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Intervista a Domenico Ciancio

"Il nostro scopo sono i lettori in generale, se noi ci riducessimo ad avere solo lettori filo americani o solo lettori filo - pacifisti, avremo la metà dei lettori [...]. Il nostro lavoro aggiunto è questo…Il poter mischiare tante idee diverse"
di Salvatore Mica - giovedì 3 febbraio 2005 - 13995 letture

Intervista Al Dott. Domenico Ciancio a cura di Salvatore Mica

S : Salvatore Mica C : Domenico Ciancio

Il dott. Domenico Ciancio, figlio del direttore ed editore dott. Mario Ciancio, rilascia l’intervista facendo le veci del padre. Sostiene di aver parlato con suo padre delle domande e di avere quindi chiaro il suo punto di vista sulle risposte da dare. Nella parte iniziale del nostro dialogo concordiamo su una discussione che risponda alle domande in maniera organica.

Si inizia parlando della formazione del dott. Mario Ciancio

C : Lui ha fatto giurisprudenza e subito dopo ha iniziato a lavorare in azienda: nel ’77 è direttore. Ha unito Università e lavoro…Nel ’50 ha fatto diciott ’ anni

S: Ma poi si è laureato ed ha continuato a lavorare…

C : Lui era direttore amministrativo quando mio zio Domenico Sanfilippo era in vita…Direttore era Alfio Russo un direttore esterno alla famiglia, perché suo zio micio era editore solamente, solo dopo si è unita la figura del direttore e dell’editore, che in termine tecnico viene detto "editore puro" ovvero l’editore che è anche direttore del giornale…In Italia stranamente è solo il giornale della Sicilia che ha questa caratteristica… Tranne qualche giornale più piccolo…Il lato positivo qual è? E’ un’ editore che conosce gli aspetti del direttore ed è un direttore che conosce gli aspetti dell’editore, la presenza di due figure staccate comporta che i desideri del direttore non rispettino quelli dell’editore e che i desideri dell’editore non rispettino quelli del direttore. Il direttore chiede di spendere cento milioni mentre l’editore può spenderne uno o viceversa l’editore può spendere cento milioni e il direttore vuole spenderne uno solo…

S : Ho capito

C : Sostanzialmente è il conoscere due mestieri e rispettarne le esigenze ed i desideri…Da un lato e dall’altro. In molti giornali in questa doppia figura si innestano le crisi, per questo non vanno avanti…L’editore sottovaluta il lavoro del direttore ed il direttore svaluta le esigenze dell’editore.

S : Questa è la definizione dell’editore puro…?

C : Si…Si. Sempre andando avanti con gli incarichi istituzionali…Il ruolo più grosso che ha avuto lui (Mario Ciancio n.d.r.) è stato quello di presidente della Fieg, per cinque anni dal ’96 al 2001

S : E’ anche vice presidente dell’Ansa, sbaglio?

C : Si,si…Però questo è un incarico di minore importanza rispetto a quello di presidente della Fieg. Vicepresidente dell’Ansa… L’ansa è alla fine una società che….I proprietari sono la miriade degli editori italiani, in massima parte. Cioè ogni giornale ha una percentuale che può variare dall’ 1% al 4%, dell’Ansa, quindi anche li le figure si avvicinano, perché l’ Ansa come business fa informazione ma è alimentata dagli editori, quindi il conoscere i due aspetti… Non per altro è vice presidente dell’Ansa perché riesce a mediare le esigenze dell’una e dell’altra parte…Poi…E’ proprietario delle emittenti, si da quand’è nata Antenna Sicilia e Teletna, No…Da due anni dopo la nascita, perché Teletna era di tanti piccoli proprietari, tra cui il Cavaliere Recca che è ancora in vita e poi dopo due anni venne comprata da noi…E dal ’79 tutti i vari Pippo Baudo della situazione…Nel ’79 è il primo anno di attività. E’ un attività che si avvicina moltissimo come filosofia all’attività del giornale perché, naturalmente alcuni giornalisti fanno attività sia sulla carta stampata che sulle emittenti, in questo momento Nania sta lavorando in tv ma scrive anche per il giornale, Orazio Provini col Catania, fa anche gli spogliatoi per il giornale anche se stasera seguirà il Catania con la tv.

S : Questa è stata una accusa che è stata mossa da più parti…Scarsa differenziazione del lavoro giornalistico, mi è stata portata da altre fonti come un punto negativo di Antenna Sicilia.

