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Il silenzio delle parole non dette

Esperimento di romanzo in progress in cui le figure dell’autore e del lettore possano essere intercambiali. Un romanzo scritto da chiunque abbia voglia di farlo, per il puro piacere e gusto di fare qualcosa insieme.
di Ugo Giansiracusa - martedì 21 novembre 2006 - 7623 letture

E’ da molto tempo che ho in mente una storia, adesso vorrei provare a scriverla. Ma l’idea di un romanzo scritto nel solito modo, senza un vero rapporto tra me e chi lo legge mi scoccia un pò... Mi piacerebbe molto se questa storia venisse costruita in progress in un rapporto reale in cui le categorie dell’autore e del lettore si confondano e si fondano, senza più potersi distinguere realmente.

Quella che ho in mente è una storia semplice. Ci sono 4 ragazzi, una macchina, una notte, una città. Per il resto vorrei che ci fosse fantasia e vita, fuse insieme, come dovrebbe sempre essere.

La mia idea è di postare, di volta in volta, quello che scrivo. Una frase, un paragrafo, un capitolo. E poi corregge, rivedere, cancellare (anche) in base alle discussioni che, spero, possano venire fuori con chi legge...

Di seguito posterò una specie di riassunto della prima parte di quello che dovrebbe diventare il romanzo. Penso che ogni tappa del girovagare dei protagonisti diventerà, piano piano, un capitolo... Non so quanto tempo ci vorrà... non so neanche se questo piccolo esperimento possa funzionare... non so dove arriveremo... ma mi importa poco. Ci voglio provare e poi si vedrà cosa vien fuori

Ah... Mi dimenticavo di dire che quella specie di riassunto che posterò di seguito è costellato di errori... come è giusto che sia per una bozza! Li correggeremo poco alla volta, insieme :-P

Il titolo provvisorio di questo romanzo in progress è "Il silenzio delle parole non dette"...


Press button to start

Loro sono in quattro in una stanza, sono tre ragazzi e una ragazza. La stanza in questione è circondata da un appartamento, che è circondato da un palazzo che è circondato da una citta’ che e’ immersa nella notte. Lei guarda dalla finestra, ha sempre il timore che appena stacchera’ gli occhi dal mondo il mondo si mettera’ a ballare il can-can, e lei non vorrebbe perdersi lo spettacolo. Loro giocano a scacchi, ma con mosse inventate e di fantasia e nessuno mangia nessuno. Lui guarda Lei che guarda la notte scorrere in strada.

Hanno gia’ deciso che tra un po’ usciranno di casa per andare a cercare il vecchio Serse. Per farsi fare delle domande o per farsi raccontare una storia. Hanno messo i loro averi in comune, in ordine sparso su un tavolino: 35 sigarette, 27 euro e 75 centesimi, un pacchetto di gomme, una bottiglia di vino.

La Due Cavalli che li portera’ in giro sta posteggiata proprio sotto casa. Lei continua a guardare. Ha la sensazione che la notte stia entrando dentro casa dalle fessure della finestra. Ci sono notti, pensa, in cui sembra che tutto sia possibile. E come quella teoria di teatro che dice che tutto puo’ essere rappresentato poiche’ gli spettatori sospendono la loro incredulita’. Cosi’ come certe notti abbiamo tanta voglia voglia di stupirci che crederemmo a tutto. I ragazzi la chiamano. Lei si gira. Il mondo comincia a ballare il can-can. Lei sente per un attimo la musica che oltrepassa il vetro. Si gira di nuovo a guardare fuori. Ma il mondo ha smesso di ballare, solo le strizza un occhio. E’ il momento di andare.

Dalla strada un vecchio guarda una finestra ancora illuminata da cui si intravede una ragazza che si prepara ad uscire. Pensa che il modo abbia bisogno di un po’ di follia. E gia’ da un po’ ha deciso che lui fara’ il possibile per fargliela avere. Cammina in un paio di scarpe di vernice con un calzino rosso e uno verde. Ha addosso tre maglioni di lana e un paio di pantaloni a righe. A tracolla tiene una borsa di tela verde e dentro la borsa tutte le sue poesie e un quaderno pieno per intero di domande che non hanno risposte, e foglietti con canzoni e storie. Cammina guardandosi intorno e allo stesso tempo si guarda dentro per vedere che cosa succede. Quando lui passa, ne è sicuro, il mondo si mette a ballare il can-can...

