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Il vaso di Pandora

Il vaso di Pandora è stato aperto. Ora smettiamola di parlare di pazzia e di fascismo e cominciamo a capire come fare per richiudere questo benedetto vaso e per ricostruire le nostre mura in rovina.

di Evaristo Lodi - mercoledì 17 giugno 2026 - 501 letture

Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà per loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altroGenesi 11 (6-7)

I superstiti della deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e abbattimento; le mura di Gerusalemme restano piene di brecce e le sue porte consumate dal fuocoNeemia 1 (3)


Neemia, il coppiere del re (il persiano Artaserse), era esperto di vasi, di otri pieni di vino e non voleva rovesciarli perché sapeva bene cosa sarebbe successo.

Papa Leone XIV° [1], dopo aver pregato Dio, si rivolge ai potenti per poter ricostruire il tempio, che difende la comunità: «Allora io pregai il Dio del cielo, e poi risposi al re: “Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai suoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla”». Neemia 2 (4-5)

A prima vista, ho pensato che fosse l’ennesima enciclica che pone esortazioni quando ormai la denuncia sembra datata, quasi anacronistica. Ed effettivamente i primi due capitoli sono fondamentalmente un escursus sulla Dottrina Sociale della Chiesa e sui predecessori al soglio di Pietro che hanno profetato sulla società a partire dalla Rerum Novarum del 1881 di Leone XIII°. Ma le date si susseguono incalzanti, nelle encicliche successive e sembrano farsi sempre più interessanti a partire dalla ribalta, sempre più significativa, del Concilio Vaticano II° (1962-’65) per poi insistere sulle parole di Francesco I°.

Non seguo molto giornali e televisione nelle notizie fresche di giornata perché ho imparato a diffidare dei giornalisti che sono convinti che l’informazione, quella vera, sia pane esclusivo per i loro denti. Di quelli che sono convinti di essere i proprietari dell’informazione, i detentori della verità. Proprio da loro ho sentito dire che Papa Leone ha scritto l’enciclica per scagliarsi contro l’intelligenza artificiale. La notizia mi ha colpito e, in parte, mi ha condizionato nella lettura dei primi capitoli. Poi la mia attenzione è mutata e, mai come ora, sono convinto che quei giornalisti abbiano fatto la solita operazione becera che ha un’immagine della Chiesa ferma agli anni della contestazione giovanile e delle intromissioni nella vita politica italiana.

25. ho ribadito che la Chiesa «non vuole alzare la bandiera del possesso della verità», perché la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere. Questa stessa prospettiva è stata riassunta da Papa Francesco nelle note parole secondo cui «il tempo è superiore allo spazio»: non conta anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture.”

L’attuale Papa ha compiuto una svolta quasi impercettibile rispetto al suo predecessore pur mantenendo gran parte dei contenuti sostanziali di Francesco I°. Si rivolge direttamente ai capi di Stato, ai potenti della terra tentando di porre un freno alle pratiche disumane a cui ci stiamo abituando.

95.nel contesto digitale, il controllo non è appannaggio degli Stati, ma di grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione. Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze.

Nel nostro contesto, ho pensato che la “poca consapevolezza degli utenti”(100.) fosse data per scontata ma poi mi sono accorto che che il messaggio dell’enciclica va molto più a fondo.

110.Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale .”

E questo, a mio avviso è il nocciolo della questione. La magnifica umanità è tutta da costruire e, anche per i non credenti, non posso pensare che le parole di Leone passino inosservate per il semplice motivo che nessuno di noi riesce a sottrarsi a questo potere nascosto e omologante. Ho acceso un computer per la prima volta nel 1988, quando gli schermi erano neri e le scritte verdi. Esisteva già tetris, anche se in forma preistorica, e tutti coloro che accendevano un computer ci giocavano, anche e soprattutto nell’ambiente lavorativo in cui mi trovavo.

Chi si può vantare di essere esente dal correre i pericoli a cui l’IA ci sottopone quotidianamente? Nemmeno coloro che dichiarano che è l’incarnazione stessa del male, del diavolo, ne solo esenti perché utilizzano quegli stessi strumenti per poter affermare le loro opinioni. Ma io sono vecchio, alcuni preferiscono dire anziano, omologato ai cosiddetti boomers e faccio fatica a comprendere, fino in fondo, quanto le nuove generazioni, dai millenian (a cavallo fra l’analogico e il digitale) alla generazione Z (nati dopo il 2000) siano immersi completamente in questo brodo artificiale che, ai miei occhi assomiglia sempre più a una mela, a quella mela mangiata nel giardino dell’Eden, offerta dal demonio ma che per fortuna, al contrario del racconto biblico, non viene offerta a una donna ma a tutto il genere umano. “140.ogni tecnologia educa chi la utilizza.” Quindi nessuno può dirsi esente.

