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Il viaggio di Goethe: Palermo

"Non ho intrapreso questo viaggio meraviglioso per illudermi su me stesso, ma per imparare dagli oggetti a conoscermi".

di Pina La Villa - mercoledì 3 agosto 2011 - 4507 letture

Dice Goethe nel suo Viaggio in Italia:

"Non ho intrapreso questo viaggio meraviglioso per illudermi su me stesso, ma per imparare dagli oggetti a conoscermi".

E’ un bel piano e pare che lui ci sia riuscito: ha rinunciato definitivamente alle sue velleità di pittore e si è dedicato alla letteratura e alla ricerca.

A Napoli e in Sicilia il suo interesse devia dall’arte al paesaggio e all’ambiente naturale e umano.

Sicilia: In traversata, giovedi 29 marzo

"Stavolta non soffiava, come l’ultima volta che partì il postale, un fresco e benigno vento di nord-est, bensì, all’opposto, il caldo e ostilissimo sud-ovest; sperimentammo così quanto il navigante sia soggetto al capriccio del clima e del vento. […]

A proposito del bastimento : "di costruzione americana, ben veleggiato, munito all’interno di eleganti cabine e di cuccette separate; cortese e gioviale la comitiva dei viaggiatori, cantanti d’opera e ballerini scritturati a Palermo".

Domenica 1° aprile

Burrasca violenta alle tre del mattino. Nel sonno e nel dormiveglia io portai innanzi il progetto del dramma, mentre una grande agitazione regnava sul ponte[…] Allo spuntar del giorno si calmò la tempesta, e il cielo si rasserenò. Ora avevamo Ustica decisamente a sinistra. Ci mostrarono una grossa tartaruga che nuotava in distanza; coi cannocchiali potevamo distinguerla, come un punto in movimento. Verso mezzogiorno fu ben visibile la costa siciliana, con i suoi promontori e le insenature[…] Al pomeriggio eravamo già più presso a riva; la costa occidentale, dal promontorio Lilibeo a Capo gallo, era tutta perfettamente visibile, nel cielo sgombro e nello splendido sole. Una frotta di delfini scortava il vascello ai due lati della prora, precedendolo costantemente. Era un’allegria vedere come a volte nuotavano in linea retta, coperti dalla trasparenza dell’onda, a volte spiccavano balzi sopra i flutti, dandosi slancio con le pinne del dorso e del ventre e con i fianchi dalle smaglianti tinte verde e oro[…] Io facevo ogni tanto una scappata sopra coperta, senza però lasciarmi distogliere dai miei intenti poetici, e mi sentivo ormai sufficientemente padrone dell’intero dramma. Nel cielo annuvolato splendeva chiara la luna e il riflesso sul mare era infinitamente bello.

Palermo, lunedi 2 aprile 1787

Alle tre del pomeriggio, con sforzo e fatica, entrammo finalmente nel porto, dove ci si presentò il più ridente dei panorami. Mi sentivo del tutto rimesso, e il mio godimento fu grande. La città situata ai piedi di alte montagne, guarda verso nord; su di essa, conforme all’ora del giorno, splendeva il sole, al cui riverbero tutte le facciate in ombra delle case ci apparivano chiare. A destra il Monte Pellegrino con la sua elegante linea in piena luce, a sinistra la lunga distesa della costa, rotta da baie, penisolette, promontori. Nuovo fascino aggiungevano al quadro certi slanciati alberi dal delicato color verde, le cui cime, illuminate di luce riflessa, ondeggiavano come grandi sciami di lucciole vegetali davanti alle case buie.Una chiara vaporosità inazzurriva tutte le ombre. Non cedemmo all’impazienza di scendere a terra, ma rimanemmo sul ponte finché non ci cacciarono; dove avremmo potuto, altrimenti, sperare un simile punto di vista, un momento così esaltante? Per la bizzarra porta fatta di due enormi pilastri [Pitré dice che si tratta della porta della Legna, oggi non localizzabile] - e che non può essere chiusa in alto perché nel giorno della celebre festa vi passa il gigantesco carro di S. Rosalia - entrammo in città, e subito ci guidarono verso una grande locanda posta a mano manca. L’albergatore, un simpatico vecchio abituato da tempo a vedere forestieri d’ogni paese, ci condusse a una spaziosa camera, col balcone che dava sulla rada, sul monte di S. Rosalia [Monte Pellegrino] e sul mare; di lì potemmo scorgere la nostra nave e valutare il nostro precedente osservatorio. Soddisfattissimi della posizione di quella camera, quasi non notammo nel fondo una grande alcova rialzata a nascosta da cortinaggi, entro la quale, sotto un pomposo baldacchino di seta, si allargava un letto smisurato, assolutamente in armonia col resto della mobilia massiccia e vecchiotta. Al vedere un appartamento così sontuoso ci sentimmo un po’ in imbarazzo, e secondo l’uso chiedemmo di stabilire le condizioni. Nessun bisogno di condizioni, replicò il vecchio: quello che gli premeva era che ci trovassimo a nostro agio; potevamo pure servirci dell’anticamera immediatamente attigua, fresca, aerata e rallegrata da diversi balconi. Di lì si godeva un’infinità di vedute, che ci studiammo di ritrarre a una a una in disegni e in pitture; davvero illimitata era la messe che lì si offriva all’artista. Verso sera il chiaro di luna ci attrasse di bel nuovo sulla rada, e ci trattenne ancora a lungo sul balcone quando fummo tornati. La luminosità era stupefacente, grandiose la bellezza e la quiete.

Palermo, martedì 3 aprile 1787

Nostra prima cura fu quella di studiare bene la città, assai facile da osservarsi superficialmente ma difficile da conoscere; facile perché una strada lunga alcune miglia l’attraversa dalla porta inferiore a quella superiore, ossia dalla marina sino al monte, ed è a sua volta incrociata da un’altra pressappoco a metà, dimodoché ciò che si trova su queste due linee è comodamente visibile; la città interna, al contrario, disorienta lo straniero, che può dirigersi in tale labirinto solo con l’aiuto d’una guida . Al crepuscolo dedicammo la nostra attenzione alla fila di carrozze con le quali i notabili compiono la loro famosa passeggiata a mare fuori cinta, per godere l’aria fresca, far conversazione e darsi a ogni sorta di corteggiamenti. Due ore prima di notte era spuntata la luna piena, diffondendo sulla sera un incanto indicibile. L’orientamento verso nord di Palermo produce un singolarissimo rapporto della città e della riva con le luci del cielo, non lasciandone mai scorgere il riflesso nei flutti. Così fu che anche oggi, quantunque la giornata fosse del più bel sereno, il mare ci apparve di un color azzurro cupo, severo e opprimente, mentre a Napoli, da mezzodì in poi, esso brilla sempre più sereno, più ridente, più vasto[…]


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