In ginocchio davanti alla barbarie
La crudeltà moderna non si accontenta più del dolore: pretende anche il video in alta definizione.
C’è qualcosa di profondamente osceno nelle immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir. Non solo perché mostrano degli attivisti della Flotilla inginocchiati, legati, bendati, con la faccia a terra dopo essere stati fermati in acque internazionali. Ma perché lui passeggia tra loro sorridendo, come uno che sta visitando del bestiame in una fiera di paese e non degli esseri umani umiliati.
E a un certo punto li deride pure. «Guardateli adesso», dice soddisfatto. «Non sembrano più eroi». Che poi è sempre questa l’idea malata di certa gente: non basta vincere, bisogna umiliare. Non basta arrestare qualcuno, bisogna spezzarlo davanti a una telecamera. Trasformarlo in un trofeo morale da esibire ai propri tifosi. La crudeltà moderna non si accontenta più del dolore: pretende anche il video in alta definizione.
E la cosa impressionante è che quelle immagini hanno indignato mezzo mondo, persino dentro Israele. Netanyahu stesso ( ed è tutto dire…) ha preso le distanze dal suo ministro parlando di comportamenti «non in linea con i valori israeliani». Il presidente Mattarella ha definito quelle scene «incivili». E per arrivare a scandalizzare uno come Mattarella, che pesa pure le virgole prima di parlare, significa che siamo scesi parecchio in basso.
Perché qui non c’entra essere filopalestinesi, filo-israeliani, di destra, di sinistra o collezionisti seriali di bandierine da social. Qui c’entra una cosa più antica e più semplice: la dignità umana. Uno può pensare quello che vuole della Flotilla. Può considerarla ingenua, provocatoria, inutile, persino sbagliata. Ma vedere degli esseri umani costretti in ginocchio mentre un ministro li sfotte compiaciuto dovrebbe nauseare a prescindere. Senza “se”, senza “ma” e senza acrobazie morali.
Perché il problema è uno e uno solo: quando arrivi a godere dell’umiliazione del nemico, quando senti il bisogno di farlo inginocchiare, bendargli gli occhi e ridergli addosso davanti a una telecamera, allora hai già perso qualcosa di immensamente più importante di una guerra, di un confine o di una bandiera. Hai perso la capacità di riconoscere nell’altro, anche se un tuo nemico, un essere umano.
È lì che si entra nel punto di non ritorno. Perché da quel momento il nemico non è più una persona, ma una cosa da esibire, da schiacciare, da usare per mandare un messaggio. E allora la crudeltà smette di essere un mezzo e diventa spettacolo. La barbarie non inizia quando si spara. La barbarie inizia nel preciso istante in cui qualcuno guarda un uomo umiliato con la faccia per terra e non prova più nulla.
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