggiunse sulla soglia. Gli sferrò uno schiaffo in pieno volto. Stefano rimase seduto dietro la scrivania. Rimase in silenzio. Lanciò un’occhiata interrogativa al giovane. Luca ricambiò con un’espressione rassegnata.
- Sei un idiota inaffidabile... - esclamò la donna con gli occhi fuori dalla orbite - Un impegno è un impegno. -
- Abbiamo altri collaboratori... - osservò finalmente Stefano alzandosi in piedi per andare incontro alla donna.
- Vi farò sapere... - aggiunse lei riordinando gli oggetti personali nella borsa di pelle - Vi farò sapere... - Simona salutò distrattamente Stefano. Uscì dall’ufficio con passo svelto.
- Cos’è successo...? - chiese il titolare dell’agenzia.
- E’ matta... - rispose Luca mettendosi a sedere.
- Non ti sento da due giorni... - continuò l’uomo - Che fine hai fatto...? -
- Ho meditato sul senso della vita... - replicò Luca facendo una smorfia facciale.
- Cerca d’incrementare l’attività... - aggiunse Stefano.
- Hai qualche idea...? - chiese il giovane.
- Comincia col non fare arrabbiare le signore... - l’uomo gli sorrise. Luca notò che aveva una capsula all’incisivo sinistro di pessima fattura. Persino il colore era differente da quello degli altri denti.
- Cosa guardi...? - chiese Stefano.
- I tuoi denti... - rispose il giovane - Sono scuri. Forse dipende dalla nicotina.-
- Fila via... - urlò Stefano indispettito - Vai a lavorare. - Luca si alzò dalla sedia. Raccolse gli oggetti personali dalla scrivania. Accennò un saluto. Uscì pigramente dall’ufficio. In strada una comitiva di ragazzi sostava davanti alla gelateria. Luca prese il cellulare. Compose il numero di Paolo.
- Chi è...? - chiese il ragazzo.
- Sono Luca... - rispose il giovane - Cosa fai...? -
- Studio... - continuò lui - Domani devo essere interrogato in latino. -
- Tua madre è in casa...? -
- No, è uscita subito dopo pranzo... - la voce di Paolo era disturbata da un’interferenza sulla linea telefonica - Tornerà stasera. -
- Vengo da te. Mi fermo solo il tempo di un caffè. Promesso... -
- D’accordo. Lo prepari tu. Io non ne ho voglia... - Simona era appoggiata al cofano. Aveva gli occhiali scuri. Luca si avvicinò alla macchina con cautela. Temeva una reazione improvvisa della donna. La raggiunse. Estrasse le chiavi dell’auto dalla tasca del giubbino.
- Ciao... - disse lui. Non sapeva come continuare.
- Hai una bella faccia tosta... - continuò la donna.
- Perchè...? - chiese lui aprendo la portiera.
- Dove sei stato l’altra sera...? - chiese Simona.
- L’altra sera...? - ripetè il giovane.
- Hai capito benissimo... - esclamò lei - Non azzardarti a negare. -
- Negare cosa...? - Luca provò ad entrare in macchina. La donna glielo impedì allungando un braccio.
- Una mia amica era in quel locale di sant’Angelo... - disse Simona - Mi ha detto che ti sei appartato con un transessuale che lavora al bar. -
- Sei ridicola... - urlò Luca - Ti comporti come una moglie gelosa. Tu non sei mia moglie. Non sei la mia fidanzata. Non sei la mia donna. Tu non sei nessuno... - Fu in quel momento che il giovane avvertì l’affondo delle unghie di lei nella sua carne. Il dolore fu lancinante. La donna gli aveva sferrato una zampata felina. La sua reazione fu istintiva. Le diede una spinta allontanandola dall’auto. Simona non reagì. Si allontanò in lacrime. Luca salì in macchina. Diede un’occhiata nello specchietto retrovisore. I graffi erano superficiali. Raggiunse l’abitazione di Paolo.
- Hai litigato con il gatto...? - chiese l’amico.
- Era una gatta... - rispose Luca.
- Ti resterà il segno per qualche giorno... - continuò il ragazzo alzandosi dal letto. Diede un’occhiata alla copertina del libro di latino.
- Tu quale scuola superiore hai frequentato...? - chiese Paolo.
- L’istituto tecnico per geometri... - aggiunge Luca - Ho nostalgia di quegli anni. Ci sono dei giorni in cui mi sveglio. Vorrei prepararmi lo zaino. Prendere il pulman. Comprare le gomme al bar sotto la scuola. Salire ancora quelle scale con le palpitazioni per l’interrogazione di matematica...-
- Non ti piacava la matematica...? - incalzò il ragazzo.
- Mi piaceva la professoressa... - Paolo sorrise. Accese il televisore. Regolò il volume basso.
- Capita spesso. Non sei il solo... - continuò Paolo.
- E tu... Cosa mi racconti...? Come va con tua madre...? -
- E’ strano. Ha smesso di farmi le prediche... -
- Non è affatto strano... - aggiunse Luca - E’ normale. Se riduci la pressione diminuisce anche la resistenza. -
- Che ne dici di preparare un buon caffè...? - esclamò Paolo. Luca annuì col capo. Il ragazzo aprì la finestra. Si sentivano le voci dei coetanei che giocavano nel cortile sotto al palazzo. Lo studente appoggiò i gomiti sul davanzale. Guardò verso il basso. Fece un cenno di saluto con la mano. Luca notò che aveva un’espressione rilassata.
- Ho conosciuto nuovi clienti... - disse il padrone di casa. Spense il televisore. Uscì dalla stanza.
- Vuoi un’arancia...? - chiese Paolo.
- No, vorrei solo un caffè... - rispose Luca.
- Lo preparo subito - il ragazzo si diresse in cucina. Luca si stese sul letto dell’amico. Incrociò le mani dietro la nuca. Fissò il lampadario di vetro colorato. Raggiunse il computer. Aprì il messenger. Diede un’occhiata ai contatti. Paolo lo raggiunse con un vassoio metallico. C’erano un’arancia ed una tazzina di caffè.
- Io non sono bravo a preparare il caffè... - disse Paolo.
- Dicevi che hai incontrato nuovi clienti... - Luca fece una pausa sorseggiando il caffè - Chi sono...? -
- Sono delle persone del Nord... - rispose il ragazzo. Luca gli rivolse uno sguardo interrogativo. Paolo abbassò istintivamente gli occhi per terra. Rimase in silenzio.
- Molto interessante... - aggiunse il giovane - Sono uomini o donne...? Che età hanno...? Di cosa si occupano...? Dove sono alloggiati...? Quanto tempo si fermano...? - Paolo scoppiò a ridere.
- Hai dimenticato di chiedermi il loro gruppo sanguigno, la partita iva, il codice fiscale...-
- Mi proccupo perchè ti voglio bene... - rispose Luca. Paolo si sdraiò sul letto. Aprì il libro di latino.
- So badare a me stesso... - ripetè il ragazzo con tono seccato. Rimasero a parlare ancora per qualche minuto. Si salutarono. Il giovane si avviò alla porta.
- Me ne vado. Ti chiamo domani... - disse Luca avviandosi alla porta. Scese le scale del palazzo. In strada guardò l’orologio. Era in ritardo. Doveva raggiungere la casa di Manuel per la cena. Durante il tragitto squillò il cellulare. Era il numero di Francesca.
- Pronto... - disse Luca.
- Ciao... - rispose la trans - sei proprio sicuro di non poter venire a sant’Angelo stasera...? -
- Posso fare un salto sul tardi... - continuò il giovane - Ho una cena a casa di un amico. Non posso mancare.-
- Allora ti aspetto a fine serata... - aggiunse Francesca - Devo parlarti. Ho un problema. -
- Niente di serio...? - chiese Luca.
- Solo una scocciatura...- rispose lei. Si salutarono. Il giovane ripose il cellulare sul sedile.

Il pesce se ne stava adagiato nel vassoio con il suo sugo. Aveva lo sguardo velato. Dalla bocca fuoriusciva un ciuffo di prezzemolo. Si vedevano i denti piccoli e affilati. Erano tutti perfettamente allineati. Il dorso sfoggiava i suoi colori dalle differenti tonalità. Persino le pinne e la coda erano al proprio posto. Sembrava vivo. Circondato da profumati pomodorini color ciliegia. La tovaglia di lino mostrava dei preziosi ricami. Le posate d’argento era quelle delle grandi occasioni. Il giovane diede un’occhiata alle bottiglie di vino. C’era scritto qualcosa sulle etichette. Rimase colpito dalla loro forma allungata. In cima al collo, nel punto in cui affondava il tappo di sughero, c’era una specie di budello. Era simile ad un labbrone nell’atto di pronunciare una O.
- Benvenuto tra noi... - disse Manuel poggiandogli una mano sulla spalla.
- Non sapevo fosse una cena importante... - rispose Luca.
- Non lo è. Si tratta solo di una rimpatriata tra amici... - continuò il padrone di casa - La coreografia è stata un’idea di mia moglie. Sai come sono le donne...- Manul aveva la carnagione abbronzata. Gli occhi verde chiaro emanavano dei riflessi azzurrini. La signora Maria entrò nel salone con una zuppiera piena di cozze fumanti.
- Che buon odore... - esclamò uno degli ospiti. Luca si voltò a guardarlo. Era molto piccolo e scuro. I capelli neri erano lisci e vertiginosi. Aveva circa quarant’anni. Sorrideva compiaciuto. Gli amici di Manuel erano uomini di mare. Sedettero ordinatamente attorno al tavolo. Sembravano ansiosi di cominciare. Un grosso polipo fece il suo ingresso in tavola.
- E’ stata dura... - esclamò la signora Maria - ma ce l’abbiamo fatta. - Gli invitati le rivolsero lo sguardo.
- A fare cosa...? - chiese un omone dai capelli rossi.
- A cucinare questo mostro degli abissi... - continuò la donna in tono scherzoso. Il risotto alla pescatora era buonissimo. Luca non riusciva a smettere di guardare il pesce dal ciuffo di prezzemolo tra le fauci. Immobile nel vassoio pareva attendere il momento propizio per balzare fuori. Rimase immobile. Finalmente liberato da lische, pelle, pinne, coda, occhi raggiunse i piatti di porcellana finemente decorati. I commensali lo mangiarono con gusto. Dopo averlo accompagnato con un sorso di buon vino pronunciarono la parola fatidica: delizioso.
- Tu non bevi...? - chiese Manuel.
- Più tardi... - rispose Luca.
- Ti piacciono i miei amici...? - continuò l’uomo.
- Sono molto simpatici... - aggiunse il giovane.
- Organizziamo spesso delle cene... - Manuel sorseggiò dal bicchiere - E’ un pretesto per incontrarci. Ti piace stare in compagnia...? -
- Qualche volta... - rispose Luca - Io sono un tipo solitario. - Il padrone di casa sorrise versandogli del vino.
- Sai che ti dico...? - esclamò il pescatore - Non sono d’accordo. Penso che starsene da soli sia molto triste. - Luca lo guardò intenerito. Sorrise istintivamente.

Era da poco passata la mezzanotte quando Luca raggiunse il piano bar di sant’Angelo dove lavorava Francesca. Si fermò sulla soglia. Spense la sigaretta. Decise di entrare. C’era poca gente. Si avvicinò al banco. Francesca non c’era. Tolse il soprabito. Diede uno sguardo discreto alla sala. Non c’era nessuno che conoscesse.
- Sei arrivato da molto tempo... - chiese la trans alle sue spalle. Luca si voltà in direzione di lei. Aveva le gambe nude. Il pantaloncino molto sgambato lasciava fuoriuscire la parte inferiore dei glutei. Francesca raggiunse la postazione di lavoro. Il reggiseno ridottissimo le donava un aspetto conturbante.
- Non hai paura di prendere il raffreddore...? - chiese Luca.
- No, sono vaccinata... - rispose lei sorridendo. Il giovane si versò da bere. Un cliente si avvicinò per ordinare una consumazione.
- Spero di non averti creato problemi... - continuò Francesca.
- Nessun problema... - aggiunse Luca - Raccontami tutto...-
- Devo trovare al più presto un altro alloggio... - ripetè la trans - Il padrone di casa vuole che lasci l’appartamento. -
- Subito...? Deve darti un preavviso. Ti serve un po’ di tempo per trovare un’alternativa... -
- Io non ho un contratto... - disse lei - Non voglio fare polemiche. - Luca sorseggiò il suo drink.
- Sta arrivando il titolare... - ripetè la trans sottovoce - Parliamo dopo... - Luca raggiunse un angolo attrezzato poco distante. Sedette in poltrona. Reggeva tra le mani il bicchiere con il suo amaro. Era poco distante dal banco dove lavorava Francesca. Poteva osservare tutti i suoi movimenti. Il titolare era un uomo alto. I capelli brizzolati pettinati a spazzola formavano delle onde scomposte. Aveva la carnagione scura. Indossava un abito elegante di colore nero. Somigliava ad un operaio delle pompe funebri. Luca lo notò addentrarsi dietro al banco. Cominciò a rovistare tra le bottiglie di liquore. Sembrava stesse cercando qualcosa. All’improvviso si avvicinò alle spalle della trans. La strinse a sè per la vita. Quindi le allungò le mani sui seni. Luca vide tutta la scena. Si alzò in piedi dirigendosi verso di loro. Il titolare si versò una bibita analcolica.
- Vuole ordinare...? - chiese Francesca in tono molto formale. Luca rimase qualche istante in silenzio.
- Una coca-cola... - rispose. Il titolare si allontanò rapidamente in direzione dell’ingresso principale.
- Capita spesso...? - chiese Luca sottovoce.
- Cosa...? - continuò la trans.
- Che quel tizio ti metta le mani addosso...-
- Non è un problema... - aggiunse Francesca.
- Davvero...? - insitè lui.
- Mi serve questo lavoro... - disse lei facendo una breve pausa - Devo pagare l’affitto. Fare la spesa. Comprarmi i vestiti. -
- Interessante... - il giovane distolse lo sguardo.
- Credi sia facile per una come me trovare un lavoro...? -
- Perchè no...? - insistè lui. Francesca rimase in silenzio. Aveva un’espressione imbronciata. Sistemò le bevande sul vassoio. Si allontanò. Luca guardò l’orologio. Erano le tre del mattino.
- Sono stanco... - disse appeno lo raggiunse - Me ne vado a dormire.-
- Vuoi venire da me...? - chiese Francesca.
- Meglio di no...- rispose Luca - Ti faccio sapere per l’appartamento. Chiedo a qualche amico. -
- Non sono stata di buona compagnia... - osservò lei.
- Non ti preoccupare...Ciao... - Luca decise di rincasare.

Chicchi di grandine picchiavano contro i vetri. Erano grandi e compatti. Il rumore somigliava a quello di una sassaiola. Luca allungò lo sguardo alle piante di pesco in giardino. I rami nudi si elevavano verso l’alto. Esili, asimmetrici sembravano uno schizzo a matita. Un merlo saltellava sotto le viti. Pareva cercare scampo tra i pali di castagno. Piccolo, nero, elegante inquilino della terra addormentata sembrava disorientato. Squillò il citofono. Era Paolo. Luca aprì il cancello automatico.
- Vieni. Entra... - disse il padrone di casa. Il ragazzo indossava un completo di jeans. Reggeva tra le mani il casco del motorino.
- Come mai da queste parti...? - chiese Luca - Sei venuto in motorino con questo tempaccio... - Il ragazzo fece un cenno con la mano. Si diresse in soggiorno. Sedette sul divano. Incrociò le gambe. Poggiò i piedi sul tavolino basso.
- Sei sicuro di stare comodo...? - chiese Luca.
- Perchè...? - rispose Paolo.
- Posso anche prenderti un cuscino per appoggiare le scarpe... - aggiunse il giovane. Luca tolse i piedi dal tavolino.
- Scusami... - aggiunse.
- Sono abituato alla tua maleducazione. Dimmi piuttosto perchè sei venuto... -
- Mi è capitato un paranoico. E’ in vacanza ad Ischia per l’intera settimana. Non voglio più accompagnarlo. Mi fa innervosire... -
- E vorresti farmi questo regalo...? - chiese Luca.
- Tu sei più esperto di me... - disse Paolo - Io non so come compartarmi. -
- Hai ragione... - ripetè il padrone di casa - Ho esperienza in materia di psicopatici... -
- Allora accetti...? Te ne occupi tu...? -
- No, sbrigatela da solo. Non sei più un poppante. - Paolo si alzò di scatto dal divano. Cominciò a passeggiare avanti e indietro per il salone. Luca accese lo stereo. Regolo il volume su toni bassi.
- Allora...? Posso dargli il tuo numero...? - insistè il ragazzo. Luca si mise a sedere. Gli rivolse lo sguardo dal basso verso l’alto.
- Sei talmente magro che sembri più alto... - osservò.
- Ha cinquant’anni... - aggiunse Paolo - E’ un commerciante di pellicce. Abita a Torino. Ha delle manie di persecuzione. Pensa che la gente trascorra il proprio tempo ad osservarlo. Ha paura delle malattie. Si lava spesso le mani. Beve solo da bicchieri di carta. Usa un linguaggio contorto. E’ attratto dagli uomini molto giovani. Parla in continuazione. Sembra una trasmissione radio senza pubblicità. Mi telefona anche di notte. Non lo sopporto più...-
- C’è un’altra cosa che vorrei sapere... - disse Luca.
- Cosa...? - chiese Paolo.
- Gli manca qualche dente...?-
- Non li ho contati... - continuò Paolo - Suppongo però che ci siano tutti. -
- Lo hai baciato...? -
- No, non bacio i paranoici. E’ troppo rischioso. - Paolo prese un foglietto bianco dalla scrivania. Scrisse un numero di cellulare.
- E’ il telefonino dello psicopatico... - disse mostrandolo all’amico - Puoi chiamarlo domani. Oggi è impegnato. - Luca prese il biglietto. Diede uno sguardo al numero. Lo poggiò sul tavolino basso accanto alla ceneriera.
- Allora...? Lo chiamerai...? -
- Puoi stare tranquillo... - Luca fece una pausa guardandolo negli occhi - Lo chiamerò domani. Contento...? -
- Contento... - esclamò il ragazzo sorridendo - Vuoi che mi metta in ginocchio...? Posso anche baciarti i piedi...- Il giovane lo guardò negli occhi. Aveva un’espressione canzonatoria.
- D’accordo... - ripetè Luca - Comincia a metterti in ginocchio. Poi ti dico cosa devi baciarmi. -

Dionigi suonava come un nome importante. Luca compose il numero.
- Pronto... - rispose l’uomo.
- Buongiorno, chiamo per conto dell’agenzia... - disse Luca.
- Paolo non c’è...? - chiese il turista.
- Purtroppo ha avuto un problema...-
- Che genere di problema...? -
- Nulla di grave... - rispose Luca - E’ scivolato nelle scale della scuola. Ha riportato una contusione. Gli hanno bendato un piede. Dovrà rimanere immobilizzato per qualche settimana. -
- Mi dispiace... - aggiunse lui - Sono in albergo. Puoi venire ad ora di pranzo. -

Erano circa le tredici quando raggiunse l’albergo del cliente a Lacco Ameno. La sala da pranzo era affollata. I camerieri giravano per i tavoli. Chiese informazioni sulla persona che stava cercando. Gliela indicarono. Dionigi era seduto in un angolo in fondo al salone. Luca l’osservò per qualche istante prima di avvicinarsi. Aveva un aspetto distinto.
- Sono Luca... - disse il giovane.
- Siediti... - rispose lui senza sollevare la testa dal menu.
- Sono a sua disposizione... - continuò il giovane.
- Vorrei vedere... - aggiunse l’uomo - Con quello che pago... - Il giovane rimase in silenzio. Finalmente Dionigi sollevò il capo. Aveva uno sguardo indefinibile. La pelle del viso sembrava stirata. Era lucida, unta. Il viso di un ovale perfetto mostrava un naso allungato sulle labbra sottili. Luca diede uno sguardo alle posate. Erano uguali a quelle degli altri commensali. Il bicchiere di plastica era stato appoggiato in un sostegno metallico.
- Sentiamo... - disse l’uomo - quanti anni hai...? -
- Venticinque... - rispose il giovane.
- Dove mi porti questo pomeriggio...? - continuò il turista.
- Dove desidera... - aggiunse.
- Vorrei visitare il cimitero di sant’Angelo...-
- Il cimitero...? - esclamò Luca - di sant’Angelo...?-
- Dicono che sia bellissimo. Somiglia ad un giardino fiorito in tutte le stagioni... - osservò Dionigi - Dev’essere un posto ideale per riposare in pace. - Luca decise di assecondarlo. Intanto il cameriere raggiunse il tavolo con le posate per l’ospite.
- E’ un errore bere dal bicchiere di vetro... - disse l’uomo.
- Perchè...? - chiese Luca.
- Non sai mai se è stato perfettamente sterilizzato. Potrebbe esserci qualche microbo. -
- I microbi sono miei amici... - osservò il giovane - Mi rispettano. - Dionigi sorrise con un lieve stiramento delle labbra.
- Versami da bere... - disse l’uomo. Luca afferrò la bottiglia dell’acqua minerale.
- Non in quel modo... - esclamò stizzito. Luca ubbidì versando il liquido nel bicchiere di carta. Dionigi masticava con movimenti lenti e ritmici. Sembrava eseguire una specie di rito.
- Perchè mangi così veloce...? - osservò l’uomo - Devi masticare di più. Il cibo deve ridursi ad una poltiglia semifluida. In questo modo affatichi meno lo stomaco. Meno lavorano gli organi interni meno si usurano. Ti vuoi usurare prima del tempo...? -
- No signore... - rispose Luca. Cominciò ad eseguire una masticazione accurata. Sentiva il cibo maciullarsi tra i denti. Avvertiva sulla lingua la poltiglia di cui parlava Dionigi. Sentì il bisogno irresistibile di sputare quell’impasto semifluido. Ingoiò.
- Che hai...? - chiese l’uomo - Sei pallido. Ti senti male...?-
- Sto bene... - rispose il giovane distogliendo lo sguardo. Il cameriere servì le carni. L’uomo comiciò a tagliarla in senso trasversale. Eliminava le parti grasse spostandole in un lato del piatto.
- Non bisogna mangiare il grasso... - disse lui - E’ pericoloso. Si alza il livello del colesterolo nel sangue. - Rimasero in silenzio per alcuni minuti. Luca notò un curioso particolare. L’uomo sminuzzava le molliche di pane facendole roteare tra i polpastrelli. Ne ricavava delle minuscole palline della stesse dimensioni.
- Aspettami in portineria... - disse finalmente Dionigi - Vado in camera. Ti raggiungo tra venti minuti... - Il giovane si allontanò. Uscì dalla sala da pranzo. Scese le scale dirigendosi al piano terra. La reception era accogliente. Luca sedette in poltrona. Cominciò a sfogliare un giornale. I minuti trascorrevano lenti. Sembravano interminabili. Intravide la sagoma dell’uomo scendere le scale. Era alto, corporatura normale. Indossava giacca e pantalone blu. Il giovane poggiò il giornale sul tavolo. Si alzò in piedi andandogli incontro.
- C’è il mio autista fuori. Io non guido... - continuò Dionigi - Lo trovo stressante. -
- Raggiunsero la macchina. Luca sedette accanto al guidatore. L’automobile partì in direzione di Sant’Angelo. Si allacciò la cintura di sicurezza. Diede un’occhiata nello specchietto retrovisore. L’uomo aveva un tic fastidioso. La palpebra sinistra si muoveva in modo involontario. La vibrazione era discontinua. Il guidatore era un uomo di mezza età. Aveva un fisico da atleta. I capelli neri erano cortissimi. Indossava una giacca di pelle marrone. La sua guida era fluida, equilibrata. La mercedes si fermò nel parcheggio di sant’Angelo.
- Prendiamo una macchina elettrica...? - chiese Luca.
- No, preferisco camminare...- rispose Dionigi. Si avviarono in salita verso la Madonnella. Il sole era ancora alto. L’uomo camminava con le mani in tasca. Sembrava assorto nei suoi pensieri.
- Mi piacerebbe essere sepolto in questo luogo... - disse Dionigi.
- Perchè pensa a queste cose tristi...? - continuò Luca.
- La vita è triste... - aggiunse lui. Luca gli allungò istintivamente un braccio sulle spalle. L’uomo si voltò a guardarlo.
- Posso darti del tu...? - chiese il giovane. Dionigi annuì.
- Cos’è che ti fa soffrire...? - chiese lui.
- Non riesco ad essere felice... - rispose l’uomo.
- Perchè...? -
- Non c’è niente che mi trasmetta gioia... -
- Non ci credo... - esclamò Luca.
- Lo vedi...? - esclamò in tono crucciato - Tu sei come tutti gli altri. Non mi credi...- S’irrigidì. Aveva i muscoli facciali contratti.
- Guarda laggiù... - disse Luca puntando l’indice contro l’orizzonte.
- Dimmi cosa vedi...? - chiese il ragazzo.
- Il mare...i gabbiani...il sole... - Dionigi fece una pausa. Sembrava cercare qualche altro elemento visivo.
- Io vedo lo spirito del tempo che anima la natura... - disse Luca - Il suo messaggio è semplice ma potente. Non riesci a gioirne...? - Luca sedette sul parapetto. Rimase alcuni istanti assorto in quella visione. Si voltò in direzione dell’uomo. Ebbe l’impressione di intravedere una bozza di sorriso sulle sue labbra.
- Vieni qui... - disse allungando la mano verso di lui. Dionigi si avvicinò. Gliela strinse forte. Era come se stesse afferrando un oggetto scivoloso.
- Voglio mostrarti una cosa... - continuò Luca.
- Cosa...? - chiese l’uomo.
- Dobbiamo andare laggiù... - aggiunse mostrando il porticciolo di sant’Angelo.
- Andiamo... - ripetè Dionigi. Fecero il percorso inverso per raggiungere la piazzetta. Luca rimase in silenzio. Si avviarono in direzione del porto.
- Cosa volevi mostrarmi...? - chiese Dionigi.
- Guarda quei gozzi laggiù... - L’uomo rivolse lo sguardo nella direzione indicatagli.
- E allora...? - chiese - Sono barche di pescatori. -
- Hai notato i colori...?- continuò il giovane.
- Cos’hanno i colori...? - Dionigi sembrava proteso in uno sforzo d’immaginazione - Non capisco... -
- Sono sgargianti... - osservò Luca - Il lavoro dei pescatori è molto duro. La fatica non è capace di piegare i loro animi gioiosi, solari. Ecco perchè verniciano le loro barche con colori sgargianti. Ti piacerebbe fare un giro in mare su uno di quei gozzi...? Ho un amico pescatore. -
- Voglio rientrare in albergo... - rispose Dionigi - Ti faccio sapere domani. - Luca lo accompagno alla macchina. L’autista se ne stava seduto al volante.. Aveva un’espressione impassibile.
- Io resto a sant’Angelo... - continuò Luca - Devo vedere un’amica. - Si salutarono. Il giovane attese che la macchina sparisse dalla sua visuale. Decise di raggiungere il locale dove lavorava Francesca. La porta era aperta. All’interno c’era il personale delle pulizie. Un gruppo artistico stava preparando gli strumenti musicali in un angolo della sala. La trans non aveva ancora indossato gli abiti per la serata. Lo vide. Lo raggiunse.
- Come mai da queste parti...? - chiese lei.
- Ho accompagnato un cliente in un’ escursione... - rispose lui.
- Vuoi bere qualcosa...? - continuò Francesca.
- Il porco non è ancora venuto...? - chiese Luca sottovoce. Francesca si allontanò in direzione del bar.
- Che stai facendo...? - chiese il giovane appena l’ebbe raggiunta.
- Si chiama: sballo... - rispose la trans - E’ un drink. L’ho inventato io. Vuoi provare...?-
- E’ troppo presto... - ripetè lui - Non sballo mai prima di mezzanotte. -
- Neanche dopo... - osservò Francesca. Un agente della sicurezza si avvicinò alla barista. Disse una frase in russo. Si allontanò in direzione degli orchestrali.
- Non sapevo che parlassi il russo... -
- Ho degli amici russi... - disse lei.
- Che fai dopo il lavoro...? - chiese Luca sorseggiando una coca-cola.
- Vado a casa del titolare... - rispose lei - Mi ha invitata. -
- Buon divertimento...- aggiunse Luca. Il giovane lasciò il bicchiere semivuoto. Uscì dal locale. Si diresse verso la stazionamento dei pulmans. Doveva recuperare la macchina a Lacco Ameno. Salì sull’autobus. Timbrò il biglietto. Il telefonino cominciò a squillare. Era Paolo.
- Pronto... -
- Dove sei...? - chiese il ragazzo.
- A sant’Angelo...- rispose Luca - Che vuoi...? -
- Hai conosciuto la psicopatico...? -
- Non è psicopatico... -
- Davvero...? E, che cos’è...? -
- E’ un uomo solo e disperato... - Rimase in silenzio per alcuni secondi. Il ragazzo sembrava riflettere.
- Sto studiando matematica... - disse finalmente Paolo.
- Bravo...Studia. Ti chiamo domani... -
- Vuoi che venga da te stasera...? - chiese lui.
- No, non voglio... - rispose Luca.
- Non vuoi proprio...? - insistè il ragazzo.
- Buonanotte... Ti chiamo domani...- Luca interruppe la conversazione.

