Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Informazione in fumo

I cittadini lamentano poca trasparenza da parte delle autorità sugli incidenti ambientali. Gli esperti replicano che invece comunicano in modo efficace. (Un’inchiesta a cura di Altroconsumo)
di Redazione - mercoledì 9 gennaio 2019 - 2075 letture

Oltre ai rifiuti, durante le recenti emergenze incendi in Lombardia, e non solo, anche la trasparenza della comunicazione è sfumata. Almeno questa è stata la percezione di molti cittadini, che hanno accusato le autorità di sottovalutare il rischio legato a respirare per giorni esalazioni inquinanti. E sostenuto che le autorità abbiano minimizzato, che non siano stati dati avvisi tempestivi nelle scuole e che ci sia stata poca chiarezza. Ma è proprio vero che c’è stata una reale emergenza ambientale e che il pericolo è stato ridimensionato? Che tipo di comunicazione viene fatta quando c’è un’emergenza di questo tipo?

via Chiasserini

I tecnici dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, dopo lo scoppio dell’incendio lo scorso 14 ottobre nel deposito IPB di via Chiasserini a Milano, mandano messaggi rassicuranti e affermano che nell’aria "i valori registrati nelle prime ore dell’evento, rientrano nella fascia inferiore della casistica riferita agli incendi più importanti avvenuti dal 2017 in Lombardia". Questo scrive Arpa Lombardia nella relazione che accompagna i risultati delle analisi effettuate sul primo filtro prelevato dal campionatore installato. Sono le rivelazione delle prime ore dell’incendio, è ragionevole aspettarsi la diluizione di questi inquinanti col passare dei giorni e con il miglioramento delle condizioni meteo. Sono 16.000 i metri cubi di rifiuti bruciati: un volume molto elevato. L’odore di plastica bruciata rende l’aria irrespirabile ed è sufficiente a scatenare il panico. Le segnalazione provengono dai quartieri direttamente interessati dagli incendi, ma anche da quelli più lontani dai roghi. Inizia così la caccia alle mascherine protettive.

In verità, le mascherine antipolvere per il fai-da-te e quelle igieniche o chirurgiche, vendute in farmacia, nulla possono contro gli inquinanti che si producono durante un incendio, come gli idrocarburi, le diossine e gli ossidi di azoto. Comune ed Arpa hanno indicato altre precauzioni da prendere: proteggere le abitazione tenendo chiuse le finestre, evitare di fare attività fisica all’aperto, non consumare frutta e ortaggi prodotti in zona. Non servono a nulla nemmeno i purificatori d’aria, utili per rimuovere le polveri, ma inefficaci contro i composti organici volatili (i cosiddetti Cov) tra i quali rientrano gli inquinanti sprigionati dall’incendio. A scatenare il panico in tutta la città, c’è a un certo punto un cambiamento delle condizioni meteo, che ha modificato il percorso dei fumi, motivo per cui il cattivo odore si è sentito anche lontano dalla zona dell’incendio vera e propria. Ecco perché questo rogo ha avuto una maggiore risonanza mediatica rispetto ad altri.

"Quando ci troviamo di fronte ad un incendio - spiega Franco Olivieri, presidente di Arpa Lombardia - se i Vigili del Fuoco o la sala della Protezione civile attivano noi come organismo di controllo, andiamo sul posto con le nostre squadre. Per prima cosa, facciamo dei campionamenti con strumentazioni che noi chiamiamo speditive, rileviamo istantaneamente alcuni inquinanti gravi tra cui, per esempio, il monossido o l’ammoniaca, che possono essere tossici in caso di esposizione acuta. Grazie al dialogo con i Vigili, è emerso che l’incendio sarebbe durato per giorni, quindi abbiamo istallato anche dei campionatori per la ricerca di ulteriori parametri, come la diossina o gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), ma questi richiedono l’analisi in laboratori specializzati".

Per avere i risultati definitivi per alcuni parametri, si è dovuto attendere (i tempi tecnici sono di circa tre giorni), ed è anche in questi momenti che la popolazione sente di non avere certezze, soprattutto se c’è il sospetto che nell’aria si respirino diossine. "Ciò non significa che si è perso tempo - continua il presidente dell’Arpa - perché durante l’emergenza l’evento è stato continuamente monitorato, abbiamo messo in atto da subito quanto previsto dall’Organizzazione mondiale della sanità, ovvero che se viene superato il valore di 0,3 picogrammi per metro cubo di diossina, bisogna individuare la causa e monitorare l’evento: è quello che stavamo facendo mediante i campionatori. Abbiamo continuato a farlo fino a che l’evento non si è risolto. La diossina era presente in quantità appena superiore alla norma, ma senza pericoli per la salute dei cittadini. Un valore che, comunque, non è un limite, ma un dato di riferimento. Il valore in sé di un parametro non è determinante, come spiegano i sanitari bisogna valutare il tempo dell’esposizione, perché è soprattutto questo che può mettere a rischio la salute".

Il Comune ha organizzato un’assemblea pubblica con i cittadini del quartiere coinvolto nel rogo, un’occasione per rassicurare gli animi e dare istruzioni. "La gente voleva capire - spiega Olivieri- se bastava chiudere le finestre o non fare sport all’aperto. Sulla base dei dati che avevamo in quel momento e in base all’esperienza che abbiamo, rispetto ad altri eventi di questo tipo, li abbiamo potuti rassicurare. I sanitari avevano anche valutato se nei Pronto soccorso ci fossero stati accessi per sintomi di irritazione da fumi". Le assemblee pubbliche non sono necessariamente legate a emergenze straordinarie, i cittadini possono confrontarsi con Arpa e Comune anche per altri motivi, come esalazioni maleodoranti legate ad attività produttive o per rumore molesto.

I cittadini chiedono spiegazioni anche sul perché di questo aumento dei roghi, che spesso hanno origine in capannoni pieni di rifiuti provenienti da industrie ignote, smaltiti illegalmente. "Sulla raccolta e il recupero dei materiali, si è creata una situazione di difficoltà - spiega Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e al Clima di Regione Lombardia - anche a causa del fatto che la Cina da gennaio non importa più né plastica né carta. Quindi, la raccolta dei rifiuti da sola non basta, ma bisogna avere impianti che ne consentano un vero riutilizzo, altrimenti non siamo nelle condizioni di garantire che ci sia un effettivo recupero delle frazioni trattate. Ricordo che la Lombardia ha avviato una sperimentazione, in collaborazione con le forze dell’ordine, che ha permesso di incrementare la sorveglianza ricorrendo a controlli a campione". Una situazione che ha scatenato la caccia ai capannoni vuoti dove seppellire rifiuti, in genere aziende fallite o spazi in disuso. Il fuoco abbatte i costi e cancella le prove. La Commissione regionale antimafia ha così approvato l’avvio di una commissione di inchiesta sul traffico illecito di rifiuti. Anche su questo è giusto che i cittadini sappiano di più.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -