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Il restauro di Norcia

Siamo tornati in uno dei luoghi più colpiti dal terremoto del 30 ottobre 2016.

di Piero Buscemi - mercoledì 8 giugno 2022 - 1297 letture

Immergersi nella Storia visitando luoghi di cultura e del passato che conservano l’integrità del tempo e il fascino di un’ambientazione che ci fa vivere gesta, personaggi, culti di secoli andati. Questa sensazione è stata sempre la più dominante quando si è avuto modo di oltrepassare una delle porte d’ingresso al centro storico di Norcia.

Quelle antiche porte che frammezzano la cinta muraria, in totale sono 7 e delimitavano 7 quartieri della cittadina, oggi puntellate e rese più gradite alla vista con alcuni murales improvvisati o alcune locandine che pubblicizzano eventi culturali ospitati dalla città.

Il nostro itinerario ha avuto origine nella zona adriatica dell’Abruzzo, più esattamente da una delle località che si affacciano al mare, Villa Rosa, frazione turistica di Martinsicuro. Abbiamo seguito le indicazioni che ci avrebbero condotto ad Ascoli Piceno, tramite la Strada Statale 4. Giunti nel capoluogo marchigiano, Norcia è sulla stessa direttiva, proseguendo una deviazione ci fa entrare nella Strada Statale 685.

Il percorso è abbastanza lineare, tra tornanti abbastanza dolci e paesini arrampicati sulle rocce, fino a superare Acquasanta Terme. La viabilità diventa più impervia mano mano che ci avviciniamo al confine tra Marche e Umbria. La SS 685 offre il meglio della gestione del bene pubblico stradale e delle vie di comunicazione italiane. Abbiamo contato 3 semafori che regolano (?) i sensi unici alternati, obbligatori per una strada a cantiere aperto. Un eufemismo quello della regolamentazione del traffico che constatiamo dal primo semaforo, caratterizzato dalle tre luci tradizionali gestite da tre lampadine, ovviamente rossa, gialla e verde, di dimensione non più grande di un segnalatore posto spesso dietro le biciclette.

Questa striminzita luce crea non pochi problemi di interpretazione, aggravata dalla lunga attesa di chi si trova sul luogo in attesa che anche la lucina più bassa di colore verde dia il via alla ripresa del viaggio. Non è raro percorrere questo senso unico alternato, intervallato da diverse gallerie in costruzione o in ristrutturazione, trovandosi all’improvviso qualche auto provenire dal senso opposto, addirittura un nugolo di motociclette e nella peggiore delle ipotesi, qualche tir.

Superati questi ostacoli a marchio Anas, alla quale rivolgiamo un "doveroso" ringraziamento per il lavoro che da anni "svolgono per noi", dopo aver avuto la tentazione di fare una breve deviazione verso Arquata del Tronto o Accumoli, notissime località coinvolte nello stesso sisma di Norcia, una strada rettilinea in leggera salita ci mostra le attività artigianali del luogo, quali la trasformazione della carne suina, la tradizione del cioccolato umbro e i vari oggettini che riempiono le bancarelle dei negozietti turistici che occupano il centro storico.

Dire che il tempo si sia fermato è una frase fatta e ricorrente quando ci si trova a percorrere viuzze secolari, tra palazzi, chiese, arcate architettoniche, fontane e quanto altro possa farci immaginare di potere assistere all’improvviso a qualche giostra di epoca medievale. Una delle prime strade cittadine percorse è la via Anicia, una lunga strada in salita che costeggia diverse antiche case puntellate e un’imponente e drammatica architettura in tubi di metallo nero che sostengono i ruderi della Chiesa di Sant’Agostino.

Qui abbiamo la fortuna di incontrare un distinto signore di una certa età mentre con sapiente esperienza svolge un’accurata manovra per uscire dal garage una lancia blu scuro del 1934. Ci spiega che la utilizza per le cerimonie di matrimonio e ogni tanto, tra una convocazione e l’altra, la mette in moto per risvegliare il vecchio motore. Ci precisa che la cilindrata è 1200 cc e che in alcuni tratti è in grado di sostenere la velocità di 100 km/h per un breve periodo.