Luca uscì di casa prima del solito. Aveva ricevuto una telefonata di Stefano. Doveva raggiungerlo in agenzia. Si diresse verso la strada statale 270. Provò ad accelerare. Voleva raggiungere l’ufficio al più presto.
- Perchè tutta questa fretta...? - chiese Luca.
- Mi ha telefonato un amico albergatore ieri sera... - rispose Stefano.
- E allora...? - continuò il giovane.
- Mi pregava di convincerti ad uscire con una sua cara amica...- aggiunse l’uomo.
- Chi è...? La conosco...? - domandò Luca.
- Sì, la conosci... -
- Chi è...? - insistè il giovane.
- Si chiama Simona... - rispose Stefano.
- Ahhh...non se ne parla propio... - Luca si alzò in piedi di scatto - Mandale Paolo. Io non voglio vederla. - Stefano fece il gesto di sistemare gli oggetti sulla scrivania.
- Non essere affrettato nelle decisioni... - continuò lui - Io non posso fare una scortesia ad un amico. -
- Non me ne importa niente dei tuoi amici... - esclamò Luca. Stefano saltò in piedi. Cominciò ad imprecare contro il giovane. Luca si alzò. Fece qualche passo in direzione della porta.
- Dove ti credi di andare...? - urlò l’uomo - Non ho finito...! - Il giovane si voltò a guardarlo. Aveva gli occhi fuori dalle orbite. Le guance erano diventate rosse come una lampadina di natalizia.
- Se continuì così farai una brutta fine... - osservò Luca.
- Perchè...? - urlò Stefano.
- Ti scoppieranno le coronarie... - rispose il govane.
- Che cos’ha questa Simona che ti da così tanto fastidio...? Spiegamelo...-
- E’ una donna viziata e irritante... -
- Tutto qui...? -
- No, è anche aggressiva. L’ultima volta mi ha graffiato la guancia.-
- Allora...? Posso confermare l’appuntamento per questo pomeriggio alle 15...? - Luca si avviò all’uscita senza rispondere.
- Confermo per quasto pomeriggio alle 15 al bar Calise di Ischia Porto. Simona si presentò all’appuntamento con qualche minuto di anticipo. Indossava abiti sportivi. Stava curiosando nelle vetrine del locale. Luca entrò dall’ingresso principale. La raggiunse. Si salutarono.
- Ciao... - disse lei.
- Ciao... - rispose lui.
- E’ molto che aspetti...? - chiese lui.
- No... - aggiunse lei. Bevvero un americanino al banco. Uscirono dal locale. Raggiunsero la macchina di lui.
- Vogliamo parlare...? Oppure vuoi continuare a tenermi il broncio...? - chiese la donna.
- Parla pure... - rispose il giovane.
- Sei arrabbiato con me...? -
- No... -
- Ti chiedo scusa...- disse la donna.
- Non c’è di che... - continuò Luca.
- Mi da un’altra possibilità...?-
- Sì... - disse Luca senza aggiungere altro.
- Dici sul serio...? - chiese la donna.
- Sul serio... - rispose lui.
- Andiamo a fare un giro...? - propose lei - Guido io. -
- Agli ordini...! - esclamò il giovane. La donna mise in moto. Partì in direzione di sant’Angelo.
- Dove mi porti...? - chiese Luca.
- Andiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia...? - aggiunse lei - Possiamo guardare le barche rientrare in porto. Mangiare un gelato. O preferisci il piano-bar...?-
- Mi hai letto nel pensiero... - esclamò lui. Rimasero in silenzio per qualche minuto. Luca si allacciò la cintura di sicurezza. Accese la radio.
- Mettiamo un po’ di m usica...? -
- E’ sempre un piacere... - rispose il giovane. Simona aveva un buon profumo. I capelli raccolti mostravano dei riflessi ramati. Parlava. Luca fingeva di ascoltarla.
- Mi piace Ischia d’inverno... - esclamò lei.
- Perchè...? - chiese lui.
- Ha un aspetto raccolto, dicreto. La spiaggia deserta è bellissima. Andiamo... - propose la donna - Ti va di camminare a piedi nudi in riva al mare...? -
- No, ho freddo... - osservò Luca. L’arenile era deserto. Una pattuglia di gabbiani camminava goffamente a pochi metri di distanza. I volatili non sembravano infastiditi dalla loro presenza.

Paolo lo aspettava sotto casa. Era in sella al motorino. Fumava una sigaretta. Indossava una tuta da ginnastica con scarpette della stessa marca. Lo zaino penzolava dal manubrio. Gli fece un cenno di saluto. Luca aprì il cancello automatico con il telecomando. Abbassò il finestrino. Invitò il ragazzo ad entrare.
- Che ci fai qui...? A quest’ora...? - chiese - Perchè non mi hai telefonato...? -
- Passavo da queste parti... - rispose Paolo - Ho pensato di salutarti. - Il giovane parcheggiò la macchina in garage. Si avviò all’ingresso. Il ragazzo lo seguì.
- Sei andato a scuola oggi...? - continuò Luca.
- Ma certo...Ci sono andato... - ripetè il ragazzo in tono canzonatorio - Hai intenzione di farmi il terzo grado...? -
- Vieni qui. Aiutami a portare le buste in cucina... - ordinò il padrone di casa.
- Devi organizzare una cena di gala...? - chiese Paolo.
- Aspetto una persona... -rispose Luca.
- E’ un uomo o una donna...?-
- Tutti e due... -
- Vuoi dire un uomo e una donna... -
- No, voglio dire...- il giovane si fermò un istante - Lascia perdere. Mi aiuti a lavare l’insalata...? -
- Posso restare a cena con voi...?- chiese il ragazzo.
- D’accordo...Ti farò conoscere Francesca - rispose Luca.
- Chi è Francesca...? -
- Una mia amica transessuale... - continuò lui - Lavora a sant’Angelo. Ha il più bel paio di cosce ch’io abbia mai visto. - Paolo lo stava osservando incuriosito.
- Non ho mai conosciuto una trans... - disse - Ci sei già andato a letto...? -
- Lo sai che sono contrario al sesso prima del matrimonio... - ripetè Luca.
- Ti limiti ai preliminari... - aggiunse Paolo. Il ragazzo cominciò a lavare l’insalata.
- A che ora arriva questa Francesca...? - chiese lui.
- Presto...- rispose il padrone di casa - Oggi ha la giornata libera. - Qualche minuto più tardi suonò il citofono. Paolo stava fumando in cucina quando entrò la trans. Francesca indossava una minigonna cortissima di colore nero. Le gambe erano velate dai collant. Le scarpe con i tacchi avevano una punta allungata. Il golfino di lana rosa le lasciava scoperto l’ombelico. Aveva un trucco pesante. Le unghie finte sfoggiavano uno smalto perlato con i brillantini. Paolo le diede un’occhiata. Spense la sigaretta nel posacenere.
- Paolo ti presento Francesca... - disse Luca facendo gli onori di casa.
- Ciao... - disse la trans allungando la mano in segno di saluto. Paolo ricambiò il saluto.
- Sei un amico di Luca...? - aggiunse lei. Il ragazzo non rispose. Cominciò a lavare la lattuga.
- Non farci caso... - continuò il padrone rivolgendosi a Francesca - E’ un maleducato. -
- Dovresti rifarti anche la voce... - rispose Paolo - Si sente che sei un maschio. -
- Adesso cominci ad esagerare... - esclamò Luca. Il ragazzo uscì dalla cucina. Accese il televisore in soggiorno. Si sdraiò sul divano.
- Perchè si comporta così...? - chiese Francesca.
- Lascialo perdere... - continuò Luca - E’ nervoso. Domani ha l’interrogazione...- Francesca accese una sigaretta. Cominciò a fumare.
- Ho trovato un monolocale che potrebbe andare bene per te... - disse il giovane.
- Dove si trova...? - chiese Francesca.
- Conosci la zona del Cimento Rosso...? -
- No, dov’è...? -
- Domani ti accompagno a vedere i locali... - disse Luca - Il proprietario è un mio amico. -
- Ho pensato di comprare una macchina usata... - aggiunse Francesca.
- Che tipo di macchina...? - chiese Luca.
- Una seicento...? - continuò lei - E’ piccola. Consuma poco. -
- Come farai con le tue gambe... - chiese il giovane.
- Cos’hanno le mie gambe...? - chiese la trans.
- Sono troppo lunghe per una Seicento...- Paolo li raggiunse. Aveva lo zaino in spalla.
- Me ne vado...Ciao... - disse senza attendere i saluti.
- Non vuoi fare la pace con Francesca...?- gli gridò dietro Luca. Francesca attese qualche istante. Sentì il rumore della porta sbattuta. Luca si avvicinò al lavello. Tagliò l’insalata. Si voltò in direzione di lei. Francesca si era sfilata la maglia. Il reggiseno nero era trasparente.
- Hai caldo...? - chiese Luca. La trans si avvicinò al giovane. Poggiò le sue labbra su quelle di lui infilandogli la lingua in bocca.

Erano le sette del mattino quando Luca e Dionigi arrivarono sul molo del porto di Forio. La barca di Manuel li stava aspettando. Luca sollevò il naso pera aria. Il cielo era terso. Faceva molto freddo. Dionigi si nascose le mani nelle tasche del cappotto. Un cappello di lana gli nascondeva la testa.
- Come ti senti oggi...? - chiese Luca.
- Abbastanza bene... - rispose lui - Vorrei essere come quei gabbiani... -
- Noi siamo animali terrestri... - continuò il giovane - Ma non per questo meno liberi...-
- Ne sei proprio sicuro...? - aggiunse Dionigi.
- La libertà è un sentimento dell’anima. Non puoi essere libero se non ti senti tale. -
- Sciocchezze...! - esclamò l’uomo.
- Non sono sciocchezze... - incalzò Luca - E’ la verità. Lo sai benissimo. Non vuoi ammetterlo...? Fa pure. -
- Dove ci porta il tuo amico...? - chiese l’uomo dopo una breve pausa.
- Non lo so... - rispose Luca - Tu dove vuoi andare...?-
- Vorrei vedere il faro di Punta Imperatore...- continuò l’uomo.
- Ogni tuo deiserio è un ordine... - disse Luca in tono teatrale. Il gozzo di Manuel era stato verniciato a bande orizzontali gialle e azzurre.
- E’ piccola questa barca... - esclamò Dionigi. Sembrava preoccupato.
- Non è piccola... - rassicurò il giovane - E’ lunga otto metri. Il mio amico è una persona esperta. Viene da tre generazioni di pescatori. Stai tranquillo. Ho ascoltato le previsioni meteo. Non c’è nessun ciclone in arrivo. - Il gozzo procedeva spedito sul pelo dell’acqua. Manuel aveva una guida affidabile, sicura. Conosceva bene le correnti. L’uomo indossava una tuta da lavoro. Dionigi si era seduto a prua.
- Rilassati... - disse Luca dandogli una pacca sulla spalla.
- Non ti ho detto una cosa... - confesso il turista.
- Cosa...? Dimmi pure... - continuò Luca guardandolo negli occhi.
- Ho paura dell’acqua... - spiegò lui sottovoce - Se penso alla profondità che c’è tra noi e il fondale mi vengono i brividi. -
- Macchè...niente paura... - esclamò il giovane - Fai finta di essere un tappo di sughero. Non c’è profondità che tenga. - Luca si accese una sigaretta. Diede un’occhiata all’orizzonte. Manuel aveva puntato la prua verso il largo. Non c’era nulla davanti ai loro occhi. All’improvviso Luca si sentì afferrare per un braccio. Era Dionigi. Lo stringeva forte. Pareva intenzionato a non mollare la presa. Luca si voltò in direzione di lui. Sembrava in preda al panico.
- Cos’hai...? - chiese Luca strattonandolo.
- Non riesco a respirare bene... - rispose l’uomo - Mi sento soffocare. Aiutami.-
- Stai tranquillo...tranquillo... - ripetè Luca versando dell’acqua in un bicchiere di carta.
- Bevi... - aggiunse Luca - Bevi. Ti farà bene...- Manuel intanto aveva rallentato. Guardò i due passeggeri. Guardò l’amico con espressione interrogativa. Non sapeva se procedere verso il largo o rientrare in porto.
- Non è niente... - osservò il giovane guardando in direzione di Manuel - E’ solo mal di mare. Adesso si riprende. - Dionigi divenne pallido in volto. Cominciò a sudare. Luca provò ad adagiarlo sul fondo della barca sollevandogli leggermente le gambe.
- Sto morendo...? - chiese l’uomo con un filo di voce.
- No, credo sia una crisi di panico... - rispose Luca - Stai tranquillo. Rientriamo in porto. - A quelle parole Manuel invertì la rotta. Puntò la prua in direzione del porto di Forio. Luca bagnò un tovagliolo di stoffa. Glielo applicò sulla fronte.
- L’odore del mare... - ripetè Dionigi.
- Cosa hai detto...? - chiese Luca piegandosi su di lui - Non ho capito. Cosa hai detto...? -
- L’odore del mare è fortissimo. Non lo sopporto. Devo vomitare... - Lo aiutò a mettersi seduto. L’uomo si appoggiò ai bordi della barca. Fece uno sforzo. Una specie di rigurgito sonoro uscì dalla sua bocca. Un conato di vomito lo scosse profondamente. Il giovane vide la poltiglia giallastra fuoriuscire a getto dal cavo orale piombando direttamente in mare. L’odore acre dei succhi gastrici era inconfondibile.
- Tra un po’ starai meglio... - ripetè Luca sostenendolo - E’ questione di pochi minuti. Resisti. - Luca guardò Manuel. Aveva uno sguardo preoccupato. Il mare nel frattempo si era increspato. Faceva resistenza. La barca avanzava con andamento costante. Intanto Donigi si era sdraiato di nuovo sul fondo del gozzo. Aveva le palpebre abbassate. Il volto era ancora pallido. Luca gli teneva la mano. Era fredda, sudata. Finalmente in porto Manuel ormeggiò la barca velocemente. I due aiutarono Dionigi a scendere sul molo. L’uomo sedette sulla stessa panchina di ferro. Alzò lo sguardo verso l’alto. I raggi solari erano caldi. Un’ombra di rosa apparve sul suo viso.
- Ti senti meglio...? - chiese Luca.
- Mi dispiace... - rispose Dionigi - Vi ho rovinato la gita in mare. -
- Ti sbagli...- continuò Luca - Vuoi rientrare in albergo...?-
- Sì, ti prego... - rispose lui - Accompagnami...- La portineria dell’albergo era affollata. C’erano degli arrivi. Le valige erano state allineate in fila. Era cominciata la compilazione delle schede. Dionigi si fece consegnare la chiave della sua stanza. Aveva un aspetto affaticato. Si salutarono. Luca attese qualche istante. Lo vide avviarsi sulle scale.

