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Intervista a Ermete Realacci

La posizione ambientalista all’interno del nascente partito Democratico è l’unico spunto di interesse nel dibattito. Ne parilamo con l’on. Realacci

di Emanuele G. - martedì 10 aprile 2007 - 3442 letture

Tutti noi conosciamo l’On.le Ermete Realacci, storica figura del movimento ambientale italiano. E’ una persona che ha capito con largo anticipo come l’ambiente possa essere davvero una delle precondizioni per un concreto sviluppo del nostro paese. Partendo da questa posizione ha sviluppato fattive iniziative in favore all’imprenditorialità eco-sostenibile, al miglioramento delle politiche energetiche ed a una maggiore attenzione nei confronti dei piccoli paesi. Su questi argomenti abbiamo realizzato una significativa intervista con l’On.le Realacci.

Da quali esigenze nasce l’appello affinché la cultura ambientalista sia ben presente nel processo di costituzione del Partito Democratico?

“Il tema dell’ambiente e dei mutamenti climatici è dei politici che guardano al futuro. Temi come i mutamenti climatici o la qualità dello sviluppo trovano oggi nel mondo dei sostenitori sia nei grandi leader progressisti, da Blair a Clinton alla Royal, sia negli esponenti conservatori da Cameron a Schwarzeneger, che per convenienza o per convinzione, enfatizzano le politiche in favore dell’ambiente. In Italia non è ancora così e c’è bisogno di una prospettiva coraggiosa. Credo che l’iniziativa ambientalista può anche aiutare a ragionare sul rapporto necessario tra costruzione del Partito Democratico e allargamento alle forze disponibili nella società.

Si deve saper cogliere questa sfida e cambiare decisamente rotta per affrontare le problematiche ambientali, prime fra tutti la questione climatica. E’ una sfida, però, che deve uscire dal ridotto delle specifiche competenze e diventare trasversale rispetto alle materie di pertinenza dei singoli ministeri coinvolgendo le istituzioni, l’economia, la società. E’ un progetto chiaro e ambizioso. E’ centrato sul valore dell’ambientalismo per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti e definire la missione del nostro paese.”

Non crede che la costituzione del Partito Democratico sia un’occasione davvero storica per il nostro Paese?

“Lo credo profondamente. E credo che dando vita al Partito Democratico si stia realizzando un cambiamento di portata storica. Con la trasformazione dell’Ulivo in un partito superiamo definitivamente la prima lunga stagione della vita repubblicana e creiamo un soggetto destinato a segnare il profilo della politica italiana ed europea nel secolo che è appena iniziato. L’idea è quella di abbattere definitivamente i muri ideologici del novecento e costruire ponti, tra culture politiche e settori della società italiana, tra i generi e le generazioni. Apriamo, insomma, strade nuove per il futuro del nostro Paese.”

L’Italia è stanca di rivangare il passato e vuole un futuro possibile…

“Per scommettere con fiducia sul futuro, l’Italia deve, come tutti i Paesi avanzati, puntare su ricerca, innovazione, conoscenza e al tempo stesso valorizzare alcune sue caratteristiche peculiari: un intreccio unico al mondo tra città e patrimonio storico-culturale, ambiente naturale e paesaggio, prodotti tipici e buona cucina, coesione sociale, qualità della vita, capacità di produrre cose che piacciono al mondo. Fattori che sono anche alla base della nostra idea di paese, della nostra identità nazionale e che dovrà essere anche uno dei fondamenti del Partito Democratico. Un patriottismo dolce che implica anche una maniera diversa di guardare al Paese e di concepire l’azione politica: una maggiore simpatia per l’Italia e per gli italiani, con tutti i loro limiti, le loro debolezze, ma anche le loro qualità.”

Quale l’errore o la presunzione da evitare in riferimento alla costituzione del Partito Democratico?

