Inaugurato il Metodo Sgarbi

Sono già 36 i giornalisti uccisi a Gaza – Anche Augias lascia la Rai – De Girolamo “segnalata” per trasmissione su stupro – Nuovo socio per La Verità – Il programma per i sei quotidiani venduti dalla Gedi – Nelle edicole prelievi Bancomat

di Adriano Todaro - mercoledì 8 novembre 2023 - 734 letture

SONO GIÀ 36 I GIORNALISTI UCCISI A GAZA – Sono ben 36 i giornalisti uccisi a Gaza, più di uno al giorno. Un dato terribile come ha sottolineato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: «In quattro settimane sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi conflitto in almeno tre decenni». L’ultimo si chiamava Muhammed Abu Hatab, era corrispondente della Tv palestinese. «I giornalisti sono civili che svolgono un lavoro importante durante i periodi di crisi e non devono essere attaccati dalle parti in guerra», ha commentato Sherif Mansour, coordinatore del programma Medio Oriente e Nord Africa del Cpj (Committee to Protect Journalists). Se si esclude la breve visita embedded a seguito dell’esercito israeliano concessa sabato scorso dai militari di Tel Aviv ad alcune testate occidentali, al momento per i giornalisti internazionali non c’è alcuna possibilità di accedere al teatro di guerra. E questo significa che i reporter palestinesi sono gli unici operatori dell’informazione testimoni dei bombardamenti israeliani e della catastrofe umanitaria. Alcuni giorni fa, Il Fatto Quotidiano ha raccolto la testimonianza del 36enne Mohammed Al-Aloul, fotoreporter dell’agenzia Anadolu, originario del campo profughi di Maghazi. «Vengono presi di mira i giornalisti, mi sento sempre in pericolo. Ho il gilet e l’elmetto per la stampa, ma tutto questo non mi protegge. Non esiste un luogo dove lavorare al riparo dagli attacchi, nemmeno dove sedersi e fare i servizi». Nella notte tra sabato e domenica, la casa di Al-Aloul è stata distrutta da un bombardamento. Ha saputo la notizia mentre stava lavorando a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia. Sotto le macerie sono morti 4 dei suoi figli. Prima di lui era accaduto al volto di Al Jazeera, Wael Al-Dahdouh, la cui famiglia è stata sterminata da un raid israeliano nell’abitazione dove si era rifugiata. Al-Dahdouh lo ha saputo mentre era in collegamento. Reporter senza frontiere ha chiesto l’intervento della Corte penale internazionale per crimini di guerra nei confronti di 8 giornalisti palestinesi a Gaza e contro un cronista israeliano ucciso il 7 ottobre da Hamas. Inoltre ha denunciato che sono ben 50 le sedi di organi d’informazione distrutti dagli israeliani.

NELLE EDICOLE PRELIEVI BANCOMAT – Nella manovra di bilancio 2024, saranno possibili prelievi Bancomat nelle edicole, tabaccai, farmacie e supermercati. La norma interessa, soprattutto, i piccoli centri con meno di 5 mila abitanti. Secondo l’Ansa l’intento è quello di ridurre gli ostacoli che «frenano l’offerta di servizi di prelievo di contante tramite il convenzionamento di esercizi commerciali diffusi sul territorio».

DOPO L’ACQUISTO, IL PROGRAMMA – Come avevamo scritto la scorsa settimana la Gedi (Agnelli-Elkan) ha venduto le sei testate locali del Nord-Est alla Nord Est Multimedia e lo scorso 3 novembre le testate acquistate sono uscite con la prima pagina uguale: una sovra copertina a colori con il titolo “Diamo voce al Nord Est”. Un editoriale firmato “L’editore” annuncia che il nuovo gruppo non intende limitarsi alla carta stampata e al digitale, ma vuole «raccontare e interpretare il NordEst attraverso giornali cartacei, digitali, radio, tv e quante forme utili a diffondere buona informazione».

LA7 SI PRENDE ANCHE AUGIAS – Corrado Augias ha lasciato la Rai (dopo più di 60 anni) per La 7. Prima di lui all’emittente di Urbano Cairo, padrone anche del Corriere della Sera, erano già arrivati Alessandro Barbero, Aldo Cazzullo, Massimo Gramellini. Nel 2024 sarà la volta del nuovo programma d’inchieste di Corrado Formigli, “100 minuti”. Il nuovo programma di Augias partirà il 4 dicembre, in prima serata, e avrà per titolo “La Torre di Babele”. La trasmissione affronterà, ogni puntata, un tema storico in relazione all’attualità e al mondo contemporaneo. Corrado Augias in una intervista ha sottolineato che dalla Rai «nessuno mi ha cacciato, ma nessuno mi ha trattenuto. A 88 anni e mezzo devo lavorare in posti e con persone che mi piacciono; e questa Rai non mi piace perché non amo l’improvvisazione. E in Rai oggi vedo troppa improvvisazione, oltre a troppi favoritismi. La tv è un medium delicatissimo. Deve suscitare simpatia, nel senso alto dell’espressione».