Giordano raggiunse la villa alle prime luci dell’alba. Il cane cominciò a scodinzolare. Il giardiniere gli accarezzò la testa. Raggiunse il ripostiglio sul retro della casa. Indossò la tuta da lavoro. Cominciò ad ispezionare le piante. Luca si affacciò alla finestra della camera da letto. Lo chiamò a voce alta. L’uomo si voltò in direzione di lui. Fece un cenno di saluto con il braccio sollevato. Uscì sul cortile.
- Vieni... - disse al giardiniere - Ci prepariamo un caffè. - Il padrone di casa conosceva quell’infaticabile lavoratore da molti anni.
- Oggi c’è un’umidità eccessiva... - osservò Luca - Si sente a pelle. E’ come una sensazione di bagnato. -
- Io ci sono abituato... - disse Giordano.
- Ti trovo bene... - continuò Luca - Quanto zucchero...?-
- Un cucchiaino è sufficiente, grazie...- rispose l’uomo.
- Quando pensi di cominciare la potatura del vigneto...? - chiese il giovane sorseggiando il caffè.
- A febbraio... - rispose Giordano - ogni cosa dev’essere fatta al momento giusto. Le viti non sono ancora pronte. - Luca sorrise. Accese una sigaretta. Le nuvolette di fumo cominciarono a salire verso l’alto.
- Mi fa piacere parlare con te... - continuò il padrone di casa. I due rimasero qualche istante in silenzio.
- A cosa pensi...? - chiese Luca guardandolo negli occhi.
- A vostro padre... - aggiunse il giardiniere - Spesso veniva con me nel vigneto. Faceva finta di portarmi la bottiglia di vino. In realtà voleva solo parlare. -
- Lo so... - ripetè il giovane - Mi diceva che tu riuscivi a sentire l’anima delle piante. -
- Le piante non hanno un’anima... - osservò Giordano - E’ l’anima universale della natura che vive in loro. Sono creature magnifiche.- Uscirono insieme in giardino. Alle nove i raggi solari erano tiepidi. Giordano cominciò a ripulire le aiuole. Il vento dei giorni precedenti aveva accumulato foglie morte. Il roseto era spoglio. L’intreccio dei rami spinosi pareva tessere un ricamo nell’aria. Le camelie sfoggiavano i primi boccioli. Gli ulivi mostravano il loro ombrello di foglie sempreverdi. L’albero di mandarini era ai margini del giardino, sotto la parracina. Grandi, color arancio, i frutti donavano un tocco di colore all’ambiente circostante. Nell’orto le piantine d’insalata erano cresciute. I finocchi, i cavoli, i broccoletti stentavano a rinvigorirsi. Luca preparò la colazione all’operaio. Lo raggiunse. Reggeva tra le mani un panino imbottito.
- Ti ho portato qualcosa da mangiare... - disse il giovane.
- Non ho molta fame... - rispose l’uomo spezzandolo a metà con le mani.
- Mi fai compagnia...? - chiese Giordano porgendo metà del panino a Luca. L’uomo sorrise poggiando il rastrello per terra. Il cane li raggiunse sotto la pianta di noce. Si accucciò per terra. Pareva attendere la ricompensa. Sarebbe bastato un pezzo di pane farcito al prosciutto. Luca glielo lanciò. Max cominciò a masticarlo con una lentezza estenuante. Sembrava determinato a trattenere sulla lingua il gusto del salume.
- Tra poco sarà di nuovo primavera... - disse Giordano.
- Meno male... - continuò il giovane - Ho bisogno di sentire il tepore di aprile sulla pelle. -
- Tu sei una bella persona... - aggiunse l’uomo - Hai la forza di tuo padre e la dolcezza di tua madre. - C’era un messaggio di Paolo sul cellulare. Luca compose il numero del ragazzo.
- Pronto...Chi è...? - chiese il ragazzo.
- Sono Luca... - rispose il giovane - Mi hai cercato...? -
- Sì... - continuò il ragazzo.
- E allora...? Che vuoi...? - aggiunse Luca.
- Sei arrabbiato con me...? -
- No... - rispose il giovane - La parola esatta è: infuriato. - Il ragazzo rimase in silenzio per qualche istante. Sembrava raccogliere le parole.
- Oggi ho preso un brutto voto in matematica... - disse Paolo.
- Davvero...? Quando ti deciderai a studiare seriamente...? -
- Tutti mi rimproverano... - esclamò Paolo - Nessuno mi capisce.-
- Ma certo... sei un genio incompreso... Ed io che cosa dovrei fare...? Darti qualche ripetizione di matematica...? -
- Posso venire da te questo pomeriggio...? - chiese Paolo.
- Vieni. Ti aspetto... - disse Luca. Paolo aveva un aspetto trasandato. I capelli in disordine, la tuta era sgualcita. Aveva le occhiaie. Il ragazzo si trattenne in soggiorno.
- Siediti... - rispose Luca - Dimmi che ti sta succedendo. -
- E’ da molto che la frequenti...? - chiese Paolo guardandolo negli occhi.
- A chi ti riferisci...? - chiese Luca.
- Parlo di Francesca... - rispose il ragazzo - E’ da molto tempo che vi vedete...? -
- No, non è da molto tempo... - continuò il giovane - Perchè me lo chiedi...?-
- Semplice curiosità... - aggiunse lui.
- Ti sei ridotto in un stato pietoso...- incalzò il padrone di casa.
- Non cominciare a farmi la predica... - Paolo si sdraiò sul divano - Mi bastano le scenate di mia madre.-
- Quando ti sei lavato l’ultima volta...? -
- Non me lo ricordo...- ripetè il ragazzo sfogliando una rivista.
- Non è questo il modo di rispondere... - osservò Luca.
- Non sono venuto per litigare... - Il cellulare di Paolo cominciò a squillare. Il ragazzo rispose. Cominciò a parlare di lavoro. Sentì pronunciare il nome di Stefano.
- Chi era...? - chiese Luca.
- Stefano...- rispose il ragazzo - mi ha chiamato dall’agenzia... -
- Che cosa voleva...? -
- C’è un cliente che vuole farsi un giro stasera... -
- Che tipo di giro...? - aggiunse Luca.
- Non lo so. Non glielo ho chiesto...-
- Domani devi andare a scuola... - osservò Luca - Cerca di ritirarti ad un orario decente.-
- Agli ordini... - esclamò Paolo in tono canzonatorio. Rimasero un po’ di tempo a parlare.
- Me ne vado... - disse Paolo - Devo passare da casa. Fare una doccia. Indossare qualcosa di decente. Ci vediamo domani...? -
- No... - rispose Luca - domani sono impegnato. -
- Allora dopodomani...? -
- Ti chiamo appena mi libero... -
- Come vuoi... - Paolo si diresse all’uscita - Mi accompagni al cancello...?- Luca lo seguì. Verso sera cominciò a piovere. Luca avvertì i brividi di freddo. Poggiò la mano sulla fronte. Scottava. Stava salendo la febbre. Accese il riscaldamento. Raggiunse la camera da letto. Indossò il pigiama. Poggiò la bottiglia dell’acqua minerale sul comodino. Prese la scatola di tachipirina dal cassetto. Ingoiò una compressa. S’infilò sotto al piumone. I brividi aumentavano progressivamente. Si accartocciò in posizione fetale. I piedi erano gelidi. Aveva le mani sudate. Doveva resistere. L’effetto dell’antifebbrile non si sarebbe fatto attendere. Provò a bere un sorso d’acqua. Avvertì un fastidioso bruciore alla gola. Allungò la mano sul comodino. Afferrò il telecomando. Accese il televiosore. Regolò il volume basso. Socchiuse gli occhi. Avvertì una sensazione di spossatezza. Spalancò gli occhi all’improvviso. Un dolore lancinante alla schiena lo costrinse a mettersi seduto. Attese qualche istante. Si sdraiò. Sentì le palpebre appesantirsi. La sensazione di freddo si stava attenuando. Non rimaneva che lasciarsi scivolare nel sonno.

Luca mise gli occhiali per guardare meglio. Erano proprio passeri. Saltellavano tra i filari delle viti. Sembravano cercare qualcosa nel terreno. Si muovevano agili, scattanti. Un colpo di tosse affiorò prepotente dalla trachea. Il giovane chiuse la finestra. L’aria fredda del mattino avrebbe potuto fargli risalire la febbre. Avvertiva una fastidiosa lacrimazione agli occhi. Il naso gli colava. Il catarro liquido gli irritava i pochi centimetri di pelle che separavano la punta del suo naso dalle labbra. Un merlo si poggiò su un palo di castagno. Era diverso dagli altri pennuti. Aveva un aspetto elegante. Le piume parevano uscite da un bagno d’inchiostro. Raggiunse il letto. Si sdraiò. La schiena era indolenzita. Il cellulare cominciò a squillare sul comodino. Allungò il braccio per afferrare il telefonino.
- Pronto... - disse con un filo di voce.
- Sei morto...? - chiese Stefano.
- Non ancora... - rispose il giovane.
- Faccio un salto da te... - continuò lui.
- La mia camera da letto è stata colonizzata dai batteri... - aggiunse Luca.
- I batteri non mi preoccupano...- osservò Stefano.
- Vieni. Ti aspetto...- disse il giovane. La stanza era in disordine. Un calzino penzolava dal comodino. Il pantalone della sera precedente giaceva sulla sedia. Una scarpa capovolta sopra il tappeto mostrava la suola di cuoio. Somigliava ad un pneumatico liscio. Luca provò a cercare visivamente l’altra calzatura. Non riuscì a vederla. Probabilmente era sotto al letto. Si versò un bicchiere d’acqua. Bevve un paio di sorsi. Aveva una sensazione di arsura al palato. Il medico l’aveva definita secchezza delle fauci. La frase cominciò a ronzargli nella mente. Aveva un suono sinistro: secchezza delle fauci... Suonò il citofono. Luca aprì dall’interno.
- Sono io... - disse l’uomo - Il maledetto negriero è venuto a prelevare il suo schiavo. -
- Entra. Cerca di non farti sbranare dal cane... - esclamò il giovane. Stefano entrò nella stanza. Reggeva tra le mani la bottiglina del caffè.
- Ti trovo bene... - continuò Luca alla vista dell’uomo - Hai incassato molto questa settimana...? -
- Non ti si può nascondere niente... - rispose Stefano . Fece una risatina a mezza bocca. Tolse gli occhiali. Gli rivolse un’espressione luciferina.
- Che ti serve...? - chiese Luca.
- Perchè sei così cinico...? - chiese il titolare dell’agenzia.
- Mi piace venire subito al dunque...- disse il padrone di casa.
- Dunque... - disse l’uomo - questa storia dell’agenzia di accompagnatori per turisti soli è partita in sordina. Poi si è ripresa bene. -
- E allora...? -
- Hai problemi con le signore di una certa età...? - chiese Stefano.
- Vuoi dire dagli ottant’anni in su...?- replicò il giovane.
- Non essere stupido... - esclamò Stefano - Dimmi chiaramente a cosa stai pensando.-
- Sto pensando... - disse Luca - che ti sei seduto sui miei pantaloni. - Stefano si alzò in piedi. Diede uno sguardo alla sedia. Afferrò i pantaloni stropicciati. Li poggiò sul letto. Si rimise a sedere.
- Va bene così...? - chiese lui. Luca fece un cenno affermativo con il capo.
- E adesso...? Vuoi rispondere alla mia domanda...? -
- Chi è questa persona...? - chiese lui incrociando le mani dietro la nuca. -
- E’ una donna un po’ particolare... - rispose Stefano.
- In che senso particolare...? -
- Ha sessantasei anni. E’ la moglie di un mio amico di Como. Ultimamente soffre di crisi depressive. Ha paura di morire. Il marito me l’ha mandata a Ischia perchè ha bisogno di starsene un po’ tranquillo. -
- Sul serio...? Vuole stare tranquillo...? - esclamò Luca - E’ pretende che sia io ad andare al manicomio al suo posto...? -
- Non dire sciocchezze...! - gridò Stefano - Si tratta solo di due settimana. E la moglie del mio amico se ne tornerà a casa felice e contenta. -
- Due settimane...? Così tanto...? Non riuscirei a resistere tanto a lungo.- Stefano si avvicinò a letto. Poggiò la mano sulla spalla dell’ammalato.
- A chi potrei chiederlo...? Solo tu mi puoi aiutare... - aggiunse - Non è leale abbandonare un amico nel momento del bisogno. - Luca fece una smorfia di dolore. Aveva la sensazione che gli si stessero spezzando le ossa. Tirò il piumone fin sopra il mento.
- Ho freddo... - disse Luca - Sto male. - Stefano fece un giro per la stanza. Era nervoso. Guardò più volte l’orologio. Lesse un numero dal telefonino. Finalmente si rimise a sedere sulla sedia.
- Hai chiamato il medico...? - chiese l’uomo.
- Sì, mi ha spiegato tutto... - rispose il govane.
- Ce la fai a rimetterti in piedi tra due giorni...? -
- Se sopravvivo all’influenza... - continuò Luca.
- Quanto la fai tragica... - esclamò Stefano alzandosi in piedi. Si salutarono. Luca accompagnò l’amico alla porta. Attese che si allontanasse prima di richiuderla.

Il giorno fissato per l’appuntamento era arrivato. Luca raggiunse il bar Calise ad Ischia Porto. Stefano se ne stava seduto ad un tavolo nella sala interna. La donna era di spalle. Il giovane si fermò un attimo. Spense la sigaretta. Diede una rapida occhiata. La sagoma di lei era piuttosto esile. Indossava una giacca di colore rosa chiaro. I capelli neri erano tinti. Si avviò all’ingresso del locale. Entrò. C’era poca gente. La tarda mattinata era un orario di scarsa affluenza. Stefano si alzò in piedi appena lo intravide. Fece le presentazioni. Marta aveva un viso piccolo e smunto. Dagli occhi scuri traspariva una vena malinconica. Il trucco leggero mascherava i segni dell’età. Luca le diede la mano. Era sottile e gracile. Somigliava a quella di una bambina. Le labbra erano appena velate di una tinta rosso chiaro.
- Io sono Luca... - disse il giovane senza aggiungere altro.
- Marta... - rispose lei rivolgendogli lo sguardo.
- La signora Marta è in vacanza ad Ischia per le prossime due settimane... - disse Stefano - Ha una gran voglia di visitare la nostra isola. Le ho proposto di farsi accompagnare da te. E’ la prima volta che viene a Ischia. -
- Bene, com’è stato il primo impatto con l’isola...? - chiese Luca.
- Questa mattina pioveva... - aggiunse lei - Non ero in piena forma fisica. -Il cameriere si avvicinò per le ordinazioni.
- Suggerisco un caffè con la panna... - disse Luca.
- Buona idea...- esclamò la donna - Accetto il consiglio. - Stefano cominciò a parlare senza sosta. Sembrava una radio. Snocciolava argomenti differenti. Luca rivolse lo sguardo a Marta. Sembrava imbarazzata. Allungò la mano sul tavolo. Prese un tovagliolo con i polpastrelli. Finalmente le rivolse lo sguardo. Sorrise. Stefano addentò un cornetto farcito di crema pasticcera.
- Ti accompagno in albergo... - disse l’uomo guardando l’orologio.
- L’accompagno io... - replicò Luca - Tu sei troppo impegnato in agenzia. -
- E’ una buona idea... - aggiunse Marta. La donna si alzò in piedi sistemandosi la borsa sulla spalla. Raggiunsero le auto nel parcheggio. Stefano sembrava ritornato di buon umore. Il cellulare di Luca cominciò a squillare. Era Francesca.
- Pronto... - disse lui.
- Stai lavorando...? - chiese lei.
- Sono un attimo impegnato...- rispose Luca - Devo accompagnare una persona in albergo. Ti chiamo dopo. -
- Come va...? - chiese Luca rivolgendosi a Marta.
- Bene...grazie... - rispose lei.
- E poi...? - incalzò lui.
- Come...? - esclamò lei.
- Hai detto: bene...grazie... - aggiunse lui - Non hai altro da aggiungere. -
- Scusami. Sono un po’ distratta... -
- A quale genere di distrazioni ti riferisci...? - Luca guardava la strada.
- Non mi va di parlarne... - disse lei.
- Come vuoi... -
- Dove mi porti stasera...? - chiese la donna.
- Sulla spiaggia della Mandra a Ischia Ponte... - rispose lui.
- Perchè...? Fa freddo. Che c’è di tanto interessante sulla spiaggia della Mandra...?- chiese Marta.
- Questa notte non c’è la luna... - osservò il giovane - Il cielo è buio. La sabbia è bagnata. Non si vede anima viva. Con un po’ di fortuna possiamo anche incontrare un fantasma... - Marta scoppiò a ridere. Non era un semplice sorriso. Era una vera risata. Luca le rivolse lo sguardo. Il suo volto era diventato più luminoso.

Luca bussò al citofono. Francesca aprì la porta. Il monolocale era in disordine. Sul letto disfatto c’era un piumone arrotolato. Somigliava ad un grosso gomitolo rosso. Il cuscino era sul pavimento. L’armadio aveva un’anta spalancata. Gli abiti usati per le serate erano stati appesi alle grucce. In basso si vedevano le felpe malamente piegate sulla mensola. Una scarpa nera, elegante, con il tacco a spillo se ne stava solitaria sulla sedia. Sul comodino c’era una collana d’argento. Un orologio era stato poggiato su una scatola di profilattici. Un rumore lo costrinse a voltarsi. Intravide un movimento furtivo. Guardò meglio in direzione dell’angolo cottura.
- Che cos’è...? chiese Luca.
- Si chiama jenny... - rispose Francesca.
- Jenny...? - ripetè il giovane.
- E’ il mio gatto. Ti piace...? - Luca guardò più attentamente.
- Non lo vedo... - rispose lui - Dev’essersi nascosto. Forse è spaventato. - La trans era ancora in pigiama. Sul tavolo si vedevano gli avanzi del pranzo.
- A cosa stai pensando...? - chiese Francesca.
- La signora delle pulizie è andata in ferie...? - chiese lui.
- Tu sei abituato bene... - rispose lei.
- Faccio entrare un po’ d’aria pulita... - esclamò il giovane spalancando l’unica finestra visibile. Francesca entrò in bagno. Chiuse la porta. Luca si affacciò fuori. Accese una sigaretta. Sentiva il rumore dell’acqua scorrere. Si avvicinò al letto. Accese la radio. Cominciò ad ordinare la stanza. Francesca lo raggiunse in accappatoio.
- Ti posso assumere come uomo delle pulizie...? - chiese lei.
- Io costo troppo per le tue possibilità... - rispose lui. La trans sfilò l’accappatoio. Era nuda. Prese un completo intimo dal cassetto del settimino. Cominciò ad indossarlo. Luca stava rifacendo il letto.
- Che fai...? Non ci provi...? - chiese Francesca.
- Di cosa volevi parlarmi...? - rispose lui.
- Volevo discutere con te della fame nel mondo... - rispose le voltandogli le spalle. Diede un’occhiata nell’armadio. Era indecisa sull’abito da indossare.
- Bene... da dove cominciamo...? - continuò lui.
- Da stanotte... - aggiunse lei - Finisco di lavorare alle 2. Potresti venire a prendermi al piano bar. Che ne dici di dormire insieme...? -
- Negativo... - esclamò Luca - devo accompagnare una cliente in spiaggia. Abbiamo un appuntamento con i fantasmi. -
- Cosa...? - esclamò lei.
- Lascia perdere. Ci vediamo domani. Ti chiamo io... - Si salutarono. Luca uscì in fretta dall’appartamento. Chiuse la porta alle sue spalle. Manuel gli aveva lasciato un messaggio sul cellulare. L’appuntamento era per le 18 sul porto di Forio. Luca guardò l’orologio. Mancavano pochi minuti. Raggiunse in fretta l’automobile. Era quasi buio. Il molo del porto era illuminato elettricamente. Accelerò il passo in direzione del punto in cui solitamente Manuel ormeggiava la barca. Lo intravide da lontano. Stava sistemando i galleggianti. Sollevò il braccio in segno di saluto. L’uomo ricambiò il gesto.
- Eccomi... - disse Luca appena l’ebbe raggiunto - Volevi vedermi...?-
- Sali. Guarda... - Luca allungò il collo in direzione della cesta di vimini. C’era una cernia gigante. Era ancora viva. Si muoveva debolmente.
- E’ tua... - esclamò Manuel orgoglioso.
- Mia...? No, non posso accettare... - rispose Luca.
- Perchè...? Vuoi offendermi...? -
- Non ho mai visto una cernia così grande. E’ tua. L’hai pescata tu. Chissà quando ti capiterà ancora.-
- Sono sicuro che capiterà ancora...- insistè Manuel - E’ tua...- Bevvero insieme un bicchierino di grappa. L’aria era fredda e umida. Luca avvertì una sensazione di gelo alle ossa. Accompagnò l’amico al furgone. Si salutarono. Attese qualche istante. Vide l’uomo allontanarsi. Sparire dalla sua visuale. Spostò il coperchio della cesta. Diede un’occhiata al pesce appena pescato. La cernia era ancora viva. Aveva l’occhio lucido. Muoveva debolmente le pinne.

Marta era nella portineria. Stava sfogliando una rivista. Luca la raggiunse. Si diressero al bar. Ordinarono un caffè. La donna sembrava di buon umore. In spiaggia la sabbia era umida. La pioggia del giorno precedente era penetrata in profondità. Non c’era la luna. Le stelle rischiaravano debolmente il cielo. Sullo sfondo s’intravedera la sagoma oscurata del castello Aragonese.
- Che effetto ti fa...? - chiese Luca.
- Non saprei... - rispose Marta - Se ci fossero veramente i fantasmi...?-
- Ci sono...- rispose il giovane - Si nascondono dietro le barche. -
- Quali barche...? Quei gozzi arenati laggiù...? - Marta indicò con l’indice. Luca la guardò. Aveva un’espressione rapita. Sembrava un bambina alle soglie dell’adolescenza.
- Dimmi la verità... - continuò lui - Tu sei una si quelle che non crede ai fantasmi...-
- E tu ci credi...? - chiese lei sorridendo.
- Certo che ci credo... - rispose lui ricambiando il sorriso.
- Li hai incontrati qualche volta...? - incalzò Marta.
- Li ho intravisti... - aggiunse Luca.
- Dove...? -
- Dietro quei gozzi...laggiù... - indicò Luca.
- E...che aspetto avevano...? -
- Trasparente...Somigliavano a dei riflessi di luce azzurrina...- continuò il giovane abbracciandola.
- Ti hanno detto qualcosa...? -
- Non esattamente... - osservò lui - I fantasmi non parlano. Possono solo trasmettere messaggi emotivi. -
- Che tipo di messaggio ti hanno trasmesso...? - chiese lei fermandosi di colpo. Luca la guardò negli occhi. Erano sfavillanti.
- Nostalgia...solo nostalgia... - rispose Luca.
- Nostalgia...? Come...? -
- Avrebbero desiderato avere un corpo. Sentire il peso della materia. Respirare. Sentire i morsi del freddo sulla pelle... - Marta si piegò sulle gambe. Rivolse lo sguardo al mare. Luca sedette accanto a lei sulla sabbia bagnata.
- Il mare di notte è bellissimo...- disse lei con filo di voce - Somiglia ad un gigante addormentato. Rimasero qualche minuto in silenzio. Marta si alzò in piedi. Riprese a camminare lentamente. Luca la seguì tenendola per mano. Si vedevano le luci delle case dei pescatori. Le abitazioni si allungavano a ridosso della spiaggia.
- A cosa stai pensando...? - chiese il giovane.
- Mi piacerebbe vivere qui... - rispose Marta - Magari in una di quelle case bianche laggiù... -
- Perchè...? - continuò Luca.
- Sono piccole... - disse lei - Forse profumano di calce. Durante il giorno devono essere rumorose. Affollate. Mi piacerebbe affacciarmi su una di quelle soglie. Chiamare i bambini occupati a rincorrersi sulla spiaggia. -
- Il momento più bello della giornata... - continuò Luca - è quello della cena. Siedono tutti attorno ad un tavolo. Gli uomini parlano di pesca. Le donne scodellano la minestra. La fiamma arde nel camino. I più piccoli se ne stanno in silenzio. Hanno gli occhi sgranati dal sonno e dalla meraviglia. - Marta si fermò ancora. Guardò verso il mare.
- C’è una luce laggiù... - esclamò lei.
- Dove...? Dove..? - chiese lui - Ah, sì...è una lampara. Qualcuno sta pescando. -
- Non si sente solo immerso in quell’oscurità...? - chiese Marta.
- Non è solo... - rispose Luca - Ci sono i suoi pensieri a tenergli compagnia. Domani mattina scenderà sulla spiaggia. Porterà con sè il pesce strappato al mare e la sua grande stanchezza.- Luca si voltò a guardare le loro impronte sulla sabbia. La notte sembrava voler oscurare i segni della loro presenza in quel luogo. Quasi un tentativo di nascondere le tracce di un breve passaggio in riva ai desideri di due vite diverse ma così intimamente unite.

- Che fine hai fatto...? - chiese Paolo al cellulare - Sono tre giorni che cerco di contattarti...-
- Vuoi la verità...? - rispose Luca.
- Sputa il rospo... - esclamò il ragazzo.
- Non avevo voglia di ascoltarti... - disse il giovane.
- E adesso...? - insistè il ragazzo.
- Sentiamo. Che vuoi...? -
- Posso venire da te oggi...? - chiese Paolo.
- Ti aspetto... - rispose Luca. Poggiò il telefonino sul tavolo. Si affacciò alla finestra. Il giardino aveva un aspetto curato. Il cane stava scavando una buca. Sembrava cercare qualcosa nel terreno. Probabilemente aveva annustato l’odore di una preda. Max aveva un istinto predatorio molto sviluppato. Provò a richiamare la sua attenzione con un fischio. L’animale sollevò il muso sporco di terriccio. Drizzò le orecchie. Mosse la coda in maniera oscillatoria. Riprese a scavare. Luca chiuse la finestra del soggiorno. Il pomeriggio era umido. Sistemò la legna nel camino. Aveva deciso di accendere il fuoco. Squillò il citofono. Aprì il cancello. Paolo entrò in soggiorno. Si avvicinò. Rimase in piedi a guardarlo.
- I tronchi devono essere poggiati ad arte... - disse Luca senza voltarsi - Vanno incrociati tra loro in maniera da lasciare uno spazio vuoto al centro. Serve per lasciare circolare l’aria. -
- Non me ne importa nulla... - esclamò Paolo.
- Perchè tu sei un ignorante... - continuò Luca rivolgendogli lo sguardo. Luca si alzò in piedi. Raggiunse l’angolo bar. Prese una bottiglia di limoncello dalla mensola.
- Ne vuoi...? - chiese. Paolo rimase in silenzio. Lo raggiunse. Luca bevve un sorso di liquore. Il ragazzo gli tolse il bicchiere dalle mani. Bevve dallo stesso lato.
- E’ buono... - osservò il ragazzo.
- Ridammelo... - esclamò Luca. Paolo gli versò il limoncello resiuduo sulla camicia. Una macchia scura, appiccicosa colò sul tessuto. Luca lo colpì con uno schiaffo.
- Sei venuto per litigare...? - chiese il padrone di casa. Il ragazzo non rispose. Sedette sul divano. Accese il televisore. Sintonizzò un canale. Stava trasmettendo un cartone animato.
- Devo andarmene...? - chiese il ragazzo.
- Puoi anche restare - rispose Luca - Devi comportarti bene...- Il giovane si alzò in piedi. Il fuoco gli aveva infiammato le guance. Si avvicinò alla finestra. Stava imbrunendo. Guardò l’orologio. Erano le 19.30. Doveva ricordarsi di chiamare Marta. In cucina la cena era nel micronde. Pochi minuti sarebbero bastati per riscaldare il pollo.
- Vuoi cenare con me...? - chiese Luca.
- Non mi piace il pollo... - rispose Paolo.
- Non sei al ristorante...- continuò il giovane - Preparati qualcosa da mangiare. - Il ragazzo aprì il frigorifero. Prese la vachetta del prosciutto. Cominciò ad imbottire un panino. Il cellulare cominciò a squillare.
- Pronto... - disse Luca.
- Sono Marta... - disse lei.
- Ciao... - rispose Luca - Io sto cenando. Tu cosa fai...? -
- Mi annoio.... - continuò la donna - Speravo di vederti stasera... -
- Ho avuto un problema... - aggiunse Luca - Possiamo vederci domani...? -
- Cercherò di sopravvivere... - esclamò la donna. Il giovane poggiò il cellulare sul tavolo.
- Chi era...? - chiese Paolo.
- Tu non la conosci... - rispose Luca - E’ una cliente dell’agenzia. - Il ragazzo diede un morso al panino. Guardò la macchia di limoncello sulla camicia di Luca.
- Domani me la riporti lavata e stirata... - osservò Luca.
- Chi...? Io...? - gridò Paolo - Non sono capace...-
- Se preferisci puoi portarla in tintoria. - Paolo scoppiò a ridere. Suonò il citofono. I due amici si guardarono negli occhi.
- Aspetti qualcuno...? - chiese Paolo.
- No, non aspetto nessuno... - rispose Luca. Il padrone di casa si avviò nell’ingresso. Diede un’occhiata nella telecamera. Era Francesca.
- Chi è...? - chiese lui.
- Lo sai benissimo... - rispose lei - Mi stai guardando nella telecamera. -
- Come mai da queste parti...? - continuò Luca - Non lavori stasera...? -
- Mi fai entrare...? - ripetè Francesca.
- Entra pure... - rispose il giovane. Francesca aveva un’espressione agitata. Luca la guardò incuriosito.
- Cos’è successo...? - incalzò Luca sulla soglia della porta.
- Ho litigato con il mio datore di lavoro... - rispose la trans.
- Tutto qui...? - esclamò lui incrociando le braccia.
- Gli ho anche tirato un posacenere in faccia... - aggiunse lei.
- E...come sta...? - esclamò Luca in tono allarmato.
- Spero male. Vuole denunciarmi...-
- Che cafone... - ripetè il giovane.
- Credo che mi licenzierà... - Francesca parlava a raffica. Non riusciva a fermarsi.
- Capisci...? - continuò lei - Non avrò più il mio lavoro. Cosa succederà adesso...?
- Vediamo... - osservò Luca portandosi la mano al mento - Resterai senza soldi. -
- Tutto qui...? -
- No, il padrone di casa ti darà lo sfratto...-
- Devi trovarmi subito un altro lavoro... - disse Francesca che nel frattempo aveva raggiunto Paolo in cucina.
- Io devo lavorare. Lo capisci...? Laavvoorraarree... -
- Ho un’idea... - intervenne il ragazzo.
- Quale...? - chiese Francesca.
- Potresti dirigere il traffico... - rispose Paolo - Con quei vestiti... - La trans lo guardò inferocita. Luca cominciò a preparare l’espresso.
- Quando glielo hai tirato il posacenere...? - chiese Luca.
- Due ore fa... - rispose lei - Perchè...? -
- Ci stava provando...? - Francesca sedette accanto al tavolo.
- Io me ne vado... - disse Paolo.
- Ti chiamo domani... - continuò Luca. Il ragazzo salutò la trans con un cenno della mano. Si avviò all’uscita.
- Non hai risposto alla mia domanda... - insistè Luca.
- Lascia perdere... - rispose lei alzandosi di scatto - Devo passare da casa a cambiarmi. -
- Proverò a cercarti un nuovo lavoro... - disse il giovane cercando di tranquillizzarla.

