Il tempo libero come tempo della nostalgia

Come nasce la nostalgia? La parola “nostalgia,” la coniò nel 1668 il medico svizzero Thomas Hofer, per indicare il morbo che colpiva i soldati svizzeri confinati in lontane guarnigioni straniere...

di Massimo Stefano Russo - sabato 10 settembre 2022 - 1455 letture

Il tempo libero, nel ritrovarsi con se stessi, consente di articolare e sviluppare pensiero riflessivo, e nel ripensare il passato è facile scoprirsi nostalgici. Nella nostalgia riconosciamo il ritornare del dolore che in particolare riguarda chi fa rientro a casa, e rivive con rimpianto il passato. Lo stare ancorati nel passato riunifica nostalgia e rimpianti che si ritrovano separati dal linguaggio. Il rimpianto, emozione acuta e dolorosa, univoca e radicale, vive il passato immobile, pietrificato, senza influenzare il presente. È la colpa, arresi nel sentirsi responsabili, di quanto si ritiene ormai perduto, ad addolorare e far risentire il rimpianto. Consapevoli della perdita, ci si sente responsabili di quanto un tempo avvenuto. Nel ricordo si ha il pianto.

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Giorgio De Chirico, Piazza d\’Italia, 1913

Come nasce la nostalgia? La parola “nostalgia,” dai caratteri affascinanti, ha interessato intellettuali di diverse aree, la coniò nel 1668 il medico svizzero Thomas Hofer, per indicare il morbo che colpiva i soldati svizzeri confinati in lontane guarnigioni straniere. Il disturbo colpiva i soldati, esuli, migranti che, separati dalla famiglia, agognavano a ritornare alla terra natia. Si disertava e si moriva per nostalgia che veniva curata, come vera malattia, con prescrizioni mediche, quali oppio, sanguisughe e gite in montagna (Vito Teti). Nella nostalgia (la saudade portoghese, l’anoranza spagnola) si ha l’afflizione causata dal desiderio deluso di ritornare (Milan Kundera). L’impossibilità di ritornare nella patria provoca tristezza. Nell’Odissea, da poema epico, con Ulisse grande avventuriero e grande nostalgico, si fonda la nostalgia. Ulisse, partito a malincuore per la guerra di Troia, vi rimane dieci anni prima di poter intraprendere il viaggio di ritorno alla natia Itaca. Le trame degli dei ne allungheranno il girovagare: prima tre anni di vicende stravaganti, poi sette da prigioniero e amante della dea Calipso che innamorata di lui non lo vuole lasciar partire. Ma Ulisse alla vita agiata e lieta in terra straniera preferisce il ritorno pericoloso a casa. Assente da Itaca per vent’anni, soffre di nostalgia, mentre di lui si continuava a mantenerne vivo solo il ricordo, ma senza averne nostalgia. È la nostalgia, fonte di immaginazione, a salvare Ulisse dal pericolo di perdersi e di affrontare le prove più dure nel ritorno a Itaca. Una volta a casa Ulisse capisce che la sua vita sta altrove, negli anni errabondi recuperabili solo narrando, ma che nessuno gli chiede di raccontare. È la modernità a presentare il mito dell’eroe che viaggia e ritorna: l’attesa non è passività, immobilismo, apatia. Nella nostalgia rivolti al passato precapitalistico si rimpiange il paradiso perduto, il mondo rurale e la campagna. La nostalgia, come costruzione sociale, compone le identità nel chiarire le relazioni tra passato, presente e futuro.