C : Purtroppo…Quello che vedo io che sostanzialmente sono stato seppur studente, di questo mondo , perché io lavoro qui da tre anni, può venir vista così se non si conosce la struttura dall’interno. Perché…Lo vedo con molti ragazzi che stanno facendo la tesi di laurea, abbiamo lavorato insieme… Visto dal di dentro questo diventa un dippiù. Faccio un esempio : Nania lavora per il giornale e per la televisione, era in riunione di redazione per il giornale alle 12:30 ieri, è arrivata una telefonata di alcuni turisti bloccati sull’Etna, noi siamo riusciti a far passare la telefonata che era arrivata per il giornale, e l’abbiamo fatta diventare una intervista televisiva all’interno del telegiornale,e abbiamo avuto la possibilità di rendere attuale un qualcosa che sarebbe finita sul giornale il giorno dopo, giornata in cui c’era bel tempo tra l’altro, quindi sarebbe stata una notizia in ritardo rispetto a quell’istanza d’ informazione…Quindi noi cosa abbiamo detto: gentile lettore diventi telespettatore nostro, e qui Michele Nania ha fatto da raccordo perché sa che durante il Tg si può fare una telefonata in diretta, conosce la filosofia che c’è al Tg e riesce a mediare i due aspetti, la nostra sintesi dove avviene? Avviene quando possiamo scegliere in base al fatto il mezzo d’informazione da sfruttare, cioè non c’è dubbio che L’Etna è stata un’informazione che ha seguito più la televisione che il giornale, perché il fatto stesso rendeva la televisione più valida rispetto al telegiornale…Nel giornale noi pubblicavamo sempre le cartine di quello che stava succedendo, oppure delle cronologie….Tutto quello che la televisione poi non può fare…Ciò è difficile che un telespettatore riesca a guardare una cartina a video per trenta secondi, perché di solito sta mangiando, sta pulendo la cucina…E comunque ascolta e guarda. Mentre quello che noi riusciamo a fare con questa attività duale…Non sono tutti i giornalisti alla fine…Possiamo vedere chi fa questo tipo di lavoro e chi no….Come Umberto Teghini ad esempio fa anche un programma radiofonico, cioè noi cerchiamo di enfatizzare questo lavoro, questo giornalista che riesce in base alle proprie attitudini a scegliere il mezzo. Oggi lo ascoltavo alla radio alla sua trasmissione radiofonica che parlava delle partite di calcio…Oppure ad esempio Radio telecolor ed Angelo Micale che lavora a Radio Telecolor però lavora anche su Telecolor e va a video, diciamo che una trasmissione nasce per la televisione e per la radio contemporaneamente …Purtroppo visto dall’esterno può sembrare un dimeno ma visto dall’interno, anche con gli esempi che sto facendo, si vede come si possono cogliere tanti aspetti di quest’ambito, oltretutto è qualcosa che gli altri giornali iniziano a fare ora, per esempio solo ora il "Sole 24 ore" fa la radio cioè quello che noi siamo riusciti a fare quindici anni fa gli altri lo stanno iniziando a fare ora, l’Ansa sta cercando di crescere anche per quanto riguarda le produzioni televisive, ma lo fa con difficoltà, perché arriva dopo sul mercato, perché arriva con dieci anni di distanza a dover imparare qualcosa che noi abbiamo fatto dieci anni prima, noi siamo già dentro…Il "Sole 24 ore" con il Sole 24 ore Tv, e radio 24, Repubblica stessa con radio capital…Quello che si è fatto negli ultimi tre anni per internet…Lo stesso Michele Nania, non lo fa ma potrebbe anche lavorare per internet, lo fa Ombretta Grasso che lavora per internet e per il giornale, quello che dall’esterno potrebbe essere visto come un meno per noi è un valore aggiunto perché è sempre funzionale alla conoscenza del mezzo che si sfrutta, ci sono giornalisti bravissimi che in tv non valgono nulla, ad esempio. Noi cerchiamo delle persone che riescono a capire il loro ambito e poi si ricuciono uno spazio apposito…

S: Diciamo che questa commistione fra carta stampata ed emittenti televisive secondo lei è funzionale ad una maggiore…

C : Noi cerchiamo di enfatizzarla perché la maggior parte dei giornalisti giovani la cerca. Perché è un ambito di lavoro più flessibile, perché difficilmente…Tentiamo di integrare i media fra di loro…Come per esempio è stato fatto per l’Etna, La tv può dare una visibilità immediata che il giornale non da, il giornale ci vogliono anni affinchè la firma di Zermo sia la firma di Zermo, ma Zermo in tv non potrebbe andare perché si scoccia dopo due secondi, perché si mangia le parole perché parla velocemente…Quindi è lui stesso che dice "No in televisione no!". Ma Nania Si! Vittorio Romano lavora per noi al giornale e conduce il telegiornale, Ora queste sono le figure che il giornalista richiede. E’ lo stesso giornalista che richiede a proprio piacere il proprio ruolo. Flaminia Belfiore che ha fatto quasi tutte le dirette per l’Etna ha partecipato anche a molti approfondimenti sul giornale, aveva delle interviste in esclusiva che poi sono finite sul giornale…

S : Diciamo più spazi d’azione che sono richiesti dai dipendenti…?

C : Si alla fine si, perché creano visibilità e soddisfazione.… Fa piacere al giornalista dare prima degli altri la notizia…Il giornale ha sempre sofferto di questo…Dell’arrivare tardi comunque, dire una cosa quando gli altri già la sanno, magari dirla meglio con più approfondimenti ma la notizia già c’era. Quello che sta succedendo adesso per esempio per l’Iraq…Il fatto che l’aeroporto è stato conquistato, già si sapeva, il giornale deve inventarsi qualcosa per dire una cosa diversa, altrimenti dice sempre la stessa cosa e perde la sua funzione

S : Questo "bug" del giornale che è fondamentale, ineluttabile può essere anche una delle cause fondamentali che ha spinto suo padre ad occuparsi delle emittenti televisive?

C : Si, anche come piacere della novità. Noi ora la diamo "facile" la cosa, ma era il ’79, quando era l’avventura e la novità, il piacere di "saltare" su una cosa nuova. Anzi nel ’79 era molto osteggiata la televisione dai giornalisti, era vista come un mezzo di serie b, era disprezzato…Chi ha vissuto quella fase cerca di distanziare i due mezzi, ma il giornalista che ora ha 28 anni vorrebbe conoscerli tutti, per decidere… Deve far S. agata gli piace molto di più andare a parlare con gli immigrati via internet e non fare il pezzo che è sempre lo stesso, a che ora è uscita la santa a che ora è rientrata, i devoti…ecc Si diverte molto di più a dire a chi sta in Australia, vi raccontiamo la festa quest’anno, ve la raccontiamo in siciliano, come abbiamo fatto quest’anno per gli immigrati, per farsi capire da loro…C’è un po’ anche la fantasia del giornalista giovane che si vuole inventare una cosa diversa. I forum politici ad esempio sono stati sottoposti a delle restrizioni che fanno scoraggiare…Vi sono delle sanzioni pecuniarie che spingono le televisioni regionali a non fare nulla di politico…Per esempio queste elezioni qua, purtroppo non faremo ciò che a noi piacerebbe moltissimo fare cioè fare un forum in diretta con tutti i candidati. Perché se quella sera un candidato ha l’influenza e non può venire, alla televisione non si può fare…Se noi stiamo venti giorni ad organizzare una trasmissione con le dirette, con i ponti radio per farla regionale ecc…Ed un candidato non può venire non si può fare, non si può dire "il candidato X non è potuto venire non perché non l’abbiamo invitato noi ma perché è lui che non è potuto venire" comunque non è possibile…Quindi quello che noi vorremmo fare paradossalmente per dare più informazione e perché ci farebbe immensamente piacere e ci darebbe più visibilità, non possiamo farlo perché non possiamo rischiare, di organizzare tutta una cosa che per un motivo qualsiasi non può poi essere fatta. Se i candidati sono sette, allora ci dev ’essere scritto "candidati presenti nr 7", naturalmente dicono tutti di si all’inizio ma non appena c’è una cosa qualsiasi un litigio qualsiasi, un dubbio qualsiasi non ne viene uno, si devono mandare a casa gli altri sei che sicuramente si offendono perché pensano che noi ecc…E allora purtroppo nel dubbio con questa legge qua non se ne fa niente. Ma non solo noi, le televisioni locali nazionali. Questa è la cosa brutta di questa legislazione, nel dubbio purtroppo si preferisce non fare niente.

