Il quadro della settimana: “L’Aurora” (L’Aurore) di Paul Delvaux

1937. Olio su tela, cm 120 x 150,5. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
di Orazio Leotta - martedì 1 aprile 2014 - 9099 letture

Così scrive Peggy Guggenheim nella sua autobiografia a proposito del quadro di questa settimana: “L’Aurora raffigura quattro donne che spuntano dagli alberi e che al posto delle gambe hanno la corteccia. Le donne sono sempre le stesse, poiché il modello di Delvaux era la moglie che lui adorava. E’ strano come possa apparire differente secondo i diversi punti di vista”. Ci troviamo pertanto di fronte a un modello unico, o variato con poche modifiche, 77) L\'Aurorache Delvaux riproduce quasi come un’ossessione, a raccontare i suoi sogni o i suoi desideri.

L’immagine conduce a una declinazione macabra dell’erotismo , con la donna idealmente fatta a pezzi nello specchio, l’altra che fugge, il drappo bianco nel secondo piano a sinistra che allude forse a un corpo nascosto, quasi che si trattasse di un delitto. Ugualmente enigmatici sono i gesti delle donne-albero, eloquenti quanto riferiti a una realtà incomprensibile. Un filone, quello di Delvaux, fantastico e surreale che possiamo accostare alla pittura degli altri fiamminghi Bosch, Bruegel e a Khnopff. Le quattro donne-albero sono orientate ciascuna in una direzione diversa: danno pertanto l’impressione di non essere delle compagne ma di esprimere un senso di solitudine.

Sono ritratte nella luce irreale dell’aurora (ma potrebbe trattarsi anche di un crepuscolo) e l’atmosfera appare indefinibile e straniata. Seminude, si raccolgono attorno al basamento di una colonna che reca uno specchio su cui è riflessa l’immagine di una quinta presenza femminile, evidentemente fuori dal quadro. Specchio che costituisce l’elemento enigmatico del quadro: ne complica e ne raddoppia la visione e diventa la chiave, il linguaggio per entrare in altre realtà, spesso inquietanti.

L’osservatore infatti ne è disorientato, costretto a condividere lo spazio in cui si trova con la “presenza” ritratta nello specchio. Non solo, ma lo specchio serve anche per ribaltare le coordinate interne giacché riproduce una donna che è collocata sotto il piano orizzontale del quadro. Insolite e prive di immediata congruenza la presenza delle edere che ricoprono gli archi e la base della colonna in primo piano, per non parlare dell’uomo, vestito di nero in fondo al dipinto a destra.


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