Sentimento intimo, individuale e anche condiviso, quando provata per fatti e cose, senza averli vissuti direttamente, diventa “immaginata”. Riemerge nei ricordi, densi di significato, espressi conversando fra amici, nel relazionarsi gli uni con gli altri, grazie alla vita e quanto vissuto. La nostalgia nel profondo fa sentire parte della comunità, nel ritrovarsi nostalgici da soli e ancor più con gli altri. L’attesa dura nella nostalgia, sperando di ridare senso alle cose andate perdute. Guarda alle esperienze passate e le fa vivere nel cuore e nella memoria per rimarginare le ferite del presente; si propone di resistere all’assenza di persone, cose e luoghi un tempo amati. La vita emozionale, con le emozioni emergenti dal profondo in varie forme di conoscenza interiori, aiuta a capire meglio noi e gli altri. Conoscere meglio la vita interiore viene dagli stati d’animo, compagni da sempre, sin dall’infanzia i cui confini misteriosi, nascondono i significati e i valori della casa natale che ognuno porta con sé. Conoscere, riconoscere, ricordare la storia della propria vita infantile e adolescenziale non è tempo perduto, spesso vi ritroviamo ricordi fruttuosi e salutari. (Chi perde la memoria deve ricostruire e reinventare il proprio passato, la propria vita). La nostalgia del passato genera speranza nel futuro, rasserena e calma. Nella nostalgia, con la tristezza che avvolge, si familiarizza col tempo passato e perduto, pur senza averlo vissuto. Cosa vuol dire definirsi nostalgico e/o essere percepito e vissuto tale? La presenza costante della nostalgia spinge a viaggiare, ad andare oltre. La nostalgia che riguarda i fatti del passato, accompagna l’origine, lo sviluppo e l’affermarsi della modernità, nel collegare mondi lontani, rende vitali, inquieti; attivi, mobili tra passato e presente. Chi si interroga sulla nostalgia percepisce il dolore composto di perdite, assenze e mancanze.

La nostalgia, legata a luoghi e tempi, parla di esperienze vissute, da utopia potenzialmente sovversiva, creativa e irrinunciabile. Come sentimento dei luoghi e del tempo, nell’inquietudine ricerca il senso, i legami col mondo.

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Paul Klee, Angelus Novus, 1920

Il pensiero apocalittico e quello utopico che si ritrovano nella nostalgia mostrano una possibile salvezza nel guardarsi indietro, per essere capaci di andare avanti. Paul Klee nel 1920 dipingeva Angelus Novus che Walter Benjamin ribattezza “angelo della storia.” Ha il viso rivolto al passato. Tutta una tradizione vede la nostalgia come risorsa e presenza critica del presente. Il tempo irreversibile è centrale nel riflettere sulla nostalgia. A commuovere è la malinconia coscienti della propria fragilità che mette alla pari con gli altri umani. La nostalgia, con la coscienza umana che muta nel tempo, nel rimpiangere il paradiso perduto spaesa. Studiosi, letterari e intellettuali erranti nell’Ottocento hanno conferito dignità a nostalgia e melanconia, quando l’industrializzazione, l’urbanizzazione e l’esodo di grandi masse verso le città corrodono l’antico. La nostalgia condiziona chi per scelta o costrizione abbandona l’antico ordine, e si ritrova esule, errante, sradicato senza poter o voler tornare nel luogo d’origine. Cinema, televisione, media, rete e pubblicità alimentano la nostalgia. Musiche e canti di società tradizionali hanno una componente nostalgica, un legame profondo e un rapporto indissolubile.

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René Magritte, Nostalgia, 1940

La “retromania” rappresenta un investimento sicuro per l’industria culturale che usa il termine vintage. (La nostalgia nel retromarketing, indica i momenti di svolta delle società.) La nostalgia del passato può originare un’utopia creativa, mentre la paura del futuro può affermarsi come distopia, utopia negativa. Ha bisogno della presenza per rispondere allo sradicamento, nel desiderio di essere altrove e poter andare via. Nella realtà, dove tutto corre e scompare quotidianamente, come recuperare il mondo che scompare? C’è chi rimpiange e denigra anche un passato mai esistito, da guardare diversamente, interpellandolo, per afferrare consapevolezze e responsabilità nuove. Il passato, mondo sommerso, ha potenzialità diverse, incompiute, ma realizzabili. Il riscatto, il risarcimento, la restituzione permettono di pensare il presente come potrebbe essere. Dietro a una svolta, spesso senza sapere cosa c’è e ci aspetta dietro l’angolo, l’accadere inaspettato sorprende sempre. La retorica che mitizza il passato e glorifica il tempo antico, propone una visione neoromantica per conquistare l’estraneo a quel mondo. Il passaggio sociale e culturale da uno stato di cose a un altro costituisce uno spartiacque. Il sentimento nostalgico in politica e nella cultura popolare pervade la società occidentale; per Edgar Morin da spirito del nostro tempo caratterizza l’inizio del XXI secolo. Tramonta la società costruita sul lavoro fondamento di coesione sociale, base per realizzare un ideale di vita, e l’immagine alternativa disorienta, mentre la nostalgia conforta, offre sollievo e rifugio. Il capitalismo industriale nel dopoguerra ha standardizzato il produrre grandi quantità di merci, da vendere sull’emergente mercato del società dei consumi. La pubblicità, nel mito del Sogno americano, spinge e induce i consumatori a comprare, in un vivere bene basato su lavoro e consumi. Un’aspettativa generalizzata, un modello sociale che per un certo periodo ha funzionato nell’offrire una struttura agiata ben definita che tutti, fiduciosi nelle generazioni future, potevano seguire.