S : La differenza fondamentale che c’è fra il lavoro che suo padre svolge per "la Sicilia" e quello che invece svolge per le emittenti locali, se ce ne sono…

C : Sono mondi che si tende molto a fondere. Per esempio nella riunione del giornale viene pure chi è di turno al telegiornale su, in una stessa riunione. Tony Barlesi o Nuccio Schillirò vengono prima nel giornale e li che si decide come dicevo prima, del mezzo che fa la cosa, allora se c’è una cosa che noi sappiamo che rende meglio la tv allora tutte le informazioni confluiscono su Tony Barlesi che le realizza per la tv o viceversa Tony Barlesi dice "…Vabbene io so che c’è sta cosa….Io la do in televisione poco approfondita, approfonditela voi, cioè fregatevi la notizia cioè il break news (lui spara la notizia, e non può fare approfondimento perché è difficile farlo in un’ora, noi non spariamo la notizia facciamo solo l’approfondimento perché arriviamo il giorno dopo) lo faccio io, poi voi piano piano ci costruite i precedenti allargate a livello nazionale, oppure allargate a livello regionale….Per esempio a livello regionale una notizia che è solo siracusana…Voi costruiteci dopo, quindi lui la da all’ora di pranzo e noi il pomeriggio quella stessa notizia la ampliamo. In tutto questo…C’è una famiglia di sessantacinque giornalisti, quindi è naturale che ci siano simpatie ed antipatie,in tutti i mondi ci sono per carità…Anche se prendiamo le sessantacinque persone che passano per Via Etnea, avranno un panorama diversissimo, ma sia politico che come altri aspetti…C’è chi dice facciamo troppo sport, c’è chi dice che ne facciamo troppo poco, chi dice "Ah la pagina della cultura è una sola" chi dice "Ah no la cultura non la legge nessuno…"Cioè c’è un mondo variopinto da morire…C’è un’ idea diversa ogni volta. Su Sigonella per la pace abbiamo avuto il contributo di due giornalisti che la pensano in maniera completamente differente: Salvo Barbagallo che era molto filo - americano e Pinella Leocata che era con il foulard della pace.

S : Per preservare la par condicio…?

C : Si anche perché il nostro scopo sono i lettori in generale, se noi ci riducessimo ad avere solo lettori filo americani o solo lettori filo - pacifisti, avremo la metà dei lettori, invece su quella pagina la abbiamo messo le foto con le bandiere, le foto dei militari, il pezzo che diceva la situazione di Sigonella vista dal di dentro e il pezzo che diceva di Sigonella vista dal di fuori. Cioè il pezzo istituzionale "militare" fra virgolette ed il pezzo dei pacifisti,in modo tale da avere in una stessa pagina…Non è teoria è li sul giornale. I due aspetti ecco…L’aspetto di chi dice "ah dobbiamo essere filo americani" e l’aspetto di chi dice "no alla guerra senza se e senza ma". Il nostro lavoro aggiunto è questo…Il poter mischiare tante idee diverse o come possiamo fare sul Catania dove Lodato non ha le stesse idee di Provini. Noi cerchiamo sempre di mandare due giornalisti per dare due campane due idee due approfondimenti diversi, due punti di vista diversi…Oppure se noi mandiamo l’inviato in un fatto siciliano, il pezzo lo fa l’inviato che può essere Zermo e poi c’è il pezzo del corrispondente locale, per vedere il visto dal di dentro ed il visto dal di fuori, quello che conosce vita e morte di tutti i parenti della vittima per esempio o Zermo che fa un aspetto culturale storico del fatto, com’era la mafia negli anni ’50…Punti di vista totalmente differenti. Quello che non conosce niente della realtà ma la vede con occhi vergini e il corrispondente locale che sa tutto ma che non può vederla con occhi vergini perché è immerso in quella realtà. In questo caso prendiamo le due cose e le mettiamo vicino. Poi ognuno si legge quello che vuole si legge tutt’e due ma noi cerchiamo di fare come se fossero due campane diverse

S : A proposito dei giornalisti…Ci sono un paio di domande fondamentali su quest’ambito, di giornalisti che lavorano per voi sia per "La sicilia" sia per Antenna Sicilia. Da fonti esterne, innanzitutto la prima vi accusa…Non solo voi, accusa la tendenza generale soprattutto nelle televisioni regionali a "subappaltare" a giornalisti esterni alla redazione. Cioè nel portare fuori dalla redazione giornalistica il lavoro, da fare….La tendenza che mi è stata prospettata è questa.

C : Succede nei giornali però questo. Le tv cercano di farlo. Ma non hanno una struttura così grossa da poterlo fare.

S : Perfetto, allora parliamo di questo…

C : E’ un fenomeno dei giornali, nato con le agenzie di stampa, cioè da cos’è che nasce alla fine? Nasce in ambito nazionale, noi cosa facciamo? Qual è il prodotto giornalistico che facciamo con queste caratteristiche, diciamo esternalizzando il lavoro giornalistico, ci sono i fatti nazionali, quindi noi per tutto ciò che riguarda i fatti nazionali dall’ Iraq o internazionali…Abbiamo le agenzie di stampa, che sono un demandare all’esterno un lavoro, ma dovuto al fatto che…Lo fanno tutti i giornali, noi magari lo abbiamo fatto un po prima per quel discorso iniziale dell’editore-direttore.Cioè il direttore che vede i costi che dice un attimo noi possiamo si avere un ufficio a Milano, a Roma ce l’abbiamo immaginiamo a Milano che non ce l’abbiamo. Però poi in sede di bilancio a fine anno che si fa?Cioè andiamo avanti tre anni e chiudiamo oppure non abbiamo ufficio ci appoggiamo alle agenzie. Noi poi ci appoggiamo a tutte le varie Ansa Agr, Adn Kronos cioè tutte le agenzie nazionali da li poi noi creiamo le prime dieci pagine del giornale, in questo senso il lavoro è dato all’esterno, è dato alle agenzie…Per la Televisione, almeno da noi non avviene. E’ una cosa che si sta cercando di fare perché permette flessibilità ovvero permette di non vincolarsi troppo, illudendo persone dicendo "si lavorerai con noi, contratti, tutto questo…"perché se poi le cose vanno male… Mentre ad un’ agenzia esterna uno può dire "Va bene il contratto è finito, arrivederci e grazie" se uno ha un corpo di giornalisti di settanta persone, non può dire così facilmente "arrivederci e grazie" ad una persona assunta. E per questo è nata da vent’anni a questa parte cioè la necessità di fare del prodotto fuori, ma noi tutto quello che è siciliano lo facciamo con collaboratori nostri, c’è l’Ital press a Palermo che sta iniziando a diventare agenzia sportiva…Però ai giornali locali per gli argomenti locali le agenzie non servono. Perché siamo noi stessi.

