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Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono

P.S. oggi, 2 agosto 2025, ricorre il tragico 45° compleanno della strage di Bologna, senza che la verità sia venuta a galla.

di Evaristo Lodi - sabato 2 agosto 2025 - 1132 letture

La canzone e l’album di Giorgio Gaber sono di ventidue anni fa. Oggi può succedere anche di peggio:

“Che fortuna sfacciata! Mi chiamo Saman e vivo e lavoro a Bolzano, sono nato in Pakistan in una regione contesa, vicino all’Afghanistan, in mano ai Teleban. Lavoro a chiamata e sono arrivato in Italia cinque anni fa. Oggi sono a Verona per chiedere l’ennesimo appuntamento alla Commissione perché vorrei riuscire ad avere un permesso di soggiorno valido, per un periodo più lungo. Sono entrato nell’ufficio e subito mi hanno chiamato. Che bello, non sapevo di avere l’appuntamento fissato per oggi! Dopo una mezz’ora con un impiegato che mi ha spiegato le faccende burocratiche e come si sarebbe svolta l’udienza, salgo al piano di sopra e l’udienza va bene: a breve avrò il permesso di soggiorno. Il giudice è stato gentile. Quando sono sceso ho visto le facce sconsolate dei miei amici che aspettano fiduciosi. Oggi per me è un giorno fortunato. Inshallah!”

La fantasia e la rabbia mi hanno aggredito ieri quando sono entrato nell’ufficio della Commissione territoriale di Verona per il riconoscimento della protezione internazionale (volgarmente, la commissione che si occupa delle richieste di asilo). Accompagnavo un mio amico Pakistano e, se le poche righe iniziali vi sembrano inverosimili, allora dovete proseguire nella lettura perché la realtà supera di gran lunga la fantasia. La realtà italiana dell’immigrazione legale è degradante e a tratti inumana. Ovviamente Verona è una delle tante sedi, istituite circa dieci anni fa, presenti nel territorio italiano, per gestire il fenomeno migratorio, proveniente dai paesi non proprio sicuri, dove le persone sono perseguitate. Non mi riferisco certo alle novità albanesi del governo attuale: sono solo l’ennesimo tentativo di non considerare sistemico un fenomeno ormai acclarato e inarrestabile. Nella sua pervicacia che dura da più di trent’anni, con governi di destra e di sinistra, l’Italia assomiglia a un capitone che si dimena per sfuggire al destino ineluttabile dell’arrivo del nuovo anno.

Come dicevo, ieri entro puntuale alle nove del mattino nella sala d’aspetto, molto comune con una pulizia decente, l’aria condizionata, l’immancabile dispensatore di caffè e merendine, un defibrillatore appeso alla parete e ventiquattro sedie per l’attesa. Sembra una sala d’aspetto di un qualunque ospedale che ti accoglie ostile quando ti affidi alla struttura pubblica per una visita specialistica: stai seduto fiducioso, pensando che questa sia una breve attesa a coronamento di un periodo di incertezza molto più lungo. Subito chiedono ai presenti il documento che sancisce l’appuntamento fissato per quel giorno, 1° agosto 2025. Rimango seduto e nessuno obietta la mia presenza. Si può entrare sono con quel documento ed io gongolo nel mio bozzolo di diversità, avvolto felice nella coperta della mia cittadinanza.

«Vi spartirete questo territorio secondo le tribù di Israele. Lo dividerete in eredità fra voi e i forestieri che abitano con voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno per voi come indigeni fra gli israeliti e tireranno a sorte con voi la loro parte in mezzo alle tribù d’Israele. Nelle tribù in cui lo straniero si è stabilito, là gli darete la sua parte.» Profeta Ezechiele 47 (21-23)

Il tempo passa e dopo una mezz’ora entra una donna che grida forte: Avete già iniziato? Italiana, ha confidenza con gli addetti agli uffici della commissione. Sorseggia placida un caffè che la macchinetta le ha appena elargito. Il mio amico mi spiega che gestisce le pratiche del decreto flussi, meglio conosciuta come legge Bossi-Fini, entrata in vigore il 30 luglio 2002. Sembra faccia soldi a palate: almeno €. 5.000 a cranio, a proposito di trafficanti legali di esseri umani. Il mio amico esagera? Non è dato saperlo, senza nulla togliere allo sportivo libico che si diverte ad assistere alla nostre intoccabili e sovrane partite di calcio. Forse il mio amico esagera.

Il tempo passa e dopo un’ora e 45 minuti scende una donna dalle stanze al piano di sopra, dove si svolgono le convocazioni, chiama il mio amico pakistano e altri due suoi compatrioti per informarli che oggi non possono fare nulla perché “il giudice è malato” (i migranti pensano che siano dei giudici a decidere se la loro vita sia degna dell’accoglienza della protezione internazionale [1]). Noi italiani sappiamo che le influenze agostane sono le peggiori. Però li rassicura e chiede di non andare via ma di aspettare pazientemente.

«Essi trasformano il diritto in veleno e gettano a terra la giustizia […] essi sono oppressori del giusto, incettatori di ricompense e respingono i poveri nel tribunale.» Profeta Amos 5 (7,12)

Il tempo passa e dopo altri 45 minuti è la volta di un altro dipendente che è sceso con in mano tre fogli, con intestazione del Ministero dell’Interno, che fissano un altro appuntamento per il 17 settembre 2025. Provo a chiedere spiegazioni ma, appena l’impiegato capisce che sono italiano, non proferisce verbo ma mi indica di fare la fila allo sportello, dedicato alle pratiche del decreto flussi. Mi assale una rabbia irrefrenabile ma composta da una sensazione di impotenza assoluta per cui mi avvio, assieme al mio amico, verso l’uscita. Ci sono volute due ore e mezza per imparare che il giudice era malato e per compilare al computer il modulo della prossima convocazione.

«Lasciatemi col gusto dell’assenza Lasciatemi da solo con la mia esistenza Che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno Finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno […] E leggendo i giornali con un minimo di ironia Vi dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia Che poi il giorno dopo o anche il giorno stesso Vanno molto bene per accendere il fuoco o per andare al cesso.» Giorgio Gaber, C’è un’aria, 1994

Ora capisco solo un po’ di più, faccio ancora molta fatica a capire, incredulo e sfiduciato mi avvio per la via del ritorno. Poi ricordo che ho imparato a non confondermi con le evidenze, spesso false. Ad esempio il permesso di soggiorno che sembra essere il punto di arrivo e che invece molto spesso è solo un punto di partenza: dura sei mesi fino a che, dopo molti anni, non raggiungi i requisiti per ottenere la carta di soggiorno. Prima ti danno una ricevuta di avvenuta richiesta e dopo, se tutto va bene, arriva il tanto agognato permesso di soggiorno, della validità di sei mesi. Tu dici finalmente troverò un lavoro ma non sai che per i primi due mesi non puoi lavorare, perché devi imparare la lingua italiana, ti devi integrare, poi troverai lavoro, se vorrai.

«Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Poiché tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile e un pezzente cieco e nudo.» Libro dell’Apocalisse, 3 (15-17)

La situazione di Verona è molto simile in tutta Italia anche se con sfumature differenti legate quasi sempre alle associazioni di volontariato, presenti sul territorio.

Comunque sia, il 20 ottobre 2024, a Verona, viene ucciso dalla polizia ferroviaria Moussa Diarra, originario del Mali, 26 anni, in Italia da otto. Dopo i primi articoli e testimonianze che disegnavano il ragazzo come un folle drogato che aveva minacciato le forze dell’ordine, anche un ministro della nostra repubblica democratica, non certo famoso per il suo amore verso i migranti e che, ancora oggi, accusa i clandestini e i trafficanti di esseri umani, fece una famosa esternazione sui social: “Non ci mancherà!”. Piano piano però anche il ministro fu nettamente smentito: articoli, manifestazioni e inchieste televisive [2] hanno ristabilito la realtà di una situazione incontrollabile e inumana per ciò che riguarda i migranti assolutamente legali. Questi sopravvivono a stento, lavorano, pagano le tasse in condizioni degradanti per qualsiasi essere umano e, in alcuni casi, per un animale. La verità invece è che, a distanza di pochi mesi, non se ne sa più nulla e che, come sempre, difficilmente e solo dopo molti anni, si capirà quanto la nostra democrazia si sia trasformata in democratura che non lascia spazio agli esseri umani, compresi gli italiani.

«Al tempo del fascismo Da cui un bel giorno nacque Questa democrazia Che a farle i complimenti Ci vuole fantasia […] Persino in parlamento C’è un’aria incandescente Si scannano su tutto E poi non cambia niente.» Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano, 2003

Ormai il 2003 è solo un lontano passato e oggi si sente sempre di più il fascino del male. Ci siamo assuefatti e ci confondiamo in un’etica profondamente narcisistica e consumistica che ci pervade e non lascia spazio al pensiero critico e alla prassi, tanto cara al marxismo.

«La mediocrazia è in questa dinamica “disumana troppo disumana”».

Siamo ormai troppo compromessi con il male e per questo il compianto cantautore milanese mi riporta alla mente profezie antiche e moderne che vorrebbero smascherare la crosta di perbenismo che ci avvolge inesorabile:

«Non insegnate ai bambini non insegnate la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male forse una grave imprudenza è lasciarli in balia di una falsa coscienza. Non esaltate il talento che è sempre più spento non li avviate al bel canto, al teatro alla danza ma se proprio volete raccontategli il sogno di un’antica speranza.» Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini, 2003

Anche e soprattutto a costo di essere tacciato di qualunquismo, io non mi sento italiano.

«Mi scusi Presidente Non è per colpa mia Ma questa nostra Patria Non so che cosa sia Può darsi che mi sbagli Che sia una bella idea Ma temo che diventi Una brutta poesia» Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano, 2003

P.S. oggi, 2 agosto 2025, ricorre il tragico 45° compleanno della strage di Bologna, senza che la verità sia venuta a galla.

[1] In realtà sono al massimo degli ufficiali giudiziari, afferenti a diversi organismi: vedi su: Immigrazione.it (articolo del 2015) Prefettura di Torino (Ministero dell’Interno).

[2] La più esaustiva è visibile su Raiplay, durata 23 minuti, del 6 aprile del 2025: vedi link.


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