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Into the Wild

Un film di Sean Penn. Con Emile Hirsch, William Hurt, Vince Vaughn, Jena Malone, Marcia Gay Harden, Brian Dierker, Kristen Stewart, Hal Holdbrook e Catherine Keener.

di Antonio Cavallaro - martedì 12 febbraio 2008 - 5416 letture

Trasposizione cinematografica della storia vera del giovane e brillante Chris McCandless, che dopo la laurea decide di abbandonare le convenzioni di una vita agiata e borghese per intraprendere un’affascinante viaggio ai margini del territorio statunitense, una fuga lontana dalle regole, dalle strutture e dal conformismo di una società ritenuta ormai non più tollerabile, che ha come meta finale l’Alaska: la grande natura selvaggia e incontaminata, dove remota e la presenza dell’uomo e insignificante è la sua civiltà.

Prediligendo una narrazione non lineare, Penn suddivide il film in quattro parti, ripercorrendo la nuova vita di Chris (ormai divenuto Alexander Supertramp), dall’infanzia alla saggezza, cercando di adattare il registro stilistico ed emozionale dell’opera a ciascuna fase della crescita di Alex, ma mantenendo come punto fermo i mesi che il protagonista vivrà in Alaska, che offrono lo spunto per un’analisi senza continuità delle tappe principali della giovane vita di Chris/Alex: dall’abbandono dell’ipocrisia famigliare agli incontri con umanità (malinconicamente) affine al suo spirito, fino all’incontro/scontro con l’Alaska e il prezzo da pagare all’utopica felicità sognata.

Pur dando prova di una certa sensibilità e tracce di sorprendente talento, Penn non riesce ad armonizzare tutti gli elementi presenti nel suo lungo film. Assieme all’ottima prova dell’attore protagonista, incornicia un personaggio che fa della fuga e della ricerca la bussola delle sue azioni, ma non riesce a compierne una completa definizione. Penn ci mostra Supertramp sognare l’Alaska, distruggere ogni segno d’appartenenza sociale (il protagonista distrugge i documenti d’identità non li lascia, brucia il denaro non lo perde), farsi forza leggendo “Il richiamo della foresta” di London, affermare che: “…non si può negare che essere liberi senza meta, ci renda euforici”, ma l’attenzione viene rivolta anziché alla volontà di assoluto di Alex (l’aspetto più eccezionale del personaggio), al piano degli affetti, ai rimorsi, ad una malinconia pedagogica che indebolisce l’immagine ribelle e antagonista del protagonista. E il finale (auto)critico salva in parte il film. Indubbiamente depone a favore della condotta del regista, il fatto che trattasi di una storia vera.

Inoltre Penn abusa di uno sprezzante e spregiudicato uso della macchina da presa, che più che funzionale al film appare essere solo di compiacimento. Le musiche e le canzoni originali sono di Eddie Vedder dei Pearl Jam, che nell’edizione italiana vengono accompagnate dai sottotitoli, banalizzandone le atmosfere. Inaccettabili, sempre nell’edizione italiana, le pubblicità del libro e della colonna sonora, che interrompono la scena finale violentandone la bellezza e l’intensità emotiva.


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Into the Wild
27 febbraio 2008, di : flora

Penn non ha perpetrato abusi. E’ un capolavoro di semplicità che riavvolge una turbolenta passione di vita che rimane inesplicabile al protagonista fino al momento finale