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Retromania - immagine di copertina da una delle edizioni del libro di Simon Reynolds

Il neoliberismo ha cambiato il modo di pensare il lavoro, enfatizzando lo spirito imprenditoriale e l’azione economica dell’individuo. Il lavoro una volta diventato flessibile, precario e atipico, esternalizzato e svalutato intacca l’impiego stabile. Eliminati i confini tra tempo produttivo e tempo non produttivo si oltrepassano gli spazi usuali, ma trovare un impiego diventa sempre più difficile. Internet produce nuovi modi di lavoro, mentre alcuni scompaiono, altri si trasformano, col lavoro non più certezza, ma sempre più qualcosa da costruire dal nulla. Si parla di “economia della post-occupazione” e il risentimento dilaga soprattutto fra i meno giovani. La società risponde sempre meno alle attese di progresso e mobilità, abbandonati a disimpegno, rabbia e paura. Il viaggio della memoria immaginaria oltre il tempo, tra passato, presente e futuro, caratterizza la nostalgia. Il passato diventa illusione di un possibile futuro. Mitizzato, quale luogo dove ritornare, rassicura e appaga, perché più semplice. L’inesistente, ma raggiungibile, offre emotivamente agio e cura. La nostalgia, radicata profondamente nella modernità, da scappatoia emotiva, è, in varie manifestazioni e forme culturali, elemento chiave dell’età postmoderna. Fa presa sul cuore prima che sulla mente e per questo la si riconosce come un sentimento populista. C’è chi rimarca la relazione inscindibile tra nostalgia e cultura del consumo, nel desiderio di oggetti e musica della propria giovinezza.

Il Novecento, riconosciuto secolo della nostalgia, vede all’inizio del XXI secolo la nostalgia fiorire come spirito dei tempi, sintomo delle disfunzioni del capitalismo. Si vuole ritornare all’età dell’oro per restaurare la “sovranità nazionale.” Una reazione generalizzata davanti al declino del modello sociale dell’Occidente del dopoguerra. All’esplosione nostalgica corrisponde la crescita inquietante di vecchi e nuovi movimenti di destra. Perduta la percezione condivisa di comunità e dell’idea di progresso. La nostalgia, molto presente nella cultura popolare, condivide e divide, rinuncia al pensiero critico in una adesione emotiva che confonde l’oggi con l’immaginario e promette di ricostruire la casa ideale. Le tecnologie digitali, i social media, gli smartphone hanno cambiato radicalmente i lavori, i consumi e la socializzazione. Il sentimento nostalgico così cresce e prospera nei social media. Su Facebook quotidianamente milioni di persone condividono i ricordi del proprio passato, dall’infanzia, all’adolescenza, e celebrano insieme il passato rivisto, riguardandolo. In Instagram, dall’estetica retrò, e in Youtube con un repertorio infinito di video del passato, gli utenti commentano e creano comunità immaginarie su musica e programmi televisivi della loro giovinezza. Le informazioni personalizzate polarizzano le opinioni in “camere di eco”, discreditano le professionalità e divulgano notizie false: l’amplificazione estrania dal presente. La nostalgia, ambivalente e ricca di sfumature, dalle molte forme consumistiche, ricompone fenomeni opposti nello stesso quadro teorico, mentre il logoramento economico aumenta, con la popolazione sempre più anziana e impaurita. Decade l’idea del vivere bene, fondato su lavoro e consumi, caratterizzante il modello sociale del XX secolo e ciò genera rabbia. La paura dello straniero ritorna quale elemento chiave della nostalgia che genera mostri. L’utopia nazionalista nostalgica trova voce nell’ondata nazionalista. In America Trump, presentandosi in difesa dei cittadini delle aree rurali e industrializzate del Midwest, affascina la classe operaia, fedele ai valori tradizionali delle proprie comunità, nel mito del ricco che detesta il povero e la classe operaia stessa. Il dopoguerra aveva visto affermarsi la classe media i “colletti bianchi” nel sogno americano che assegna a ogni individuo, a prescindere dalle proprie origini, la possibilità di “farsi strada” nella scala sociale: lavorando sodo puoi avere successo. Il lavoro nel dopoguerra da tratto identitario distingueva ogni individuo. La classe sociale di appartenenza veniva percepita come un riflesso del lavoro che rendeva possibile comprare beni specifici. La good-life, assoggettati all’economia dei consumi, era soprattutto una vita fatta e costruita intorno al tempo del lavoro, con l’orario tipico 9-17, a separare nettamente tempo produttivo e tempo libero. Il buon lavoratore, fiducioso nell’ascesa sociale, nella modernità e nel progresso, in una stretta interdipendenza tra lavoro e consumo, deve scegliere di consumare. La pubblicità, responsabile del mutare dei valori nel dopoguerra, è chiamata a formare sul vivere, incoraggia il consumo come ambizione e pratica importante, fondamentale per aumentare il valore dei beni materiali. Gli anni Ottanta, nell’accettare pienamente l’economia dei consumi, incarnano il Sogno americano nell’immaginario nostalgico della modernità e delineano un nuovo ideale di vita. Come recuperare la propria identità? Il lavoro e il progresso tecnologico vanno insieme, ma lavoro e cultura del lavoro, con le tecnologie digitali dirompenti nel settore del lavoro, cambiano significativamente. Il tempo e la sua percezione sono relativi e varia il confine tra il tempo del lavoro e il tempo libero tipico della modernità.