Ci racconta anche il passaggio storico tra i due terremoti distruttivi che hanno caratterizzato la storia recente di Norcia. Quello del 19 settembre 1979 e, ovviamente, quello del 30 ottobre 2016. Ci descrive con perizia la via Anicia, la differenza tra le conseguenze registrate rispetto al precedente. Le regole di costruzione antisismiche che per motivi immaginabili, hanno permesso la costruzione dei piani superiori, nei decenni precedenti interdetti. Ci evidenzia come a guardare dall’esterno le case, sembrano quasi intatte grazie alle mura perimetrali di un certo spessore. Nella realtà, sono tutte case inagibili poiché all’interno sono invase da detriti che forse non verranno mai rimossi. Prima di salutarci, tra una accelerata della sua Lancia Artena del 1934, con un sorriso beffardo che solo chi ha diversi decenni alle spalle da raccontare può permettersi di utilizzare, ci indica l’unica casa abitata della via, a parte la sua, con delle tendine a tombolo che sembrano vogliano trasmetterci un senso di tornata normalità.

Norcia è da sempre conosciuta, a parte per le sue tradizioni culinarie, dalla piazza San Benedetto che ospita l’omonima Basilica o di quanto è rimasto dopo il terremoto. Girodivite era stata qui pochi giorni dopo la devastante scossa del 30 ottobre 2016 ( [1]]), cercando umilmente di testimoniare questa ulteriore perdita e ferita che rischia di cancellare un passato per il quale, nonostante tutto, visitatori di tutto il mondo sentono il richiamo di riportare in vita.

Oggi si rimane impotenti e "incazzati", depressi da quelle segnalazioni moderne di Google map che ci segnalano in versione grottesca e forse anche rassegnata, la dicitura "Rovine della Basilica di San Benedetto - chiuso temporaneamente", dove quell’avverbio di tempo sembra destinato a essere accostato per i secoli futuri a questa precarietà e ai cantieri che gestiscono questa ipotetica ricostruzione.

In Italia ogni evento drammatico si riesce sempre a trovare il modo per trasformarlo in ironia, lo scudo indistruttibile dell’italiano davanti alle catastrofi e alle disgrazie, spesso evitabili. Non da meno la questione della Basilica di Norcia. Un cartello riepilogativo dell’appalto e della concessione edilizia rilasciata per la ricostruzione, recita l’inizio dei lavori il 17 maggio del 2017 con previsione di consegna dei lavori 150 giorni dopo o, se si preferisce, 5 mesi dopo. A oggi sono passati 5 anni e certi luoghi di cultura, dal Teatro alle chiese, sono ricoperti da drappi giganteschi che ne riproducono a disegno l’antico splendore.

Il concetto futuristico della società moderna ci fa pensare che, ingenuamente, non abbiamo intuito un conteggio del tempo che passa calcolato in anni luce. Un cinghialotto in carta pressata, posto all’entrata di uno dei tanti bazar alimentari, sembra sorriderci sotto le zanne. Si sa, oggi in Italia per giudicare l’operato di un’amministrazione comunale, si contano i cinghiali che girano liberamente per le strade. Le ricostruzioni e la salvaguardia del nostro patrimonio artistico contano sicuramente meno di un buon piatto di pappardelle al sugo di cinghiale.

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Annuncio
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Arco puntellato
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Basilica
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Campanile
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Chiesa Sant\’Agostino
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Lancia 1934
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Ponteggi di sostegno
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Ruderi di casa
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Teatro
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Tempietto
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Tipico portone di abitazione

[1] [Un altro pezzo di Italia che se ne va... Girodivite, 2 novembre 2016->https://www.girodivite.it/Un-altro-pezzo-di-Italia-che-se-ne.html?var_recherche=norcia


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