Marta camminava a passo svelto. Luca la osservava seduto in macchina. Il viale sembrava interminabile. La donna aveva un portamento elegante. Indossava un completo chiaro. Pochi metri la separavano da lui. Il giovane scese dall’auto. Chiuse la portiera con un gesto deciso. Le andò incontro. Marta gli sorrise. Sembrava serena.
- Ciao... - disse lei porgendogli la mano. Luca la invitò a salire.
- Vuoi che andiamo con la mia auto...? - chiese Marta.
- Sali...- insistè lui. Si avviarono in direzione della litoranea. Marta abbassò il finestrino.
- Oggi è una giornata splendida... - continuò lei - Si sentono già i profumi della primavera. - Luca sorrise. Lo sguardo rimase incollato alla strada.
- Come stai...? - chiese il giovane.
- Sto bene, grazie... - rispose Marta. Luca si voltò a guardarla. Aveva un collo lungo ed esile. Le mani erano bellissime nonostante l’età. Avevano un aspetto levigato. Un anello con brillante impreziosiva il suo anulare sinistro.
- Quando pensi di partire...? - chiese Luca. La donna rimase pochi istanti in silenzio.
- Dovrei partire lunedì prossimo... - rispose Marta.
- Ti dispiace un po’...? - chiese lui.
- Mi dispiace molto... - rispose lei - Posso chiamarti qualche volta...? -
- Certo che puoi...- Luca si voltò a guardarla - Se ti fa piacere... - Il giovane si diresse verso la baia di San Francesco a Forio.
- Ti faccio vedere un panorama magnifico... - disse il giovane.
- Sarà uno dei motivi per cui tornerai a Ischia. - Marta sorrise.
- C’è un altro motivo per cui tornerò ad Ischia... - osservò la donna.
- Davvero...? E...quale...? -
- Non lo immagini...? - Marta riprese a guardare la strada.
- No, non lo immagino... -
- Uno dei motivi per cui ritornerò ad Ischia sei tu... - Luca sorrise. Rimase in silenzio. Accese la radio regolando il volume.
- Ricordi la passeggiata sulla spiaggia di notte...? - chiese lei - Tu mi hai resa felice. -
- Sono felice di renderti felice... - rispose Luca. Sul lungomare di Casamicciola-Terme gli yachts erano ormeggiati alla banchina turistica. Eleganti, disabitati parevano godersi il letargo invernale. La luce era intensa. Il sole già alto intiepidiva l’aria. Una giovane mamma passeggiava tranquillamente con la carrozzina.
- Questo luogo ha un effetto terapeutico... - osservò Marta.
- Ne sei convinta...? - chiese Luca.
- Ho la sensazione di avere già vissuto questo stesso momento... - continuò lei - Chissà, forse in un’altra vita... - Una coppia passò in bicicletta sul ciglio della strada. Il giovane diede un’occhiata alle tute colorate. I due avevano un’andatura lenta. Sembravano passeggiare sulle ruote.
- Che ne dici di prendere le bici...? - chiese Luca - Conosco un posto dove si possono noleggiare per qualche ora. -
- Non lo so... - rispose Marta - Ho lasciato detto in albergo che sarei rientrata per pranzo... -
- Lascia perdere... - continuò lui - Vieni. Andiamo. Da quella parte... - Marta scelse un modello professionale. Luca decise d’imitarla. Si diressero verso Lacco Ameno. La strada era in rettilineo. Marta accelerò. Luca la seguì a pochi metri di distanza. All’improvviso un ciclomotore fece una sgommata. Si fermò. Il centauro indossava il integrale. Aveva lo zaino in spalla.
- Ti hanno mai detto che sei un irresponsabile... - urlò Luca appena l’ebbe raggiunto.
- Me lo ripetono in continuazionbe... - rispose il ragazzo togliendosi il casco.
- Paoloooooo....! - esclamò il giovane.
- Sono appena uscito da scuola... - disse lui - Vedo che ti diverti...
- Io sto lavorando... - rispose il giovane.
- Hai ragione... - aggiunse Marta che - Stai facendo compagnia ad un’anziana signora depressa. E’ un lavoro molto nobile...- Luca si voltò a guardarla.
- Cosa dici...? - esclamò - E’ un piacere stare con te...-
- Non credergli... - replicò Paolo - Dice la stessa cosa a tutte. -
- Non ne dubito... - rispose Marta. Il giovane scese dalla bici. Si avvicinò al ragazzo. Lo strinse per un polso.
- Tu non lo conosci... - esclamò Luca rivolgendosi alla donna - Questa specie di fanciullo faccia d’angelo in realtà è un serpente a sonagli. - Paolo scoppiò a ridere. Rimise il casco integrale. Si liberò dalla stretta.
- Ci vediamo... - disse facendo un cenno di saluto con la mano. Si allontanò velocemente.
- Mi dispiace molto... - aggiunse Luca - Vuoi che ti accompagni in albergo...? -
- No, continuiamo pure... - insistè la donna sforzandosi di sorridere.

Luca fece il numero dell’amico. Attese che squillasse l’intera suoneria.
- Pronto... - disse Paolo.
- Sei un verme... - esclamò Luca.
- Perchè non vieni a dirmelo da vicino... - continuò il ragazzo.
- Sicuro che vengo... - aggiunse lui - Dove sei...? -
- A Zaro... - disse Paolo.
- A Zaro...? E che ci fai lì...? - esclamò Luca.
- Sono venuto a trovare Giulio... - spiegò il ragazzo - Mi ha telefonato. Aveva un regalo da consegnarmi...-
- Vieni via... - disse il giovane - Vieni via subito...! -
- Non ci penso proprio... - rispose Paolo.
- E lui...? Dov’è...? - chiese Luca.
- E’ andato in cantina... - rispose il ragazzo - Ha detto che ha del vino invecchiato molto buono. Vuole farmelo assaggiare. -
- Ti raggiungo...- continuò l’amico.
- Ho detto di no...! - insiste il ragazzo interrompendo la conversazione. Luca scese in garage. Salì in macchina. Uscì in strada. Si avviò in direzione di Zaro. Guardò l’orologio erano le 18. Stava per imbrunire. Provò a rifare il numero del cellulare di Paolo. Risultava non attivo. Parcheggiò la macchina di fronte al cancello della villa di Giulio. Scese dall’auto. Ebbe un attimo di esitazione. Si guardò intorno. Non c’era nessuno. Suonò il citofono. Attese qualche istante. Nessuno rispose. Riprovò a suonare. Il cane si avvicinò al cancello dall’interno. Luca poteva intravederlo attraverso i fori. Era un mastino piuttosto anziano. Non abbaiava.
- Chi sei...? - chiese la voce al citofono.
- Un amico di Paolo... - rispose lui - Posso entrare...? -
- Aspetta... - continuò la voce. Luca attese. Un’automobile passò a pochi centimetri da lui. Aveva gli abbaglianti accesi. Non riuscì a vedere il guidatore.
- Entra pure... - disse finalmente Giulio.
- C’è il cane... - continuò il giovane.
- E’ vero... - aggiunse lui - Aspetta. Mando Paolo. - Il ragazzo arrivò di corsa.
- Sei impazzito...? - esclamò Paolo appena l’ebbe raggiunto - Cosa ti è venuto in mente...?-
- Perchè...? Non avevo nulla da fare... - rispose Luca - Era un po’ di tempo che non venivo a Zaro. Si respira un’aria buona quassù... -
- Spiritoso... - eslcamò il ragazzo tenendo il cane per il collare. Luca entrò. Lo osservò incuriosito.
- Sei amico della belva...? - chiese.
- Annibale non è una belva... - rispose lui. Luca sorrise. Lo precedette lungo il viale.
- Hai ragione. Come potrebbe essere una belva... - ripetè in tono canzonatorio - Ha un’espressione così dolce. E poi...con quel nome Annibale... -
- A proposito... - disse il ragazzo - Giulio è di cattivo umore. Cerca di non farlo innervosire. Altrimenti ci appende in cantina insieme alle salsicce. - Il padrone di casa chiamò il cane ad alta voce. Il mastino corse verso di lui.
- Annibale è un figlio per me... - disse Giulio precedendo i due giovani in casa. L’uomo li condusse in soggiorno. Giulio prese la bottiglia di vino rosso appena stappata. I bicchieri erano sul vassoio.
- No grazie, io non bevo... - spiegò Luca.
- Sei entrato in casa mia. Adesso bevi... - esclamò il padrone di casa. Luca decise di assecondarlo.
- E’ buono... - osservò Paolo. Giulio uscì in giardino. I due ragazzi lo seguirono. Il cane li seguì.
- Le mie lucertole stanno bene... - continuò l’uomo dirigendosi verso una struttura laterale all’abitazione. Somigliava ad una serra.
- Cosa...? - chiese Luca.
- Ho detto che le mie lucertole stanno bene... - ripetè lui - Volete vederle...? - Luca rispose con un cenno del capo. La gabbia di vetro era affollata. Gli inquilini a sangue freddo vivevano in un ambiente artificiale. Luca ricordò l’ultima volta in cui era stato in quel luogo. Le bestiole avevano un colore innaturale. Erano traslucide. Paolo afferrò l’amico per un braccio. Lo spinse in uno spazio laterale. Spostò la tenda.
- Guarda... - disse il ragazzo all’amico. Luca diede un’occhiata. C’era un contenitore di vetro. All’interno si vedeva uno scheletro di cane. Era stato adagiato su un panno di velluto blu.
- Che cos’è...?- chiese Luca.
- Non lo vedi...? - rispose Giulio alle sue spalle - Era il mio primo cane. E’ morto molti anni fa. In questo modo siamo sempre insieme. - Erano circa le 21 quando i due giovani lasciarono la villa di Giulio. Luca si avvicnò alla macchina. Aprì la portiera.
- Dov’è il tuo motorino...? - chiese.
- Sono venuto con il pulman... - rispose Paolo.
- Sali in macchina... - osservò Luca - Ti accompagno a casa. - Luca accese il motore. Si avviò. Il primo tratto di strada era buio. Paolo si voltò a guardare lateralmente.
- Fermati... - disse il ragazzo - Fermati. Ho visto qualcosa...-
- Cosa...? Dove...? - chiese Luca.
- Fermati. Laggiù...Fermati...- Il giovane parcheggiò nel punto indicatogli dall’amico.
- C’è qualcuno... - urlò il ragazzo spaventato. Luca guardò attentamente. Non vide nulla. Rivolse lo sguardo a Paolo. Aveva gli occhi fuori dalle orbite.
- Vicino alla macchina...- continuò il ragazzo - Ho visto un’ombra muoversi vicino alla macchina. -
- Non c’è nessuno... - rispose Luca - Calmati. Forse sarà stato un cane randagio. -
- No, nooo....noooooooo... - urlò il ragazzo spaventato - Ho visto una persona. Era vicino alla macchina. Aveva qualcosa in mano. -
- Dimmi la verità... - esclamò Luca - Giulio ti ha dato qualche pasticca...? Hai fumato...? -
- Ma no...sei fissato... - replicò Paolo facendo un gesto con le mani. Luca rimise in moto la a vettura. Si avviò in direzione della strada statale. Rimasero alcuni istanti in silenzio.
- Ti accompagno a casa... - disse finalmente l’autista - Ti fai una bella dormita. Domani starai bene. -

Stefano era seduto dietro la scrivania. Luca entrò nell’ufficio. Poggiò la valigetta sul tavolo. L’uomo stava leggendo un documento.
- Ti ho portato quelle carte che mi avevi chiesto... - disse il giovane. Stefano continuò a leggere. Sembrava non essersi accorto della sua presenza. Luca sedette accanto alla scrivania. Attese qualche minuto senza parlare. La segretaria entrò nella stanza. Reggeva una pila di depliants pubblicitari. Mise tutto sulla scrivania. Uscì senza parlare. C’era uno strano silenzio in agenzia. Il giovane capì subito che tirava un’aria poco piacevole. Il capo era di pessimo umore. All’improvviso l’uomo sollevò la testa. Tolse gli occhiali da lettura. Li poggiò sul tavolo.
- Cosa ti serve questa volta...? - chiese Stefano.
- Perchè dici queste cose...- incalzò Luca.
- Mi hai portato le carte che ti avevo chiesto un mese fa... - rispose Stefano - Cerchi sempre di essere gentile quando devi chiedermi qualcosa. - Il giovane sorrise imbarazzato.
- Hai ragione... - continuò - C’è una cosa che devo chiederti. -
- Lo vedi...? Ti conosco... - esclamò Stefano - Sentiamo... Cosa vuoi...? -
- C’è una mia amica... - disse lui - Sta cercando un lavoro. Ha una certa urgenza. -
- Chi è...? La conosco...? - chiese l’uomo.
- Si chiama Francesca... - continuò Luca - In realtà è un uomo. - Stefano spalancò gli occhi.
- Cosa...? La tua amica è un uomo...? Ho sentito bene...? -
- Non è proprio un uomo... - continuò il giovane.
- Allora...è uomo sì o no...? -
- E’ una trans...- rispose Luca - Ha fatto l’intervento. Le serve urgentemente un lavoro...-
- Cosa sa fare...?- chiese lui.
- Ha lavorato nei locali notturni... - spiegò Luca - Sa fare la barista. -
- Una barista mi serviva proprio...- esclamò Stefano battendo il pugno sulla scrivania - Stavo pensando di attrezzare un angolo bar in agenzia... - Luca si alzò in piedi.
- Non è il momento di scherzare... - aggiunse - Francesca è rimasta senza lavoro. Non sa come pagare l’affitto. - Stefano rimise gli occhiali da lettura. Guardò il giovane negli occhi.
- E...come mai è rimasta senza lavoro...? - chiese lui.
- Ha lanciato un posacenere in faccia al suo capo... - rispose Luca.
- Interessante...E’ una persona tranquilla... - Stefano si tolse di nuovo gli occhiali.
- Mi dispiace... - disse l’uomo - Non posso aiutarti. - Luca si avvicinò al titolare dell’agenzia. Lo afferrò per un braccio.
- Io non so a chi rivolgermi. Tu devi aiutarmi... -
- Lasciami...- gridò l’uomo strattonandolo. Luca rimase in silenzio.
- Vedrò quello che posso fare... - aggiunse lui sistemandosi la giacca. Il giovane fece un cenno di saluto. Uscì dall’ufficio. Si diresse a piedi verso il centro. La tabaccheria del corso era affollata. Diede un’occhiata al banco delle sigarette. Decise di provare una nuova marca. Fece la fila per pagare.
- Finalmente ti si rivede... - esclamò il gestore.
- Come stai...? - chiese Luca.
- Potrei stare meglio... - rispose lui.
- Ho fatto un salto da Stefano... - continuò il giovane.
- Chi...? Il coccodrillo...? - chiese Gianni.
- E’ così che lo chiamate...? -
- Solo in senso affettuoso... - rispose l’uomo. Uscì dal negozio. Raggiunse la macchina. Aveva un appuntamento di lavoro. Doveva affrettarsi. La gente passeggiava per il corso godendosi la mattinata tiepida.

