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Il piacere di leggere Nori

Che dispiacere : romanzo / Paolo Nori. - 1 ed. - Milano : Gruppo editoriale Mauri Spagnol, 2020. - 241 p., [15] : br. ; 21,5 cm. - (Romanzo Salani). - ISBN 978-88-3100-463-3.
di Sergej - domenica 19 luglio 2020 - 1097 letture

Quella volta che ero nell’autobus e la mia sorella accanto a me che mi tira per il giaccone - quel freddo fatto di pioggia e di scossoni che uno si porta dentro assieme al sonno e che ti fa pensare che magari dovevo mettermi gli scarponi magari allacciarli con il doppio nodo magari rimanere in un posto del Sud dove non piove e non ci sono scossoni d’autobus, queste cose qui - dunque mi tira per il giaccone e mi dice una cosa che all’inizio stonato come sono non riesco neppure a decifrare e lei vede che io non sono riuscito a sentire perché mi conosce e sa quanto sia stonato specie con l’umido della pioggia e gli scossoni dell’autobus, mia sorella me lo ripete quello che ha appena detto e mi dice: “Guarda accanto c’è Nori!”. E io non faccio neppure tempo a capire chi è questa cosa che dice mia sorella chi è questo Nori, che l’autobus dà uno scossone in avanti e io mi debbo aggrappare alla maniglia in alto con tutte le forze e ondeggio come un pennone l’autobus si ferma e vomita la fiumana di umani e questo Nori cosiddetto da mia sorella qualunque cosa fosse defluisce via e nuovi corpi entrano nel vano stretto del bus e ora mi comprimono da un’altra parte. I pieni e i vuoti del bus. E a questo punto debbo dire che io a questo Nori non l’ho affatto riconosciuto nell’autobus, e neppure l’ho potuto salutare e neppure gli ho potuto dire che i suoi libri in effetti mi piacciono e ora che dispiacere a pensarci ora.

Che poi a questo Nori mia sorella l’ha conosciuto una volta che era a Scordia, e c’era anche un altro scrittore Cornia, e c’era Salvo Basso che era ancora vivo. Questo Nori mia sorella l’ha conosciuto che avevano presentato i primi libri dei due, di Nori e di Cornia - e loro erano due ragazzetti tutti contenti di trovarsi in Sicilia e Nori era quello che parlava più tranquillo e a mia sorella Nori era piaciuto. E così m’è capitato di leggere questo Nori anche se poi io quando lo incontro in autobus manco lo riconosco - e del resto neppure lui mi riconosce, tanto per dire - e non è che mi freghi molto a dire il vero non è che a pensare ma guarda che se incontro Nori che dispiacere manco lo riconosco sono di quelle cose che esistono che non c’è bisogno di vedersi e di riconoscersi e salutarsi - abbracciarsi, leccarsi, sbaciucchiarsi, poi di questi tempi dopo il coronavirus anche con gli amici più intimi ci si saluta con la mascherina neppure con questa cosa stupida di toccarsi per il gomito a stento un cenno ma lontani, eh?, distanti e distanziati da persone adulte e non vaccinate, persone responsabili.

E questo mi fa pensare che sicuramente a questo Nori non lo incontrerei mai in un autobus perché di questi tempi che dispiacere io non vado in autobus. Ma lo stesso mi capita di incontrarlo per quelle forme paradossali e contorte che ha l’esistenza e questo avviene non per strada e neppure per telefono - che tra l’altro non ho neppure il suo numero di telefono e poi non so proprio a cosa mai mi potrebbe servire dato che poi non saprei neppure cosa dirgli - dunque dicevo questa cosa degli incontri che con lui invece mi capita con i suoi libri che da quella volta in cui mia sorella l’ha conosciuto a quella tavolata tra ragazzi a Scordia, allora io ho continuato a comprare i suoi libri e a seguire le cose che diceva mano a mano il percorso della sua vita e della sua scrittura.

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Paolo Nori - Che dispiacere

E questo libro che ho letto, sempre di questo Nori, si intitola “Che dispiacere”, ed è davvero un bel libro e uno ogni volta che legge Nori dice: cavolo che bel libro che ha scritto Nori. Pieno di buone idee: solo solo il nome della testata Che dispiacere - che esce solo quando la Juventus perde - vale un monumento. Pieno di persone più che di personaggi, pieno di quelle piccole cose della vita reale che fanno grande questa sua scrittura così padana - ma padana del Sud, eh?, mica annebbiata dall’inquinamento come avviene passando oltre al Po -, “perché a Barigazzi, una volta, era sembrato di leggere in un libro che le persone che frequentiamo sono come dei pianeti, e determinano le nostre orbite. E cambiare la propria orbita significa cambiare il proprio mondo” (p. 237-238).

Insomma io dico che Nori uno lo legge perché uno ritrova sempre Nori, che è un po’ Vonnegut e Bernhard e gli scrittori russi che lui ama e Tonino Guerra e tante altre cose dell’Emilia e persino della Romagna. E siccome io amo tutte queste cose mi sono subito ritrovato in Nori da sempre come in uno come me che incontro in un autobus e poi non saluto perché io sono stonato e deve essere mia sorella ad avvertirmi delle cose che accadono attorno a me ma forse voi siete un po’ più svegli e magari quando incontrate Nori sull’autobus e lo riconoscete e gli dite grazie, lo fate anche per me che come dice mia sorella che mi vuole bene sono stonato.


Sinossi

Bernardo Barigazzi è uno scrittore che ha cominciato a fare il giornalista ma non l’ha detto a nessuno. Quando non scrive è impegnato a corteggiare Marzia, barista laureata in filosofia, con cui ha una relazione fatta, prevalentemente, di appuntamenti mancati. Con lo pseudonimo di Ivan Piri dirige "Che dispiacere", un giornale sportivo che esce in edicola solo i giorni successivi alle sconfitte della Juventus. Sembrerebbe uno svago innocente, finché Barigazzi non si trova suo malgrado coinvolto in un’indagine di polizia. Manuel Carrettieri, ultrà con la passione per la cocaina, è stato ucciso e più di un indizio collega Barigazzi al delitto. In una Bologna autentica e insieme fiabesca, tra le osterie del centro e i vialoni della periferia, va in scena una commedia degli equivoci popolata di indimenticabili protagonisti, densa di umorismo e umanità. Per la prima volta Paolo Nori si misura con il giallo, passando dal racconto in prima persona a quello in terza, e orchestrando una sinfonia di voci e personaggi.


L’autore

Paolo Nori, scrittore e traduttore italiano. Ha lavorato come ragioniere in Algeria, Iraq e Francia. Laureato in letteratura russa, ha lavorato in Francia per tre anni per un’impresa edile, e poi come traduttore dal russo e dal francese. Ha pubblicato nel febbraio del 1999 per Fernandel (Ravenna) Le cose non sono le cose e, nel maggio del 1999, per Derive Approdi (Roma) Bassotuba non c’è, ristampato nel marzo del 2000 da Einaudi Stile Libero. Collabora con Il con Il Caffè letterario, bimestrale di letteratura ed immagini. Del 2008 sono Mi compro una gilera e Baltica 9. Ha tradotto e curato l’antologia degli scritti di Daniil Charms Disastri (Einaudi), l’edizione dei classici di Feltrinelli di Un eroe dei nostri tempi di Lermontov e delle Umili prose di Puškin. Per UTET pubblica nel 2019 I russi sono matti. Corso elementare di letteratura russa 1820 - 1921.



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