S : Quindi non usate un massiccio impiego di…

C : Per il nazionale si, quasi tutto. Tranne un giornalista a Roma, poi non abbiamo giornalisti in Italia

S : Per quanto riguarda l’ambito siciliano usate personale al di fuori della redazione?

C : Noi abbiamo mediamente due giornalisti ogni città. Nostri dipendenti, quindi a me non serve sull’ambito regionale, anche perché non potremo utilizzarle in quanto a noi interessa avere un prodotto tagliato su di noi sulle esigenze dei nostri lettori. E’ come se noi due ci mettessimo a scrivere di Treviso, non abitando a Treviso, cosa scriveremmo? Cose prese per telefono? Il nostro giornalista di Trapani Mario Zelanna è trapanese, conosce il territorio,conosce dove va a mangiare il sindaco la domenica a pranzo, cioè dev’essere integrato nel territorio…Sarebbe un lavoro di basso profilo. Quindi noi come agenzie…Sono cose che si fanno in ambito nazionale, ma nell’ambito locale non…A livello televisivo stanno tentando di nascere ma quello che è nato noi non lo utilizziamo,lo usa il "Giornale di sicilia" che ha creato un sistema di service nel senso di alcuni giornalisti che confezionano il prodotto per il "giornale di sicilia",noi non ce li abbiamo questi service qua. Fanno le pagine leggere, fanno le pagine giorno e notte, gli spettacoletti locali, non è un grosso uso…E’ un uso che se regolamentato bene può dare flessibilità perché a volte qual è la preoccupazione di gonfiare troppo il numero dei dipendenti e di avere dei problemi nei periodi di crisi.Per cui è bello dire "Si si diventiamo (…)" sono le classiche cose che hanno fatto le compagnie lts ecc…E’ bello nel’99 assumere cinquanta persone è brutto dopo tre anni licenziarle, allora le strutture che hanno nel campo dell’informazione un esperienza di anni cercano di non farlo. Perché significa essere tutti amici in tempo di pace e tutti nemici in tempi di guerra. Salta tutto il sistema, tutto quello che si è costruito…Iniziano poi tutti i problemi interni, perché poi al licenziamento di due persone…Inizia un processo di disfiducia verso l’azienda per cui se si lavora in scala nazionale con le agenzie poi non succede niente se uno vuole utilizzarne di meno o fare meno pagine…Su scala nazionale. Ma se uno è dipendente in casa poi non può dirgli….Si crea casino. Lo vediamo nel resto del mondo, in questo senso preferiamo crescere piano piano magari non facendo i primi della classe però…Sostanzialmente le nostre evoluzioni, questo per esempio è successo molto negli sviluppi tecnologici in tipografia, dove un computer negli anni ’80 faceva un lavoro che prima facevano tre - quattro persone, questo si è tramutato in una perdita di posti di lavoro che però non sono diventati licenziamenti. Perché ogni attività era connessa a…Io non c’ero. E’ successo molto negli anni ’80 questo. Si comprava un macchinario quando c’erano già quattro persone che stavano per andare in pensione e allora non ci sono stati dei traumi, alla fine il giornale "La sicilia" non ha fatto licenziamenti. L’esempio è solo quello li che negli anni ’50, sono vecchi racconti di mio papà, c’era non mi ricordo chi è che rubava…Non mi ricordo cosa rubava…E venne licenziato. Ma siamo negli anni ’50…Inizio ’60. Poi diciamo si sono avuti prepensionamenti volontari…ma non c’è stata mai la lettera d licenziamento ecco. In tutti i salti tecnologici che si sono avuti nelle migliori organizzazioni c’è stato sempre un ricollocare le stesse persone all’interno della stessa azienda. Una persona che lavorava in tv fino a tre anni fa adesso sta lavorando qui come assistente di redazione del giornale, un’altra persona che lavorava in tv poi ha fatto il centralinista….Cioè all’interno della stessa azienda abbiamo avuto degli spostamenti.

S : Data la vastità dell’azienda avete potuto giostrare…

C : Si, si. Quello che poi alla fine o la tecnologia o la migliore organizzazione ha fatto si che potesse essere semplificato, o procedimenti di lavoro che erano vecchi, ripetitivi, e allora l’amministrazione invece di far fare queste cose ricopiandole allora una persona le faceva per due, sia per la contabilità che per la cassa…Queste cose qui sono state rimescolate all’interno della stessa azienda. Quello poi faceva nel frattempo un’ altra cosa che prima faceva un altro che a sua volta è andato in pensione. L’azienda è abbastanza vasta quindi c’è alla fine la possibilità di ricollocare le persone quando la tecnologia ha fatto si che si potesse andare avanti ecco…

S : Quindi lei si sente di "scongiurare" l’accusa che è stata mossa da più parti di una sorta d invasione dei contratti flessibili dei tirocinanti, dei pagamenti a cottimo…?

C : Mi pare strano. Possiamo avere contratti a termine ma uno - due su sessantacinque giornalisti.

S : Neanche avete un uso massiccio di tirocinanti?

C : Come stagisti?

S : Esatto, cioè come ragazzi neolaureati…

C : Quello che è la classica cosa…E’ sul collaboratore…Ma non in azienda, cioè persone esterne. Come tirocinanti interni…Si ma gli stagisti stanno un mese. Non è che poi facciano lavoro continuativo, poi sono subordinati con delle convenzioni con le facoltà.

S : Non vi appoggiate quindi a delle forze di lavoro flessibili e momentanee…?

