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Il riccio e l’ananas

Strani frutti : Sarti Antonio nel tempo dell’indifferenza / di Loriano Macchiavelli. - Milano : Mondadori, 2025. - 348 p., br. - (Il giallo Mondadori). - ISBN 978-88-04-79084-6.

di Alessandra Calanchi - venerdì 16 gennaio 2026 - 347 letture

Il 15 gennaio, alle Librerie Coop del Centro Nova a Villanova di Castenaso (BO), è stata inaugurata la rassegna “Autori a Km0”, dedicata agli autori del territorio. Ha aperto la kermesse un ospite d’eccezione, Loriano Macchiavelli, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore, autore di racconti e romanzi polizieschi, in dialogo con l’amico Valerio Varesi, già giornalista de La Repubblica e anch’egli scrittore.

Leggo i libri di Loriano Macchiavelli da molto tempo. Ho quasi trent’anni meno di lui ma mi sembra di essere sua coetanea; forse lo vorrei. Non è solo un Maestro del noir: è un autentico sostenitore della democrazia, della Costituzione; è un vero antifascista. Ascoltarlo è stata una festa dell’anima. Pur con la tristezza nel cuore, perché Macchiavelli prima ancora di parlare del suo ultimo libro si è alzato in piedi e ha letto con voce emozionata una pagina di Zagrebelsky sulla cultura. Anzi, sulla Cultura. Qualcosa che nel nostro Paese è attualmente sotto minaccia e sotto attacco. Come la Pace.

Macchiavelli parla del pericolo dell’autocensura. Gli scrittori, ancor più dei giornalisti, devono fare i nomi, dice. Solo così il noir può restare un genere letterario efficace. E lui, i nomi, li fa. Da Trump (che provocatoriamente pronuncia con la U, così come è scritto, prendendosi implicitamente gioco della rincorsa collettiva alla “buona pronuncia”) alla signora Ursula, per la quale aveva scelto un altro termine che iniziava per S ma che gli è stato chiesto dall’editore di non utilizzare. Eh, sì: qualche compromesso bisogna pur farlo, ammette. Mica è vera censura. E ripete che l’autocensura è la cosa peggiore che può fare uno scrittore.

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Loriano Macchiavelli - presentazione libro

Ma ci ricorda che il suo romanzo Strage fu censurato davvero. Quello sulla strage di Bologna (1980). Appena uscito, nel 1990, fu infatti subito ritirato dal suo editore dopo la denuncia di uno degli imputati. Solo nel 2010 è tornato in libreria.

Varesi, rispettosamente, interviene il minimo indispensabile, con qualche domanda o breve commento. Perché Macchiavelli è un fiume in piena. Descrive la copertina e il titolo del suo libro (il secondo della trilogia iniziata con La stagione del pipistrello) nei dettagli: si vede un ananas dentro un riccio di castagna. E parte il filo delle associazioni. L’ananas è una bomba, naturalmente. Il riccio è un frutto della montagna. La montagna è quella della lotta partigiana. Monte Sole, per esempio: 1.800 persone fatte ammazzare dal “macellaio Reder”, criminale di guerra.

E passiamo facilmente ai criminali di oggi. E arriva l’invito – anzi la chiamata – non alle armi, ma al voto. Andare a votare, dice, è l’unico modo che abbiamo per far sentire la nostra voce. Se vogliamo la nostra libertà dobbiamo darci da fare. E la cultura è il nostro strumento. Il fascismo non lo stanno facendo quelli che vanno in gita a Predappio, ma chi governa con leggi liberticide. Ogni legge che esce è un colpo alla nostra libertà. L’indifferenza è il male peggiore e lascia spazio alle dittature.

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Copertina di Strani frutti, di Loriano Machiavelli

Parla poco, in verità, del suo libro. Come è giusti che sia, perché dopo tutto c’è un’indagine e i lettori di gialli e di noir, per quanto questo sia un noir “impegnato”, non vogliono spoiler. Annuncia poi che il terzo è in arrivo, poi chiuderà con Sarti Antonio. E si sofferma ancora un po’, quasi con nostalgia, sulla copertina: “Strani frutti” è il titolo di una canzone di Billie Holiday (“Strange Fruit”) che nel 1939 denunciava il linciaggio degli africani americani.

Ogni epoca ha i suoi drammi. George Floyd e Renee Nicole Good non appartengono al passato, ma al nostro presente, come le donne vittime di femminicidi, come i bambini di Gaza.

E allora perché leggere e scrivere libri? Ce lo dice Macchiavelli, scegliendo con cura le parole. I libri devono scrivere quello che non scrivono i giornali. I libri possono essere pericolosi. Fanno impazzire Don Chisciotte, ricordiamocelo. Ma alla fine è lui quello sano. I libri vanno letti indagandoli, diceva Umberto Eco. Sui libri si deve riflettere, ragionare, porsi dubbi.


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