Il profumo dell’estasi
Corpi e Filosofia nel film di Tom Tykwer
Viene espulso dal ventre della madre e cade fra gli animali brulicanti e verminosi di una pescheria parigina del Settecento. Destinato a morire, sopravvive a dispetto di ogni solitudine, fatica, ignoranza, schiavitù. Venduto e comprato dall’orfanotrofio, da una conceria, da un profumiere italiano al quale chiede di insegnargli l’arte di conservare per sempre gli odori. Capace di sentire essenze, olezzi, puzze e profumi a distanze inimmaginabili e di farlo non col naso soltanto ma con l’intero corpo e tutta la persona. Il suo sogno, che persegue a qualunque costo, è la creazione del profumo perfetto, quello che spingerà gli altri a diventare amore, a deporre ogni malvagità, a inebriarsi dimenticando il dolore, il rancore, l’odio. E Jean-Baptiste Grenouille, uomo senza odore e quindi senza un’identità propria, riesce infine nel suo progetto. Ha distillato l’essenza odorosa degli umani.
Nella barocca e tecnicamente strepitosa scena che lo trasforma da condannato a morte in angelo dei sensi, i corpi finalmente liberati, nudi, profumati, si fanno una mente sola, tesa al piacere, alla gioia, all’estasi.
Jean-Baptiste (interpretato da un eccellente Ben Whishaw) ha in mano, letteralmente, il potere di asservire chiunque ma rinuncia e torna, invece, là dove aveva annusato da neonato il mondo, offrendosi ai miserabili che, «per la prima volta nella loro vita, sentivano di aver compiuto un atto d’amore».
Non ho letto il libro (e lo farò quanto prima) ma il regista Tom Tykwer è riuscito a trasformare le immagini nella gloria del corpo e a dare vita alle metafore che un pubblico televisivo non può ovviamente comprendere. Jean-Baptiste è l’Angelo sterminatore, è Cristo redentore, è la Filosofia che non si ferma di fronte a nulla pur di cogliere l’essenza del mondo e degli umani. È, infine, l’Eucarestia.
Film totalmente fisico e totalmente spirituale. Mistico e materico. Un capolavoro assoluto.
"Profumo - storia di un assassino", Regia: Tom Tykwer - Sceneggiatura: Andrew Birkin Bernd Eichinger Tom Tykwer - Fotografia: Frank Griebe - Musiche: Tom Tykwer Johnny Klimek Reinhold Heil - Montaggio: Alexander Berner. Durata: 147’. Germania, 2006. Dal romanzo di Patrick Süskind.
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Legga il libro.. allora si che scoprirà davvero un capolavoro assoluto
Legga il libro.. allora sì che scoprirà che Kubrick aveva visto giusto nel definirlo “infilmabile”. Osceno (O farei meglio a dire: imperdonabilmente DENTRO la scena) il risvolto sentimentale, la sequenza in cui immagina l’Abbraccio. Nessun richiamo all’efficacissimo paragone principe del libro: Grenouille - LA ZECCA. Che aspetta nella limitazione più estrema fino a lasciarsi cadere. E in virtù di questo: poca attenzione alla n e c e s s i t à di morte delle persone di cui si è servito. Il Nostro ragnesco protagonista ha prosciugato e sostituito loro, con il suo profumo, lo stesso sangue. E infine: Se è vero che Jean-Baptiste scopre solo nella caverna di non possedere un odore è assolutamente necessario che il lettore-spettatore ne sia a conoscenza fin dall’inizio. E’ la chiave di tutto il timor panico che suscita, la chiave di tutti i rifiuti e -di più- la chiave atta ad aprirgli tutte le serrature di Grasse: la chiave della sua non-esistenza. (Nel film la fanciulla di rue de Marais si accorge ben due volte della sua presenza; e, come se non bastasse, il primo omicidio sembra quasi accidentale, non voluto, prova ne è la penosa invenzione dei due che potrebbero sorprenderlo, come se la vita umana suscitasse qualche scrupolo in Grenouille. Tradimenti assoluti del capolavoro di Süskind) Ottime le scenografie, ottimo il protagonista. Ma è una tisica consolazione.
Legga il libro.. allora sì che scoprirà che Kubrick aveva visto giusto nel definirlo “infilmabile”. Osceno (O farei meglio a dire: imperdonabilmente DENTRO la scena) il risvolto sentimentale, la scena in cui immagina l’Abbraccio. Nessun richiamo all’efficacissimo paragone principe del libro: Grenouille - LA ZECCA. Che aspetta nella limitazione più estrema fino a lasciarsi cadere. E in virtù di questo: poca attenzione alla n e c e s s i t à di morte delle persone di cui si è servito. Il Nostro ragnesco protagonista ha prosciugato e sostituito loro, con il suo profumo, lo stesso sangue. E infine: Se è vero che Jean-Baptiste scopre solo nella caverna di non possedere un odore è assolutamente necessario che il lettore-spettatore ne sia a conoscenza fin dall’inizio. E’ la chiave di tutto il timor panico che suscita, la chiave di tutti i rifiuti e -di più- la chiave atta ad aprirgli tutte le serrature di Grasse: la chiave della sua non-esistenza. (Nel film la fanciulla di rue de Marais si accorge ben due volte della sua presenza; e, come se non bastasse, il primo omicidio sembra quasi accidentale, non voluto, prova ne è la penosa invenzione dei due che potrebbero sorprenderlo, come se la vita umana suscitasse qualche scrupolo in Grenouille. Tradimenti assoluti del capolavoro di Süskind) Ottime le scenografie, ottimo il protagonista. Ma è una tisica consolazione.