I ragazzi salgono in macchina. Il motore comincia a ronfare, le ruote a girare e la citta comincia a mouverglisi intorno. Come una di quelle giostre per bambini.

Prima tappa S. Maria ai Monti

Una piccola piazza si affaccia intorno ad una fontana rotonda, alla sua acqua e ai suoi gradini. Ed è li che loro si siedono ad oscaltare. Perche’ di notte si puo’ ascoltare. E si puo’ anche giocare a "indovina chi o cosa è che fa questo rumore". E si puo’ stare un bel po’ di tempo a sentire i rumori. Il rombo del camion della nettezza urbana. Una televiosione lasciata accesa. Il grido lontano di un allarme. Le risate di una coppia di amanti che torna a casa e il rumore dei tacchi di lei sui san pietrini. La voce di una ragazza che chiama. La stessa voce che si fa piu’ vicina e ora si capisce che chiama Snoopy. Finche’ la ragazza non spunta davanti a Loro chiedendo se hanno visto passare un piccolo cane bianco e nero. Movimento orizzontale ripetuto delle quattro teste. Richiesta di informazioni. Apprendimento di informazioni quali nazionalita’ estera della ragazza e del cane, modalita’ dello smarrimento causato dall’improvvisa comparsa di un gatto nel raggio visivo del cane e successivo inseguimento. Promessa di ricerca del cane, trascrizione numero telefonico ragazza straniera, saluti e in bocca al lupo (si dice in bocca al lupo a chi ha perso il suo cane?).

A volte succede che uno sguardo, anche un singolo sguardo che dura un solo secondo possa far battere un cuore al ritmo di una rumba. A volte succede che cio’ che stavi cercando, di cui non conoscevi ne’ il nome ne’ il volto, ti si fa innanzi e in un attimo lo riconosci. A volte succede. Cosi’ mentre i ragazzi camminavano verso la macchina sentivano uno strano rumore provenire da uno di loro. Qualcosa come una rumba... E dentro la sua testa i versi di una vecchia poesia " I ragazzi che si amano si baciano, in piedi contro le porte della notte, i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno..."

In macchina per la seconda tappa, Colle Oppio. Cosa c’e’ di piu’ bello di stare in giro di notte mentre tutti dormono? Cosa c’e’ di piu’ affascinante di qualcosa che succede solo per te? Cosa c’e’ di piu’ gratificante dell’andarsi a cercare i propri i sogni? Cosa c’e’ di piu’ intimo che camminare insieme sotto un cielo pieno di stelle?

Seconda tappa

Silenzio. Niente luci a Colle Oppio, solo alberi. Gente che dorme su letti di cartone, con cuscini di cartone e coperte di cartone. Ma i loro sogni sono d’oro come quelli di chiunque. Sonno di pietra e vita di merda per questa gente che quasi non esiste. Ma i loro corpi sono di carne come quelli di chiunque.Un uomo piange lacrime silenziose nel suo letto di fantasia. La notte, come ogni notte, gli ha riportato l’odore e il calore della sua donna lontana e il sapore delle sue stesse lacrime quelle del pianto del suo bambino che lui baciava lontano dai suoi occhi. Vorrebbe essere con loro a proteggerli dai mostri che infestano la notte. Vorrebbe essere con loro a proteggere i loro sogni. A guardarli dormire. Maledetta notte che rendi vulnerabile anche il cuore piu’ duro. Maledetta notte che riporti alla memoria la nostra solitudine. Maledetta notte, fredda e nera come la morte.Ma i ragazzi non sentono questi pensieri. Loro si fanno coraggio a vicenda, si tengono compagnia, e la notte è solo un nemico che non si puo’ battere e allora è meglio allearcisi.

Scavalcare il recinto del parco è facile per i ragazzi. In lontananza un pezzo di colosseo illuminato rende edotti che qualcuno, in qualche parte del mondo è stato risparmiato dalla pena capitale. Eppure guardandosi intorno vedono tante persone gia’ condannate senza aver commesso nulla di grave se non l’essere nati. In lontananza vedono una figura, grande e curva. Spinge una carriole e blatera con veemenza. I ragazzi si avvicinano a quell’essere che ad uno sguardo attento si rivela essere cio’ che rimane di una donna. Si sente un’altra voce provenire dalla carriola. Stanno litigando. I ragazzi non sanno se credere o meno a cio’ che vedono. Una vecchia donna che trascina un vecchio uomo dentro una vecchia carriola. E litigano come dei quindicenni.

