Sei all'interno di >> GiroBlog | Linking |

Il mondo che verrà

"Noi non ci fermeremo / Non ci stancheremo / Ed insieme noi troveremo / Una terra promessa / Un mondo diverso / Dove crescere i nostri pensieri / Noi non ci fermeremo / Non ci stancheremo di cercare / Il nostro cammino" (Eros Ramazzotti)
di Sergej - venerdì 4 dicembre 2020 - 970 letture

Incapaci a trovare soluzioni (scientifiche e tecnologiche) al virus, si utilizzano i mezzi tradizionali. Che però, essendo “analogici” e residuati del passato, sono assolutamente inadatti a essere utilizzati nell’oggi. Come le parole caldo/freddo, circoscrivono una intenzione o un’area di riferimento ma non sono in grado di selezionare esattamente l’obiettivo.

È come se si volesse andare sulla luna avendo come unica indicazione quella di “andare verso l’alto”.

Così le imposizioni di quarantena, la militarizzazione dei territori, i divieti, sono la risposta “tradizionale” - quella dettata dalla paura, come per il cane di pavlov, o del buio: una risposta vecchia a un problema nuovo non è una risposta efficace. Perché il mondo che abitiamo è un mondo di oggi, e non di ieri; e necessita risposte digitali. E lì dove le risposte digitali sono inefficienti, vuol dire che dobbiamo superare anche il paradigma digitale dell’oggi. Non solo trovare, ma costruire un nuovo paradigma.

Di fronte alla catastrofe - nel pieno o tra le macerie della guerra mondiale chi si ritrovava in cella o al confino ed elaborava l’idea di una nuova Europa o di un nuovo mondo: così nel 1917 il tentativo leninista o nel 1918 quello dannunziano a Fiume, e nel 1943 con il gruppo si Altiero Spinelli, e dei democratici ecc_ - ci si concentra sul nuovo appunto perché tutto il vecchio e tutto l’oggi ha fallito miseramente.

E allora occorre immaginare città diverse, trasporti diversi; modi di produzione diversi, una qualità del lavoro diversa e un diverso modo di lavorare; rapporti tra le persone diverse; un diverso modo di insegnare e un diverso modo di apprendere; un diverso rapporto tra i sessi, ma anche tra umani e specie, tra umani e risorse del pianeta.

La catastrofe ci costringe a fare il punto della situazione e a cambiarci, perché solo cambiando possiamo sopravvivere.

Abbiamo visto che le nostre città non funzionano, che i nostri lavori non funzionano - se non altro, se non ci permettono di sopravvivere al fermo di pochi giorni -, che i nostri rapporti (schizofrenici, ammassati, caotici) non funzionano. Gli Stati non funzionano. È tempo di cominciare a lavorare per un mondo diverso.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -