In visita alla Leopolda

Matteo, il viso largo e famelico, se ne stava a capo chino rintanato in un angolo, con le dita delle mani incrociate. Cosa lo preoccupava? Rimuginava tra sé e sé...
di Deborah A. Simoncini - lunedì 21 ottobre 2019 - 765 letture

Matteo, il viso largo e famelico, se ne stava a capo chino rintanato in un angolo, con le dita delle mani incrociate. Cosa lo preoccupava? Rimuginava tra sé e sé e guardava l’orologio di straforo. Il pensiero di starsene lì su due piedi lo metteva a disagio. Aveva organizzato una tre giorni di gala per festeggiare gli architetti del sistema. Voleva essere allegro e rilassarsi indisturbato, ma sapeva di non esserne capace. Si fece strada fra le gambe e le sedie e si avviò verso la tribuna. I passi che lo guidavano esprimevano tutta la sua ansia. Il suo dire e fare sarebbe stato un compromesso accettabile?

Un mese fa quando era ancora in forse, aveva fatto un sogno. Guidava un pullman con la scritta Italia Viva sulla strada da Firenze per Roma, all’inizio correva, sfrecciava e il vento dissipava tutte le sue preoccupazioni. A un certo punto la strada si faceva dissestata, tutto a un tratto la salita diventava più ripida e sudava e ansimava pesantemente. Sceso giù e con la schiena curva si era arrampicato fra i sassi, facendo attenzione alle buche, arrancando a passo di lumaca, spinto dalla forza d’inerzia, si era ritrovato in mezzo a un campo, scosso dai brividi, tra l’erba alta, per scaldarsi, aveva preso una pietra e l’aveva scagliata. Giocava taciturno a tirare sassi a dei bersagli inesistenti e se ne stava sereno. Si era svegliato senza lamentarsi come faceva di solito.

Qual era il senso di tutto ciò? Non lo sapeva. Il territorio dei segni era divenuto infido anche per lui che si era messo a studiare il comico e la pubblicità.

Ma adesso non aveva tempo per riflettere e doveva festeggiare. I convocati arrivavano alla spicciolata e appena giunti si accomodavano sulle sedie di plastica.

“Siete tutti invitati al mio banchetto. Vi offrirò onori, dolce divertimento, cibo insolito e sesso piccante. Cibo e sesso manifestano l’aggregazione sociale. Vi chiedo soltanto di mangiare e bere con la mano destra, senza eccedere. Non abbandonatevi alla crapula. Non amo gli stravaganti. Chi è gentile è aperto agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri. Interpreta le richieste di aiuto che giungono dai volti e dagli sguardi delle persone. La gentilezza ci mette in relazione e rende la vita degna di essere vissuta.” “Come te la passi figliolo?” gli chiese andandogli incontro padre Italo il suo confessore.

“Come un cetriolo. Sono finito in un buco. Brontolo, sono stanco, sono sfinito, spesso senza sapere cosa fare, né che dire.

Ormai l’unico posto in cui riesco a riflettere e pesare è la doccia. Il corpo si rilassa, l’aria mi esce dal petto e la rigidità dalle spalle. Solo lì mi ritrovo con le idee che mi escono senza difficoltà alcuna e riesco a non aver paura alcuna, perché so che nessuno può avere il sopravvento su di me. Mi sbarazzo di tutto e la mia coscienza è aperta alle sorprese, disponibile ai cambiamenti.

Prima non mi rivolgevano praticamente la parola e quando mi parlavano era solo per dare ordini, mettendomi tensione. Ogni giorno lo stesso mantra. E anche adesso, senza motivo, alcuni mi attaccano un giorno dopo l’altro a corrompermi con tutte le loro tasse.

Mi piacerebbe poter dire che li ho tenuti in considerazione, che qualcuno voleva trattenermi. Ma con loro in verità ho chiuso, quante trame di malignità. Sono andato dritto alla faccenda per poter riuscire a cavarmela da solo”.

Lo sguardo basso ogni tanto borbottando si perdeva e sognava a occhi aperti. “Da me acido e morbido come si deve avranno delle belle sorprese al momento opportuno”.

