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In Italia vige la "democrazia del pappagallo"

Quando la democrazia non è sentita come valore fondativo di una comunità nazionale ecco farsi largo dei fenomeni esileranti e, allo stesso tempo, inquietanti
di Emanuele G. - sabato 11 luglio 2015 - 2114 letture

Da anni seguo le dinamiche della democrazia italiana. Spesso ho scritto degli articoli al riguardo pubblicati proprio su Giro di Vite. Il quadro che si dipana da tale intensa attività di osservazione non è dei più positivi. Una democrazia malata quella italiana? Non vi è dubbio. Troppi elementi ci fanno propendere per questa ipotesi. Evito di elencarli per ripetere ragionamenti e riflessioni già articolati in precedenza.

La nostra non è solo una democrazia malata. E’ una democrazia ipocrita. Ammette bellamente che è malata. Tuttavia, non fa nulla per avviare un processo di catarsi ed ogni giorno siamo costretti a registrare nuovi episodi afferenti alla singolarissima "via crucis" in cui si dibatte la democrazia nel nostro paese.

Oggi vorrei porre l’attenzione dei lettori su altro tassello che definisce il quadro d’assieme sulla nostra democrazia. Un tassello, allo stesso tempo, esilerante - grottesco - e inquietante.

Da tempo mi pare di capire che viviamo in una "democrazia del pappagallo". Tassello che si collega in maniera diretta alla deriva leaderista della nostra politica. In cosa consiste questa "democrazia del pappagallo"? Essenzialmente nel ripetere il "pensiero forte" degli uomini forti della politica italiana. Mi riferisco a Grillo, Berlusconi, Renzi e Salvini. Un fenomeno che rappresenta un raffinamento del servilismo politico. Raffinamento in quanto internet ha dato nuova linfa al fenomeno.

Pertanto, si assiste su internet a un’esplosione di citazionismo politico che discende dai succitati leader politici. Appena un leader profferisce un pensiero, ecco spuntare dal nulla di internet decine di servi la cui funzione è di ripetere ciò che ha espresso il capo. Senza curarsi se la fonte è corretta. Basta diffondere alle masse di internet il pensiero - si fa per dire - del capo. Al resto non ci si pensa.

Citazionismo che fa rassomigliare chi trasmette a una moltitudine di pappagalli. Ovverossia elementi di trasmissione di pura meccanica. Trasmettono e basta. In continuazione. Dimostrando un’inquietante spersonalizzazione. Basta riciclare le frasi - anche quelle più squinternate - del "leader maximo" e l’umile lavoro di servo è bello e compiuto.

E’ esilerante assistere a questo infimo spettacolo. Avviene una corsa fra i servi tesa a bruciare tutti quanti sulla tempistica dell’atto di citazione. Da qui la diffusione, supportata da un’iconografia sui generis, di frasi che forse il leader di turno non ha nemmeno profferito. Dal momento della diffusione del pensiero "x", della frase "y" oppure del ragionamento "z" inizia una lotta senza sosta fra questi servi a chi la spara più grossa. Ci si becca per una virgola, per un aggettivo o per mille insignificanti dettagli. Naturalmente si tempesta internet di smentite e correzioni dell’ultimo minuto (!?!?).

Il fenomeno testé descritto è inquietante. Che razza di democrazia abbiamo in Italia se siamo sommersi da coorti di servi che trasmettono senza pensiero critico parole di altri? Una democrazia malmessa, acritica, vuota e pericolosa. La democrazia ha bisogno del contributo fattivo e personale di ognuno di noi. Non certamente di questi sciagurati che sono solo servi del pensiero unico imposto dal loro capo: Grillo, Berlusconi, Renzi e Salvini. Per certi versi assistiamo a un ritorno ad una concezione fascista della politica che internet ha purtroppo amplificato. Si formano su internet gruppi a cui non importa la democrazia, bensì il pensiero del loro capo. Non ammettono la dialettica e il confronto. Il capo prima di tutto e gli altri si devono adeguare. Internet come novello "olio di ricino" e/o "manganello".

Non sono molto ottimista poiché la crisi che sta attraversando il nostro paese sta facendo uscire il peggio di noi. Non il meglio. Rimango dell’idea che l’unico modo per ridare vigore ad una democrazia stanca sia quello di porre nuovamente al centro i c.d. "corpi intermedi". I soli a rendere reale e probante la dialettica politica. Certo anche loro sono in fortissima crisi... Eh si viviamo in un paese in crisi. Una crisi oramai strutturale.


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