Ad un certo punto vedono la vecchia mollare in terra la carriola e andarsene via. Da dentro si sente la voce di lui che la chiama, prima con rabbia, poi con disperazione. Quando il vecchio vede i ragazzi la sua attenzione si sposta a loro. Bisogna fermarla, bisogna raggiungerla, bisogna convincerla a tornare. I ragazzi si separano, lui e lei a fermare la donna, loro a portare la carriola con il vecchio dentro. Facile cosa raggiungere la vecchia, piu’ difficile convincerla a fermarsi. Arrivano anche gli altri. La parola passa all’uomo-carriola. Richiesta di scuse, promesse, dichiarazione d’amore. Il ricordo di quaranta anni a girare il mondo, venti con quella carriola. Lacrime che solcano rughe profonde come canyon. E ancora scuse e promesse e dichiarazioni in questa strana processione che vede in testa una madonna di cento chili, vestita di stracci seguita da quattro giovani penitenti che portano un uomo-carriola-feretro. Finalmente lei si ferma. Anche i suoi occhi sono bagnati. Prende in braccio il vecchio come fosse un bambino. Sussurri e baci. Lentamente i ragazzi si allontanano in silenzio. Serse non è nemmeno qui.

Lui infatti sta sotto un lampione in un quartiere pieno di locali, ha appena finito di dare da mangiare ad un piccolo cane bianco e nero. La sua borsa sta sul marciapiede. Su un pezzo di cartone ha scritto "si lucidano ombre, prezzi modici". Un pezzo di stoffa e una spazzola sono i suoi arnesi del mestiere. Che sia notte o giorno per lui non fa differenza. Sono dieci anni che non dorme. Dieci anni che va in giro per la citta’ inventandosi lavori e professioni. Dieci anni a regalare ai passanti felici follie. Che sia giorno o notte per lui non fa differenza. La gente lo evita comunque. E lui gli si para davanti. Non potete non vedermi, grida in silenzio. Io sono la coscenza che avete messo a tecere, il bambino che avete seppellito, il sogno che avete dimenticato, l’amore che avete abbandonato. Sono il giardiniere dei fiori che nascono tra il marciapiede e l’asfalto, sono un musicista che suona manici di scopa. Tutto questo dice,e molto altro ancora, e se ne va.

In macchina i ragazzi non hanno voglia di parlare, si passano la bottiglia di vino. I loro occhi vanno oltre i finistrini appannati. Immagini rapide della citta che sfreccia loro accanto. Luci bianche dei fari delle macchine, luci arancioni dei lampioni, luci colorate delle insegne al neon, la luce antica delle stelle, la luce riflessa della luna. Il pensiero fugace di come sarebbe al citta immersa nel buio attraversa la mente di uno di loro.

Terza tappa Circo Massimo

Quando scendono dalla macchina non hanno ancora detto nulla. Ma in un attimo il sorriso torna sui loro volti. La conca del Circo è completamente ricolma di nebbia. Solo l’esile figura di un cipresso riesce a spuntare dalla fitta coltre. E’ un attimo. I ragazi si guardano e ancora senza dire nulla si precipitano correndo giu’ per la discesa. Quattro grida di gioia si uniscono alla loro corsa. E qualche metro piu’ giu’ si ritrovano soli e separati gli uni dagli altri. Eppure continuano a correre. Continuano a gridare. Senza neppure riuscire a vedere i loro stessi piedi.

