Il mio luglio
Il mio luglio è quello del 1960: di Genova e Catania, di Modena e Reggio Emilia, di Palermo e Licata, e di tante comunità piccole e grandi...
Il mio luglio è quello del 1960: di Genova e Catania, di Modena e Reggio Emilia, di Palermo e Licata, e di tante comunità piccole e grandi. Un sollevamento popolare per la democrazia contro il governo del democristiano Tambroni sostenuto dai fascisti. Avevo 18 anni, da giovane studente mi sono trovato in mezzo con tanti altri miei amici e compagni di scuola.
Indossavamo magliette a righe, pantaloni di jeans o di leggerissima tela, e scarpe da tennis.
La generazione della maglietta a strisce, disinvolta, amante della musica Rock e Beat ascoltata appiccicati ai jukebox, con qualche sigaretta in bocca Nazionale, una delle più economiche, e le infinite riunione. Si discuteva di politica, non poche le polemiche, anche di film e di musica. Una gioventù gioiosa, con ideali e non ideologica.
Una partecipazione che stupì il sindacato e i partiti della sinistra. Per Vittorio Foa parla della generazione che doveva essere il fulcro del rinnovamento del sindacato e per altri aspetti della sinistra. Molti si sono persi mentre altri abbiamo resistito chi nel sindacato e chi nei partiti della sinistra.
Insieme ad altri miei amici abbiamo aderito al Partito Comunista Italiano. Personalmente sull’onda del movimento per la democrazia e la Costituzione, nè per la barba di Marx nè per gli occhi vispi di Lenin che ho conosciuto attraverso la lettura successivamente.
Ma prima, una delle prime letture è stata un testo dell’insigne giuriste Paolo Barile sulla Costituzione del 1948. Una lettura illuminante che mi è servita per un esame universitario.
Il ritorno odierno sul valore della Costituzione mi sembra utile e fondamentale contro l’avanzare di una destra arrogante e violenta contro gli ultimi e i migranti.
La gioventù odierna c’è ed è presente come nel referendum sulla giustizia. Ma quelli che tardano a capire sono i partiti del centrosinistra che ancora non trovano una sintesi unitaria programmatica per il rinnovamento del nostro malmesso Paese. Per uno schieramento liberal democratico trovare dei punti di convergenza su alcuni temi che sono alla base della Costituzione non dovrebbero rappresentare delle difficoltà insormontabili. Ad eccezione dell’art. 11 "l’Italia ripudia la guerra" per il dibattito in corso su "pace, guerra, disarmo", per le ingente spese per le armi mentre le povertà aumentano e la fuga dalle guerre diventano un crescendo di disperazioni e di sofferenze.
Drammi che Papa Leone richiama nel corso della visita a Lampedusa. Si inginocchia sulle tombe dei migranti e richiama " L’Europa ad una responsabilità epocale". Non credo che sarà ascoltato, non è la prima volta, ma questi governanti europei lo dovrebbero fare per dare un segnale di speranza e di pace. Ecco il mio luglio che incrocia la lotta per la democrazia e quella per la pace.
Ps. Ho conosciuto personalmente Vittorio Foa nel corso di un’assemblea di braccianti a Lentini, nella primavera del 1969, sulla gestione del collocamento. Era venuto per conoscere come avveniva, perché a Lentini si praticava la forma di gestione all’epoca più avanzata.

- Licata, 5 luglio 1960
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