C : Ora sta uscendo un nuovo tipo di contratto collaborazione coordinata e continuativa

S : Cococo?

C : Si…Ci sono certamente dei problemi, quello che pensa di essere illuso, quello…Dire di no sarebbe una bugia. Ma è nel limite della fisiologia. C’è sempre quello la che pensa che è collaboratore, che pensa di essere assunto che poi cambia lo scenario oppure la persona oppure che litiga con la persona che l’aveva più a cuore…Ma penso che sia una cosa fisiologica. C’è sempre questa qui dello scenario diverso di chi sogna o alla fine viene deluso, da questo punto di vista non penso ci siano grandi novità. Ci sono le vertenze di lavoro e le cause lavoro…Ma sono una l’anno. Ma poi si cerca sempre parlando alla fine di capire di vedere quanto…Poi è un grosso mondo perché i nostri collaboratori sono parecchi quindi c’è sempre chi si illude di qualcosa, magari poi litigando dice "ecco allora faccio la vertenza…"Questo c’è. Guai se dicessi no non c’è. Ma sempre nell’ambito fisiologico.

S : E’ chiaro. Altro ambito totalmente diverso. Abbastanza vasto che nelle nostre domande c’era : "La sicilia" è nato come un giornale liberale

C : Si, c’era proprio scritto nella testata

S : Diciamo che allora aveva una chiara denotazione politica

C : E’ come se lo fosse rimasto, perché è un giornale sostanzialmente di centro. In cui ci divertiamo perché c’è il fondo di Giarrizzo, poi c’è accanto il fondo di Antonio Martino…Anzi questo lo facevamo spesso in prima pagina ora con la nuova grafica lo facciamo meno, mettevamo il fondo di Giarrizzo accanto a quello di Martino…

S : Che hanno tendenze politiche diverse…?

C : Il primo è socialista di sinistra e l’altro in A.N. e con la parte destra della D.C. quando c’era la D.C. E’ un po il discorso che abbiamo fatto prima sui pacifisti e sui militari a sigonella. In questo ci divertiamo. Alla fine è un giornale di centro, ma è un centro in cui chi vuole scrive. Oggi c’è l’intervista di Musumeci di Giarrizzo…Ci sono realtà diverse. C’è Lombardo. Il nostro interesse alla fine è far parlare tutti. Perché l’interesse è avere più lettori possibili ecco fortunatamente questo coincide…La voglia di avere quanti più lettori possibili significa mettere tutte le più possibili idee. Come "Lo dico alla Sicilia" che spesso c’è accanto una lettera che dice com’è bella la nuova viabilità e accanto un’altra che dice quanto fa schifo la nuova viabilità. A noi piace essere in mezzo, giocare, conoscere le cose e dare tutti gli aspetti possibili ed immaginabili, è come se fosse un grande "Lo dico alla Sicilia" il nostro giornale, cioè una visione quanto più possibile globale che è nell’interesse dei lettori alla fine. Secondo me l’idea del quotidiano liberale potrebbe essere tradotto in quotidiano di centro che cerca di guardare a destra e a sinistra. Ma nell’interesse proprio non nell’interesse…Così detto tanto per dire…Perché significa avere più lettori avere più lettori significa avere più pubblicità, avere più pubblicità è uguale ad avere bilanci in attivo. E’ un po’ questo, se vogliamo essere brutali, il giro. L’altra volta c’era Forza Nuova, il movimento diciamo di destra…Movimento riformista all’interno di A.N. non d’accordo con A. N. che diceva "ah il giornale parla poco di noi"ecc…Allora il capo cronista ha fatto una ricerca in archivio e s’è fatto stampare tutte le pagine in cui si parlava di Forza nuova ed erano negli ultimi sei mesi….Negli ultimi sei mesi si era parlato diciassette volte di "Forza Nuova". Alla fine ci viene facile…Ci piace alla fine mettere tutti nel calderone.

S : E questo può essere detto anche per Antenna Sicilia?

C : Il nostro lato positivo alla fine è quello di poterci sedere al tavolo con chiunque. Quando ci saranno le elezioni politiche noi faremo ogni candidato una pagina, ma non è una novità lo facciamo sempre. In modo tale da avere più voci possibili dal punto di vista giornalistico ed anche di andare più vicino ai lettori

S : Rapporti con enti del territorio, statali o parastatali. E’ un "capitolone" del gruppo Ciancio in generale…Mi dica qualcosa

C : Si,come di tutti. Questa nostra chiaccherata potrebbe essere allargata a qualsiasi altro giornale locale, magari non per la parte dell’editore puro, però a qualsiasi giornale locale perché in strettissima simbiosi con il territorio…

S : Ce ne sono pochi al livello della Sicilia…Soprattutto nella sicilia orientale

C : I tre. Il giornale di Sicilia e la Gazzetta del sud. Con la gazzetta del sud che lavora anche per la Calabria

S : Si. Quindi questi rapporti con il territorio, con gli enti statali e parastatali sono come dire…Fisiologici?

C : Si. Nel senso che è un processo in cui si avvicinano moltissimo. Perché ogni giorno si parla di comune o di provincia, non c’è un giorno in cui non si parla di comune o di provincia o di regione…

S : C’è una branca di sociologia che sostiene che….E’ una discussione puramente accademica…Che le emittenti ed i media in generale, dovrebbero stare attenti alla pubblicità in quanto è una grandissima forma di condizionamento, ovvero se lei emittente X fa pubblicità al comune non potrà mai probabilmente parlare male del comune. Lei che ne pensa…?

