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Che importa se, alla fine della storia, avremo raggiunto una Umanità artificiale? Basta che funzioni, diceva Woody Allen...

di Alessandra Calanchi - mercoledì 8 febbraio 2023 - 2825 letture

L’Intelligenza Artificiale (AI o IA) ha fatto e sta facendo passi da gigante. Con buona pace dei pavidi narcisisti che temono l’estinzione della razza umana a favore delle Macchine, tecnici e scienziati ci stanno mostrando i suoi prodigi in vari campi, dall’elettronica alle scienze informatiche, dall’ingegneria biomedica all’umanistica digitale, fino all’astrofisica e alla cosmologia. Contemplando un agognato soft quitting dall’antropocentrismo, diamo il benvenuto a un cauto transumanesimo postapocalittico.

Non solo: la AI è sempre più usata in tanti contesti che un tempo sarebbero parsi stravaganti, mentre ora i Large Language Models (LLM) e il prompt engineering ci mostrano un’interessante interrelazione fra tecnologia e filosofia. ChatGPT e il Reinforcement Learning, poi, ci fanno ben sperare in un sempre più proficuo umanizzarsi delle macchine tale da scongiurare un rigurgito di anacronistico digital-luddismo.

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente. Perché continuare a rifinire l’Intelligenza Artificiale, quando possiamo aprire nuove frontiere e sperimentare in altri campi che non siano quello puro e semplice dell’Intelligenza? Perché non spingerci a creare un’Onestà artificiale, una Giustizia artificiale, una Pace artificiale? Se l’aggettivo “artificiale” non ci piace, pensiamo a quanto poco ha fatto la natura affinché tali valori (affatto naturali, a ben vedere) giungessero fino a noi dall’antichità nella loro purezza cristallina. Forse tale purezza non l’hanno mai nemmeno avuta. Allora perché, oggi che possiamo, non proviamo a migliorare non solo l’aspetto intellettivo della nostra razza umana, ma anche i suoi valori e i suoi sentimenti?

Sto pensando ad applicazioni con cui poter interagire per ottenere lezioni di Onestà, a sterminati database per attingere a modelli di Giustizia e di Pace – oddio, magari all’inizio non saranno sterminati, ma grazie a un sano allenamento quotidiano delle loro reti neurali potremo, chissà, un giorno, convincerci che l’Intelligenza, da sola, che sia naturale o artificiale, non basterà a garantire il progresso e la soluzione di tutti i problemi.

Che importa se, alla fine della storia, avremo raggiunto una Umanità artificiale? Basta che funzioni, diceva Woody Allen. Basta che lasciamo fuori dai giochi le parole brutte – Disonestà, Ingiustizia, Guerra. Lo so che è difficile, ma vale la pena provare. Se l’Umanità non avrà futuro, non sarà colpa delle Macchine.


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