Il tempo libero creativo

Nell’avere tempo si decide liberamente di dedicare il tempo che si ha a disposizione, nel fare quello che si vuole del proprio tempo. È l’essere a scegliere il proprio tempo di vita.

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 29 marzo 2023 - 1534 letture

È il pensiero a generare il proprio tempo, anche se oggi, nel ritrovarsi limitati dal tempo esterno, è sempre più difficile concentrarsi. La mente, libera e inventiva, senza essere frenata, né incatenata a un ritmo esterno, produce il proprio tempo e crea così mondi variabili, seguendone il ritmo. Libera e restituita a se stessa la mente si ritrova a circolare nelle sue risorse mentali, spontaneamente inventate, nel far emergere liberamente la propria creatività. Fonte di una temporalità secondaria, la mente nel prenderne coscienza accoglie, le idee e le immagini del corpo che si apre al sentire, mentre le impressioni lo invadono a zig zag.

È nel tempo libero che nel ballonzolare da un’idea all’altra ci si muove da un pensiero a una sensazione, dal visibile all’invisibile, dal presente all’assente. Nel vivere secondo il proprio tempo, capaci e con la possibilità di scegliere, si arriva a trascura il tempo e si creano zone falsamente eterne. Al seguito del flusso della coscienza si vaga nel proprio mondo, frutto di immaginazione.

Se il tempo della mente rinnova sempre le sue qualità è al tempo sociale che spetta l’utilità puntuale. Qual è la chiave del rapporto col tempo? Cosa significa avere tempo? La mente genera il proprio tempo e sperimenta il suo essere spontaneo, tenendo conto che quantità e qualità sono ordini che esistono solo per noi, mentre gli animali generano il proprio ritmo di vita in base al loro ambiente. L’individuo ha tempo, mentre la società glielo ruba. Si può avere tempo in gran quantità, ma di scarsa qualità. Chi si lamenta di non avere tempo si lamenta proprio di non avere tempo di qualità. Cos’è il tempo di qualità e come si caratterizza?

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Tempo libero e creatività

Nell’avere tempo si decide liberamente di dedicare il tempo che si ha a disposizione, nel fare quello che si vuole del proprio tempo. È l’essere a scegliere il proprio tempo di vita. Nel flusso universale, quale ambiente generale, tutti i ritmi hanno luogo. L’essere umano dispone di due tempi diversi: il tempo spontaneo del suo ritmo di vita e il tempo che passa, di cui è consapevole, ma ci sarà sempre chi sospirerà di non avere tempo.

Nel tempo spontaneo si è fuori dai vincoli, senza preoccuparsi di che ora è o di quanto tempo si ha. Ci si abbandona alla libertà, si ascoltano i propri desideri, con l’immediatezza del tempo che lo restituisce a se stesso. Nel vivere, dato che il futuro limita la conoscenza, l’avere tempo fa i conti con la realtà oggettiva. Il tempo oggettivo, trama fondamentale con le sue leggi specificate dalla fisica teorica, fa sempre da sfondo, col progetto di padroneggiare il tempo che si affina con la sua misurazione sempre più precisa. Nel vivere si stabilisce un ritmo proprio, ma in relazione alle leggi della specie. Sono solo gli esseri umani ad aggiungere alla vita, generatrice di tempo, una rappresentazione quantitativa del tempo, per arrivare a immaginare, grazie alla capacità di astrazione e alla scienza, un ordine oggettivo del tempo.

Nel dare senso all’“avere tempo” avere tempo e vivere sono sinonimi. Nell’accedere alla nuda e cruda realtà dell’esistenza consiste la salvezza che si ha persino grazie alla mancanza, alla privazione, dato che attraverso il meno si arriva al più. È sempre possibile ricollegarsi al ritmo profondo originato dalla grazia del respiro, anche se la purezza non la si ritrova né nel tempo oggettivo né in quello soggettivo. Nell’avere tempo, la vita col suo ritmo spontaneo sembra più piacevole, con da una parte la quantità, dall’altra la qualità: il tempo della clessidra figura quale oggettivo, il tempo della mente come soggettivo. Il tempo oggettivo, quantificabile, dipende dallo strumento di misurazione che è lo stesso per tutti, mentre l’esperienza soggettiva varia da persona a persona.

È con la misurazione, dove si hanno anche motivi pratici che si trasforma il qualitativo in quantitativo, il vago in preciso. Il tempo soggettivo, variabile, secondo gli individui, ha invarianti che vincolano l’umanità. Ogni civiltà interpreta il tempo, col tempo della mente plasmato sempre da una cultura, fatta di mentalità e pratiche. Nel tempo come rappresentazione si stabiliscono il passato, il presente e il futuro, mentre nella “vacanza”, nel vacante si ha la mancanza, il vuoto, l’assenza, ma anche l’incompletezza che rende la vita piacevole. La gioia nasce sempre da un certo vuoto, dove non si conta la quantità, non si calcola e a fatica si riflette. La mancanza stessa può risultare piacevole e si può gioire del vuoto, ritrovandosi nell’esistere e lasciar parlare gli altri, dove ci si apre e si minimizza il peso del tempo.

Assenti i vincoli, manca la programmazione, la pianificazione. Le giornate spoglie, senza scopo passano senza soluzione alcuna di continuità, ma anche i programmi ordinari possono distogliere dall’essenziale. Se manca il peso del tempo, nelle giornate lunghe, il tempo senza alcun vincolo, sembra liquefarsi. Il tempo non più registrato in termini quantitativi, generato spontaneamente, appare fresco di qualità. Gli schemi cambiano e fanno cambiare il tempo, con le strutture civili del tempo a reinterpretarlo in chiave soggettiva e oggettiva; nel designare le rappresentazioni del tempo lo ordinano, l’organizzano e strutturano. I cambiamenti dal tempo si percepiscono diversamente rispetto agli schemi civili dove siamo immersi, mentre le nostre rappresentazioni si evolvono.

La storia impone l’idea che il tempo vada in una direzione e segua una traccia, con i cicli e le linee corrispondenti a due regimi di storicità. Se anche in un quadro ciclico il tempo è lineare nella vita sociale e professionale prevalgono i cicli ripetitivi. Per la freccia del tempo si hanno molti cicli delle vite, con esistenze lineari anche nei tempi ciclici, mentre la spirale si afferma come figura del divenire che sa ripetersi, ma sempre in modo diverso, in una curva che si muove sempre in avanti. Simbolo dell’evoluzione di una forza, di uno stato, rappresenta la dinamica della vita come creazione ed espansione nello sviluppo del tempo. Come tempo dell’esistenza, cresce in modo terminale, ma senza cambiare la forma della figura totale.

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Tempo libero creativo

Il picco del divenire, senza nulla poter cambiare del passato è il momento del presente. La permanenza dell’essere si manifesta nelle fluttuazioni del cambiamento. La spirale, nel rappresentare il tempo, combina la dimensione dell’irreversibilità lineare con la ripetizione ciclica. Ogni epoca ha la propria spirale che rappresenta il mondo, ma è la curva la forma che suggerisce meglio il tempo. La curva ondulata, imprevista, libera, esprime movimento e velocità, permette di interpretare le traiettorie e il divenire. La linea, nel rendere conto di un processo temporale, manca di immaginazione e comprensione per quanto insito nel processo temporale stesso, senza abbracciare il futuro, ne fa una caricatura. Il tempo che diventa sempre più Progresso nel postmoderno si afferma come Ipertempo e scadenza. Travolti delle cose da fare, il tempo ci incalza, assorbe tutte le nostre energie fisiche e mentali, nel correre continuamente dietro alla vita.

Nel periodo premoderno il tempo apparteneva alle potenze celesti, a Dio e alla Natura, poi verrà assimilato al Fato. Il periodo moderno inizia nel XV secolo quando l’uomo cerca di controllare il tempo, per intervenire su di esso e mettervi la sua impronta, misurandolo e quantificandolo. La temporalità che accelera nel diventare Scadenza viene riconosciuta come intervallo di tempo, prima che sia proprio tardi, si impone così di sapere quanto tempo rimane per agire, prima del termine fissato. Il tempo, interpretato socialmente e culturalmente, senza essere mai se stesso, è sempre un tempo umano, vissuto.

L’uomo nel tempo ordina il proprio immaginario, fatto di desideri e ossessioni. Nello schema che cerca di catturare il tempo, il fato e il progresso risultano dalle trasformazioni del tempo, mentre l’ipertempo e la scadenza sono le nuove figure del tempo, dove oggi viviamo. A presiedere alle nostre attività oggi troviamo sempre di più il tempo accelerato e il tempo come scadenza, anche se risulta alquanto difficile pensare la temporalità proprio come scadenza. Il tempo, che è e rimane un importante mistero, conserva tuttavia i segni e le influenze del Fato e del progresso, mentre la scadenza ci impone di fare i conti col tempo, ma sapendone poco fatichiamo ad afferrarne la logica.


Per saperne di più

- P. Chabot, Avere tempo, Treccani, Roma 2023.

- R. Della Rocca, Camminare nel tempo, Giuntina, Firenze 2022.

- P. Gangemi, Le misure del tempo, Codice Edizioni 2021.

- H. Nowotny, Le macchine di Dio. Gli algoritmi predittivi e l’illusione del controllo, LUISS University Press, Roma 2022.

- A. Schiavone, Progresso, il Mulino, Bologna 2020.

- V. Woolf, La signora Dalloway, Mondadori, Milano 1998.



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