Il valore del nostro sistema sanitario

C’è voluto un virus per farci capire l’importanza del nostro sistema sanitario.
di Luigi Boggio - sabato 7 marzo 2020 - 607 letture

C’è voluto un virus per farci capire l’importanza del nostro sistema sanitario. Ora si deve sperare che regga alla sfida di questo Covid 19 che si sta diffondendo ovunque con grave conseguenze sulle persone più fragili e sul nostro sistema produttivo ed economico.

Ancora non è finita e non sappiamo quando finirà. Siamo al centro della tempesta con il rischio d’essere travolti se non rispettiamo le prescrizioni del governo, il quale dovrebbe essere più accorto nella comunicazione, e non cambiamo il nostro stile di vita per salvaguardarci e salvaguardare. Quindi ad ognuno di noi spetta una grande parte di responsabilità per non creare intralci di nessun genere e collaborare. Dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di chi opera in prima linea con grandi sacrifici e di chi non toglie gli occhi dagli spettrometri. Ci stanno lavorando ma ci vorrà ancora del tempo per il vaccino.

Dal quadro nazionale le maggiori preoccupazioni provengono dal Sud per la non adeguatezza delle strutture sanitarie e la carenza di personale. La Sicilia è tra le regioni meridionali più attenzionata per i provvedimenti che il governo sta per mettere in campo. Si parla di 900 specialisti e di 1000 infermieri senza considerare gli interventi urgenti per l’acquisto della diagnostica di primo impatto e l’adeguamento di alcuni strutture alle nuove esigenze.

L’assessore Razza pensa all’apertura di qualche struttura da tempo dismessa o a qualche albergo da requisire per i ricoveri d’isolamento transitori. Potrebbe pensare anche alla rimodulazione dei posti letto in qualche ospedale per bruciare le tappe dell’urgenza. Noi del comitato per la salute di Lentini ne sappiamo qualcosa sui tempi biblici anche per spostare un servizio, per mettere in piedi la rianimazione dopo anni di attesa o il centro di senologia.

Però non sono state iniziative e lotte vane. La spinta è stata un continuo sin dall’inizio della costruzione del nuovo ospedale e giù di seguito senza mai fermarsi. Se oggi ci sentiamo un tantino più sereni sappiamo che non distante abbiamo un luogo che ci può accogliere e che può fornirci le prime cure. Chi non è passato da quelle stanze non può comprendere la portata e il valore di quel servizio aperto a tutti a carattere universale. Il valore in questa tempesta virale si sta capendo ma non basta.

Superata l’emergenza bisognerà affrontare la questione della modifica dell’art.117 della Costituzione in particolare il famigerato capitolo V al fine di colmare le forti disparità territoriali e garantire a tutti prestazioni sanitarie e cure adeguate. Verrà il giorno in cui il Parlamento dovrà discutere i disegni di legge di modifica costituzionale già depositati. Vedremo come le forze politiche si comporteranno per capire le loro scelte anche se per alcune non sarà facile in particolare ai sostenitori dell’autonomia differenziata.

Questo per la parte politica, mentre per la parte che riguarda ognuno di noi bisognerà che si stia insieme ad altri e lottare per una svolta radicale e migliorativa del servizio sanitario pubblico. Una svolta necessaria per accompagnarla con altri provvedimenti urgenti non più rinviabili per l’efficienza e la stabilità del sistema.

Non dimenticando di combattere le cordate clientelari e corruttive e di mettere ordine alle nomine dei direttori generali dell’aziende. I quali vengono nominati in base al credo politico, per meglio dire dell’amico di cordata, a scapito delle competenze e della conoscenza dei bisogni del territorio.

La quasi totalità delle urgenze al pronto soccorso di Lentini, per fare un esempio. riguardano i disturbi cardiovascolari e neurologici a causa dell’invecchiamento. Per il servizio di cardiologia si è coperti mentre per quello neurologico no. Se tutto va bene c’è l’ospedale di Augusta oppure qualche clinica privata sempre che l’ammalato non sia in condizioni gravi. Ad alto rischio mortalità è una fatica trovare un posto ma non per quelli di facile cura o di un certo valore interventistico se hanno i luminari. I quali quasi tutti provengono e si sono formati nelle corsie degli ospedali o dei policlinici universitari.

È uno dei tanti paradossi dell’ambiguo rapporto pubblico-privato convenzionato che non regge. Non regge anche nelle regioni del Nord per non parlare in Sicilia e in genere nel Sud.



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