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Io sono Vera

Un film di Beniamino Catena (Italia, Cile 2020) con Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli, Paolo Pierobon, Manuela Martelli, Marcelo Alonso, Manuel Zicarelli

di Piero Buscemi - mercoledì 15 febbraio 2023 - 2166 letture

Incontro. Come due stelle lontanissime destinate a incontrarsi un’unica volta. Per sempre. Come un bacio di amore e morte, riassunto di una vita che in ogni momento manifesta la sua magia.

Un film introspettivo, nella ricerca personale di ogni singolo personaggio di risposte sul mistero della propria personale sfuggita nel mondo. Un film anche cosmico, là dove le menti riescono a percorrere migliaia di chilometri, tra un angolo di scogliera sul mare in una piccola località ligure in Italia e un deserto arido dall’altra parte del mondo, in Cile, dove innaffiare parabole puntate sui gradi di una circonferenza di uno spazio senza fine, in cerca di risposte a domande appena sussurrate, come impudiche presunzioni di essenze di verità.

Sulla scogliera italiana una ragazzina di undici anni, Vera (Marta Gaslini), affacciata alla vita con la quale è costretta a fare subito i conti per la morte della sua amatissima Luna, bellissima cagnetta, compagna di giochi e di crescita. Nel deserto cileno, Elias (Marcello Alonso), con un quotidiano di giudizio e condanna da parte di una figlia che critica il suo stile di vita, un’esistenza da rigenerare e da rendere ancora degna di essere vissuta.

In comune, un distacco dal mondo imprevisto, come questa luce che si spegne all’improvviso sconvolgendo l’esistenza di chi rimane. Una madre, una figlia, un padre, un professore. Un distacco che non da spazio a interpretazioni. Crudele e vero più di quanto la percezione del dolore possa attutire, come una rassegnazione verso un epilogo che non si può evitare ma che non rende la morte più dolce nell’essere accettata.

Vera scompare, senza un vero motivo, mentre con il suo professore si reca sulla scogliera a spandere le ceneri del suo cane. Elias viene colpito da un attacco di ipossia mentre, in veste di controllore, esamina le zone desertiche che ospitano le parabole.

Da questi due punti di partenza, si dirama un esame approfondito che lo spettatore è costretto a vivere da protagonista, ponendosi le domande che il regista lascia sottointese, disperse tra granelli di sabbia e nelle pieghe dei ricordi che ognuno di noi si trascina negli anni, come uno stimolo quotidiano necessario a scacciare i cattivi pensieri.

Paure, gioie, ricordi, lacrime, nostalgie. E poi, ancora cellule, sangue, leggeri aliti, sguardi, sbuffi salini di un mare all’orizzonte. Il mistero della vita che spazia da i più profondi abissi a un universo smisurato che raccoglie le storie di ogni singolo essere umano, di ogni angolo del mondo, di ogni sogno e anelito, disperse tra miliardi di corpi celesti, vaganti in uno spazio infinito dove si può decidere di perdersi per sempre, consapevoli davvero di non morire mai.

In tutto questo disperdersi di tempo, di umanità. Di vita. In tutto questo è possibile che due astri possano ritrovarsi nella stessa orbita e toccarsi in un’esplosione che genera nuova vita. In tutto questo è possibile che una nina especial possa condividere un’esperienza di emozioni con un padre cileno che, nella morte, troverà il riscatto ai propri errori.


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