Nella nostalgia ci si perde spaesati e nel mondo frammentato, inondati quotidianamente di immagini e informazioni mediatiche, si desidera appartenere a una comunità dotata di memoria collettiva. L’eccesso ottunde la coscienza.

La nostalgia tra retrotopia e utopia rimpiange un mondo che muore, in fiduciosa attesa del nuovo, ma se la civiltà finisce e la rivoluzione fallisce, il mutamento delude. La critica ha i contorni dell’utopia retrostante. Francis Scott Fitzgerald utilizza il termine nostalgia riferendosi all’innocenza e alle speranze perdute. Il mondo di prima della guerra visto innocente, lontano e passato per sempre, come l’infanzia e la giovinezza. Gli anni Venti, idealizzati età dell’innocenza, diventano oggetto di nostalgia dopo la grande crisi, col presente incomprensibile e inaccettabile. Christopher Lasch, nel riflettere sul progresso ha mostrato il ruolo della nostalgia nella letteratura e nella cultura popolare degli Stati Uniti del Settecento.

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Locandina francese del film Nostalghia di Andrei Tarkovsky, 1983
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Locandina del film Good Bye Lenin, di Wolfgang Becker, 2003

La nostalgia, da stato d’animo attribuito a un periodo storico ben determinato, nell’accedere al vocabolario politico scredita l’opposizione ideologica e il rifugio nel passato. L’aspetto nostalgico contrapposto alla fiducia nel progresso e nel futuro confonde nostalgia e conservatorismo. La memoria che funziona bene, se costantemente allenata, esiste raccontata, ricordata, alimentata. Nelle storie, raccontate dalla voce calorosa, c’è l’accadere della vita, il fascino del succedere. Le parole ripetute acquistano forza nell’uscire da sé, ma c’è anche un silenzio muto che intende dire grandi cose, soprattutto se negli occhi sgorgano lacrime di emozione e ci si china verso l’altro, stringendosi le mani. La nostalgia che strega, con il pipistrello, animale simbolo a rappresentarne l’ambiguità, vivente nelle immagini visive e presente in varie forme filmiche, emerge riletta come memoria, e riappare nell’essere ribelli al presente. Il tempo passato, liberato dalla mente, ritorna improvvisamente.


Per saperne di più

- Z. Bauman, Retrotopia, Laterza, Roma-Bari 2017.

- R. Burton, Anatomia della malinconia: introduzione, Marsilio, Venezia 1983.

- E. Borgna, La nostalgia ferita, Einaudi, Torino 2018.

- A. Gandini, L’età della nostalgia, Treccani, Roma 2021.

- G. Ieranò, Gli eroi della guerra di Troia: Ulisse, Achille e gli altri, Marsilio, Venezia 2021.

- M. Kundera, L’ignoranza, Adelphi, Milano 2001.

- E. Morin, Lo spirito del tempo, Meltemi, Roma 2017.

- V. Teti, Nostalgia: antropologia di un sentimento del presente, Marietti 1820, Bologna 2020.



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