Uno di loro cade sfinito sull’erba bagnata. Il respiro affannato è una sorta di inno alla vita. Cerca di mangiare la nebbia. Lontano sente le voci degli altri che continuano a giocare. All’imrovviso sente qualcosa urtare la sua gamba e un corpo cadere in terra. E’ facile immedesimarsi nel mostro della nebbia che aspetta, non visto, che le sue prede inciampino su di lui. In un attimo è sopra la sua preda. Ma sembra che la preda non abbia alcuna intenzione di essere predata e oppone una strenua resistenza fino al punto da ribaltare la situazione. Lei è sopra e con le ginocchia tiene ferme le mani di lui. Il famigerato mostro della nebbia è stato sconfitto da una ragazza. E come se non bastasse lo bacia anche e subito dopo corre via. Lui rimane sdraiato in terra, non sa bene si il fiatone è per la lotta o per il bacio. Non si rende conto di quanto rimane sdraiato, le voci dei suoi amici che lo chiamano lo riporta alla realta’. Lo aspettano seduti sugli scalini, appena sopra il livello della nebbia. Sigarette in mano e volti raggianti.

Dove si va ora? Prossima tappa Trastevere.


Accorpo, a questo post, una seconda parte, in cui riassumo, in maniera molto schematica, altri tre "capitoli" di questa storia in progress... la storia è ancora lunga e molto intrecciata. Più o meno è aggrovigliata nella mia testa in attesa che io abbia una mezza giornata libera e la pazienza di districarla.

Intanto vorrei parlarvene brevemente, giusto per farvi capire qualcosa di più, su questo progetto.

Adesso proverò a buttare giù le idee... senza pensare per nulla alla forma. Giusto uno schema... l’ossatura... che poi dovremo/dovrò andare a far diventare un corpo vivo e autonomo. Nella speranza che un soffio divino, alla fine, renda questa operazione magica.


Capitolo IV in macchina

Dopo essere stati al Circo massimo i ragazzi si dirigono verso Trastereve. L’umore è alto. Si sono divertiti a correre come pazzi e mangiare la nebbia come se fosse zucchero filato. Sul sedile posteriore una mano di Lui e una di Lei si intrecciano, per qualche momento, stringendosi e accarezzandosi. Non hanno bisogno di dare un nome a quello che sta succedendo. Non hanno bisogno di parlarne. Vogliono viverselo in maniera semplice, come viene.

I due davanti si sono lanciati in una discussione pseudo-filosofica-fancazzista se noi, esseri umani, siamo ciò che pensiamo, ciò che facciamo, ciò che diciamo o un’insieme delle tre cose, o nessuna delle tre. Un pò come un quiz a risposta multipla. Dopo qualche tempo anche i due che stanno nel sedile posteriore si uniscono alla discussione. Per la ragazza siamo i rapporti che riusciamo a costruire. Per il ragazzo siamo le azioni che facciamo etc etc... la discussione potrebbe non avere mai una fine... se non fosse che mentre sono fermi ad un semaforo gli si accosta un autobus. L’autista abbassa il finestrino e gli dice che si è perso, che è il primo giorni di lavoro, che non è di Roma e chedeve arrivare in Via Nazionale.

I ragazzi si guardano un momento tra di loro e senza perdersi in un’altra discussione decidono di fare strada al neo autista. "Seguici" dicono ridendo. Quando le risate sono finite riprendono la loro discussione sull’essenza dell’essere umano, dimenticandosi di controllare se l’autobus, alle loro spalle, continua a seguirli. Se lo avessero fatto si sarebbero accorti che l’autobus si è fermato, per prendere a bordo la ragazza che avevano incontrato a Santa Maria dei Monti, mentre cercava il proprio cane.

Dopo un pò di strada e di chiacchere, finalmente, qualcuno si gira, constratando che non c’è più nessun autobus a seguirli. Un’alzata di spalle e riprendono la strada per Trastevere.

Capitolo V Trastevere

Nel frattempo il buon vecchio Serse con i soldi guadagnati lucidando ombre e vendendo poesie senza rima ha comprato, da un ragazzo indiano, un mazo di rose che adesso va, per le strade di Trastevere, a regalare in cambio dei segreti della gente. Ascolta con calma e con un sorriso sincero sulle labbra le confessioni che gli vengono fatte. E alla fine regala una rosa.