C : No. Il Comune comunque ha interesse che si parli di se. Come se fosse il comune di Palermo, il comune di Palermo ora ha fatto una campagna con quello che ha fatto nel 2002 e l’ ha fatta in tutti i i giornali locali, il giornale non ha interesse alla fine a…Se vuole vivere per 55 anni non ha interesse a parlare male o bene ha interesse ad approfondire a parlare, a sentire tutti, secondo me è questa la chiave di lettura, non è che non ne parlerà mai male…Come non ha interesse a non parlarne troppo bene, perché se si tratta troppo bene del comune allora tutti quelli che non hanno votato per il sindaco non comprano il giornale perché il giornale è del comune se un giornale ne parlasse troppo male, perderebbe tutti gli altri lettori che sono filo - sindaco. Ecco parla male di noi. Abbiamo interesse a mischiare le cose secondo me, parlando del consiglio comunale facendo parlare un po’ da un lato un po’ dall’altro, mischiando le idee, non nel senso di farne una ma di lasciare alla fine vista la destra e vista la sinistra. Se possibile vista anche da centro. Di vedere quindi le cose da più angolazioni possibili. Come il piano regolatore…Domani noi usciamo con la federazione degli architetti che dice una cosa completamente diversa da quella che può dire l’associazione degli ingegneri, sostanzialmente un giorno parla una un giorno parla l’altro, un giorno il sindaco risponde a tutt’ e due, un giorno c’è il convegno che è sponsorizzato da quell’area politica, alla fine in sei mesi se facciamo una somma diventa a somma zero. Perché a secondo l’argomento…Quando si è parlato del G.A.P.A. che era il centro di quartiere di S. Cristoforo naturalmente un centro che parlava più a sinistra che a destra, si è parlato una settimana di questo centro, ma la settimana dopo si poteva parlare di un ’iniziativa completamente diversa ma con la stessa tranquillità. E’ la varietà del corpo giornalistico che è alla fine garanzia di imparzialità e che comunque alla fine si parli sempre di tutto.Andrebbe a danno nostro. Essendo un giornale generalista non politico…Andrebbe a danno nostro. Se facessimo nella nostra campagna elettorale tre pagine per Lombardo e manco una per Firarello, perderemmo lettori perché tutti quelli che votano per Firarello non comprerebbero più il giornale. L’obiettivo è sempre quello: il lettore. Tanti ne riusciamo a beccare a farli rendere partecipi, oggi sul giornale c’è una lettera di una parente del carcerato che è morto a Piazza Lanza il 17 (o 18) Marzo, ed era una lettera di protesta contro il carcere ecc…Potevamo non pubblicarla, ma avremmo perso tutti i lettori di quella famiglia che magari avrebbero pensato che la lettera non è stata pubblicata chissà per che cosa. Alla fine era una lettera che spronava tutti a fare meglio quelli del carcere a stare attenti a tutto quanto. Perché non pubblicarla? E’ lo specchio del discorso che facevamo prima. Per il comune l’interesse nostro non è parlare bene del comune o di non fare la vignetta, Totò ha fatto la vignetta di Scapagnini sull’aereo "L’alifant" che faceva Scapagnini sulla lettera. Ma alla fine voglio dire il Comune fa pubblicità con noi, più che pubblicità fa comunicazione con noi, perché ha interesse a far vedere quello che fa a pubblicare la cartina della nuova viabilità a piazza duomo che cambia ogni due giorni noi dobbiamo ripubblicare ogni due giorni la cartina da capo. Per il comune diventa un mezzo per insegnare alla gente qual è la nuova circolazione per noi è un mezzo per farci comprare il giornale.Una sorta di scambio. Se non ci fosse pubblicità alla fine cambierebbe poco. Non c’è interesse, perché diventerebbe un giornale solo di un area politica solo con un tipo di lettori, come non ci interessa ne fare un giornale troppo culturale ne troppo "scarso". Perché il mondo accademico sarebbe felice di avere tutto un giornale culturale ma invece i lettori (tifosi Ndr) del catania non capirebbero più niente.Siccome poi sono una gran fetta di lettori…Quello che stiamo facendo noi è cercare di beccare i lettori delle scuole. Con il Newspaper games, di beccare questa fascia qua che trova il giornale difficilissimo, o non trova nel giornale come si mandano i messaggini d’amore…Io ti posso dire che ho fatto un corso quest’inverno in una scuola se avessimo pubblicato come si manda i messaggini o come si chatta in internet nel sito di Barbie avremmo venduto molte più copie, questo stiamo cercando di fare in questo momento. Allargare alla scuola per cercare di capire cosa vuole leggere il mondo della scuola, la nostra è una continua ricerca - ecco la domanda quali sono i vostri propositi per il futuro - il ricercare quello che la gente vuole leggere sempre meglio sempre con più finezza, sta per finire il gioco demos sponsorizzato dal comune, il gioco demos è un gioco in cui è presente il consiglio comunale nella propria interezza, ci sono sessanta membri del consiglio comunale e sessanta scuole, quindi il nostro interesse è con il comune il comune ha interesse che i ragazzi vadano al comune capiscano che sia il consiglio comunale, i consiglieri conoscano le esigenze della città, noi raccordiamo queste esigenze il comune ci sponsorizza il progetto noi grazie ai fondi del comune facciamo il progetto, ma la finalità…Sono di tutti. Noi che abbiamo le foto dei ragazzini al consiglio comunale, il Comune che ci fa una bella figura perché avvicina il territorio all’istituzione, noi con i soldi ci paghiamo la carta per il giornale, e l’anno prossimo demos si può anche fare a Siracusa. Demos potrebbe essere l’esempio del Comune che sponsorizza il giornale per fare un progetto. Il nostro interesse non era farlo con Forza Italia ma farlo con tutti e sessanta i consiglieri, anche perché se si faceva anche solo con cinquantanove quel consigliere escluso direbbe che si è fatta una cosa di parte, direbbe :"Ecco questo gioco è stato fatto contro di me". Noi organizziamo queste cose ma diciamo sempre però basta che partecipano tutti e sessanta in modo che poi nessuno possa dire questo o l’altro. Tutti i consiglieri sono…Poi ci sono quelli che sono venuti al giornale, le cose si sono molto mischiate…Però è l’unica maniera che noi abbiamo per farlo anche con gli altri comuni, diventa un prodotto vendibile…Senza i soldi dei lettori o senza i soldi pubblicitari non si farebbe nulla, quindi o uno si deve andare a beccare i novanta centesimi in edicola o il contratto pubblicitario. Da li non si scappa. Se si decide di fare una cosa che accontenti entrambe le parti allora si va avanti.

S : E’ chiaro. L’ultima domanda cattiva e poi le due finali un po’ più "leggere". Il fatto che nel 2001 abbia smesso di ricoprire il ruolo di presidente della Fieg, secondo il suo parere ha creato problemi o migliorato qualcosa all’interno del lavoro redazionale de" La sicilia" e di Antenna Sicilia?

C : No. Non c’erano rapporti tra queste due cose.

S : Sono due cose totalmente distinte?