Leone XIV° analizza tutti gli ambiti delle attività umane da quelli socio politici, a quelli pedagogici e intellettuali. Per esempio la schiavitù, ancora presente oggi in tante forme e a cui il Papa non si sottrae affermando che la Chiesa è rimasta complice per troppo tempo:

174.La lotta contro le nuove schiavitù […] il potere crescente dei sistemi digitali rischia di condurci verso atrocità nuove non meno vergognose di quelle del passato che oggi deploriamo, mentre continuiamo a presentarci come società «avanzate e civilizzate.»”

176.[la Chiesa ha tollerato a lungo] pur senza riuscire, in diciotto secoli, a esplicitare in modo ufficiale la totale incompatibilità con la schiavitù. Si tratta di una ferita nella memoria cristiana a cui non possiamo considerarci estranei. […] Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono.”

Le denunce della nostra epoca sono tante, spalancando il vaso di Pandora anche per la Chiesa (citando la piaga della pedofilia, che comunque è una vasta piaga anche in tutte le società occidentali), con una coscienza storica e politica che mi ha colpito.

201.Dopo il 1989, al crollo in Europa dei regimi comunisti si è accompagnata una globalizzazione prevalentemente economica, priva di un’adeguata architettura politica capace di sostenere il dialogo e la pace. Si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità, mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche.”

Per arrivare a stabilire un concetto vecchio come tutta l’umanità: la verità. Tutto ciò nell’epoca digitale o globale, a seconda di come vogliamo definirla.

134.La ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia [Qui il richiamo ai principi della costituzione americana è velato, ma neanche tanto, perché verità e libertà, per un cristiano, non sono termini molto lontani nel loro significato più profondo…] Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo. Per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma «la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè i canoni del pensiero) non esistono più».”

Ma che cos’è la verità? Un certo Ponzio Pilato lo chiese a Gesù prima di consegnarlo ai flagellatori e ai capi religiosi dei giudei che avevano deciso che era meglio che morisse un solo uomo piuttosto che tutto il popolo perisse sotto i romani. Che è un magnifico esempio di Realpolitik, anche se anch’essa è fortemente stigmatizzata.

205.Invece, ciò che è veramente irresponsabile è la Realpolitik, questa forma di «realismo» politico, che semina nelle coscienze e nella cultura la rassegnazione a una guerra ineluttabile, e qualifica la pace e il dialogo come posizioni utopiche o irrazionali, che ignorano i rischi in campo. Al contrario, la pace non è una speranza ingenua né soltanto un’assenza di guerra: è frutto sempre possibile, della giustizia e della carità.”

Non è una condanna dell’IA, quanto piuttosto delle democrazie occidentali. Dal mio punto di vista, stiamo assistendo a una osmosi assoluta fra il capitalismo consumistico, quindi affaristico che pone per tutti il denaro come unico ideale a cui tendere, e la politica democratica che tende così alla dittatura. È innegabile che gli affaristi delle nuove tecnologie (citarli sarebbe troppo lungo anche se, pur essendo pochi, detengono il 90% della ricchezza globale e quindi un potere spaventoso) stanno assorbendo il potere politico delle democrazie in modo nascosto e opaco perché ci hanno immersi in questo brodo artificiale da cui non riusciamo a sottrarci. Ma fin qui il pessimismo mi ha sempre portato a credere che non ci sia soluzione. Invece Leone XIV° si rimbocca le maniche, novello Neemia (Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati!” Neemia 2 – 17), propone soluzioni per affrontare la crisi.

218.Esiste infatti un idealismo che, per salvare la propria visione del mondo, seleziona i fatti, li piega, li rinomina, e finisce per abitare una realtà costruita a misura delle proprie convinzioni. Esiste d’altra parte un realismo degradato che scambia la constatazione con la rassegnazione: poiché la forza domina, conclude che deve dominare. Il realismo autentico non rinuncia a cambiare il mondo

226.[l’impegno per la Casa comune] La Santa Sede sostiene e accompagna questo impegno , pur riconoscendo che la debolezza attuale dell’ONU e del sistema politico internazionale rivela la necessità di riforme profonde: non si tratta solo di aggiustamenti tecnici, poiché la crisi di convinzioni e di valori, tocca anche i fondamenti etici della vita delle nazioni e rende più difficile orientare il multilateralismo al vero bene comune.”

Pensate che sia naturale il fatto che i politici delle democrazie occidentali si ammantino di simboli cristiani per trovare proseliti votanti? Il vaso di Pandora è stato aperto. Ora smettiamola di parlare di pazzia e di fascismo e cominciamo a capire come fare per richiudere questo benedetto vaso e per ricostruire le nostre mura in rovina. Perché siamo tutti coppieri del re.

[1] Enciclica Magnifica Humanitas, 15 maggio 2026, nelle citazioni seguenti riporterò solo il numero del capoverso a cui si riferiscono, in grassetto. - Per il testo integrale vedi anche Girodivite.


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