I ragazzi, arrivati nei pressi di Trastevere, stanno diventando pazzi nel tentativo di trovare un posto dove lasciare la macchina. Quando finalmente ci riescono il loro umore non è proprio dei migliori. Serse nel frattempo ha attrevarsato il tevere, su un ponte dove alcuni ragazzi cantano al suono di una chitarra. I ragazzi passeggiano per trastevere fino ad arrivare ad un vecchio bar con le saracinesche abbassate per metà. Riescono a convincere il proprietario a farli entrare per prendere 4 caffè. Accanto alla cassa, in un bicchiere alto e stretto da drink, una rosa. Mentre sono nel bar arriva un tizio con un castume da orso, ed un’aria depressa, che si scola, una dietro l’altra, due grappe... e comincia a parlare ai ragazzi. Vengono a sapere che gli hanno fregato i vestiti mentre faceva uno spettacolo per bambini. Ma se fosse solo per questo non sarebbe tanto depresso... il fatto è che aveva promesso ad una tipa, di cui è cotto, di andarla a prendere all’uscita da lavoro. Di certo non può andarci vestito da orso, dato che è il loro primo appuntamento. Alla fine, mentre parla e parla, guardando uno dei ragazzi, gli viene un’idea "brillante". Fare cambio di vestiti con uno di loro che ha più o meno la stessa taglia. E’ disposto a pagarlo... metà dei soldi che ha guadagnato per il lavoro. Considerati i pro e contro, fatto il calcolo delle bollette da pagare, non riuscendo a far stare zitti gli altri 3 che lo spingono ad accettare... accetta. I due si infilano in bagno ed esscono l’uno con i vestiti dell’altro... Saluti, ringraziamenti, scambio di numeri di telefono per fare nuovamente cambio quanto prima e per sapere com’è andata la serata. Mentre prendono il caffè decidono quale sarà la loro prossima tappa. Optano per Campo dei Fiori, abbastanza vicino.

Capitolo VI Campo dei Fiori

Non avendo trovato Serse, i ragazzi, tornano alla macchina e si dirigono a Campo dei Fiori. Qui trovano un paio di ragazzi che stanno giogando a "campana". Quel gioco che tutti i bambini del mondo (o quasi) fanno, tracciando dei quadrati in terra, con un gessetto. Ogni quadrato ha un numero. Bisogna lanciare una pietra all’interno dei quadrati e poi andarla a recuperare saltando su un piede solo... I ragazzi si uniscono al gioco. Anche il ragazzo con il vestito da orso, osservato da tutti e motivo di svariati sorrisi e commenti. Saltellano e si impegnano come se fosse una cosa estremamente importante. Almeno fin quando un cagnolino non entra nella piazza e cerca di prendere i sassi che i ragazzi lanciano, per il loro gioco, riportandoglieli festante. Il cane sembra solo e quando qualcuno si china per accarezzarlo legge sul collare che il suo nome è Snoopy. Proprio il cane che la ragazza andava cercando... Usano una sciarpa a mo di collare e vanno in un bar per decidere sul da farsi. Il barman gli fa capire che possono entrare, anche quello vestito da orso... ma che il cane deve rimanere fuori. Così lo legano ad un palo ed entrano al bar. Mentre sono dentro, dalla piazza, passa la proprietaria del cane, chiamandolo, come al solito. Questo risponde abbaiando e scodinzolando. La ragazza lo scioglie, senza che dentro si accorgano di nulla, e se lo porta via. Quando i ragazzi escono, non trovando il cane, cominciano a chiamarlo loro, come aveva fatto la proprietaria poco prima.. ma senza successo.

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Il silenzio delle parole non dette
22 novembre 2006, di : Jiansi

Qui di seguito potete postare commenti, suggerimenti, pezzi di narrazione, parole crociate, numeri del lotto e discussioni di ogni tipo... tutto è egualmente ben accetto ;)
    Il silenzio delle parole non dette
    30 novembre 2006

    A proposito (non so di cosa...) servirebbero i nomi per i protagonisti... Considerando che siamo a Roma ai giorni nostri... quindi nomi più o meno normali... magari anche soprannomi... su su... help me!
Il silenzio delle parole non dette
5 dicembre 2006, di : Ugo Giansiracusa

Dalle statistiche ho visto che qualcuno è arrivato in questa pagina cercando "i ragazzi che si baciano" bhe... inserisco, per loro, la poesia di Prevert da cui avevo preso in prestito quelle parole ;)

I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in

piedi

Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a

dito

Ma i ragazzi che si amano

Non ci sono per nessuno

Ed è la loro ombra soltanto

Che trema nella notte

Stimolando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo le risa

la loro invidia

I ragazzi che si amano non ci sono per

nessuno

Essi sono altrove molto più lontano

della notte

Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del loro

primo amore