Impoverimento e povertà

Questo è il vero problema del nostro tempo storico a cui non riusciamo a dare risposte, ma neanche lo si affronta e guarda, in quanto fa tremare i polsi per la sua scottante tragicità.

di Salvatore A. Bravo - domenica 28 dicembre 2025 - 497 letture

Il capitalismo nella sua fase assoluta dispiega la sua natura, si mostra nella sua verità, se tale tragica realtà e verità è palese, malgrado gli occultamenti, le rimozioni e le manipolazioni mediatiche e istituzionali ciò ha la sua causa nell’impoverimento graduale e pianificato dei sussunti. La povertà è l’effetto dell’iniqua distribuzione delle ricchezze e nello sfruttamento spudorato e sempre più tentacolare e macchinale. Il 10% detiene circa l’85% delle ricchezze mondiali. Tale risultato strabiliante è ottenuto mediante lo sfruttamento intensivo e diversificato, ma tutti gli sfruttamenti conducono ad un solo punto di tensione e di intensità: estrarre plusvalore. Non sono sfruttati solo i lavoratori, si pensi agli orari durante le festività non pochi ipermercati sono stati in attività piena per i clienti, ma i medesimi clienti sfruttati come lavoratori sono al servizio del plusvalore anche nel tempo libero.

Palestre, ipermercati, centri cosmetici, associazioni sportive, giochi e industria del divertimento e della formazione sono gestiti dalle organizzazioni capitalistiche, pertanto il sussunto è un suddito perenne che restituisce “con le libere scelte nei consumi” il salario ai padroni nell’illusione di essere “padrone delle proprie scelte”. Media e rete informatica sono gli strumenti di forza dei capitalisti. I modelli sociali mascherati dalla logica dei diritti individuali producono cloni irretiti dall’inganno abissale. In tal modo l’ombra della morte, essenza del capitale, si allunga e avvolge i sudditi.

L’ultima rilevazione istat denuncia che i giovani non desiderano figli, tale risultato è l’effetto finale di decenni di innaturale individualismo e del modello narcisistico trasmesso nelle scuole, nelle famiglie e nei corpi medi. Gli spazi sociali sono solo recipienti che accolgono il modello comportamentale trasmesso con gli innumerevoli mezzi mediatici e lo riproducono, in quanto replicano le parole del sistema con annessi gesti e scelte. Carriera, sessualità fluida e denaro sono la perversa trinità che deforma la natura sociale degli aggiogati per indurli alla solitudine voluta e all’edonismo che non riconosce limiti e confini. I dominati si percepiscono come “signori e padroni” per diritto delle proprie scelte, per cui sono lo sgabello doloroso del sistema. La povertà si coniuga, dunque, con l’impoverimento spirituale. Il pensiero arretra e avanza “il desiderio indotto”. Il desiderio stimolato e mai soddisfatto scava nel soggetto il suo vuoto esistenziale, lo rende tronfio di desideri che accecano, poiché logorano con le loro edonistiche speranza del godimento assoluto.

Tutti i desideri sono leciti, purché producono PIL, si può desiderare anche di comprare un bambino portandolo via alla madre surrogata. I padri sono superflui in questo contesto, devono tacere e riprodurre il modello materno. Il padre ha la sua ragion d’essere solo come sostenitore irrazionale del desideri.

L’insopportabile assenza del padre condurrà i figli verso il silenzio della ragione. Nessun limite al desiderio, quest’ultimo non va pensato e decodificato con categorie etiche e paideutiche, ma dev’essere obbedito, in tal maniera l’essere umano è solo un groviglio instabile di pulsioni desideranti. Il mercato-PIL è la forza che muove il mondo e incombe sui sudditi. Il silenzio delle vittime nei processi di impoverimento è il dramma con cui ci si deve confrontare. Le analisi economiche e le contraddizioni rilevate da molti studiosi non toccano il problema nella sua abissale tragicità. I sussunti non si scandalizzano dinanzi alle cifre scandalose della ricchezza di pochi e al numero delle vittime delle guerre genocidarie, mentre tutto accade, si sorseggiano gli aperitivi e si sperimentano la fluidità dei desideri.

Nulla sembra sfiorare le placide grammatiche valoriali degli alienati. Non c’è meraviglia e non c’è terrore, ma in media, si perseguono i propri calcoli, mentre il pianeta e le patrie si inabissano nel niente. Pensare l’alternativa significa confrontarsi con l’indifferenza di uomini e di donne che non immaginano e non pensano, ma desiderano.

Molti studiosi, militanti e uomini di buona volontà si confrontano con i numeri dell’economia, naturalmente fondamentali, ma non si pongono il problema del modo di strappare milioni di esseri umani da un impoverimento che al momento sembra l’unica verità dei nostri giorni senza alternativa.

Questo è il vero problema del nostro tempo storico a cui non riusciamo a dare risposte, ma neanche lo si affronta e guarda, in quanto fa tremare i polsi per la sua scottante tragicità. Eppure l’unico modo per attraversare il deserto dell’impoverimento è pensare il dramma a cui assistiamo complici per progettare nella verità dialettica che emancipa dalla sussunzione interiore.


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