Don Italo lo redarguì: “Non limitarti a vivere ma inizia a esistere. Lavora su di te, individua i tuoi vizi, estirpali e fai fiorire la virtù. Nei saggi è importante il senso del limite. Il confine misura progetti e desideri, attese e speranze. Fai della saggezza la stella polare della tua vita. Dobbiamo affidarci alla memoria per far vivere in noi la saggezza. Fanno male le delusioni, ma soprattutto l’egoismo e il silenzio del cuore. Le ombre stanno anche nei ricordi. Se ci smarriamo nel cammino, non individuiamo il nuovo della vita. La speranza, da non confondere con le illusioni, è la passione del possibile. Spera in ciò che non si vede e attendi con pazienza. Ce l’ha insegnato san Paolo. La saggezza è parte della speranza. I saggi si immedesimano in attese e speranze, non si rinchiudono nella solitudine che addolora, ma si aprono al dialogo con gli altri che conoscono e che non conoscono. La conoscenza è sofferenza e non bisogna mai stancarsi di conoscersi. Ascolta le emozioni, le paure, le inquietudini dolorose. Disponiti e apriti alla speranza, per non far inaridire i ricordi della memoria, perché da vecchi si è poi immersi in acque immobili.

Tristezza, malinconia e angoscia inquietano l’anima. Solo la saggezza salva dalla paura della follia. La nostalgia lacera. La follia, possibilità umana presente in ognuno di noi, non ci è estranea, è un’esperienza storica, di angoscia e dissociazione. Le sue ombre sono dolorose, le sue inquietudini rapaci.

Il mondo è una risorsa immensa di benessere e arbitrio dove egoismo e tirannia sono in relazione. Ci sono persone infelici e colleriche che trasmettono solo energia negativa. E perché le notti non siano incubi senza fine, devi dotarti di buoni consiglieri, pertinenti ed efficaci. Ma venuto meno il riferimento a sé che fine faranno i maestri? L’intraprendente si espone al premio o alla punizione e attiva la conoscenza imprenditorialmente.”

Confusa, da ciò che andavo ascoltando e sentivo, senza sapere che dire, mi ritrovai di punto in bianco di fronte a Matteo. Disse che si ricordava il mio nome e che era il mio giorno fortunato mi avrebbe concesso le sue riflessioni e mi invitò ad accomodarmi. Lo ascoltavo e continuavo a guardarmi intorno alla ricerca di una via di fuga.

“Pensare significa elaborare informazioni. Vivere in natura consiste nel nutrirsi e riprodursi. La prigionia è cattività e genera cattiveria. Cibo e sesso alimentano la vita fisica e psichica. Il cibo, le questioni legate al cibo e alle bevande hanno un significato sociale e politico, sono servite. Ricordatevi che la tradizione culinaria ha contribuito a formare il concetto di nazione.

Mangiare e bere non sono solo una necessità vitale, ma soprattutto sono la prova della perfezione del creato. Bisogna godere e rallegrarsi del cibo e delle bevande. L’intuizione e la poesia appartengono alla giovinezza, mentre la vecchiaia è l’epoca del pensiero e della filosofia. La saggezza si nutre di tutte le esperienze fatte nel corso della vita. I ricordi rinascono di continuo dalla memoria interiore vissuta, proteggono dall’aridità e dall’insensibilità, hanno una funzione vitale e maieutica. Bisogna essere capaci di pensare cosa fare e di immaginare come agire.

Oggi guardiamo soprattutto a quanto avviene nel presente e tendiamo a dimenticare le esperienze vissute.”

Devi capire - cercò di spiegarmi - sono giorni di speranza, ma quelle foto di Giuseppi e Gigino, anche se si tratta di una cerimonia, mi deprimono. “Tutti i miei progetti a lungo studiati, chiacchierando con gli amici, rivolti alla competenza e al mercato, rischiano anche stavolta di fallire e mi sento bloccato nella mia smania di coltivare e piantare, per offrire frutti alla mia clientela. Tutti vivono, ma solo i pochi che si sanno collocare e non insistono esistono. Bisogna avere il coraggio di collocarsi fuori e ricercare con forza l’essere migliori, con semplice autenticità. Ed è proprio quello che io ho fatto e continuerò a fare: bisogna sgombrare il campo da equivoci e illusioni.” A lungo, non potendone più, incerta se continuare ad ascoltare o allontanarmi, alla fine per fortuna arrivò il momento di alzarci. Matteo scosso disse: “Adesso basta, io vado via anche da qui”.

Convinta che presto la baraonda sarebbe venuta giù, come un castello di carta, mi avviai di gran carriera per non rimanere travolta.


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