In margine all’intervista a Piero Grasso sulla mafia

Non servono formule inapplicabili ma l’impegno vero dello Stato e della classe dirigente.

di Antonio Carollo - mercoledì 24 gennaio 2007 - 2123 letture

Il Procuratore Grasso, all’intervistatore Francesco Verrico che gli chiede quali sono le condizioni per realizzare il sogno di una Sicilia senza mafia, risponde: “Quando… si incomincerà ad avere la collaborazione di tutte quante le istituzioni dello Stato e tutti i cittadini faranno la loro parte”.

Il commento:

Gentile Direttore, qualche anno fa ho avuto modo di ascoltare il dott. Piero Grasso, ancora capo della Procura della Repubblica di Palermo, in occasione della Festa del Prc a Viareggio. Da quel dibattito sulla mafia ricordo di aver tratto l’impressione sorprendente di un’amabile e garbata conversazione tra amici perché sapevo, e so, con quanto impegno questo valoroso magistrato svolge il proprio lavoro. Adesso, leggendo l’intervista, mi è tornato il medesimo pensiero. Non conosco da vicino il dott. Grasso; questa sua maniera di porgere farà parte, penso, di un carattere portato naturalmente all’affabilità. La materia trattata, però, appartiene ad una realtà orribile. Sappiamo che le forze dell’ordine e la magistratura fanno quanto è in loro potere; noi cittadini non ci rendiamo sufficiente conto del coraggio e del sacrificio di questi uomini. Ma bisogna anche constatare l’inutilità di ripetere le solite formule, o invocazioni, per un’assunzione di responsabilità da parte di istituzioni e cittadini. Lo Stato e la classe dirigente, invece, a mio avviso, dovrebbero lavorare affinché questo risultato possa realizzarsi effettivamente. Un costume secolare, una cultura, la brutale paura, il senso di fatalità e d’impotenza non sono cose che si cancellano con la sola buona volontà dei singoli. Occorrerebbero un grande sforzo d’analisi, una lucidità di visione, una straordinaria intelligenza nella ricerca dei rimedi possibili, l’entusiasmo di operare per la realizzazione di un ideale; tutte cose che, in questa società dedita all’effimero e alla lotta continua per la conquista e il mantenimento del potere, non riesco neanche ad immaginare. Con i più cordiali saluti.

Antonio Carollo


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