“Si discute molto, e legittimamente, della necessità di tener conto delle eredità ideologiche, culturali, organizzative del nostro passato. Così come delle procedure necessarie perché siano pienamente protagonisti del processo in atto non solo, come è ovvio, i partiti fondatori, ma anche movimenti e cittadini che possono essere interessati alla nuova impresa politica. Senza di questo il processo di costruzione del nuovo partito sarebbe francamente poco interessante. Non credo però che sia possibile affrontare con efficacia queste questioni senza dare un peso molto maggiore all’idea di Paese che il Partito Democratico vuole proporre. Alla missione che abbiamo in mente per l’Italia. Al ruolo nell’Europa e nel mondo. Serve fare i conti con le grandi sfide del nostro tempo, dalla necessità di garantire a tutti i popoli della Terra dignità e speranza, alle questioni ambientali, ai rischi dei mutamenti climatici. Senza provare a capire ed interpretare in politica ciò che lega il successo del made in Italy, la coesione sociale, la qualità dei nostri territori, la nostra identità come Paese e il bisogno di sicurezza dei cittadini.

Altrimenti è forte il rischio che tutto si riduca a tattica politica. Si prendono più o meno voti? Conterà più o meno questa o quella cultura? Che rapporti avremo con l’internazionale socialista o i democratici americani? Fino ad arrivare ai destini personali dei dirigenti delle attuali formazioni politiche. Temi legittimi ma non entusiasmanti e comunque insufficienti a raggiungere lo scopo.

Nessuno, in un corteggiamento, riterrebbe efficace partire esplicitando solo l’obiettivo finale. Ed è proprio questo il compito che oggi il Partito Democratico ha di fronte, anche per aiutare Prodi e il Governo ad affrontare le prove che abbiamo davanti: corteggiare il Paese, comprenderne i suoi umori, suscitare le sue passioni positive, dargli fiducia e coraggio. Accompagnarlo verso il futuro.

Per questo è necessario anche un significativo cambiamento antropologico; un cambiamento che come ha scritto Edmondo Berselli, implica un bagno di umiltà, la comprensione partecipe del futuro, in altre parole, l’idea che il popolo non è una media aritmetica di viziosità connaturate, e il consenso non costituisce un atto dovuto per superiorità intrinseca; e per dirla tutta, la qualità riformista non cade dall’alto con la precisione fredda e astratta di una formula matematica.”

Cosa si devono attendere i Cittadini dalla presentazione del Piano Energetico Nazionale?

“Il Piano energetico dovrà per prima cosa misurarsi con il protocollo di Kyoto. I suoi obiettivi sono vincoli, anche per l’Italia dove la strada da fare è tanta. Nonostante gli impegni, quelle emissioni che avremmo dovuto tagliare del 6,5% rispetto al 1990 sono invece aumentate del 13%. E da oggi, in virtù dei meccanismi del Protocollo che monetizzano i danni ambientali, questo ritardo avrà per l’Italia anche un pesante costo economico.

La via d’uscita esiste. Si chiama efficienza energetica. E’ fatta di innovazione e nuove tecnologie, per dare maggiore produttività alle nostre centrali e ridurre i consumi delle nostre imprese, delle nostre case e dei mezzi di trasporto. “Per l’Italia – si legge nel documento finale dell’ultimo World Energy Council - la vera risorsa energetica e’ il risparmio”. E che sia una via praticabile lo ha dimostrato la California: dove la passata amministrazione, come risposta al devastante black-out del 2001, ha saputo in breve tempo ridurre i consumi di energia di circa il 7% nei mesi estivi e tagliare la domanda massima di potenza del 10%. Gli industriali, gli imprenditori non dimenticano mai di lamentare, e a ragione, il peso gravoso dei costi energetici: l’efficienza è una prima risposta anche a questi problemi. I vantaggi in termini di economie e competitività possono essere notevoli. Come pure i risparmi nelle bollette delle famiglie. Questa via d’uscita ha un altro dei suoi capisaldi nella diffusione delle energie rinnovabili. Che vuol dire ricerca scientifica e tecnologie all’avanguardia. Vuol dire posti di lavoro e un ruolo in un mercato – quello dell’impiantistica per le fonti pulite - che cresce a ritmi impressionanti.

