Il silenzio della Cina

In questo gioco al massacro, e non in senso metaforico, gli USA rischiano un palese isolamento culturale e politico e questo a lungo andare potrebbe favorire la Cina.

di Salvatore A. Bravo - venerdì 6 marzo 2026 - 473 letture

Gli USA stanno procedendo a tappe veloci e forzate verso la Cina. La Lunga Marcia del capitalismo USA morente ha il chiaro obiettivo di soffocare l’economia cinese.

La guerra tra Ucraina e Russia è un chiaro e tattico approssimarsi alla Cina; l’attacco al Venezuela è la neutralizzazione della riserva di petrolio potenzialmente immensa dello stato sudamericano da cui la Cina già attingeva; L’Iran esporta l’80% del petrolio in Cina e anche le minacce alla Groenlandia sono parte di una strategia di allungamento geografico dell’area di influenza diretta USA per contenere la potenza cinese che ormai domina in Africa e in Asia.

La Cina con la sua popolazione, 1,5 miliardi, necessita di materie prime per lo sviluppo e per la soddisfazione dei bisogni primari dei cinesi. La strategia USA è di tagliare l’approvvigionamento energetico al fine di indebolire l’economia e la politica internazionale cinese. La Cina tace e formalmente non è intervenuta in nessuna crisi. Sicuramente si vuole evitare un conflitto diretto (e nucleare) tanto più che la Cina può importare materie prime anche dall’Africa meridionale, ciò non toglie che il silenzio cinese dev’essere pensato. In media lo si giustifica facendo appello alla diversità culturale e al fatto che la Cina non ha mai aggredito ma è stata oggetto di guerre.

L’attacco USA è rivolto in modo indiretto allo stato che regge i BRICS, in quanto né è la potenza reale e nel contempo ne vorrebbe comprimere il suo sviluppo mediante una manovra da boa costrittore, ovvero per soffocamento mediante spire sempre più strette per poi divorare la vittima, si vuole sbaragliare e disarticolare la potenza cinese e il multipolarismo. Il capitalismo nella sua fase imperiale non ha limite e ha solo appetiti. Forse lo scopo del boa costrittore USA è spingere Russia e Iran verso la disintegrazione etnica, come fu per la Jugoslavia, e usare il caos finale per l’ultima zampata alla Cina.

In questo contesto la Cina tace, aspetta e attende e probabilmente già sostiene l’Iran a livello tecnologico in modo simile alla Russia. La memoria delle Guerre dell’Oppio e della spartizione che ne seguì non è stata certo dimenticata dai cinesi. Sicuramente l’intervento diretto cinese oltre che in sé pericoloso potrebbe con i suoi effetti far emergere le contraddizioni etniche e sociali sopite dalla gestione del Partito Comunista, ciò malgrado la Cina presto dovrà intervenire, secondo modalità cinesi, prima che gli USA si rafforzino in modo smisurato.

Il Celeste Impero attende l’evolversi della politica internazionale per assumere una posizione condivisa, tanto più che l’Europa, questa volta, procede in ordine sparso e persino il governo italiano pare prendere le distanza dalla politica banditesca degli USA.

Siamo dinanzi ad una condizione fluida in cui, forse attendere, significa cogliere per i cinesi l’occasione per rimettere le alleanze. In questo gioco al massacro, e non in senso metaforico, gli USA rischiano un palese isolamento culturale e politico e questo a lungo andare potrebbe favorire la Cina.


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