C : Sono due cose talmente distanti tra di loro…La gestione del giornale è specifica, con una carica nazionale fin troppo alta per avere effetti sull’organizzazione nostra interna, quella è una carica di collante fra editori nazionali, la carica specifica che lui svolge nell’altra stanza oggi pomeriggio è una carica molto specifica, molto particolare molto locale….Al massimo regionale. Quello è un campo nazionale, lontano anni luce dalle esigenze del giornale, due mondi lontanissimi fra di loro quindi….L’unico effetto che si è avuto ora è che lui è più presente al giornale.Perché quello è un impegno di un giorno e mezzo alla settimana fuori. Ora lui è più presente al giornale, questo è l’effetto pratico, l’unica cosa che si è avuto è questa: una maggiore disponibilità di tempo per seguire meglio da vicino le cose qui, però è una cosa che nel ’96 ha dato grande soddisfazione perché era un ruolo di equilibri fra grandi gruppi…Li c’è la classica lotta fra periodici, fra repubblica e corriere cioè…Grandi scenari. Lui persona al di fuori delle parti riusciva a fare da collante perché non aveva interessi nazionali perché non patteggiava ne per un gruppo ne per un altro.Riusciva dal di fuori a mettere d’accordo tutti il mondo degli editori, questo è stato il suo ruolo. Un collante per un ambito tanto lontano da noi rispetto alle cose catanesi

S : Ora arriviamo alle domande semplici

C : Posso allargare un attimo il discorso? Quello che diciamo per Antenna Sicilia, noi abbiamo da un po di anni anche Telecolor, solo che con Telecolor questo meccanismo un po’ per il fatto che Antenna Sicilia è ad un piano superiore rispetto al piano della redazione mentre Telecolor è in città,lontano e per il fatto che Antenna Sicilia è da vent’anni che è in simbiosi con il giornale mentre telecolor da due anni, vale anche per Telecolor. Con queste distinzioni, con il fatto della distanza fisica…E’ sempre del gruppo ma non può esserci questa simbiosi che c’è con Antenna Sicilia perché è una cosa nata da poco tempo…E per creare delle sinergie delle filosofie comuni ci vuole tempo, non è una cosa che si fa così.E’ un complesso anche psicologico, diffidenze iniziali, di paure, di meccanismi di lavoro, del cambiamento del lavoro giornalistico che non è che poi alla fine era sempre lo stesso,quelli della carta stampata finchè non nacquero le televisioni erano sostanzialmente tranquilli che la notizia o la davano loro o la davano loro, la televisione ha creato questa necessità del giornale di diversificare di fare approfondimento sulla notizia e non dare solo la notizia e basta. Creare spazi nuovi, creare aspetti diversi del mondo del giornalista, che non era più solo la notizia ma era notizia che se non ci fai l’approfondimento dietro non sei niente, diventi la televisione messa per iscritto e allora c’è la televisione. Ora si è un po’ sgonfiato, secondo me prima si era troppo gonfiato e ora si è troppo sgonfiato il mondo di internet ha avuto questo effetto, all’inizio c’era un po’ di paura, poi alla fine si è capito che non ci dev’essere paura quanto integrazione, noi su internet facciamo soprattutto sport e feste popolari perché sono le cose che interessano di più ai lettori fuori, ai siciliani fuori ma non facciamo cose catanesi senno alla fine la gente si compra il giornale, non gli e ne frega niente di accendere il computer fare dire collegarsi non collegarsi, perdere tempo…Preferisce comprare il giornale ma il lettore fuori quello che vuole sapere che fine ha fatto il Catania, lo becchiamo molto con Internet, per cui il nostro target è sport e feste popolari.Quel discorso che facevamo prima,del giornalista che vuole il mezzo migliore per parlare alla gente senza dubbio Nino Urzì l’appassionato di S.Agata ha grande piacere a mettere foto su internet a raccontare cose su internet a chi è fuori

S : Mi riferisco più ad Antenna Sicilia non tanto per mia preferenza ma tanto perché è l’emittente che mi è stata assegnata.

C : Io lo dicevo così per allargare il discorso.

S : Ha fatto benissimo. Mi è servito ad avere informazioni che prima non possedevo… Essendo leader in quest’ambito Antenna Sicilia, a quale grado di sviluppo tecnologico rispetto alle altre emittenti locali è arrivata?

C : Un bel po’ di più. Perché ha iniziato prima degli altri sostanzialmente, perché ha dei partner tecnologici, gente del nord, che conosce da anni ed anni ed allora detto brutalmente difficilmente riesce a farsi fare un preventivo che poi non rispecchia i reali prezzi del mercato perché sono partner che ci forniscono la tecnologia che conosciamo da vent’anni. Difficilmente compra tre videoregistratori se poi in realtà ne servono due o ne compra due se ne servono tre…Riesce a spendere rispetto alle necessità che hanno ne più ne meno. Le altre tv locali spendono cento milioni comprano uno strumento tecnologicamente avanzato che poi non usano mai e falliscono. Noi abbiamo la regia mobile sappiamo che ogni tanto le affittiamo, ne abbiamo alcune nostre però per S. Agata ne affittiamo altre se ne avessimo tutte nostre avremmo…Ad Agosto non utilizzeremmo niente, oppure cerchiamo di spezzettare la programmazione con insieme estivo per utilizzare più i macchinari e quindi ammortizzare i costi, cerchiamo di sparpagliare durante tutto il corso dell’anno le trasmissioni, cerchiamo di sfruttare la nostra esperienza per dire "Un attimo…Il teatro delle ciminiere in cui si fa insieme è un teatro che noi utilizziamo gratuitamente sponsorizzando le ciminiere" cioè quei tipi di interventi che può fare un emittente accorta, ma non perché è più brava degli altri ma perché ha più esperienza.