Luca raggiunse il turista in camera. Il portiere dell’albergo aveva annunciato il suo arrivo con una telefonata interna. Pino era seduto sulla sdraio. Il terrazzo antistante la camera era piuttosto piccolo. I due si erano conosciuti in agenzia. Pino voleva fare delle escursioni in mare.
- Finalmente...- disse l’uomo poggiando il libro sul tavolo - ti sei deciso a venire...?-
- Mi dispiace per il ritardo... - si scusò Luca - Ho avuto un contrattempo. -
- Niente scuse... - continuò Pino - Io pago. Pretendo il rispetto dei patti. -
- Hai ragione... - aggiunse Luca - Il fatto è che... -
- Il fatto è... - replicò Pino - che comincio a scocciarmi. - Si alzò di scatto dalla sdraio. Indossava una vestaglia scura. Fece pochi passi in avanti.
- A cosa stai pensando...? - disse Pino.
- Perchè...? - chiese Luca sorpreso.
- Mi sembri Alice nel paese delle meraviglie...- rispose lui.
- Pensavo alla nostra escursione... - continuò Luca - L’agenzia ha contattato una persona che ci accompagnerà in barca. -
- Voglio vedere la Scannella... - disse Pino - C’è stato un mio amico. E’ rimasto entusiasta.-
- Sono d’accordo...- osservò Luca - E’ un luogo selvaggio. Si può vivere un impatto con la natura. Le rocce a strapiombo, il mare limpido e profondo...Si vive una collisione emotiva con il paesaggio. -
- L’agenzia mi ha confermato l’escursione per questo pomeriggio... - esclamò l’uomo - Vieni con me...? -
- Se non hai problemi... - rispose Luca - ci sarebbe un ragazzo. Si chiama Paolo. -
- Allora siamo d’accordo...- ripetè Pino - Verrai tu. - L’appuntamento era per le ore 14 sul molo turistico del porto di Lacco Ameno. Il pomeriggio era tiepido. La luce solare si rifletteva sull’acqua cristallina e immobile. Raggiunsero la Scannella. Mirco spense il motore della barca a pochi metri dal pontile di legno. Luca sedette accanto al pescatore. Diede uno sguardo al costone a strapiombo. La parete rocciosa a picco sul mare era ruvida, frastagliata. Pareva esibire le sue differenti sfumature di colore. I chiaro-scuri di grigio facevano da sfondo alla vegetazione mediterranea. Il verso di un gabbiano solitario risuonava nell’aria. Pino allungò la mano nell’acqua. Mirco cominciò a sistemare alcuni oggetti da pesca nella cabina.
- Accostiamoci alla passerella... - disse il turista - Voglio scendere a terra. - Mirco ubbidì. Decelerò il più possibile. Si avvicinò con cautela. Doveva fare attenzione agli scogli affioranti. Le rocce in riva al mare erano scure, appuntite. Il sole del primo pomeriggio rifletteva sull’acqua sprigionando calore.
- Vieni... - disse Luca allungando la mano.
- Sono capace di scendere da solo... - replicò l’uomo. Pino aveva un’espressione rilassata. Sfilò la felpa poggiandola su una pietra. Arrotolò le maniche della camicia fino ai gomiti. Aveva una carnagione molto chiara e delicata.
- Tu dove vivi...? - chiese Luca.
- Piacenza... - rispose lui.
- Com’è Piacenza...? - insistè il giovane.
- E’ la mia città... - aggiunse Pino. Stava cercando di arrampicarsi lungo il costone. Luca lo seguì.
- D’accordo...ma a te piace viverci...? - aggiunse Luca.
- Il cielo è bianco oppure grigio. Abbiamo imparato a convivere con la nebbia... - disse Pino fermandosi a riprendere fiato - Il vostro cielo azzurro è magnifico. Il mare trasmette una sensazione di libertà. E’ un’emozione che non so spiegare. Io non sono bravo con le parole. - L’uomo rimase in silenzio. Rivolse lo sguardo alla parete rocciosa. C’erano le ginestre davanti ai suoi occhi. Sedette per terra. Piegò le gambe. Poggiò i gomiti sulle ginocchia. Incrociò le mani sotto al mento. Rivolse lo sguardo al mare. Luca lo raggiunse. Sedette accanto a lui. Diede un’occhiata a Mirco. Il pescatore era rimasto sulla barca. Stava sistemando le reti. Uno stormo di gabbiani volava a bassa quota.
- A cosa pensi...? - chiese Luca sottovoce.
- Questo silenzio è impressionante... - rispose Pino.
- Io trovo che sia bellissimo... - aggiunse il giovane - Sembra di vivere fuori dal tempo.-
- E’ vero... - osservò l’uomo rivolgendogli lo sguardo - Non si avverte il peso delle ore. Qui c’è solo la luce che precede il buio. - Rimase qualche minuto in silenzio. Le loro labbra sembravano incapaci di emettere alcun suono.
- Ho freddo... - disse finalmente Pino - Devo recuperare la felpa. -
- Vuoi che raggiungiamo la barca...? - chiese Luca.
- Andiamo... - rispose il turista - Facciamo un giro a Sant’Angelo. -

Il cellulare cominciò a squillare. Luca provò a sollevare le palpebre. Lo squillo si fece insistente. Allungò il braccio in direzione del comodino. Cercò il telefonino con il palmo della mano. Finalmente sfiorò l’apparecchio con le dita.
- Pronto... - disse il giovane - chi è...? -
- Sono quasi le otto... - rispose Stefano - Che fai...? Dormi...?-
- Ciao...- continuò Luca con voce assonnata - cos’è successo...? -
- Ho trovato un lavoro per la tua amica...- disse l’uomo.
- Parli di Francesca...? - aggiunse il giovane - Dimmi. Ti ascolto. - Luca si mise a sedere sul letto. Accese la luce. Spostò il piumone. Diede un’occhiata all’orologio.
- C’ è un mio amico. Ha un bar sul porto di Ischia. Sta cercando una barista... - spiegò Stefano.
- Le chiamo subito... - Luca salutò l’amico interrompendo la conversazione. Raggiunse la finestra. Spostò la tenda. Il cellulare ricominciò a squillare. Era Paolo.
- Che vuoi...? - chiese senza aggiungere altro.
- Non ho nulla da fare... - rispose il ragazzo.
- Io non sono di buon umore... - esclamò Luca.
- Abbiamo iniziato le prove del Mak-P. -
- Non sei andato a scuola...? -
- Oggi c’era l’assemblea sindacale degli insegnanti... -
- Cosa stai facendo...? -
- Mi annoio... -
- Vuoi venire da me...? -
- Cosa facciamo...?- chiese Paolo.
- Non fare troppe domande...- Luca ripose il telefono sul mobile. In giardino le camelie erano fiorite. Petali rosa, fuxia, rossi incorniciavano gli ampi vasi di terracotta. Le piante dal fogliame verde smeraldo avevano un aspetto gradevole. Il roseto era spoglio. Luca allungò lo sguardo agli alberi di ulivo. Erano stati potati ad arte. Il cane gli venne incontro scodinzolando. Rivendicava la sua razione quotidiana di coccole. Il giovane si avviò verso il vigneto. Era venuto il tempo della potatura. I tralci si erano aggrovigliati. L’erba era cresciuta mostrando baldanzosa la propria scorta di clorofilla. Luca inspirò profondamente. Voleva sentire l’odore della campagna. Uno stormo di passeri spiccò il volo da un albero di limoni. I volatili sembravano mossi da un unico batter d’ali. Nell’orto le piantine d’insalata erano cresciute. Luca tornò indietro. Il cane si era lanciato di corsa in direzione del cancello. Probabilmente qualcuno aveva bussato al citofono.
- Ciao max...testone...- esclamò Paolo carezzando l’animale.
- Attento... - osservò Luca che nel frattempo l’aveva raggiunto - E’ più permaloso del padrone. - Il ragazzo entrò nel viale. Reggeva il casco sotto al braccio. Aveva un’espressione dolce, infantile.
- Vieni... - disse Luca poggiandogli il braccio sulle spalle - Ci prepariamo un caffè. - Paolo seguì Luca in cucina. Sedette accanto al tavolo. Il padrone di casa cominciò ad osservarlo. Era taciturno.
- Me lo dici cos’hai...? - chiese Luca. Il ragazzo rimase in silenzio. Pareva scrutare una venatura del tavolo. Luca prese le tazzine dalla credenza.
- Allora...? Non vuoi proprio dirmelo...? - continuò il giovane. Luca sedette di fronte a lui. Allungò il braccio sul tavolo di castagno. Sfiorò la mano del ragazzo con i polpastrelli.
- Sto aspettando... - insistè - Raccontami tutto... - Paolo sollevò gli occhi. Erano di un colore indefinito tra il verde e l’azzurro.
- Non lo so... - rispose - Ho problemi di concentrazione. Non riesco a studiare. -
- Forse non ne hai voglia...- osservò Luca. Paolo rimase in silenzio. Si alzò in piedi. Raggiunse la finestra. Guardò in basso. Il giovane versò il caffè nelle tazzine.
- Non è venuto il giardiniere oggi...? - chiese.
- No, non è venuto... - rispose Luca. Il ragazzo si rimise a sedere. Cominciò a sorseggiare il caffè.
- Devo sistemare un’aiuola... - disse finalmente Luca - Vuoi aiutarmi...? - Paolo annuì col capo. Si alzò dalla sedia. Poggiò la tazzina vuota nel lavello. Sorrise. Sembrava ritonato sereno.
- Ti piace il giardinaggio...? - chiese Paolo.
- Il mio tempo libero lo trascorro in giardino...- rispose Luca - Mi rilasso. - Il ragazzo infilò i guanti da lavoro. Indossò il camice. Impugnò il rastrello. Luca lo guardava intenerito.
- Perchè mi osservi in quel modo...? - chiese il ragazzo.
- Hai dimenticato la mascherina... - aggiunse lui in tono scherzoso - Sembri un astronauta pronto per la missione. -
- Non voglio graffiarmi le mani... - spiegò Paolo. Un merlo si poggiò su un ramo di gelso. Una lucertola adulta si godeva il sole su un masso di tufo verde. Una colonna di formiche rosse marciava in direzione dell’orto. Paolo calpestò un escremento di cane.
- Che schifo...! - esclamò. Fece una smorfia di disappunto.
- Guarda laggiù... - esclamò Luca.
- Dove...? Dove...? - chiese Paolo.
- Laggiù...Guarda... - ripetè lui.
- Che c’è...? Che c’è...? - non riusciva ad individuare il punto preciso.
- Le piante di pesco... - continuò Luca - sono piene di gemme. Tra poco saranno ricoperte di bellissimi fiori rosa. -
- Io non ce la faccio... - disse Paolo - Sono stanco. Voglio fare la doccia. - Luca lasciò l’amico appoggiato al rastrello accanto all’aiuola. Si diresse verso il vigneto. Il sole era caldo. Tolse la maglia. Un gatto rosso stava inseguendo una piccola preda. Il giovane si avviò tra i filari delle viti. I tralci erano pronti per la potatura. Il cane lo raggiunse facendosi largo nell’erba. Il cellulare cominciò a squillare. Era Francesca.
- Posso venire da te...? - chiese lei.
- Devi avere una buona motivazione... - rispose Luca.
- Ti preparo il pranzo... - aggiunse la trans - Dopo posso anche lavare i piatti...-
- E poi...? - insistè il giovane.
- E poi cosa...? -
- Vieni. Ti aspetto... - I due amici rientrarono in casa. Paolo si chiuse in bagno. Luca accese il televisore in soggiorno. Sedette sul divano. Cominciò a sfogliare una rivista. Il ragazzo lo raggiunse.
- Sta per venire Francesca... - disse il padrone di casa. L’amico gli rivolse uno sguardo imbronciato.
- Se viene lei me ne vado io... - esclamò il ragazzo in tono risentito.
- Non essere infantile... - rispose Luca. Si alzò in piedi. Raggiunse la cucina. Aprì il frigorifero. Prese una bottiglia d’acqua frizzante. Riempì il bicchiere fino all’orlo. Bevve fino all’ultima goccia. Fu in quel momento che sentì il rumore della porta sbattuta. Raggiunse il soggiorno. Paolo non c’era più. Se n’era andato. Aveva lasciato la televisione accesa. Si affacciò alla vetrata. Era già in strada. Lo vide allontanarsi in motorino. Mezzora più tardi arrivò Francesca. Entrò in soggiorno con il suo sorriso accattivante. Era bellissima. Indossava una felpa color avorio. Il jeans era molto attillato.
- Vieni qui... - disse Luca - Fatti abbracciare...-
- Andiamo in cucina... - rispose lei - Ricordi? Ho promesso di preparare il pranzo.- Luca la strinse per la vita.
- Devo dirti una cosa importante... - le sussurrò all’orecchio.
- Ne sei proprio sicuro...? - chiese lei.
- Quel mio amico ha trovato un lavoro per te... - rispose lui - Dovresti andare in agenzia per i dettagli. -
- Solo questo volevi dirmi...? - insistè Francesca.
- No, c’è un’altra cosa... -
- Dimmi...Cosa c’è...? -
- Vorrei fare l’amore con te... - rispose Luca. La trans gli passò le dita tra i capelli. Lo baciò sulle labbra. Il giovane la strinse a sè sfilandole la felpa. Abbassò la lampo dei pantaloni. Le allungò le mani sui glutei. Si ritrovarono sdraiati sul divano. Luca cominciò a baciarle il collo.

