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Internet è l’oppio dei popoli

di Sergej - martedì 21 settembre 2021 - 607 letture

“Né Dio, né il diavolo, né l’anima, né il cielo, né l’inferno sono uguali a come ci vengono dipinti, e i teologi, cioè a dire coloro che spacciano delle favole per verità divinamente rivelate, sono tutti, con l’eccezione di qualche ignorante, delle persone in malafede, che abusano della credulità del popolo per inculcargli ciò che a loro piace” (Traité des trois imposteurs ou La vie et l’esprit de monsieur Benoit de Spinoza, 1719)


Internet è morta? [1] Non sta tanto bene? Cosa è diventata Internet? [2] Certamente non è l’Internet che abbiamo bazzicato “noi” alle “origini” cioè nella sua fase iniziale di nascita affermazione utilizzo soprattutto da una élite di nerd e ragazzi e ragazze che cercavano un mezzo di comunicazione alternativo e diverso rispetto a quelli “bloccati” esistenti allora. Bloccati dal monopolio dell’industria e del business, dalla politica e dai regimi al potere, e dal dominio dei “professionisti dell’informazione” e dello spionaggio. Venivamo tutti, almeno molti di noi, dalla “mazzata” che il potere aveva inteso dare alle BBS italiane. In Internet ci siamo tutti ritrovati, con entusiasmo e con i cerotti delle nostre ferite - molti di noi militanti “sconfitti” dagli anni Sessanta, Sessantotto, Sessantonove, Settantasette ecc_. Cercavamo un mezzo di comunicazione, in cui riversare le nostre fissazioni tecnologiche e sentirci liberi, e poter parlare liberamente tra di noi e con i pischelli nati dopo di noi. La “rete libertaria”.

Sapevamo che eravamo comunque controllati, le orecchie dei sistemi di controllo hanno sempre auscultato la Rete. E sapevamo che il gioco non sarebbe durato a lungo.

Poi loro, i “grandi”, si sono accorti della Rete, hanno visto che cominciava a esserci un sacco di gente. Alcuni cominciarono a pensare: ehi, si potrebbe fare business anche qui… Alcuni anche in buonafede: sto ore e ore davanti al computer collegato al modem, magari si potrebbe fare un servizio utile… Già attorno al 2000 il gioco era finito. Internet era diventata qualcosa d’altro. Dopo lo scoppio della Grande Bolla, che annunciava l’epoca post-1989 che vivevamo, Internet divenne lo spazio dominante che sostituiva la realtà (economicamente depressa e incapace di evoluzione tecnologica) con la realtà posticcia dei “social”. Internet è diventato l’oppio dei popoli. Mentre si affermano i nuovi Imperi continentali, ognuno autosufficiente e con la propria neolingua e la propria neoverità (ma qualcuno l’ha mai letto davvero 1984 di Orwell?), e con la propria neoInternet.

Forse, in alcuni di questi neoStati occorrerebbe imporre una moratoria: tipo un giorno della settimana dedicato all’astinenza da Internet. Una moratoria per alleggerire questo prevalere della neoInternet sui nostri corpi. Perché è la logica del dominio che vuole da sempre spossessare i singoli dell’unica cosa di cui i singoli sono in possesso: il proprio corpo, il proprio tempo.

Il dominio del lavoro sulla vita privata delle persone è stato questo, nell’Ottocento e del Novecento. Le lotte sociali di contrasto sono state fatte, negli ultimi secoli, per cercare di difendere le persone dall’invadenza del tempo della schiavitù - del lavoro totalitario. Per ritagliare spazi extra-lavoro: per recuperare le forze (il tempo dedicato alla famiglia, al cibo, alla riproduzione biologica ecc_), le religioni sono state brave a difendere almeno un giorno della settimana - e ciò è stato possibile proprio per il connubio con il potere dominante, accettate dal potere in quanto oppio, funzionali al potere. Poi, quando il tempo libero è divenuto tempo liberato, ecco Internet giungere - pronto a dilaniare il tempo libero e il tempo di lavoro assieme, a rimescolare le carte per spazzare gli spazi (i tempi) di libertà delle persone. Consumismo e capitalismo puntano a ridurci a singoli (consumatori, clienti, individui); Internet ci fa vivere felici in piccole bolle di “amici”, ci mette al sicuro dalle “cose brutte del mondo” e soprattutto da chi la pensa diversamente da noi. Noi doniamo/svendiamo il nostro tempo per rimanere nella piccola bolla, nel piccolo ghetto che conferma le nostre “sicurezze” e ci fa sentire al sicuro dalla paura. Il sistema dell’informazione veicola le “notizie da paura” e noi ci stringiamo come pecore nel nostro recinto. Le epoche della storia non sono periodizzate dai sistemi di produzione che si sono susseguiti nel tempo; ma dai sistemi di dominio sul tempo delle persone che sono stati congegnati per controllare le persone.

Internet è il nuovo oppio dei popoli. Il dominio che utilizza la tecnologia informatica è il nuovo sistema di potere (e di produzione) che “deve” divorare il tempo delle persone per esistere e rafforzarsi. Quand’è che ci rimpossesseremo del nostro tempo, e della nostra identità e libertà personale? Quando la finiremo di avere paura?

Pio Guida - I fumatori d'oppio, 2007



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