STUPRO: NUNZIA DE GIROLAMO SEGNALATA – Nunzia De Girolamo, giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio, è stata segnalata al Consiglio di disciplina dalle Commissioni pari opportunità di Fnsi, Odg e Usigrai insieme a GiULiA giornaliste, perché si esamini la violazione delle norme deontologiche nella conduzione della trasmissione Rai “Avanti Popolo” dedicata al caso di stupro di gruppo di Palermo del 31 ottobre scorso. Secondo l’esposto, Nunzia De Girolamo ha intervistato in studio la ragazza vittima dello stupro di gruppo a Palermo. L’accusa riguarda la conduzione che ha determinato una spettacolarizzazione di una grave violenza di genere e la ri-vittimizzazione secondaria esponendo la giovane a episodi di colpevolizzazione, attraverso le dichiarazioni delle persone intervistate e l’ascolto delle intercettazioni dei ragazzi denunciati per lo stupro.

NUOVO SOCIO PER “LA VERITÀ” – Maurizio Belpietro è il direttore del quotidiano La Verità. L’editrice si chiama Sei e pubblica anche il settimanale Panorma e altre testate dell’ex Mondadori. La Sei ha aumentato, recentemente, il proprio capitale di due milioni e mezzo grazie al nuovo socio, l’imprenditore agroalimentare Federico Vecchioni che si aggiudica, così, il 25% delle azioni Sei. Il maggior azionista della Sei rimane Belpietro che, con l’entrata del nuovo socio, ha diminuito le proprie azioni dal 78,1 al 58,5%. Gli altri azionisti sono Nicola Benedetto (12,7 per cento) e Mario Giordano (3,7 per cento).

METODO SGARBI – Un nuovo metodo per castigare i giornalisti troppo impiccioni è quello inaugurato da Vittorio Sgarbi. Se un giornalista denuncia sul proprio giornale il comportamento poco corretto di qualcuno che fa parte del governo ecco, immediatamente, che l’esponente di governo e i giornali a lui vicini attaccano il giornalista riportando alla luce denunce del passato finite nel nulla. E così la notizia del comportamento scorretto del rappresentante del governo, finisce nel dimenticatoio. Una strategia neppure tanto nuova anche se, spesso, riesce. È il caso che ha visto la denuncia su Il Fatto Quotidiano, per opera del giornalista Thomas Mackinson. Secondo il giornalista che ha pubblicato diversi articoli sul quotidiano per cui scrive, Vittorio Sgarbi si fa pagare per conferenze e presentazioni di mostre (300 mila euro in 9 mesi) pur esercitando una funzione pubblica. Una legge del 2020 stabilisce che «i titolari di cariche di governo, nell’esercizio delle loro funzioni, si dedicano esclusivamente alla cura degli interessi pubblici e si astengono dal porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni collegiali in situazione di conflitto d’interessi». Vittorio Sgarbi ha accusato Mackinson e Il Fatto di aver ordito ai suoi danni una «campagna di delegittimazione», condotta perfino con minacce ai suoi collaboratori. «Non è giornalismo, è una campagna con altri fini». «Sgarbi e i suoi collaboratori – scrive Il Fatto – tirano fuori una vicenda archiviata: una lite tra Mackinson e il suo ex-editore, risalente a molti anni fa e per la quale il giornalista non è mai stato indagato. Mackinson sul Fatto ha dato pubblicità alle provvidenze all’editoria percepite dall’ex editore (40 milioni di euro) che lo ha denunciato per “estorsione”, dato che la sua fonte era un ex collaboratore insoddisfatto. Sulla diatriba è intervenuta anche la Federazione della Stampa: «Additare il giornalista come nemico e delegittimarlo in pubblica piazza, benché virtuale, è esercizio pericoloso, sempre. Se a farlo è un esponente di governo a essere messa a repentaglio è la tenuta stessa del sistema democratico». Nel merito è intervenuto anche l’Antitrust su segnalazione del ministro della Cultura, Sangiuliano. Un’istruttoria nei confronti di Sgarbi ai sensi del Regolamento sul conflitto di interessi «per possibili condotte illecite in violazione di quanto previsto dalla legge in materia di attività incompatibili con la titolarità di una carica di governo».


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