L’Europa ha posto da tempo la promozione delle fonti energetiche rinnovabili fra le sue priorità e con l’ultima decisione di fissare l’obiettivo del 20% entro il 2010 di produzione di energia da fonti rinnovabili ha sancito definitivamente questa linea. Alcuni stati europei hanno fatto enormi passi in avanti. L’Europa, con il 75% dell’installato a livello mondiale, è la maggiore potenza industriale nel campo dell’eolico. La metà di quell’energia è prodotta in Germania: parliamo di ben 17.000 MW. La Spagna ne ha installati 8.000, l’Italia ha raggiunto da poco quota 1.400. Sempre la Germania ha installato in pochi anni circa 400 MW di pannelli solari fotovoltaici. L’Italia è ferma a 26 MW: 15 volte meno, nonostante le condizioni climatiche certamente più favorevoli. In Italia ci sono 8 metri quadrati di pannelli solari termici ogni mille abitanti: in Germania sono 57, in Austria 313.”

Come giudica la decisione di sospendere gli iter autorizzativi per la costruzione dei termovalorizzatori in Sicilia?

“Non è un tema che può essere generalizzato, dal momento che ogni singolo caso va valutato con le sue peculiarità. Certo è che il nostro paese non è stato in grado di avviare in tutte le regioni una corretta politica dei rifiuti: riduzione a monte, che vuol dire risparmio, raccolta differenziata, che vuol dire uso efficiente delle materie prime e nuovi posti di lavoro, termovalorizzazione, che significa meno discariche e più energia. Grande fattore di crisi - che va dalle proteste per gli inceneritori alle città invase di pattume - i rifiuti possono diventare quindi una grande opportunità. La criminalità lo ha capito prima della politica e degli imprenditori: ogni anno, complice anche un sistema di contabilità largamente deficitario, milioni di tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi, fanno perdere le loro tracce e vanno ad ingrossare il numero delle discariche abusive.”

Il recupero dei c.d. "piccoli paesi" è un tassello fondamentale per il recupero ambientale e paesaggista del nostro Paese... Come sviluppare questo progetto strategico?

”La legge sui piccoli comuni i piccoli è un progetto forte e condiviso, prodotto di un ampia consultazione di tutti i soggetti interessati. Alla fine del mese di marzo è iniziata la discussione in aula della legge 15 "Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti", la prima di iniziativa parlamentare presentata in questa legislatura, che mi vede come primo firmatario e sottoscritta da oltre 100 parlamentari di maggioranza e opposizione. Nella scorsa legislatura abbiamo assistito ad un’insopportabile tendenza alla penalizzazione dei piccoli comuni italiani. Se entro pochi mesi, questo disegno di legge diventerà una legge dello Stato, sarà davvero un bel segnale di questo Parlamento per creare nelle aree minori le precondizioni per lo sviluppo, le opportunità di crescita economica e riequilibrio territoriale e investire sulle peculiarità di questa piccola grande Italia con politiche di valorizzazione, di manutenzione, di opportunità che contrastino i pericoli di indebolimento. Il futuro del nostro Paese dipende proprio dall’orgoglio con cui riconosceremo nel tessuto delle comunità e nella coesione sociale il lievito della competitività; nel capitale umano, nell’identità e nei talenti del territorio un elemento portante del nostro modello di sviluppo.”

Sito dell’On.le Ermete Realacci


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Intervista a Ermete Realacci
14 aprile 2007

Perchè la politica ambientalista italiana si caratterizza sempre più per il suo "ermetismo"?

Nessuno affronta seriamente il problema dei rifiuti partendo dalla causa: determinate caratteristiche della fase produttiva.

Tutti pontificano parlando di oasi ambientali. A me questa storia delle oasi non mi sta bene: l’ecosistema è unico. Chi parla di oasi si rassegna al deserto!

Se si affronterà il problema in maniera globale si farà già un grosso passo in avanti.