Luca compose il numero di Stefano. Esitò qualche istante prima d’inviare la chiamata. Sentì il segnale di libero.
- Pronto... - rispose l’uomo.
- Sono Luca...- disse il giovane - Come stai...? -
- Io bene. E tu cosa mi dici...? - chiese lui.
- A che ora ti trovo in agenzia...? - continuò.
- Vieni sul tardi... - aggiunse Stefano - Oggi devo partire. Non so a che ora riesco a tornare. I due amici si salutarono.Luca poggiò il telefonino sul tavolo. Uscì sulla terrazza. Il pomeriggio era assolato. Decise di andare in spiaggia. Cristiano stava rammendando le reti. La spiaggia era semi deserta. Il pescatore abitava poco distante. La sua casa si affacciava direttamente sull’arenile. Era una delle antiche dimore dei pescatori del luogo. Luca allungò lo sguardo al castello Aragonese. Si aveva l’impressione di poterlo afferrare con le mani.
- Ciao Cristiano... - disse Luca avvicinandosi all’uomo.
- Uèèèè...Lucaaaaa....-
- Che fai...? - chiese il giovane.
- Non vedi...? Sistemo le reti...-
- Posso aiutarti...? -
- Siediti accanto a me... - l’uomo gli fece posto - Guarda come si fa... - Luca rivolse lo sguardo sulle manidi lui. Erano grandi, abbronzate, screpolate. Notò qualche taglio cicatrizzato. Cristiano era molto abile nella cucitura delle reti.
- Fammi provare... - esclamò il giovane.
- No...non così... - spiegò il pescatore - Fai attenzione. Guarda. Stai attento. Non farti male...-
- Sei uscito in mare oggi...? -
- Non è stata una buona battuta di pesca...- continuò il pescatore. Luca sollevò il naso per aria. Il sole era caldo. Diede un’occhiata alla riva. C’erano delle conchiglie adagiate sull’arenile. Il mare le aveva rigurgitate sulla spiaggia. Poco distante le impronte di un cane procedevano sulla linea della battigia. Erano grandi e profonde. Probabilmente si trattava di un grosso animale. Due gabbiani volavano ad alta quota.
- Perchè volano così in alto quei gabbiani...? - chiese il giovane.
- Forse vogliono allontanarsi... - rispose l’uomo. Luca lo guardò in viso. La pelle rugosa era bruciata dal sole. Teneva le palpebre abbassate sulla rete. Qualche volta le sollevava per osservare il mare. Erano solo pochi attimi di complicità. Una sensazione di profonda pace interiore pareva irradiarsi da quel semplice uomo di mare. Luca poteva percepirla. Goderne pienamente. Era un’energia soave, contagiosa.

La macchina si arrampicava sulla strada militare. Luca aveva trascritto l’indirizzo dell’architetto. Diede un’occhiata all’itinerario. Imboccò la deviazione che attraversava il bosco di castagni. La casa padronale si trovava alla sommità del tracciato. Il sentiero in terra battuta era stretto e curvilineo. Il percorso ombrato pareva interminabile. Decise di rallentare. Le buche disseminate sulla strada facevano sobbalzare la vettura. La salita diventava sempre più ripida. L’ultimo tratto era più ampio e praticabile. La vegetazione si andava diradando. Finalmente la casa dell’architetto apparve davanti ai suoi occhi. L’edifico su due livelli era stato tinteggiato di viola con le cornici grigio fumo. Gli infissi esterni erano in legno di castagno. Luca parcheggiò in un ampio spazio antistante l’abitazione. Diede un’occhiata intorno. Il luogo sembrava disabitato. Provò a chiamare ad alta voce. Nessuno rispose. Si avviò a piedi in direzione dell’ingresso. Il cortile era lastricato con basoli larghi e irregolari. Si avvicinò al portone d’ingresso. Non c’era il campanello. Un grosso batacchio di ferro raffigurava una testa di cane. Era il solo strumento disponibile per annunciare l’arrivo di un visitatore. Uno rumore attirò la sua attenzione. Proveniva dal retro della casa. Somigliava ad un grugnito. Fece qualche passo in quella direzione. Il maiale gli venne incontro. Aveva un’andatura lenta, sicura. Il muso umido annusava l’aria. Sembrava cercare le tracce del nuovo venuto. Luca fissò l’animale. Rimase immobile. Non sapeva cosa fare.
- Si chiama Uran... - disse la voce alle sue spalle. Luca si voltò di scatto. Vide un uomo anziano. Era piccolo, tarchiato. Indossava degli ampi jeans. La maglia di lana era visibilmente macchiata. Gli stivali arrivavano al ginocchio.
- Ho bussato più volte con il batacchio... - rispose Luca - Ho chiamato ad alta voce. Nessuno mi ha risposto. -
- In casa non c’è nessuno... - rispose lo sconosciuto.
- Cerco l’architetto...- continuò il giovane - Mi manda Stefano... -
- L’architetto ti riceverà più tardi... - disse l’uomo - Adesso è occupato. -
- D’accordo... - aggiunse Luca - Posso aspettare. -
- Seguimi... - disse l’uomo. La porcilaia si trovava su un terreno sottostante. Il luogo era raggiungibile a piedi attraverso un sentiero infestato da rovi. Luca intravide due persone impegnate a ripulire lo stanzone realizzato interamente in muratura. Uran li seguiva a distanza. Aveva un’andatura agile nonostante la mole.
- Questo maiale pensa di essere un cane... - osservò Luca.
- I maiali sono consapevoli del loro valore... - rispose lo sconosciuto - Non si confonderebbero mai con i cani. - L’uomo lo condusse in un vasto appezzamento recintato con una palizzata. Il terreno era ricoperto da un praticello spontaneo di erba molto bassa. Il giovane allungò lo sguardo davanti a sè. Si vedevano i maiali girovagare senza meta. Si sdraiavano al sole. Annusavano l’aria. I più piccoli si rincorrevano.
- Perchè lasciate i maiali liberi nel recinto...? - chiese Luca.
- Vogliamo che i nostri maiali siano felici... - rispose l’uomo.
- Perchè...? - continuò il giovane.
- In questo modo la loro carne sarà più gustosa... - aggiunse lui. Luca lo guardò con la coda dell’occhio.
- Vieni... - esclamò - Ti presento due amici. - Nella stanza c’erano due ragazzi in tuta da lavoro. Stavano ripulendo il porcile. Il luogo era un ampio locale in muratura. Il pavimento e le pareti era piastrellate. L’ambiente era ventilato, luminoso. Luca notò l’impianto idraulico per la pulizia.
- E’ una produzione industriale...? - chiese Luca.
- No, l’architetto alleva questi maiali solo per gli amici...- osservò l’uomo - E’ una passione. - Il ragazzo più alto aveva i capelli ricci e crespi. Sul viso ovale spiccavano gli occhi verde smeraldo. Luca notò la forma delle labbra. Erano carnose e ben disegnate.
- Io sono Fabrizio... - disse lui. Marco era rimasto in disparte. Continuava a lavare il pavimento con il getto d’acqua a pressione elevata.
- Non farci caso...- continuò Fabrizio indicando l’amico - E’ un po’ strano. -
- Chi è quell’uomo...? - chiese Luca indicando con lo sguardo lo sconosciuto intento a tagliare la gola ad un grosso coniglio.
- E’ l’architetto... - rispose Fabrizio sottovoce.
- Perchè non me lo ha detto subito...? - insistè il giovane.
- E’ un tipo strano anche lui... - aggiunse il ragazzo. Intanto l’uomo si avvicinò a Luca. Reggeva il coniglio sgozzato per le zampe posteriori. Il sangue macchiò il pavimento appena lavato.
- Vieni fuori... - disse - Aiutami... - Il giovane lo seguì.
- Mantienilo per le zampe... - spiegò lui afferrando un coltello dalla lama lunga e appuntita. Luca sollevò la bestiola sgozzata all’altezza indicatagli. Fu in quel momento che lo sconosciuto infilzò il coniglio all’altezza dei genitali con la punta del coltello. Fece un’ incisione nella pelle sfilandola completamente con le dita. In un attimo lo sventrò provocando la fuoriuscita dell’intero pacco intestinale. Luca lasciò le zampe della bestiola che precipitò al suolo.
- Cosa c’è...? - esclamò l’uomo - Stai male...? - Il giovane scosse la testa in senso negativo. Guardò le mani. Erano sporche di sangue.
- Siediti... - urlò lo sconosciuto reggendolo per un braccio. Luca si ritrovò sdraiato per terra. C’erano i due ragazzi che cercavano di rianimarlo.
- Hai paura del sangue...? - chiese l’uomo - Potevi dirmelo...-
- Cosa mi è successo...? - disse Luca.
- Sei svenuto... - rispose lui - Non preoccuparti. Tra poco starai bene. - Luca seguì l’uomo all’interno della casa. L’ingresso si apriva su un ampio salone dal tetto a cupola. Sulla parete frontale c’era un grande quadro ad olio raffigurante san Michele Arcangelo nell’atto di trafiggere satana. Il tavolo circolare era stato sistemato al centro della sala. In una bacheca di vetro si potevano ammirare alcuni pugnali dai manici intarsiati. Luca sedette su una poltrona di pelle nera.
- L’architetto può riceverti... - disse lo sconosciuto. Il giovane lo guardò negli occhi. Avevano un’espressione compiaciuta.
- Non sembri sorpreso... - insistè lui.
- Sono venuto da parte del dr. Stefano... - rispose Luca - Mi ha chiesto di prendere delle carte per suo conto.-
- Ah sì... - ripetè l’uomo - le carte... Te le prendo tra un attimo... - Il padrone di casa si alzò in piedi. Raggiunse la bacheca con i pugnali. Si voltò in direzione di lui. Gli fece cenno di avvicinarsi.
- Quale ti piace di più...? - chiese. Luca lo raggiunse. Guardò attentamente gli oggetti.
- Non saprei... - rispose.
- Devi sceglierne uno... - disse l’architetto. Il giovane guardò con attenzione. Indicò in pugnale con il manico arrotondato. L’osservò meglio. L’incisione raffigurava un cobra nell’atto di sferrare il morso.
- Ottima scelta... - esclamò l’architetto - E’ uno dei miei preferiti. Te lo regalo volentieri. - L’uomo sfilò l’arma dalla custodia. La sollevò per mostrala da vicino.
- Non posso accettare... - disse Luca.
- No...no... insisto... - esclamò lui - Mi fa piacere regalartelo. - Luca prese il pugnale tra le mani. Lo guardò con attenzione. La lama era molto affilata. Lo infilò nel fodero. Sollevò lo sguardo. L’architetto lo stava guardando. Luca aveva notato da subito qualcosa di strano nei suoi occhi. Assumevano all’improvviso un’espressione profonda. Era qualcosa di simile ad uno sbalzo di tensione. L’effetto durava pochi secondi. Un rumore di passi in avvicinamento attirò la sua attenzione. Il giovane si voltò in direzione dell’ingresso. La donna indossava un abito bianco. I capelli chiari cadevano sulla schiena in onde scomposte. Erano molto pallida. Sul viso da bambina spiccavano i grandi occhi verdi. Reggeva tra le mani un vassoio con due tazzine di porcellana da cui salivano due fili di fumo gemelli e paralleli.
- Luca, ti presento Chiara... - disse l’architetto.
- Piacere di conoscerla... - rispose lui prendendo il vassoio.
- E’ mia moglie... - aggiunse l’uomo. Luca rimase impietrito. Quella donna non dimostrava più di vent’anni. L’architetto scoppiò in una sonora risata.
- Hai ragione... - continuò il padrone di casa - Potrebbe essere mia figlia. Le donne mi piacciono giovani. E’ un mio limite. Lo riconosco. -
- Complimenti per la casa... - disse Luca cercando di cambiare argomento di discussione.
- Lascia perdere... - aggiunse l’architetto - Non capisce una sola parola d’italiano. - Uscirono all’esterno. Le aiuole erano fiorite. La moglie dell’architetto si avvicinò ad un vaso di gerani rossi. Luca notò il contrasto di colore. La donna vestita di bianco pareva emanare un chiarore intenso dando risalto ai petali scarlatti.
- Cosa guardi...? - chiese l’uomo.
- Mi piacciono i gerani... - rispose il giovane.
- Vieni con me... - continuò lui. Luca lo seguì. Il suo studio era situato in un locale attiguo all’abitazione. I tavoli da disegno erano tre. Sulle scrivanie c’era un assoluto disordine. La luce filtrava dalle vetrate. Si sentiva odore di chiuso. Luca provò ad osservare meglio il locale. Fu in quel momento che vide il teschio. Era poggiato sulla sommità di una colonna di marmo. Nelle cavità oculari erano state incastonate due pietra luminescenti.
- Non sono preziose... - disse l’architetto - E’ solo vetro colorato. -
- E’ un teschio vero...? - chiese il giovane.
- Certamente... - rispose l’uomo - me l’ha regato un amico quando frequentavo l’Università. Vuoi toccarlo...? - Luca scosse la testa in senso negativo. L’architetto si avvicinò alla colonna di marmo. Fece cenno al giovane di avvicinarsi. Luca ubbidì.
- Dammi la mano... - disse lui. Il ragazzo gliela porse. Fu in quel momento che l’architetto gliela poggiò sul teschio comprimendola sotto la propria. Luca sentì il contatto con la superficie ossea. Era fredda, liscia. Provò un senso di repulsione. Tolse di scatto la mano indietreggiando di qualche passo. L’uomo sorrise. Si allontanò in direzione della scrivania. Aprì un cassetto. Ne estrasse un fascicolo.
- Ecco le carte per Stefano... - esclamò sollevando i documenti per aria - Riferisci al mio amico che voglio vederlo. - Luca prese il fascicolo. Seguì l’uomo all’esterno dello studio. L’architetto lo precedeva. Camminava a passo svelto. Sembrava avere fretta. Lo accompagnò alla macchina.
- E’ stato un piacere conoscerti... - disse l’uomo - Spero di rivederti. -
- Grazie ancora per il regalo... - continuò il giovane. Si salutarono. Luca si avviò lungo la strada interna al bosco di castagni. Stava imbrunendo. Diede un’occhiata al pugnale poggiato sul sedile laterale. L’incisione sul manico era perfetta. Il cobra sembrava impaziente di schizzare fuori dalla sua prigione metallica. Era vivo. Un ostacolo sulla strada costrinse il ragazzo ad una brusca frenata. L’animale aveva evitato l’impatto. Con un balzo fulmineo si era riparato lateralmente al sentiero. Luca l’osservò con attenzione. Era una capra. Il muso allungato, le corna appuntite, il pizzetto che le scendeva dal mento, gli occhi troppo grandi per le dimensioni della sua testa avevano un’espressione umana.

Quel pomeriggio Luca decise di rimanere a casa. La tuta era calda, avvolgente. La radio trasmetteva musica classica. Si avvicinò alla vetrata del soggiorno. Guardò fuori. Il sole stava tramontando. Decise di uscire sulla terrazza panoramica. Poggiò i gomiti alla sommità della ringhiera di ferro battuto. Il profilo basso e allungato dell’isola di Ventotene si delineava all’orizzonte. Tolse gli occhiali. La sua stella preferita somigliava ad un’ arancia matura. I raggi si riflettevano sulla volta celeste. Somigliavano a sottili dita divine. Luca si lasciò rapire dal fascino ipnotico di quel colore brillante. Notò le differenti sfumature. Gli donavano un piacere visivo innaturale. Inspirò profondamente. Socchiuse gli occhi. Ebbe la sensazione di percepire nelle narici la fragranza di quelle minuscole particelle solari. Frammenti di vita cosmica sigillavano un legame indistruttibile tra terra e cielo.

Angela Colella


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Ischia d’Inverno
30 dicembre 2006

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