S : Quindi diciamo che il maggior sviluppo tecnologico è dato dalla fama che ha Antenna Sicilia e dall’esperienza che ha accumulato

C : Secondo me più dall’esperienza. Riesce a beccare gli interlocutori giusto ed a spendere non più del dovuto ecco. Anche perché sarebbe facile spendere un miliardo in un anno,ma dopo due anni uno è bello che fallito. Fino a quando durano facciamo lavorare i nostri macchinari, la rotativa ad esempio ha tredici anni fra due anni compriamo quella nuova, potevamo comprarla cinque anni fa ma non l’avremmo sfruttata fino in fondo. Abbiamo comprato gli lcd e li cambieremo solo quando quelli vecchi si romperanno.Questa è alla fine la nostra forza, è l’esperienza di mio papà che permette di dire tiriamo fino in fondo cerchiamo di far dare il massimo e cerchiamo di fare investimenti solo quando è necessario e non prima

S : Ultima domanda, che mi riguarda anche da vicino. L’iter tipo che dovrebbe fare una persona che vorrebbe lavorare per voi, gli studi, le qualifiche…

C : Le nostre esigenze non sono di grosse città. Nelle grosse città noi siamo copertissimi: abbiamo mediamente due giornalisti per ogni città. La nostra esigenza quello che alla fine ci può portare a dire " Si, ci serve il suo aiuto" è quella dei piccoli enti, noi ad Avola ad esempio cerchiamo di rafforzarci, radicandoci nel territorio con più corrispondenti, come Noto, come Pachino, avevamo Sergio Taccone che è andato in america a fare un master per cui riusciamo sempre a trovare notizie ma siamo sempre più sguarniti, sui piccoli centri noi abbiamo sempre necessità di collaboratori, perché è il nostro lavoro aggiunto. Cioè la rete di collaboratori più radicata più frastagliata più specifica possibile, ciò che a noi non serve sono i giornalisti nelle grandi città. Anche perché poi alla fine la semplificazione e l’organizzazione del lavoro giornalistico permette che un giornalista possa fare sempre più cose abbia sempre più tempo abbia sempre la possibilità di andare a capire meglio le cose, cioè il giornalista che prima doveva fare un’ articolo e intervistare tre persone doveva ricevere tre fax, questi dovevano essere ricopiati e riscritti, mandati sopra in redazione. Ora può dallo stesso computer mandare tre e-mail ricevere tre e-mail sulla casella personale e poi ricevere la fotografia di chi intervista oppure dare la fotografia di chi intervista alla redazione di Siracusa per posta elettronica. Semplificando il giro d’informazione interno al giornale, il giornalista ha più tempo a disposizione per raffinare il lavoro. Ha un computer con internet, se vuole vedere il sito del comune del sindaco… Se sta intervistando il sindaco gli può chiedere ’lei perché ha sto sito bianco e giallo anzichè verde e blù’. Oppure può, discorso televisivo, può creare un ponte ad Agrigento ed intervistare una persona ad Agrigento, può lui giornalista del giornale intervistarlo a video con Agrigento con i nostri ponti interni. Il giornalista ha a disposizione una struttura che gli consente di fare più cose. Il nostro problema non sono le strutture centrali, il nostro problema sono le zone periferiche.

S : E questo inviato che potreste assumere, quali titoli dovrebbe possedere?

C : No, non è inviato. E’ un corrispondente che è nostro collaboratore, non è nostro giornalista. I giornalisti che abbiamo, l’ultimo è Vittorio Romano fa anche il Tg…Adesso è ad Agrigento. Il nostro bisogno è di avere persone che capiscono i mezzi d’informazione, cioè quello che per lei all’inizio era una barriera una diminutio, lavorare per più mezzi d’informazione per noi sostanzialmente è un valore aggiunto. Vittorio Romano è assunto perché ha i tempi televisivi riesce a chattare su internet, ha un panorama uno spettro maggiore di quello che potrebbe avere una persona x ed allora lui diventa nostro giornalista. Questo essere multimediali, ma non per dire io so lavorare su più mezzi ma, come dicevo prima, nel ricercare il mezzo che meglio enfatizza il fatto… più mezzi d’informazione per arrivare meglio al fatto. Il classico esempio è quando c’è maltempo : quando poi l’indomani c’è una bella giornata, il raccontare del maltempo della giornata precedente rende pochissimo! Il giornale è sempre sconfitto in questo. Può sì mettere le foto però le foto… cioè un’immagine il giorno stesso per parlare della pioggia fa cento volte di più rispetto ad un’immagine il giorno dopo sul giornale a volte in bianco e nero. Per questo lui (Vittorio Romano ndr) adesso è ad Agrigento, anche perché i nostri giornalisti fanno spesso parecchi giri in Sicilia. Non lavorano mai in una sola sede. Poi si stabilizzano in una sede loro di origine però fanno sempre mille giri per capire le necessità della periferia, per farsi le ossa in una città/struttura più piccola, per avere Esperienze sul territorio, per viaggiare di più.

S: Una sorta di tirocinio.

C: Sì, quasi tutti. Mio papà dice che a chiunque fa bene fare tanti giri, vedere altri posti, conoscere altre mentalità e comunque si è più utili all’inizio in una struttura piccola che da poi alla fine anche più soddisfazioni. Una piccola città… firmare l’apertura di una pagina da più soddisfazioni che fare un pezzo ogni tanto perché si è in più.


Rispondere all'articolo - Ci sono 3 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Intervista a Domenico Ciancio
27 febbraio 2005, di : Cesare

L’idea-impostazione dell’intervista è bella, la realizzazione è infelice. Non è curato, a tratti inesistente, l’editing quindi è inutilmente lunga e per molti tratti inllegibile...
    > Intervista a Domenico Ciancio
    27 febbraio 2005, di : Salvo Mica

    Le critiche sono sempre ben accette. Vorrei sottolineare però che l’assenza dell’editing è stata fortemente voluta:essendo un’intervista importante che in qualche modo rispondeva alle altre che avevo svolto ho pensato di non tralasciare assolutamente nulla di quello che mi era stato detto,anche perchè potrebbe rappresentare uno spunto per successivi approfondimenti del fenomeno "Ciancio". Inutile sottolineare infine il fatto che un membro della famiglia Ciancio non concede spesso interviste su temi così importanti.

    Una critica del genere me la sarei aspettata per l’intervista a Giarrusso.

Intervista a Domenico Ciancio
9 agosto 2006

Perchè non parlava meglio della situazione che si vive a radio Sis?????
    Intervista a Domenico Ciancio
    12 agosto 2006, di : Salvo Mica

    Forse perchè non ne sapeva granchè.

    Se hai tempo e voglia puoi scrivere qualcosa tu ed io sarò felice di leggerla e - se veritiera e firmata- farla girare.

Intervista a Domenico Ciancio
21 settembre 2007

Perchè invece non parla di come vengono trattati i collaboratori? Altrimenti ne potrei parlare io...