Il velo di mafia, di Franco Plataroti
Il velo di mafia / di Franco Plataroti ; prefazione di Lorenzo Baldo. - ZeroBook, 2026. - ebook ISBN 978-88-6711-266-1, press ISBN 978-88-6711-265-7
Magistrati, giornalisti, avvocati, docenti universitari, attivisti e, poi, familiari delle vittime innocenti delle mafie e testimoni di giustizia. Sono questi i protagonisti del volume, le cui voci sono diventate il tessuto connettivo di un racconto delle consorterie criminali ricco e suggestivo, aperto e problematico, poco in linea con la posizione di quanti, ancora oggi, ne negano vitalità e presenza o le riducono a un fenomeno limitato e sporadico, territorialmente marginale.
Ben altro emerge da questo volume di interviste: mafie antiche e nuove, violente e corruttrici, capaci di inserirsi nelle contraddizioni di una contemporaneità che vede, da decenni, il graduale arretramento degli Stati sul piano del supporto alle comunità. E in questi spazi, cosa nostra e C. si introducono con straordinaria duttilità.
In questo senso, parlare di mafie significa parlare di un intero Paese, della sua economia, della politica, della società, della cultura. E significa anche, e forse soprattutto, rintracciare, tra i nodi della storia nazionale, una coltre nebbiosa che fa velo ad alcune pagine torbide della nostra Repubblica – il velo di mafia, appunto – e dietro la quale si nascondono responsabilità non esclusivamente addebitabili ai clan.
Il libro raccoglie 39 interviste, già apparse nella rubrica di Girodivite Voci dall’antimafia. Il libro è acquistabile in tutti gli estore italiani, in formato epub. La versione cartacea è acquistabile con il sistema del print on demand.

- Copertina di Il velo di mafia, di Franco Plataroti
Prefazione di Lorenzo Baldo
È uno di quei “prof” che la stragrande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze vorrebbero avere: jeans strappati, modo di fare schietto e senza filtri, e una eccezionale attitudine all’ascolto dei suoi studenti. Giovani a cui trasmette la passione civile che nasce da una coerenza e da una credibilità che loro stessi chiedono a gran voce agli adulti. Ed è soprattutto quella sua grande empatia nei confronti di chi incontra nella sua vita a renderlo più unico che raro in un mondo che va da tutt’altra parte.
Lo dico senza alcuna piaggeria, ma solo perché dopo esserci conosciuti attraverso mail e telefonate, dopo aver partecipato ad alcuni incontri con i suoi studenti (online e in presenza), e dopo averlo incontrato personalmente – accanto a una persona straordinaria come la sua compagna Roberta – ho avuto modo di apprezzarne l’autenticità, in una società sempre più fatta di maschere.
Mi ha colpito subito la sua voglia di capire fino in fondo, non solo il fenomeno mafioso, ma soprattutto le sue commistioni con il potere, nel senso più ampio del termine. Ho percepito immediatamente che non avevo di fronte il mero studioso-ricercatore, ma anche una persona appassionata, animata da un’effettiva sete di verità e giustizia. Che lo spingeva ad andare alla ricerca di una verità, anche scomoda, senza accettare supinamente le versioni “rassicuranti” sulla storia dello stragismo nel nostro Paese.
La mia stima nei suoi confronti è legata anche al suo saper ascoltare in punta di piedi la voce dei familiari delle vittime di mafia, di ‘ndrangheta, e dei testimoni di giustizia. E a quella sua capacità di restituire poi la loro emozione e il loro dolore attraverso un prezioso lavoro di scrittura. Che ho sempre apprezzato, per come riusciva a trasmettere l’essenza più profonda di un dialogo che andava ben oltre la mera intervista.
Ho toccato con mano la sua grande determinazione nel portare avanti progetti finalizzati a formare gli insegnanti sulla conoscenza del fenomeno mafioso e sui suoi legami con la parte marcia della politica o delle istituzioni. E ho intravisto le difficoltà che è riuscito a superare con il sostegno di chi ha creduto in quei progetti, mantenendo l’obiettivo ben chiaro: trasmettere alle nuove generazioni non solo una conoscenza del cancro mafioso, ma soprattutto uno spirito critico per riuscire a individuarlo tra le pieghe della società, così da estirparlo.
Ho potuto vedere come molti dei suoi studenti abbiano recepito appieno il suo messaggio. E ho nutrito la speranza che quei giovani diventino a loro volta costruttori di una nuova società, libera dalla mafia e dalle sue collusioni. Se in questo mondo in fiamme nutro ancora una simile speranza, è perché ci sono ancora insegnanti come Franco, a cui va il mio più profondo ringraziamento.
Lorenzo Baldo, vicedirettore di “Antimafia Duemila”
L’autore
Franco Plataroti (1965), nasce e vive a Torino, dove insegna lettere presso un liceo artistico statale. Al di là della docenza, è impegnato nella ricerca storiografica, in particolare di tematiche sociali relative al Piemonte dell’Otto e del Novecento e collabora con il giornale online siciliano Girodivite, all’interno del quale si occupa di questioni concernenti le organizzazioni mafiose. Ha pubblicato il romanzo “Paki in un bicchiere” per le edizioni Nulla Die (2020). Per ZeroBook: Mafie e dintorni (2023).
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