Il pediatra di Gaza sta morendo in carcere

“Questa è l’ultima volta che mi vedrai. Mi hanno portato qui per uccidermi”. Il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya sembra aver perso ogni speranza di uscire vivo dalle carceri israeliane. Non possiamo restare in silenzio.

di Amnesty - mercoledì 8 luglio 2026 - 691 letture

Nei giorni scorsi il suo avvocato ha potuto fargli visita dopo settimane di isolamento in una cella sotterranea. Ha fatto fatica a riconoscerlo tanto era sfigurato dalle violenze subite.

Hussam Abu Safiya è stato il direttore dell’ospedale di Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza occupata, fino a quando, nel dicembre 2024, l’esercito israeliano non ha fatto irruzione chiudendo la struttura.

Da solo aveva sfidato i blindati israeliani, rimanendo fino all’ultimo accanto ai suoi pazienti.

Il 16 giugno la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre, ma le sue condizioni di salute sono talmente precarie che si fa fatica a pensare che possa farcela.

Suo figlio ha lanciato un nuovo appello sui social raccontando come suo padre non riesca neanche a respirare bene.

Il 27 dicembre 2024, il dott. Hussam Abu Safiya è stato arbitrariamente arrestato. Da allora è detenuto senza incriminazione né processo, sulla base di ordini di detenzione rinnovati a tempo indeterminato ai sensi della Legge sui combattenti illegali.

Dal 3 giugno 2026 è detenuto in isolamento, una misura che si protrae da oltre 15 giorni consecutivi, il limite stabilito dalle Regole Mandela. Un isolamento di questa durata costituisce una violazione del divieto di tortura e di altri maltrattamenti.

Il 16 giugno, la Corte suprema israeliana ha stabilito che resterà in carcere almeno fino a ottobre.

Le sue condizioni di detenzione, così come quelle di altre persone, sono estremamente precarie: è confinato in una cella sotterranea, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili. Negli ultimi mesi sono emerse notizie di maltrattamenti e di possibili torture subite dal pediatra, tra cui ripetuti colpi alla schiena, al collo e al volto.

Abu Safiya è a conoscenza della nostra campagna e dell’attenzione internazionale che il suo caso sta ricevendo. Questa consapevolezza gli dà forza e speranza durante i momenti difficili.

Le autorità israeliane devono scarcerarlo immediatamente. Nel frattempo, devono garantire che sia protetto dalla tortura e da altri maltrattamenti e che abbia accesso a cure mediche adeguate.

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abu safiya luglio

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