Il quadro della settimana "Edizione estiva"

Olympia di Édouard Manet
 1863
 olio su tela, 130x190 cm
 conservato al Musée d’Orsay di Parigi
di Benny Ennici - mercoledì 17 luglio 2013 - 1376 letture

Dopo le numerose richieste dei lettori, pervenute in redazione in questi giorni, apriamo una versione "estiva" della rubrica. Raccogliamo volentieri l’invito, proponendo altre opere, per le cui recensioni, ci pregiamo di avvalerci della collaborazione di Benny Ennici, appassionata e studentessa di arte.

olympia Edouard Manet (Parigi 1832 - ivi 1883), è l’artista le cui opere suscitavano sdegno e scandalo nel pubblico e nella critica. Nato in una solida famiglia borghese, ambiva a percorrere la normale carriera dell’artista nell’ambito della cultura officiale e quindi all’interno dei Salon. Le sue opere rivelano con chiarezza la discendenza dalle opere dei grandi maestri studiati nei maggiori musei come il Louvre, gli Uffizi e il Prado: l’esistenza di questo rapporto tra passato e presente è nella composizione, al punto da farlo sembrare un imitatore e spesso è stato accusato di scarsa fantasia.

Il dipinto dell’Olympia, esposto al Salon del 1865 (mostra di artisti contemporanei, dove una giuria decideva quali quadri potessero essere esposti), venne ritenuto un vero e proprio dipinto scandalistico e provocatorio. Del resto, come per altri dipinti di Manet.

Nel dipinto è evidente il ricordo della Venere di Urbino di Tiziano (1538) e della Maya desnuda di Goya (1800): qui vediamo rompersi ancora più decisamente la tradizione accademica per la particolarità dei colori vivaci e uno straordinario contrasto tra il bianco e il nero, evidenziato dall’avorio della donna e dallo sfondo del quadro, dalle vesti della domestica e dal suo viso.

Nel dipinto vediamo Olympia in primo piano, nome d’arte che si dava alle signorine di facili costumi di quei tempi, nuda e semidistesa con alle spalle una inserviente di colore che le porge uno bouquet floreale, forse donato da un presunto corteggiatore.

Gli elementi che accrescono la malizia del dipinto sono sicuramente le caratteristiche di una nudità non semplice ma ornata, come il fiore fra i capelli. Ma anche il nastro di raso nero al collo della modella, il bracciale d’oro al braccio destro e il fiore esotico sull’orecchio sinistro.

Il dipinto venne anche ritenuto offensivo per la bruttezza della donna e per la sua figura troppo magra che era contro la moda del tempo, che preferiva una donna “in carne“, considerata molto più attraente.

APPROFONDIMENTO

Il piccolo gatto nero dipinto ai piedi del letto è quasi invisibile: sta ad indicare la lascivia, un vero e proprio atteggiamento di disponibilità sessuale; a differenza della Venere di Urbino, dove ai piedi della donna c’è dipinto un cane, che simboleggia fedeltà all’amato.


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