Sei all'interno di >> :.: Culture | Libri e idee |

Il tempo delle parole

Dizionario delle parole che non esistono : seconda edizione. - 2 ed. - Modena : Paolo Casarini idee, 2025. - 464 p., [2] : br. ; 17 cm. - ISBN 979-12-985715-3-2.

di Sergej - giovedì 25 giugno 2026 - 293 letture

Esormessione: Sensazione provata quando ci si sveglia credendo che sia domenica ma poi si scopre che è un giorno lavorativo e sta per suonare la sveglia.


Uno pensa alle parole e quasi inevitabilmente trova D’Annunzio che di parole fu un grande inventore. Dal “tramezzino” (da usare al posto del sandwich), al “velivolo”, ma anche ai brand di alcune ditte dell’epoca e che sono sopravvissute fino ad oggi: La Rinascente, Saiwa. Trasformatore di parole: ciò per cui “la” Piave come si chiamava prima geograficamente il fiume diventa “il” Piave (per pugnace ed eroico, guerresco e “virile” evento della prima guerra mondiale europea del Novecento, secondo l’uso propagandistico che si voleva dare). Attivo nel marketing creativo, ha detto la sua anche in alcuni nomi e brand femminili (Liala, il nome di Ornella ecc_), il tutto all’interno di una vita rutilante ed “eccessiva”, tutta proiettata sullo schermo in bianco e nero dei film dell’epoca. L’intellettuale nella sua funzione primo-novecentesca di “vate”. Tra futurismo, aerei, espansionismo coloniale europeo - un modo che guardava in avanti e che desiderava espandersi (anche con la forza), e per questo aveva bisogno di nuove parole.

PNG - 244.6 Kb
Casarini, Dizionario delle parole che non esistono

Ci sono tempi della storia che accelerano improvvisamente e che impongono anche il mutamento della lingua. Il ventennio fascista fu anche un motore linguistico, con l’imposizione di parole “nuove” ovvero il riciclo di vecchie parole a cui veniva dato un senso diverso. Soprattutto il tentativo di pianificare il mutamento linguistico, con un intervento culturale dall’alto di imporre la nuova lingua. Un tentativo di accelerazione governata e imposta, che si scontrò con la realtà della sconfitta militare (e delle compagnie cattive e sbagliate, quantomeno). Nel dopoguerra ci fu bisogno anche di ricostruire la lingua. Un processo che ebbe un salto di qualità con l’utilizzo di radio e soprattutto della televisione. La lingua di Mike Bongiorno e (più colta) quella di Topolino, la formazione linguistica che passa attraverso la lettura delle strisce dei fumetti, divennero la lingua degli italiani.


Paralsa: Parola che non esiste ma che dovrebbe esistere.


Chi ha vissuto ed ha avuto orecchio attivo dal dopoguerra in poi, è in grado anche di distinguere le diverse fasi storiche, attraverso il diverso uso delle parole che in queste fasi si è fatto. Il tempo non è continuo se non per misurazione cronometrica. In realtà attraversiamo mondi, in una concatenazione la cui logica può essere solo data a posteriori. Esiste una cesura linguistica evidente tra il mondo prima degli anni Ottanta e quello successivo. Esiste un momento in cui termini come “piuttosto che”, diventano pervasivi. Il mondo all’improvviso si riempie di gente che parla in modo diverso. Per questo dico che si formano questi mondi, che sono anche bolle linguistiche. Per chi proviene da altri mondi, mondi precedenti o altri, cresciuto in un mondo linguistico diverso (il “lessico familiare” di Natalia Ginzburg), il mondo linguistico contemporaneo può essere un incubo, a volte repellente, al limite della follia.


Sirmallo: Desiderio di leccare un ramo.


Vi sono parole desuete, vetuste, utilizzate normalmente all’interno di una bolla precedente e che suonano strane o addirittura incomprensibili in una bolla successiva. Fenomeni di riutilizzo di parole, a volte anche dando loro un senso diverso. Parole ridicole un tempo che diventano di moda in un altro periodo. Così la faccenda dei "cabbasisi" riportati in auge da Camilleri. Termine d’uso nella nicchia degli emigrati siculi nell’amministrazione prima fascista e poi primo-repubblicana, ma certamente non "dialettale" in senso vero, che era connotata come termine fastidioso e repellente per le generazioni derivate (i figli di quei funzionari: in pratica, i coetanei di Camilleri). Che diventa all’improvviso, nei tristi anni del regresso culturale del Duemila - l’infantilizzazione collettiva dopo il 1992 -, motivo di ridanciano riutilizzo ma soprattutto equivoco di una connotazione linguistica siciliana inesistente.


Travannare: Fingere di fare altro dopo aver salutato uno sconosciuto pensando che fosse un conoscente.


Chissà se esiste una data di scadenza per le parole. E se prima o poi qualcuno ci pensi a questo - magari qualche nuovo regolamento europeo - facendo anche delle parole degli oggetti di consumo. Le società si rinnovano attraverso l’utilizzo di parole nuove (o il riutilizzo di vecchie parole, a cui si danno significati e sfumature altre). E certamente oggi, dopo la sbornia di Internet e in attesa di quello che ci attende con i mutamenti in atto, sentiamo un gran bisogno di parole nuove.

Su questo bisogno inconscio collettivo interviene il “Dizionario delle parole che non esistono” di Paolo Casarini, raccolta di “nuove parole”. Il gioco ha alle spalle l’Oulipo, Queneau, Isgrò ma anche Gadda, Rodari e Benni. Un gioco bambino, quello di immaginare che un altro mondo sia possibile. Ma forse, dopo che il responsabile e maturo mondo degli adulti ci ha portati alla guerra, immaginare parole nuove potrebbe non essere male.

JPEG - 141.2 Kb
Isgrò, non uccidere

PS. Casarini con il suo gruppo di amici, è autore anche di un divertente: "Cose che abbiamo scoperto", anche questo autoprodotto e che invito a leggere.

JPEG - 139.1 Kb
Casarini, Cose che abbiamo scoperto


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -